Nearby Planets, canzoni per diventare montagna

Il viaggio di una band che cerca nella musica un luogo da abitare, tra club underground, ritiri in Valle dell’Orco e un EP che trasforma i ricordi in paesaggi sonori

Ci sono progetti che nascono dentro una sala prove e altri che sembrano emergere lentamente da un paesaggio. I Nearby Planets appartengono decisamente alla seconda categoria. La loro musica non si limita a essere ascoltata ma "si attraversa", come una strada notturna o un sentiero di montagna.

E forse non è un caso che, quando provano a definirla, scelgano due parole soltanto:"sogno e ambiente". Dentro questa sintesi minimale c’è già tutto il loro immaginario, sospeso tra elettronica emotiva, scrittura intimista e una ricerca sonora che guarda tanto alla contemplazione quanto alla materia viva delle esperienze condivise.

La band è composta da Gaia Riva Di Iasi, Antonio Castellano, Marco Pandolfelli e Ciro Manno: quattro percorsi diversi che si incontrano in un equilibrio quasi naturale. Gaia, studentessa in mediazione linguistica, e Antonio, manutentore aeronautico, hanno costruito il proprio linguaggio musicale da autodidatti, imparando a scrivere, suonare e cantare lontano dai percorsi accademici. Marco, fonico live, e Ciro, studente di composizione pop magistrale, arrivano invece da una formazione in conservatorio. Due approcci differenti che nei Nearby Planets non si scontrano mai, ma si fondono in qualcosa di estremamente organico.

"Abbiamo vissuto la musica in adolescenza come collante tra le nostre comitive - racconta la band - successivamente inseguita, in età più matura, nel mondo dei club underground e in quello dei festival". Una dualismo, equamente diviso tra istinto e tecnica, vissuto e costruzione, in cui il progetto trova la sua identità più autentica.

Le influenze dichiarate aiutano a orientarsi nel loro universo, ma solo fino a un certo punto. Nei loro lavori si possono intravedere le ombre eleganti di Ryuichi Sakamoto e Brian Eno, la spiritualità mutevole di Franco Battiato, ma anche le tensioni emotive di James Blake, Bon Iver e Son Lux.

Eppure, per i Nearby Planets, la vera ispirazione non nasce soltanto dagli ascolti: arriva soprattutto dai luoghi e dai momenti vissuti insieme. In particolare da Locana, piccolo paese della Valle dell’Orco, in Piemonte, dove circa una volta all’anno la band si ritira nella casa di Gaia per scrivere e creare nel bel mezzo della natura. "Le bellezze di quel posto - spiegano i Nearby Planets - ci attraversano e diventano parte del nostro processo creativo. Lì facciamo musica e diventiamo montagna, cielo e fiume".

Questa dimensione trova una forma particolarmente intensa in Nenya, il loro ultimo EP, un lavoro che porta dentro di sé un significato quasi rituale. Il titolo è infatti dedicato al loro gatto nero, presenza silenziosa durante la creazione dei brani. "È unomaggio al nostro gatto nero, silenzioso custode di ogni suono creato, che come il nome indica protegge e preserva la bellezza, allontanandola dalla corruzione". Da qui nasce una riflessione più ampia sulla musica come spazio di resistenza emotiva e memoria condivisa, capace di trasformarsi in "ponte e cura, un modo per aiutare, condividere e resistere al tempo insieme". Un insieme di tracce che in Nenya diventano "piccole fette delle nostre vite", trasformandole in materia sonora sospesa tra intimità e visione cinematografica.

I Nearby Planets in azione durante Palchibelli 2024
I Nearby Planets in azione durante Palchibelli 2024

Anche dal vivo, i Nearby Planets sembrano cercare una connessione che vada oltre la semplice esibizione. Tra i ricordi più intensi riaffiora il Tribuckstock del 2023, festival immerso in una pineta, dove il rapporto con l’ambiente è diventato parte integrante di una performance "speciale, come se stessimo suonando anche per gli alberi". E forse è proprio questa la chiave del loro progetto: l’idea che la musica possa dialogare con ciò che la circonda, umano o naturale che sia. Restare poi a campeggiare lì, vivere lo spazio senza separazione tra palco e quotidianità, ha reso quell’esperienza "totale": una parola che descrive bene anche il loro approccio artistico.

Un’altra tappa importante è stata la finale di Palchi Belli 2024 all’Ostello Bello, la prima occasione fuori dalla Campania, davanti a un pubblico completamente nuovo. "Nonostante questo - ci racconta il gruppo - abbiamo sentito un calore pari a quello ricevuto da chi ci segue da sempre".

Perché in fondo, i Nearby Planets sembrano costruire la propria musica come un luogo in cui entrare insieme, senza barriere. Un posto fatto di sintetizzatori, silenzi, immagini naturali e memoria emotiva, dove ogni suono prova ancora a custodire qualcosa di fragile prima che il tempo lo porti via.

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L'articolo Nearby Planets, canzoni per diventare montagna di Luca Barenghi è apparso su Rockit.it il 2026-05-27 11:12:00

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