Nitro - È fuckin' heavy metal rap Intervista

Il primo album da solista di Nitro, Danger, dopo il successo con la Machete Crew, nell'intervista ad Elena MarianiIl primo album da solista di Nitro, "Danger", dopo il successo con la Machete Crew, nell'intervista ad Elena Mariani
04/11/2013 di

Classe 1993, due stagioni di MTV Spit alle spalle e un futuro nella Machete Crew. Nitro ha poche paure e pochi peli sulla lingua e se ce li ha… No, non ce li ha. L'intervista di Elena Mariani

Partiamo con le presentazioni… Se scrivo Nitro su Wikipedia mi escono fuori: un gruppo musicale heavy metal degli anni Ottanta, un super criminale dei fumetti della Marvel e un wrestler della federazione messicana Consejo Mundial de Lucha Libre… Facciamo che non sei Nitro il rapper, a quale di questi ti piacerebbe di più essere associato?
Per quanto mi piaccia la musica metal, i Nitro erano più un gruppo hair metal che penso sia l'unico sottogenere di questa musica che non mi piace proprio… Quindi li escluderei. Sicuramente il super criminale dei fumetti, tra l'altro solitamente viene raffigurato coi capelli lunghi e biondi/grigi, mi si addice di più.

Sei molto giovane, ma sei già una delle colonne portanti di un'etichetta indipendente che sta riscuotendo un ottimo successo. Cosa significa far parte della Machete Crew? Tu personalmente per cosa combatti con il machete tra i denti?
Per me Machete Crew significa Famiglia. Ho sempre pensato che lavorare in un ambiente "familiare" stimoli maggiormente e faccia sentire a proprio agio un artista. Io faccio musica per sentirmi meglio con me stesso e combatto con il machete tra i denti per prendermi le rivincite che aspetto da una vita.

Rivincite? Per qualcuno sentire usare questa parola da un ventenne può risultare un po' esagerato, ma forse ho capito dove vuoi andare a parare… Intendi anche "piccole" rivincite personali? Per esempio, anche io mi sono avvicinata al rap molto giovane e da subito mi è stato difficile condividere una passione del genere con qualcuno nel modo in cui volevo io. Dici che a scuola c'era anche chi sfotteva il tuo stile o in maniera indiretta la tua passione per il genere, ti riferisci a loro? In fondo facciamo parte di una generazione che ha visto sì rinascere il rap italiano, ma non l'ha mai dato per scontato (o forse sono quei pochi anni in più che mi fanno parlare).
So benissimo che sentire parlare di rivincite un ventenne può risultare esagerato o puerile, però ci sono delle piccole rivincite personali che ci prendiamo tutti. Io sono stato uno dei primi ragazzini nel mio paese a mettere i baggy jeans, puoi immaginare cosa comportasse al tempo. