99 Posse - Napoli - (2° parte), 11-11-2001 Intervista

28/02/2002 di Emiliano Colasanti

99 POSSE 1991-2001: UNA STORIA ITALIANA

Ecco la seconda parte della chiacchierata che il collaboratore Emiliano Colasanti ha tenuto con tutta la posse napoletana poco prima che uscisse la loro doppia raccolta.

Il periodo affrontato in questo frangente è quello che va dal 1996 al 2001.



II PARTE : Dal 1996 al 2001…

Rockit: Finita la parentesi con i Bisca siete stati costretti a rimettervi in gioco, proprio quando ormai sembravate essere diventati una band di successo. E’ stato difficile ripartire, praticamente, da zero?

Zulù: Gli anni a cavallo tra il ‘94 e il ‘96 sono stati molto duri: i centri sociali storici - si pensi al Leoncavallo e alla sua tragedia degli spostamenti - hanno rischiato di essere sgomberati, o addirittura chiusi. Situazioni che nascevano nei piccoli comuni sono state inglobate e/o annientate dall’Arci o dai D. S.; repressione da tutte le parti e una grossa frattura incominciava a nascere all’interno del ‘movimento’ su questioni che riguardavano gli anni Settanta e l’agire nel quotidiano. Mettici poi la fine di un progetto come era quello dei Bisca99Posse, in cui avevamo investito tempo e denaro, la perdita della struttura - che comprendeva: avvocati, commercialisti e la gestione di un etichetta discografica, che avevamo creato insieme - ci ha fatto precipitare in uno stato pesante d’incertezza e confusione.

Proprio mentre non sapevamo se continuare o meno, io e Marco abbiamo telefonato a Meg, che nel frattempo si era trasferita a Milano, ed insieme abbiamo deciso di buttarci in una nuova avventura discografica. Il giorno, poi, in cui Massimo ci ha comunicato che non aveva nessun problema a continuare a suonare con noi, abbiamo finalmente avuto la certezza che il nucleo della 99 Posse era salvo e nel giro di due mesi abbiamo scritto, pre-prodotto, registrato e dato alle stampe “Cerco Tiempo”.

Rockit: Tu prima hai citato Meg, che se non sbaglio era già entrata nella band durante il tour del ‘supergruppo’, ma proprio da “Cerco Tiempo” in poi è diventata una delle figure centrali…
Zulù: Avevamo conosciuto Meg nel bel mezzo di un’occupazione a Lettere all’università di Napoli - tra l’altro c’è una legge non scritta che vuole tutti i papabili componenti della posse conosciuti proprio durante questa occupazione, se no si è destinati a non durare e ad abbandonare prima o poi la band. In ogni modo, avevamo bisogno di una voce femminile per “No way”, su “Guai a Chi Ci Tocca”, e Meg c’è piaciuta talmente tanto che ce la siamo portata anche in tour.

Meg: Pensa che in quel periodo io stavo per entrare nel gruppo di Speaker Cenzou e Pedro, e praticamente Luca e Marco mi hanno ‘soffiata’ a loro (risate, NdI).

Il mio contributo su “Cerco Tiempo” è in ogni modo limitato ai cori, se non per “Fujakka”, “Non c’è tempo” e “Avrei voluto conoscervi”, di cui ho anche scritto i testi.

Rockit: Per me “Cerco Tiempo” è il vostro disco più intimista e personale, una specie di via di fuga dal ‘movimento’…
Zulù: A mio avviso penso che “Corto Circuito” sia molto più oscuro e intimista. Per quanto riguarda il distacco dal ‘movimento’ era già da “Guai a Chi Ci Tocca” che le cose non avevano più senso - pensa proprio alla canzone che dava il titolo dell’album e il fatto che, nella fattispecie, il poliziotto che ha messo sotto Sasà (il ragazzo investito a Napoli da un poliziotto durante le manifestazioni dei disoccupati del 1994, NdI) è libero di farsi gli affari suoi e invece di non toccare noi, nessuno ha ‘toccato’ lui.

Ma ritengo che i 99Posse non abbiano mai fatto un disco non politico, in quanto come ti ho gia spiegato la politica è alla base di questo gruppo fin dall’inizio, ma se c’è stato un allontanamento dal ‘movimento’ forse anche questo è più riconducibile a “Corto Circuito” in cui tutti i testi sono scritti in prima persona - pensa per esempio a “Lettera Al Presidente”, sono io che ad un certo punto dico: “Mi hai rotto’o cazzo” e non: “C’ hai rotto…” come avrei sicuramente detto in altri tempi. In fin dei conti nel disco precedente c’erano ancora pezzi ‘speranzosi’ come “Fujakka” e “Making history”.

