Narcolexia - Napoli, 01-09-2001 Intervista

06/09/2001 di Carlo Porcaro

I Narcolexia sono tornati. Si ripropongono con un mini-cd che anticipa il nuovo album, atteso per fine anno. Abbiamo incontrato Luca Nottola, una delle voci di questo gruppo decisamente aggressivo. Meno di prima, assicurano. In effetti, i Narcolexia sono migliorati sia sotto il profilo musicale che dei testi. “Ritmi no-global”, ho scritto nella recensione per definire il loro sound. Certo, il termine è un po’ abusato negli ultimi tempi, ma nel loro caso mi è parso idoneo. A Luca, poi, tale definizione non deve essere dispiaciuta. Anzi il loro primo album è stato “buon profeta”. Ahimè, ahinoi.



Ci sono state tante novità in questi ultimi tempi. Avete chiuso con la BMG, che vi aveva praticamente lasciati al vostro destino. Ora nei negozi è uscito questo “Transizioni”, che sancisce l’approdo alla Novenove Records. Come mai siete passati a questa etichetta? Una questione anche politica, oltre che artistica?

Dipende da che intendi per politica: se dai a questa parola un significato più ampio di quello legato alle ideologie ed agli schieramenti, allora ti dico che è fisiologico che un gruppo come Narcolexia, che è nato tra posti occupati e cultura underground in generale, esca per una delle principali realtà che da quella scena sono emerse. Comunque, una volta sciolto il contratto con la BMG, avevamo interamente prodotto il nostro nuovo lavoro e visto che già ai tempi del primo disco avevamo avuto una proposta dalla Novenove e inoltre cercavamo qualcuno che si occupasse della distribuzione e della promozione (o avesse buoni contatti e credito con queste strutture), abbiamo deciso di collaborare con loro.

Ho l’impressione netta che abbiate compiuto un maggiore lavoro sui testi rispetto al passato. Se le sonorità sono catalogabili ancora come techno-punk, sulla scia quindi di “>Sovraccarico sensoriale”, i testi appaiono meno aggressivi, meno carichi di odio e pessimismo sociale, meno politicizzati insomma. Vero?

Beh, secondo me è giusto quello che c’è scritto nella recensione. Abbiamo messo un po’ da parte la sloganistica urlata che ci caratterizzava nel fervore degli esordi, per lasciare spazio ad una dimensione più, per così dire, personale ed esistenziale, nei testi, ed emotiva nella musica: questa cosa sarà ancora più marcata nell’album prossimo.

Al momento i Narcolexia sono un gruppo stabile o vi sentite ancora insoddisfatti?

I Narcolexia sono come gruppo ancora lontani da una stabilità. I singoli componenti, poi, sono caratterialmente degli insoddisfatti cronici!! Comunque ci conosciamo da circa 10 anni e siamo molto compatti e stabili come nucleo di lavoro. E ciò è molto importante

Mi pare interessante chiedere proprio a voi cosa pensate del movimento cosiddetto no-global. Ne fate parte, andate a manifestare in piazza, appoggiate dall’esterno, insomma qual è il vostro atteggiamento in proposito?

Innanzitutto è bello vedere che i giovanissimi non siano una generazione senza ideali, perché sinceramente, guardandomi attorno, avevo ormai questa impressione. Come gruppo formatosi ed emerso principalmente dai centri sociali e da tutta la cultura “antagonista” siamo parte del movimento, si potrebbe dire, automaticamente!! A ciò vorrei aggiungere che, se si leggono i testi di “Sovraccarico sensoriale”, nella gran parte di essi si noterà un incitamento ad una ribellione che può sembrare un po’ generica, ma questo è dovuto al fatto che si riferisce a scenari futuri non lontani di una società in cui il controllo sociale avviene attraverso la tecnologia, la sottoposizione dell’individuo a un bombardamento di dati: una società, insomma, in cui il processo di globalizzazione è giunto al suo culmine.

Diamo qualche piccola anticipazione sul nuovo cd. Descrivilo con soli tre aggettivi. Così i vostri fans possono farsi le idee più chiare.

Emotivo, malinconico, vibrante.

Infine, consentimi una domanda un po’ interessata: in quanto giovane band italiana, cosa pensate di Rockit e del “mazzo” tanto che ci facciamo per dare voce e spazio a gruppi e “gruppettini” italiani. A proposito, non ce ne sono troppi in giro?

Voi siete degli appassionati e avete la nostra stima per questo. Quanto invece ai troppi gruppi e gruppettini… a cui fai riferimento, che dire? Penso che tutti abbiano il diritto di provarci, il problema sono quei produttori che, sentendosi rassicurati dal “già sentito”, finiscono per cercare di portare avanti proposte senza originalità invece di osare e investire su quelle che hanno realmente qualcosa di nuovo da dire.

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