99 Posse - Napoli - (3° parte), 11-11-2001 Intervista

12/03/2002 di Emiliano Colasanti

Ecco la terza e ultima parte dell'intervista realizzata da Emiliano Colasanti per tributare l'uscita di "NA_99_10°", doppio disco raccolta dei 99 Posse.



Il presente e il futuro

Rockit: Per festeggiare il decimo compleanno della Posse avete dato alle stampe un doppio cd riepilogativo della vostra carriera, “NA_99_10°”. Dato che non volete parlare di “greatest hits”, vi va di spiegare meglio di cosa si tratta?

Meg: Questo disco è un regalo che avevamo voglia di farci e volevamo fare ai nostri fans. Il primo cd contiene due inediti (“Amerika”, con la collaborazione del Solis String Quartet, e “Stop that train”) più alcune canzoni registrate dal vivo durante la tournèe dello scorso anno e alcune rarità come le versioni originali di “Rafaniello”, “Salario garantito” e “S’addà appiccià”, da tempo non facilmente reperibili.

Il secondo cd, invece, è la realizzazione di uno dei nostri sogni: un ‘intero album di remix.

Rockit: Partiamo dagli inediti, nella fattispecie di “Amerika”, un pezzo che sicuramente genererà polemiche e vi porterà non pochi problemi…
Meg: “Amerika” è stata scritta circa un anno e mezzo fa, tranne la strofa di Luca che è stata aggiunta a luglio. Non è stata ispirata da quello che è successo l’11 Settembre, siccome in realtà sarebbe dovuta uscire nella “Vida Que Vendrà”, dove tra l’altro c’era gia un pezzo (“Yankee Go Home”) che esprimeva in maniera piuttosto chiara la nostra opinione riguardo alla politica americana.

Rockit: Non vi è mai venuto il dubbio, dopo la tragedia delle Twin Towers, se fosse giusto toglierla dalla scaletta? Molti dischi con copertine che potessero richiamare quei fatti, o canzoni dalle tematiche ‘rischiose’ sono state sostituite, se non addirittura bloccate…
Marco: Il disco era stato già masterizzato e stampato, quindi ormai era impossibile anche cambiare l’ordine della tracklist. Siamo riusciti a cambiare solo i ringraziamenti. In ogni caso non l’avremmo tolto lo stesso, anzi in un momento come questo in cui sembra che ci si debba sentire per forza tutti americani questa canzone cade a fagiolo. Solo pensare che Bin Laden fino a qualche anno fa era stipendiato dalla CIA per compiere attentati terroristici contro l’Unione Sovietica ed ora è diventato il nemico numero uno dell’America, la dice lunga sulla scellerata politica che gli USA hanno portato avanti per anni. E’ importante, se non necessario, che ci sia ancora almeno una voce fuori dal coro.

Rockit: La BMG non vi ha posto nessun veto?

Marco: No, anzi, hanno fatto buon viso a cattivo gioco e hanno capito che bloccare “Amerika” sarebbe stato peggio. Avremmo fatto in modo che in ogni conferenza stampa il discorso sarebbe andato a parare sul pezzo eventualmente censurato. D’altronde ormai hanno imparato a conoscerci.

Si sono rassegnati (risate,NdI).

Rockit: Com’è stata accolta la canzone? Avete già avuto qualche problema?

Marco: Diciamo che ‘casini’ intorno alla Posse ci sono sempre stati. Pensa che durante la scorsa estate un nostro concerto a Torino è stato boicottato dalla regione Piemonte che non ha dato i finanziamenti pattuiti agli organizzatori di un festival perché dava spazio ad un gruppo apertamente anti G8. Ci passano solo alcune radio e poco: Radio Italia Network per esempio si rifiuta di farlo per principio. Questo però non è un brutto segno dato che per un gruppo come il nostro essere sabotato perché da voce a chi solitamente non l’ha, o perché “rompe il cazzo a questo, o a quello” è solo motivo d’orgoglio: andiamo fieri della nostra diversità.

Per quanto riguarda “Amerika” è già successo che qualcuno ci abbia accusato di essere pro terrorismo.

Rockit: Per esempio?

Marco: Qualche tempo fa in diretta televisiva su 'La7', il simpaticissimo Giuliano Ferrara ci ha definito amici di Bin Laden - d’altronde detta da uno come lui che negli anni settanta faceva il comunista e tirava le pietre alla polizia mentre ora fa il servo di Berlusconi, strenuo difensore delle forze dell’ordine, una accusa del genere ci fa solo sorridere. Sul suo trasformismo ci possono essere solo due ipotesi: o è un falso che segue solamente i suoi interessi, oppure si era iscritto a Lotta Continua solo perché forse era l’unico modo che aveva per farsi notare da qualche ragazza. Comunque il buon Giuliano se la vedrà con i nostri avvocati.

A parte gli scherzi, il vero problema è che si è generato un meccanismo perverso per il quale o sei con l’America o sei con i terroristi, io lo definirei fondamentalismo culturale. O con me o contro di me, non c’è più spazio per sfumature e divergenze, figurarsi per una posizione dura come la nostra che non fa differenza fra Bush e Bin Laden. Il terrorismo americano è il terrorismo legalizzato dei ricchi, il più forte contro il più debole. Anche bombardare un intero paese per catturare un “pezzo di merda” a mio avviso equivale ad un atto terroristico. E’ come se per catturare un camorrista bombardassero i Quartieri Spagnoli.

Rockit: Passiamo al secondo inedito, “Stop that train”, una canzone che faceva parte del repertorio dei 99Posse degli inizi di cui avete completamente cambiato sia la base che il testo…
Meg: La prima versione del pezzo, che tra l’altro è una cover di Clint Eastwood & General Saint, aveva un testo scherzoso, praticamente la traduzione letterale dell’originale. Mi ricordo che quando ero solamente una fan dei 99Posse e ballavo sotto il palco, impazzivo per questa canzone (risate, ndi). Solo che dopo i fatti di Genova e la morte di Carlo Giuliani non aveva molto senso fare un pezzo leggero, non eravamo dell’umore giusto. In più avevamo voglia di cimentarci con il tema della globalizzazione e ci affascinava rappresentarla in modo ironico, sfruttando anche l’immagine del treno. Alla fine è venuto fuori un pezzo malinconico, come diciamo noi a Napoli: ‘cazzimmoso’.

Rockit: La prima volta che ci siamo incontrati per questa intervista il G8 doveva ancora iniziare e quello che sarebbe successo in seguito non era neanche ipotizzabile. Non vi sembra strano, sono passati solo pochi mesi e…
Marco: Sembra che siano passati cinque anni.

Meg: Anche noi abbiamo avvertito questo, non a caso nel disco abbiamo voluto inserire delle registrazioni live subito prima e subito dopo Genova perché si sentiva dalle voci, dal modo di cantare e dall’aggressività che avevamo sul palco che quel esperienza ci aveva lasciato dei segni.

Rockit: A proposito: che criterio avete usato per scegliere i brani dal vivo da pubblicare?

Marco: Abbiamo favorito i brani che avessero un arrangiamento diverso rispetto a come erano stati incisi sui dischi in studio, per esempio “Vulesse”, che avevamo già ripubblicato in “Corto Circuito” perché non eravamo pienamente soddisfatti della versione finita sulla ristampa di “Cerco Tiempo”, e “Curre Curre Guagliò” che abbiamo eseguito in maniera molto diversa rispetto al solito.

Meg: Altre canzoni invece le abbiamo messe perché richieste a gran voce, come la versione punk di “Rigurgito antifascista”…

Rockit: Mi ha sorpreso molto l’esclusione di “S’addà appiccià”, siccome credevo fosse uno dei momenti centrali dei vostri show estivi…
Meg: Ti confesso che abbiamo avuto non pochi problemi con le registrazioni e “S’addà appiccià” l’avremmo dovuto prendere dai concerti registrati dopo il G8, solo che non ce la siamo più sentita di eseguirla dal vivo. Sembrava una cosa ridicola cantare quella canzone dopo tutto quello che era successo.

Marco: L’abbiamo fatta una volta e ci siamo sentiti dei coglioni. Hanno ucciso uno di noi, c’è poco da ‘appicciare’.

Meg: Tornando ai pezzi dal vivo c’erano parecchie cose che prima o poi vorremmo pubblicare, tipo “Quello Che”, o pezzi da “La Vida Que Vendrà” che erano troppo ‘freschi’ per finire su “NA_99_10°”. Sarà per la prossima volta…

Rockit: Una parte consistente di questo album, praticamente tutto il secondo cd, è dedicata ai remix, di cui prima parlavate come di un sogno che si realizza…
Marco: Era una cosa che volevamo fare da tanto tempo, ma purtroppo in Italia la cultura del remix non esiste, mentre all’estero è una pratica diffusissima e di grande valore artistico. Ci piaceva poi l’idea di sentire i nostri pezzi rivisitati da altri artisti. Personalmente quando ho sentito il remix che Dj Vadim ha fatto de “L’anguilla” mi è venuta voglia di cambiare mestiere, per quanto spacca!

Rockit: Con quali criteri avete scelto i nomi a cui affidare i remix?

Meg: Alcuni remix erano già editi, come quelli dei Polina o di Bruno B. Gli Zion Train avevano già remixato “No way”, ma per colpa della Flying non avevamo mai potuto pubblicarlo. Li abbiamo contattati nuovamente e alla fine hanno remixato anche “Making history”, Dj Vadim l’abbiamo visto suonare a Napoli e gli abbiamo chiesto se fosse disponibile a collaborare…

Rockit: Avete scelto voi di affidargli “L’anguilla”, oppure è stata una sua scelta?

Marco: Lui ha chiesto un pezzo che non avesse più di novanta bpm e che fosse vicino al suo stile; “L’anguilla” era perfetta perché hip-hop e poi, tranne che nel ritornello dove le battute diventano centoottanta, il pezzo gira lento. Inoltre è un piccolo regalo che volevamo fare a Speaker Cenzou, che canta nel brano, grande fan di Vadim.

Meg: Un altro mito con cui ci ha fatto piacere collaborare è stato Mad Professor, che aveva già remixato “Children of babylon” sei anni fa, ma che per i motivi sopracitati non avevamo potuto stampare. La cosa bella, e su cui ci piace moltissimo porre l’accento, è che ci siamo avvalsi anche di musicisti non conosciuti da nessuno o quasi, ma di grandissimo talento, come i Waveshaper, i Retina, o gli Undertakers (gruppo hard core napoletano che ha fatto una potentissima versione di “Ripetutamente”). Ad ogni modo siamo contenti di tutti i remix…
Marco: …ed è importantissimo sottolineare il fatto che si possono ottenere degli ottimi risultati senza usufruire per forza di grossi nomi. Il remix di “Comincia adesso” è stato fatto da un ragazzo in cameretta solo con il computer, un basso e la chitarra e suona bene quanto quello fatto da Vadim, che resta in ogni modo il mio preferito - sai, negli ultimi cinque anni sono cresciuto a pane e Ninja Tune… (risate, ndi).

Rockit: Solitamente dischi come questi servono a segnare la fine di una periodo. Come saranno i 99Posse post “NA_99_10°”? Se non sbaglio siete anche rimasti in quattro…
Meg: Sasha in realtà continuerà a collaborare molto probabilmente dal vivo e in studio con noi. Il fatto è che lui qualche anno fa a deciso di vivere in simbiosi con il proprio pianoforte e ha il bisogno continuo di cambiare, suonare ogni sera una cosa diversa con una formazione diversa, cosa che suonando in pianta stabile con noi non poteva più fare. Pensa poi che per una persona come lui stare davanti alla telecamera, fare le foto, le interviste era uno stress inimmaginabile e sentiva il bisogno di staccare. Resta lo stesso una persona fondamentale per noi.

Marco: Essere un componente di questa band non è una cosa facile, ci sono milioni di cose da fare che vanno oltre il semplice suonare. Noi stessi abbiamo deciso di prenderci un anno sabbatico per dedicarci ad altri progetti, fare cose diverse, altrimenti si rischia di rendere tutto noioso. E’ vitale ogni tanto prendersi una pausa, una ogni dieci anni…non di più (risate, ndr).

Rockit: Potete dirci qualcosa di più su questi progetti da realizzare o è solo un proposito?

Marco: Io e Meg siamo stati impegnati nell’allestire la colonna sonora dell’edizione teatrale della “Tempesta” di Shakespeare, che abbiamo eseguito dal vivo lo scorso maggio a Firenze insieme alla compagnia Krypton e ci piacerebbe farne un disco.

Luca sta scrivendo un libro sul Chapas che dovrebbe uscire a Febbraio per Feltrinelli. Abbiamo molta voglia di sperimentare, fare cose diverse può solo aiutarci a crescere. Io per esempio immagino quanto mi piacerebbe sentire un disco di Luca che duetta, che ne so, con Luchino degli Assalti Frontali, o con gli Undertakers, oppure Meg che fa un disco d’elettronica minimale… tutte cose che la rigidità degli schemi dei Posse ci impedisce di fare. Penso sarà bellissimo tornare tutti in studio insieme dopo aver vissuto esperienze diverse.

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