Rockit: Prima avete citato “Non c’è tempo”, una delle vostre canzoni più importanti, quella che sicuramente e grazie ad un video azzeccatissimo, vi ha aperto tante porte. Mi ricordo in quel periodo, per esempio, Luca conduttore a Radio Deejay, cose impensabili fino ad allora…
Meg: Pensa che quella canzone è nata in modo del tutto casuale: mi ricordo che non volevo rappare, perché non mi ritenevo in grado, in fondo io non ero mica Lady Fly (risate,NdI). C’è voluto un prodigioso intervento di Speaker Cenzou a convincermi, e da lì è nata poi tutta la canzone che, anche come contenuti è diventata il manifesto del disco.

Zulù: “Cerco Tiempo” è stato un disco importante ed ha venduto molto, circa ottantamila copie, ed è normale che ci abbia aperto porte fino a quel momento neanche immaginabili. C’è stato qualcuno che ha ironizzato sulla nostra partecipazione ad alcune trasmissioni non proprio in linea con le nostre idee, ma io penso che non importa se accetti o meno delle contraddizioni, ma il modo con cui decidi di affrontarle. Mi spiego meglio: siamo stati a Mediaset e abbiamo detto in diretta delle cose contro Berlusconi, poi scegliamo sempre con cura le cose da fare e le trasmissioni dove andare, non vedrai mai i 99Posse in trasmissioni come il Festivalbar dove si canta in playback e soprattutto non si va in diretta, quindi potresti essere tranquillamente censurato.

Non abbiamo avuto invece nessun problema ad accettare l’invito di MTV a partecipare ad una trasmissione in cui si suona dal vivo e soprattutto possiamo dire quello che ci pare sapendo che sicuramente sarà trasmesso in televisione.

Marco: Per concludere il discorso su “Cerco Tiempo” vorrei dire che certe volte m’imbarazza molto ascoltarlo perché ci trovo errori che adesso sicuramente non rifarei. Quel disco ha sicuramente un suo valore, ma se lo paragoniamo ad un disco come “Sanacore” degli Almamegretta, uscito lo stesso anno, scompare. Non avevamo ancora la sicurezza necessaria e la conoscenza adeguata dei mezzi a nostra disposizione per realizzare un grande album, magari avremmo avuto bisogno di qualcuno che ci guidasse durante le registrazioni. Le canzoni sono ok e forse, se avessimo avuto un po’ più di tempo a disposizione, quel disco avrebbe potuto suonare molto meglio di come suona.

Rockit: Dopo il fallimento della Flying, vi siete ritrovati improvvisamente senza contratto e dopo una dura trattativa avete firmato per la BMG. A distanza di tempo come valutate quella vicenda? Se vi doveste trovare nuovamente davanti al bivio tra l’essere indipendenti o sotto contratto major, come vi comportereste?

Zulù: Siamo stati costretti a firmare con una major, dato che la nostra etichetta era fallita. Pensa che se la BMG non ci avesse riscattato dalla Flying avremmo dovuto star fermi per moltissimo tempo, poiché la pratica di fallimento è stata chiusa solo pochi mesi fa. I soldi del contratto che noi abbiamo dovuto firmare con la BMG sono andati tutti alla vecchia etichetta per liberarci, noi non abbiano visto una lira. Inoltre siamo riusciti ad ottenere il controllo su tutto il nostro materiale e ad imporre il prezzo basso per i nostri cd e questa la considero una grossa vittoria. Non ci siamo venduti ad una multinazionale ma siamo riusciti ad imporre le nostre condizioni.

Marco: Come diceva prima bene Zulù, conta il modo in cui si agisce, non il contesto. I Rage Against The Machine sono sempre stati un gruppo major, ma sicuramente sono sempre stati più ‘indipendenti’ di tanti altri.

Rockit: Dopo tutte queste vicende si arriva a “Corto Circuito” il vostro disco più importante, sicuramente quello che ha avuto più successo…
Zulù: Quando siamo entrati in studio per “Corto Circuito” non sapevamo ancora quale sarebbe stato il nostro futuro e questo ha molto influenzato la composizione, soprattutto dei testi, mai così personali. Come ti ho già detto quello è un disco scritto tutto ‘in prima persona’, tranne i pezzi di Meg e “Focolaio” di Dario Jacobelli.

