Neffa - Hater Lover Intervista

Foto di Stylaz - Neffa è uno che, alla fine, ama chi lo odia. Dice pure che la ghost track dell'ultimo su album - dove torna a fare rap, e per una settimana è stata la notizia del giorno - è un regalo a tutti gli haters in ascolto. Ha la certezza che nessuno l'abbia mai capito: ai tempi dei Sangue Misto, o quando haFoto di Stylaz - Neffa è uno che, alla fine, ama chi lo odia. Dice pure che la ghost track dell'ultimo su album - dove torna a fare rap, e per una settimana è stata la notizia del giorno - è un regalo a tutti gli haters in ascolto. Ha la certezza che nessuno l'abbia mai capito: ai tempi dei Sangue Misto, o quando ha
25/06/2013 di

Neffa è uno che, alla fine, ama chi lo odia. Dice pure che la ghost track del suo ultimo album - dove torna a fare rap, e per una settimana è stata la notizia del giorno - è un regalo a tutti gli haters in ascolto. Ha la certezza che nessuno l'abbia mai capito: ai tempi dei Sangue Misto, o quando ha smesso di fare rap - e ci spiega bene perché ha smesso - o quando, al suo primo tour da cantante pop, faceva 20 paganti a data. Lui va avanti dritto, come l'acqua che erode la roccia, dice. Sandro Giorello l'ha intervistato.

Partiamo dalle basi: come scrivi una canzone?
Di solito la prima idea è una melodia. Non parto mai, come si potrebbe dire semplicisticamente, dalle parole. Parto da una melodia con un suono dentro e giusto un paio di accordi. Se trovo questa prima cellula molto basilare inizio già a vedere tutto, mi immagino l'atmosfera del pezzo, ma anche il suono delle sillabe, se c'è la i, se c'è la e. E ti assicuro che è un meccanismo puramente istintivo.

Mi immaginavo il contrario, credevo che partissi da parole che in qualche modo avevano una loro musicalità e ci costruissi attorno tutto, prendi “Molto Calmo” ad esempio, o “Il Mondo Nuovo”.
“Molto calmo” è stato un caso rarissimo dove la melodia è arrivata insieme alle parole. Era un momento dove ero molto molto agitato, mi è risuonato in testa “devi stare molto calmo” e sentivo che c'erano delle note dentro, sono andato al piano elettrico e le ho recuperate. Poi ho iniziato a scrivere la canzone: erano le 9 di sera, alle 6 del mattino era finita.

Nove ore sono tante o poche per te?
Sono assolutamente poche, è stato un miracolo. Devo dire però che per questo disco le cose sono andate un po' diverse dal passato. Per dire, prima per entrare nello stato mentale aperto allo scrivere mi ci voleva parecchio, avevo le musiche già pronte e solo dopo riuscivo a trovare le parole. Per questo invece ho fatto una cosa abbastanza simile al freestyle nel rap, molti pezzi li ho scritti direttamente in studio, frase dopo frase, ne registravo una, sentivo il suono delle mia voce e se mi piaceva andavo avanti registrandone un'altra. Probabilmente ero già aperto, era il momento giusto, il quando è fondamentale per scrivere una canzone. Io posso scrivere solo in presenza di una certa forma d'amore. Molto spesso mi sono trovato, o forse mi ci sono addirittura messo io, nella condizione di non sentire la vita dentro, di non avere entusiasmo, e spesso ne sono uscito scrivendo canzoni. Ti racconto questo: giugno dell'anno scorso, erano due anni che scrivevo soloin inglese e non riuscivo a scrivere in Italiano, non mi sentivo capito e d'istinto scrivevo in inglese. Poi è arrivata “Quando Sorridi”...

... ma a giugno dell''anno scorso cosa è successo?
Che ti posso dire, “Sognando contromano” era andato bene ma non benissimo, magari c'era stato anche un calo di autostima, tutta una serie di cose tra cui rimettere in discussione la mia “carriera” (sottolinea le virgolette, NdA) perchè, come dico scherzando ma neanche troppo, ho passato due anni cercando di uccidere Neffa. Per me guadagnarmi da vivere con la musica è sempre stato un sogno, mi sembrava quasi di rubare. Mi sono sempre sentito obbligato a dare qualcosa indietro, e per me dare qualcosa indietro significava farmi guidare dalla musica. Se un disco mi esce heavy metal, lo lascio heavy metal, se è polka resta polka, e questa cosa mi ha creato problemi personali, ovviamente. Perchè tu metti in gioco te stesso: passare dall'hardcore al rap era considerata una cosa figa, era stiloso per uno nato nei centri sociali dismettere i panni del punk e provare a fare funky, il passaggio dal rap al pop soul è stato decisamente più impopolare.

Immagino. Tu come te lo spieghi il successo del rap negli ultimi 4-5 anni?
Io sono uno che il rap l'ha vissuto proprio sulla sua pelle, e quando nei centri sociali si iniziava a fare le feste rap, in Italia c'era gente che faceva rap in inglese già da anni. Noi siamo stati tra i primi, insieme ad altri ovviamente, a provare a fare rap in italiano. Ma non ci seguiva nessuno, alle nostre feste, all'Isola nel Kantiere a Bologna come alle dancehall a Lecce, eravamo in trenta persone.

In quindici eravamo una nazione” cantava Kaos in un pezzo.
Esatto, e tra l'altro alle prime feste che facevamo Kaos cantava ancora in inglese. Non so se se lo ricorda, ma una volta andammo in Pergola a Milano e Kaos mi disse di aver sentito “Senti Bene”, il mio primo pezzo rap che feci sull'album “Rapadopa” di Gruff, e di essersi convinto a rappare anche in italiano. Fu una soddisfazione enorme, ovviamente. Noi partimmo in trenta, ma l'anno dopo erano trecento, quello dopo tremila. Io l'ho visto esplodere, sai cosa vuol dire che il rap diventa di moda? Significa che un pubblico che non ascolta rap compra ugualmente dischi rap. Quando uscì “Neffa & i Messaggeri della Dopa” io vendetti 70.000 copie, per strada conoscevo gente che era altamente improbabile che ascoltasse rap, o fighetti che mettevano “Aspettando il sole” alle feste in piscina. Funziona a ondate, semplicemente arriva un momento in cui un genere smette di essere seguito solo dai suoi fanatici e diventa mainstream. Quattro anni fa tutto il mondo ascoltava il disco dei Muse o dei Queens Of The Stone Age, oggi forse i Queen Of The Stone Age li ascoltano solo i metallari. Per il rap è stato lo stesso: i Colle Der Formento avevano fatto 20-30.000 copie di un disco che non aveva nemmeno un singolo, e Radio Deejay li passava. Poi è passato di moda, e ovviamente tutti mi accusano di aver mollato il genere quando non era più di moda e adesso aver fatto una ghost track rap perchè lo è nuovamente. Ma io avevo già fatto 70.000 copie con il primo disco, 100.000 con il secondo, diciamo che potevo continuare tranquillamente a fare rap fino a quando non ero troppo vecchio per farlo.

Chi ti piace del rap di oggi?
Mi piace Ghemon.

E perchè hai fatto questa ghost track?
Ho voluto fare un regalo a quelli che mi amano e che avrebbero voluto sentirmi fare qualcosa di rap, e ho voluto fare un regalo a quelli che mi odiano così hanno qualcosa di cui sparlare. Sinceramente è una cosa che ho fatto senza pensare, se avessi pensato alle conseguenze non l'avrei fatto: lo so bene che ogni disco nuovo riceve non più di trenta secondi d'attenzione da chiunque, e ora quei trenta secondi sono dedicati ad una una ghost track, con una strofa rap. Avrei preferito che ci si fosse concentrati sul lavoro di 2 anni, o di “Sopra le nuvole” che è una canzone che spiega bene la conclusione di un percorso. Ho fatto l'errore di mettere anche questa ghost e tutti parlano solo di quella, va bene, ma vorrei chiarire che non è una cosa di marketing, anzi, mannaggia a me (ride, NdA).

In fin dei conti fare “Arrivi e Partenze”, il tuo primo disco pop, si è rivelato tutt'altro che una scelta di comodo. Deve essere stato tipo caduta libera, hai ricevuto stroncature ovunque.
Non tanto dalla critica ma dal pubblico. Facevo 20 spettatori nei posti che ne tenevano 2000. Era una cosa piuttosto pesa. Io uscivo al quarto vodka-arancio e via, ma nonostante il poco pubblico erano tutti concerti bellissimi, ti giuro. E certamente se fossi stato poco sicuro del percorso intrapreso mi sarei fermato, invece no, ho continuato dritto. Questo è quello che io dovevo alla musica.

L'hai detto anche prima questa cosa del dare alla musica, spiegala meglio perchè messa così sembra davvero una favoletta.
Ti spiego, io sono uno che è cresciuto con certi principi. Prima a casa, avevo fratelli più grandi e mi sono vissuto gli anni '70 di striscio, ho sempre ascoltato artisti che mettevano la coerenza, l'onestà creativa al primo posto. Se quando ho la penna in mano inizio a pensare che se scrivo una canzone in un certo modo potrei ricevere meno critiche rispetto ad un altro, ecco, se è così io preferisco fare un altro lavoro. Spenderò dei soldi nella musica solo finchè farò quello che sento. Il giorno che mi renderò conto che mi sto prostituendo, allora lo farò alla grande, io mi prostituirei seriamente, tirerei su un miliardo.

Non l'hai già fatto con i Due di Picche, il progetto con J-Ax?
Tu pensi?

“La faccia come il cuore” era un pezzo fatto apposta per sfondare le radio e diventare il pezzo dell'estate, no?
A me sembrava il pezzo dove dicevo a tutti gli italiani che sta vincendo la cultura dei leccaculo, dei soldi e del potere, è un pezzo anarchicissimo. L'ho scritta nel 2008, nasceva dalla frase della mia fidanzata di allora, io mi facevo problemi che avevo poco pubblico e lei, che era un di pragmatismo illuminante, mi fa: guarda che la gente non ha voglia di canzoni tristi. Allora l'ho scritta direttamente insieme al video che poi hai visto, pensavo di fare una canzone virale, magari senza dire che ero io, non perchè non mi piacesse, semplicemente perchè era una canzone buffa. Anche in questo disco c'è “Mi Manchi tu”, che è una canzone scema, a volte mi chiedo come facciamo certi autori a fare solo pezzi seri. Ma è anche un pezzo di denuncia sociale.

Guarda, io sono il primo a dire, e l'ho scritto più volte, che nella musica italiana l'aggettivo divertente sembra sia diventato un peggiorativo. Sono convinto ovviamente che non ci sia niente di male a fare canzoni buffe, anzi, e il ritornello di quella canzone ti entrava in testa in maniera geniale. Ma se mi dici che è un pezzo di denuncia ti rispondo: no, per me è un pezzo buffo. Punto.
Ma porca troia quel video sta dicendo che in Italia conta solo la patata, i soldi nella valigetta e il forziere o lo si compra o lo si vende, fine. Ovviamente quando la sentì J-Ax, il suo lato trash venne fuori e mi disse: certo, facciamola. Ma l'album ha pezzi che mi piacciono tantissimo, “Love TH”, ad esempio. Ovviamente il mondo si è preso male e tutti ci hanno detto che volevamo farci i soldi. Ti dico, io ho criticato la scelta di usarlo come singolo, preferivo decisamente “Fare a meno di te”, ma ai discografici avevamo dato pochi pezzi, l'album non era ancora pronto, non potevamo fargli sentire tutti i pezzi, siamo andati con quella.
Io mi considero un music lover, è una parola che in Italia non c'è, lo traduci con appassionato della musica ma suona male. Ma è così, a me interessa ogni tipo di musica, è chiaro che "Faccia come il cuore" era una provocazione difficile da capire, e mi spiace che chi normalmente mi segue, e solitamente sono persone che amano andare più in profondità, abbia snobbato quel disco, in realtà contiene roba molto figa.

Quindi è colpa del pubblico? Come quelli che cantavano in discoteca “Fuori dal Tunnel” di Caparezza mentre lui intendeva esattamente l'opposto?
Sei un pifferaio magico. Se la musica è un mezzo capace di attrarre milioni di persone non può essere colpa del pifferaio. Io mi sono trovato nella vita a scrivere per pochissime persone, nella mia ghost track c'è una rima per Deda, e quella la può capire solo lui. Ma penso sia criminale scrivere per pochi, tu puoi scrivere una cosa e può capitare che ti capiscano in 20, ma pensare di scrivere per 20 è criminale.
Quando, da ragazzetti, ci trovammo a fare una riunione per i Sangue Misto, io Deda e Gruff, io dissi: facciamo un disco come piace a noi, vendiamo quattro copie ma magari no, guardate che il mondo sta cambiando. Ovvio non avevo ancora capito che il mondo cambia con la velocità dell'acqua che erode la roccia, non come quella di un fulmine che apre il cielo. E comunque “La porra” vendette 4.000 copie. E tieni presente che non ci sosteneva nessuno, neanche quelli del nostro centro sociale. Sono arrivati l'anno dopo, tutti esaltati per i Sangue Misto, e noi: ragazzi, l'abbiamo fatto in tre, prima non c'era nessuno, che cazzo volete adesso? Essere all'avanguardia è come essere primo nel trenino dell'amore, prendi ma non dai. Sei il più avanti di tutti, non è una bella posizione.

