Musica come forma di liberazione dell'individuo: "Vida Eterna" dei Ninos Du Brasil Intervista

15/09/2017 di

Abbiamo raggiunto i Ninos Du Brasil per farci raccontare il loro nuovo album "Vida Eterna", in uscita oggi per Hospital / La Tempesta International. Nonostante un festival in Uganda e un incontro ravvicinato con un facocero ci hanno svelato più di una curiosità in merito, anche e soprattutto riguardo a un oscuro legame col vampirismo.

 

Vi abbiamo lasciati, almeno qui in Italia, alla Boiler Room di quasi un anno fa a Milano (senza contare varie partecipazioni a festival estivi), e adesso vi ritroviamo con questo “Vida Eterna”. In questi 365 giorni quante cose sono cambiate sotto il cielo dei Ninos du Brasil?
In quest’ultimo anno sono successe parecchie cose. Innanzitutto una serie di date molto interessanti, sia sul territorio italiano che estero. Ultima tra tutte quella del 1° settembre in Uganda, per un festival che ci ha lasciati a bocca aperta, sia per la proposta musicale che per la grande attenzione alle realtà locali. È stata un’esperienza stupefacente! Concerti a parte, è stato bellissimo poter lavorare alla chiusura dell’album "Vida Eterna" (sia musicalmente che graficamente) e ad un 12”, che ancora non possiamo rivelare, ma che uscirà anch’esso entro la fine del 2017. Ad accompagnare questi dischi ci sarà un nuovo live, che stiamo pensando e preparando da diverso tempo, in cui mescoleremo sia le nostre primissime tracce, sia quelle più nuove. Le date per la promozione stanno per essere confermate e a breve annunceremo il calendario autunnale, ricco di belle sorprese!

Il nuovo disco è uscito oggi per La Tempesta Dischi per quanto concerne la versione digitale, e per l’Hospital Productions invece su vinile e su musicassetta. Tra l’altro l’Hospital Production è la label di Dominick Fernow, aka Prurient. Come è nata la collaborazione con lui?
Abbiamo conosciuto Dominick circa 15 anni fa, quando scoprimmo il negozio Hospital Productions nell’East Village a NY. Era un negozio eccezionale, nascosto sotto una botola situata in fondo ad un normalissimo negozio di dischi, specializzato in reggae. A quei tempi uno di noi, per la precisione Nico, abitava a New York e in brevissimo tempo Hospital Productions diventò un forte punto di riferimento.

Il vostro primo singolo rilasciato, "O Som De Ossos", è stato accompagnato da un disegno di un pipistrello e le vostre
foto più recenti vi ritraggono per l’appunto appollaiati a testa in giù da un albero. Tutti indizi interessanti e curiosi: qual è il filo conduttore di questa idea? C'entra il vampirismo?
Il vampirismo è proprio il filo conduttore di tutto il disco, sotto tutte le sfaccettature del termine, tra cui l’idea della vita di notte. A partire dall'immagine di copertina, un pipistrello con bocca spalancata, dipinto dall'artista britannica Marvin Gaye Chetwynd, proseguendo con i titoli delle canzoni e la fitta trama di basi synthetiche è chiaro che "Vida Eterna" è concepito come un percorso senza tregua attraverso una una giungla notturna, umida e impervia, popolata da creature che traggono dal buio e dalla notte la loro energia vitale. Immaginiamo quindi una foresta quasi impenetrabile, su cui sta per calare l’oscurità. E con essa c’è il risveglio di un mondo, rimasto nell’ombra per tutte le ore del giorno. Un mondo fatto di creature il cui senso più sviluppato non è certo la vista. Si tratta di ben altro.

Aver lavorato a stretto contatto con il produttore Rocco Rampino vi ha influenzato in questa scelta stilistica?
Lavorare con Rocco ci ha permesso di aggiungere strati di basi, synth, batterie elettroniche, voci e molteplici effetti ad una fitta trama di percussioni convenzionali e non. Per registrare questo disco infatti abbiamo utilizzato di tutto, da batterie classiche a ciarpame, percussioni e oggetti di varia natura che potessero avere un suono nuovo ed accattivante. Il tutto è stato poi sapientemente e magistralmente assemblato da Rocco stesso. Un vero e proprio work in progress è stato, non certo breve, ma molto intenso ed emozionante.

Quali sono stati gli ascolti che vi hanno accompagnato durante la registrazione del nuovo album?
La particolarità di Ninos Du Brasil è proprio il fatto che siano davvero pochi gli ascolti, chiamiamoli ispiratori, che ci accompagnino nella composizione di un disco. Nonostante ci troviamo in un’epoca in cui ogni tipo di musica sia di facile accesso e fruibile da parte di tutti, noi rimaniamo strettamente legati al nostro background, fatto di suoni estremi, di pezzi veloci, di rabbia e di headbanging. A volte ci domandiamo se mai ci passerà questa fase, che ormai perdura da più di vent’anni. Crediamo che la risposta sia no, perché nell’ascoltare certi pezzi ci gasiamo e agitiamo come fosse la prima volta.

