Nati in provincia cresciuti nella sala prove

Dalla provincia milanese a un universo sonoro personale, il racconto degli Youngover che hanno scelto di costruire il proprio spazio.

Cresciuti tra provincia e periferia, gli Youngover hanno costruito il proprio percorso lontano dai grandi riflettori, trasformando una sala prove in un vero punto di partenza.
Un luogo pieno di storie, personaggi e contraddizioni che negli anni è diventato lo spazio dove far crescere idee, suoni e identità. Tra concerti improvvisati, tonnellate di attrezzatura da trasportare e una continua ricerca artistica, la loro musica nasce dalla voglia di creare qualcosa di autentico senza perdere il legame con il territorio da cui tutto è iniziato.


Dove siete cresciuti? Descrivetelo in tre righe.


Siamo cresciuti in quattro posti diversi, tutti in provincia, ma il luogo che ci ha davvero formati artisticamente è stato il nostro studio, che è anche la nostra sala prove. Si trova in un quartiere dalla reputazione non proprio rassicurante, ma che per noi è sempre stato casa. Non ci è mai successo nulla che ci facesse sentire davvero in pericolo. Anzi, è un posto popolato da personaggi originali e controversi, degni di un romanzo di Dickens.


Tre cose per cui è "famosa" la vostra città o il vostro quartiere?

Kebab, vicini lamentosi e profumi esotici.


Da un punto di vista musicale e artistico, che contesto era e come si è evoluto nel tempo? C'erano locali, etichette, altri artisti?


Nel nostro quartiere non c'è mai stata una vera scena musicale. L'unico punto di riferimento era uno spazio culturale, mentre per tutto il resto abbiamo sempre dovuto spostarci in città per suonare, ascoltare musica e far conoscere il nostro progetto.


C'è qualcuno che vi ha ispirato sul territorio (artisti, promoter, figure di riferimento)?

In realtà non ci siamo mai affidati a figure precise. Abbiamo sempre preferito seguire il percorso degli artisti che stimavamo, osservandone la fame, la dedizione e le qualità, più che cercare dei veri e propri modelli da imitare.


Ricordate il primo live della vostra vita? Quando, dove e com'è stato? Il locale del cuore sul territorio?

Il primo concerto è stato al Circolino di Novate Milanese e il repertorio era composto quasi esclusivamente da cover. La serata è diventata memorabile per un imprevisto: il nostro batterista aveva preso in prestito i piatti dalla scuola di musica senza avvisare l'insegnante, che nel frattempo ne aveva bisogno per una lezione. Così, nel bel mezzo del live, è dovuto andare a riconsegnarli, tornando a suonare con mezza batteria.

Il cachet è durato giusto il tempo di comprare kebab e birre. Abbiamo passato la notte con gli amici in una miniera di ghiaia e poi abbiamo dormito nel giardino del cantante, che aveva dimenticato le chiavi di casa e non voleva svegliare sua madre. Faceva anche parecchio freddo.


In cosa è più difficile, e in cosa è più facile, essere un artista emergente in provincia?

Emergere in un panorama musicale così affollato è difficile per chiunque. Venire dalla provincia, però, può avere un vantaggio: ti permette di concentrarti maggiormente sul tuo percorso, senza troppe distrazioni.

Noi abbiamo sempre vissuto il lavoro degli altri come uno stimolo e non come una competizione. Non crediamo che questo mestiere diventerà mai facile, ma se hai fiducia in quello che fai vale comunque la pena caricare tonnellate di attrezzatura anche solo per un piatto di pasta al sugo un po' scotta.


Una cosa che non capite o non accettate della discografia di oggi?


Con il passare degli anni ci siamo accorti che le persone davvero interessate alla musica e all'arte sono molte più di quanto immaginassimo. Più che concentrarci su quello che non funziona, preferiamo credere che, se hai davvero qualcosa da dire e ci lavori con passione e sincerità, prima o poi qualcuno lo riconoscerà.


Come e quando nasce il vostro progetto artistico?

Il progetto nasce all'inizio del 2019, in piena adolescenza, grazie a una serie di incontri fortuiti e a una grande voglia di suonare.

Fin da subito abbiamo capito di funzionare come gruppo. Oggi, nel 2026, siamo ancora giovani ma sicuramente più consapevoli dei nostri mezzi: le idee artistiche sono più chiare e il rapporto che ci lega va ben oltre la musica.


Quanto e come il luogo in cui siete cresciuti ha inciso sullo sviluppo delle vostre idee e del vostro sound?


Dal punto di vista estetico ha inciso moltissimo. I luoghi che attraversiamo ogni giorno, le persone che incontriamo e le sensazioni che ci trasmettono finiscono inevitabilmente nella nostra musica.

Musicalmente, invece, i nostri riferimenti arrivano da molto lontano. La parte più interessante è proprio questa: mescolare influenze che superano i confini geografici con quello che viviamo quotidianamente nel territorio in cui siamo cresciuti.


Quali sono state le sfide più grandi che avete affrontato nel vostro percorso artistico fino ad oggi?


La sfida principale è sempre stata l'organizzazione pratica del progetto. Le idee non sono mai mancate, ma con il secondo EP sentivamo il bisogno di fare un passo avanti rispetto al lavoro precedente, curando ogni dettaglio per valorizzare al meglio la musica e ciò che volevamo comunicare.

Da quando abbiamo trovato un'identità precisa, ognuno di noi ha dato il massimo. Abbiamo voglia di crescere come musicisti senza perdere la qualità dei rapporti umani che ci legano, e crediamo che questo si percepisca quando saliamo sul palco.


C'è un messaggio o un tema ricorrente che volete trasmettere con la vostra musica?

Al di là degli argomenti affrontati nei testi, ci interessa condividere la nostra ricerca culturale e il nostro gusto artistico.

Vorremmo spingere la nostra generazione a coltivare curiosità, spirito critico e desiderio di comunicare. La musica è ciò che ci fa alzare dal letto ogni mattina e ci piacerebbe trasmettere questa stessa sensazione anche a chi ci ascolta, facendolo sentire parte del nostro mondo.


Come definireste la vostra evoluzione artistica dall'inizio fino ad oggi?

Tenace. A tratti ossessiva. Negli anni abbiamo trovato un metodo di lavoro che permette a tutti di sentirsi coinvolti e appagati, con radici sempre più profonde all'interno del progetto. Comunque vada, questo percorso continua a essere una straordinaria lezione di vita, giorno dopo giorno.

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L'articolo Nati in provincia cresciuti nella sala prove di Redazione è apparso su Rockit.it il 2026-07-02 14:55:00

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