Abbiamo parlato poco del disco nuovo. Raccontami qualche canzone: la prima è stata “Quando sorridi”?
E' la prima che mi ha fatto tornare a scrivere in italiano, in realtà la più vecchia è “Mostro”. L'avevo scritta in inglese mente facevo le foto per “Sognando Contromano”, credevo di esser venuto bene invece appena le ho viste ho detto: “Monster, disaster” (ride, NdA).

Quella canzone ha un testo molto semplice, sembra un sigla dei cartoni anni 70.
E' vero, non ci avevo mai pensato

In “Storie che non esistono” c'è una frase molto triste: impariamo in fretta che si deve pretendere il massimo, però a volersi bene solo qualcuno ce la fa”.
E' una canzone che io ho scritto in totale freestyle, non sapevo fin da subito dove volesse andare a parare. A posteriori posso dirti che parla di come in Italia, ti direi nel mondo, ma preferisco parlare di cosa conosco bene, abbiamo adottato un sistema molto competitivo. Ci vuole poco a farsi prendere da un'idea di megaproduttività sfrenata per poi dimenticarsi delle cose che ci fanno stare bene davvero. Lo chiamo sistema delle bilance: i miei nonni vendevano frutta e con poco avevano quanto gli serviva per stare bene, oggi c'è chi fa i salti mortali per prendere 3.000 euro al mese e non gli basta. Ovviamente c'è anche chi il lavoro non ce l'ha proprio. Però il messaggio della canzone è più dedicato a questo tipo di super produttività.

Ti offendi se dico che anche nella canzoni più allegre si sente che rimani un preso male?
Certo, io sono un inquieto di natura. “Quando Sorridi” è un pezzo sulla depressione, è sicuramente ispirato da "Non me scuccia" di Pino Daniele. Pino Daniele, ti direbbe: "Nun me scoccià' nun me scoccià' coi tuoi discorsi intellettuali senza onestà nun me scoccià'" .

Sei molto freddo nello scrivere, distaccato direi.
No anzi, le canzoni hanno il distacco di chi si rende conto che nessun altro riuscirà mai ad arrivare lì in fondo. Sono veramente il frutto del mio cuore. Ma mi fa piacere, il tuo è il punto di vista di chi, permettimi di dirlo, non capisce niente...

...vuoi che ti dica la mia?
Prego.

Io penso che tu abbia un modo molto personale di scrivere, è come se nelle tue canzoni mancasse sempre un pezzo, una malinconia di fondo che in qualche modo arriva a toccare nervi scoperti di chi ti ascolta, anche se che quest'ultimo non capisce veramente il perché. E quando riesci ad azzeccare le hit, queste sono sempre hit aliene, che nessun altro potrebbe fare. Ci vuole talento per riuscirci, mi ricordi Bugo per certi versi.
(lunga pausa, NdA) Bugo è stato un personaggio interessante, ha scritto delle cose carine, a me fa piacere se mi paragoni a lui. E' vero quello che dici sulla malinconia, è che da quando ero a scuola, da piccolo, li vedevo tutti diversi da me, con meno curiosità negli occhi, tutti pronti a stare in fila, tutti pronti a stare in coda. E capisco perché le mie canzoni pur essendo popolari poi non diventano popolari come la musica italiana più canonica.

Perché tu vorresti arrivare ai numeri di Ramazzotti?
No, ma forse è questa la tristezza che tu senti, quel distacco, c'è perché io so già a priori che non verrò capito. Tant'è è vero che quando facevo rap puntavo tutto sulle parole, poi un giorno lessi un'intervista a me, Frankie Hi-Nrg e J-Ax, e ci descrivevano tutti e tre allo stesso modo. Mi incazzai furiosamente e scrissi “Credi di conoscermi e forse finirà così”: “L'incognita”, il testo più criptico mai fatto. Mi sono detto: ho fatto un genere per cinque anni, puntando tutto sui testi, e poi mi devo leggere che J-Ax, Frankie Hi-Nrg e io siamo la stessa roba, ma vaffanculo. Ma, sia chiaro, non ho smesso di fare rap per quello, ho smesso perchè se devo prendere 10 euro da te e continuare a fare una musica che non mi eccita più, preferisco essere un cantante, e spero che prima o poi qualcuno si concentri anche sugli arrangiamenti che uso, o che disco dopo disco sono migliorato, che c'è stato un percorso. Spero di erodere la roccia, insomma.