Meg: Diciamo che Luca si è presentato in studio con il materiale in sostanza già pronto, io ho scritto “Quello Che” e “ Corto Circuito”.

Rockit: Praticamente i pezzi che vi hanno fatto ‘svoltare’… (risate generali, NdI).

Meg: Cretino… (ancora risate, NdI).

Zulù: Infatti hai pienamente ragione: non a caso è la nostra cantante preferita!

Rockit: Torniamo a bomba: come e dove è stato registrato l’album?

Marco: L’album è stato prodotto da noi a Napoli e registrato a Torino con l’aiuto di Carlo Rossi; poi siamo andati a Londra dove abbiamo mixato tutto con Steve Lyon (già tecnico di <b>Cureb> e <b>Depeche Modeb>, NdI).

Rockit: In seguito al grande successo ottenuto con “Corto Circuito” si è temuto per un vostro imborghesimento, e c’è voluta l’uscita de “La Vida Que Vendrà”, probabilmente il vostro disco più duro, a mettere a tacere tutte queste voci…
Marco: Come tradizione della 99Posse anche i momenti che hanno preceduto la realizzazione de “La Vida Que Vendrà” non sono stati dei migliori. In questo caso abbiamo avuto dei problemi con il nostro vecchio manager che ci hanno un attimo spiazzato.

La decisione di fare un disco ‘più duro’, anche se, sia chiaro, non ritengo affatto “Corto Circuito” un disco ‘tranquillo’, non è stata mai presa a tavolino. E’ nato tutto spontaneamente, avevamo delle cose da dire e le abbiamo dette. Mi ricordo che quando portavamo i provini alla BMG per farli ascoltare la domanda ricorrente era: “Ma non c’è una canzone alla “Quello Che”?!?” (risate, NdI).

Rockit: Avete sentito pressioni da parte dell’etichetta durante la realizzazione dell’album?

Meg: Pressioni no, dato che ci siamo presi tutto il tempo possibile per lavorare. I problemi con l’etichetta sono venuti dopo l’uscita del disco, per la famosa frase su Craxi scritta nei ringraziamenti.

Rockit: Ti riferisci alla frase di Marco sulla morte di Craxi che è stata arbitrariamente levata di mezzo dalla BMG?

Meg: Si, l’hanno levata senza neanche consultarci e poi hanno detto che siamo liberi di dire nel CD qualsiasi cosa, ma non possiamo scriverlo nel booklet. In pratica se l’avessimo cantata non sarebbe successo niente.

Marco: Comunque ammetto che gioire per la morte di qualcuno è sempre una cosa di cattivo gusto. Io ho scritto quella frase perché mi dava fastidio il fatto che qualcuno stesse cercando di far passare Craxi per un eroe. Se una persona disonesta che ha rubato un sacco di miliardi è un eroe, allora anche un terrorista islamico può essere fatto passare per un eroe. Per quanto mi riguarda sono entrambi delinquenti, allo stesso identico modo.

Zulù: Il nostro avvocato ci ha detto che se volevamo potevamo contrastare la decisione dell’etichetta, in quanto non c’è scritto da nessuna parte che noi abbiamo carta bianca sul libretto del CD, ma non c’è scritto neanche che loro possano prendersi la briga di togliere quello che gli da fastidio. In fin dei conti è andata meglio così, probabilmente se quella frase fosse stata pubblicata non se ne sarebbe accorto nessuno e noi avremmo rischiato di bloccare l’uscita dell’album per una questione marginale.

Rockit: Tra l’altro sarebbe stato un grande errore, anche perché seconde me “La Vida Que Vendrà” è il vostro disco migliore, soprattutto per quanto riguarda la parte musicale.

Marco: Dal punto di vista musicale è sicuramente il nostro album più maturo, quello dove siamo riusciti a mettere meglio a fuoco le cose. Bisogna ringraziare il grandissimo Carlo Rossi che ha prodotto l’album con noi: Carlo è bravissimo con gli strumenti tradizionali, ma fortunatamente non è per niente chiuso verso l’elettronica, semmai tutto il contrario. I suoi consigli sono stati preziosi. Anche questo disco è stato mixato a Londra, da Andy Huges degli Orbital, una persona che mai ci saremmo sognati di conoscere, figurati di lavorarci insieme.

Meg: Sono esattamente d’accordo con te su “La Vida Que Vendrà” e anche sugli altri album. Perché non facciamo un gruppo insieme?? (risate, NdI).

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