Qualche tempo fa abbiamo intercettato un commento ad un vostro video su Youtube che potrebbe molto bene riassumere la vostra filosofia di musica: “Gostoso as fuck”. Quanto c’è di sensuale se non sessuale e fisico nelle canzoni che suonate?
Il ritmo, in sé, è qualcosa che ispira sensualità poiché porta a un movimento. Muovere il proprio corpo a ritmo di musica implica una chiamata alla fisicità, è un istinto primordiale, come primordiale era il percuotere oggetti di ogni tipo per creare un suono che fungesse da intrattenimento o semplice difesa personale. La musica, sia ascoltata da un supporto che ascoltata dal vivo, dovrebbe portare ad una sorta di liberazione in cui l’individuo abbandona se stesso per seguire un ritmo viscerale, un istinto innato, primitivo, come quello dell’accoppiamento. Parlare quindi di sensualità, ma anche di sessualità nelle tracce che suoniamo non è per niente fuori luogo, anzi.


Praticamente da sempre il gusto per un suono mondialista è stato un marchio di fabbrica dei Ninos du Brasil. Ora la vostra recentissima partecipazione al Nyege Nyege Festival in Uganda c’entra qualcosa in questo senso?
Ci piace molto l’idea di non appartenere ad alcuna scena in particolare. NDB può benissimo esser spacciato per mondialista, ma può avere altre mille definizioni e sfaccettature, che gli permettono di spaziare molto a livello di contesti live, siano essi dei catwalk, siano essi degli squat, siano essi dei festival di musica elettronica o siano contesti come, appunto, il Nyege Nyege Festival. La sfida è quella di poter viaggiare il più possibile con questo progetto, cercando di spingerci nei luoghi più remoti in cui la musica possa arrivare. Non è semplice come cosa, ma confidiamo di poter approfondire il territorio africano di cui abbiamo avuto un assaggio e di cui ci siamo follemente innamorati.

A proposito tutto bene dopo l’incontro ravvicinato con un facocero?
Tutto bene, per fortuna. Tra l’altro, per quanto sospettosi e guardinghi, i facoceri erano molto interessati al merchandising dei Ninos!

 

Ascoltando i nuovi pezzi dell’album, come ad esempio “Algo Ou Alguém Entre As Arvores”, si ha quasi la sensazione di trovarsi di fronte ad una specie di miniera di sample per produttori di tutto il mondo, con un’anima da clubbing e
danzereccia ancora più forte che nei precedenti lavori. È così?
Sì, è proprio così. Questa traccia, una delle prime chiuse insieme a Rocco ed uscita come preview di Vida Eterna in un 12” chiamato "Para Araras" (sempre realizzato da Hospital Productions), è composta da un mare di suoni sovrapposti, che vanno da synth psychedelici a percussioni di vario tipo, passando per bottiglie che rotolano e discorsi dittatoriali. Siamo molto legati a questo pezzo, poiché segna una svolta ben marcata tra "Novos Misterios", il nostro precedente lavoro, e l’arrivo a "Vida Eterna". Poi è anche la traccia conclusiva di ogni nostro live da qualche mese a questa parte. Si tratta insomma di un ringraziamento a chi è presente, a chi si abbandona alle danze, a chi perde il controllo. La battaglia è stata vinta, rompete le righe!

Sia dal vivo che in studio avete praticamente suonato qualsiasi tipo di percussione: da quelle già esistenti, come cuica, congas, campane, jambè, rulli, piatti, claves, maracas, fischietti, campanelli e richiami per animali fino a quelle inventate ad hoc, tra cui bottiglie, lattine, pezzi di legno e ciarpame indefinito e indefinibile. Quali sorprese in questo senso ci dobbiamo aspettare da “Vida Eterna”?
In "Vida Eterna" abbiamo cercato di estendere parecchio la nostra “libreria da strada” di suoni ed oggetti. Troviamo infatti carrelli della spesa, bombole del gas, un boiler, lamiere, un hang drum, maracas fatte con noci di cocco e sassi, vibrafoni artigianali e tutto ciò che potesse risultare interessante come sonorità.

Molto spesso i luoghi in cui scegliete di suonare sono molto particolari. Ci sapreste dare delle anticipazioni sulle
prossime date ?
Ancora non possiamo svelare molto. Possiamo solo darvi questa indiscrezione: a breve andremo a suonare nel Paese da cui il progetto prende ispirazione. Sarà una bella sfida e, davvero, non vediamo l’ora.

Tag: intervista nuovo album

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