A livello di arrangiamenti trovo che questo disco abbia un'approccio più lo-fi – si può dire lo-fi? Nel senso: tante tastiere non per forza nuovissime, tante onde quadre, tanti suoni vintage...
Tanta elettronica più che altro, forse ha una struttura più semplice, è vero. Semplicemente mi è capitato di trovarmi sul canale di Sky 50 Songs, che è quello dove mettono le cinquanta canzoni commerciali o comunque commerciabili del momento, e sentendo le produzioni di Rihanna, di Britney Spears, per non dire dei Magnetic Man, mi è sembrato che il pop elettronico in questo momento fosse il genere più rivoluzionario in assoluto. Non c'è un canone di riferimento, puoi fare il pezzo più rock, più hip hop, più hippie alla MGMT, puoi far qualunque cosa.

Tu hai mai scritto canzoni d'amore?
Guarda, all'inizio ne ero talmente incapace. Infatti con “La mia signorina” volevo scrivere una canzone d'amore ma non ero in grado di farlo, era un sentimento che ancora non conoscevo bene. Ecco, scrissi una canzone d'amore per la ganja. Devo dirti che da qualche anno mi sembra di conoscerlo meglio, di sentirlo, per esempio in questo disco c'è “Sopra le nuvole” che è una canzone puramente d'amore.

Chi scrive bene in Italia oggi secondo te?
E' la mia fidanzata e magari non sono obiettivo, ma Nina (Nina Zilli, NdR) scrive molto bene, ma se devo dirti chi scrive davvero bene devo andare indietro: Paolo Conte, Pino Daniele, Dalla e De Gregori, non sono un super fan di Jovanotti ma “Le tasche piene di sassi” è un poesia molto bella. Mi piace chi va in profondità ma non per forza è necessario per scrivere una bella canzone: "Pop Porno”, ad esempio, era un pezzo scritto bene, certo, era un pezzo scemo, ma quando lei dice “Mi fai sentire davvero una donna un po' porno”, tira fuori una cosa che è molto italiana, il nostro modo di intendere la sessualità è porno. E poi lui...

...Gianluca De Rubertis.
Non è uno sprovveduto, è uno che si è sparato i Birds, i Pink Floyd, Syd Barrett. Sono sicuro che sia una canzone davvero ben calcolata, scritta bene, e non per forza ci vuole Battiato per fare la cosa megapoetica. La poesia può essere anche una cosa semplice.

L'hai tirato in ballo tu: per fare “Molto Calmo” pare tu abbia messo insieme Battiato e i Cure.
Dai, perchè ridurre una canzone così in un paio di accostamenti del genere. Ho “La voce del padrone” di Battiato, non ho mai avuto un disco dei Cure, ma mi piacciono, ovvio. Mi sono reso conto anche io che quel ritmo ricordava quella canzone, di cui non so il titolo ma che ovviamente ho presente. Come si chiama, già?

"Close to me".
E' bellissimo quel pezzo, l'ascoltavo da ragazzino. Mentre l'accostamento a “Summer On A Solitary Beach” lo vedo e non lo vedo, quello è un pezzo ritmicamente molto bastardo, è geniale, magari fosse così. Diciamo che a 45 anni e al decimo disco fatto in vita mia non mi metto su un disco di Battiato per scrivere una hit, è riduttivo dai. Pensa che mi viene la psoriasi quando mi dicono che ho copiato “Cambierà” da un pezzo degli Oasis che non ho mai sentito e di cui non so manco il titolo. Quando uscì “Il Mondo Nuovo” c'era un presunto hater su youtube che diceva che l'avevo copiata da un pezzo dei Sud Sound System, che ovviamente non ho mai sentito. Secondo me gli doveva bruciare il culo perchè davvero non è riuscito a trovare nulla a cui assomigliasse davvero, e ha dovuto tirare in ballo i Sud (ride, NdA). E' dura ammettere che non hai davvero un motivo per criticare qualcuno.

Commenti (2)

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  • giulimar 27/06/2013 ore 13:06 @giulimar

    grande Neffa e bella intervista !

  • Toni Meola 18/09/2013 ore 01:00 @toni.meola1

    Ho recuperato questa intervista, lucida e sincera, anche grazie al giornalista. La rima per Deda che capirà solo lui...

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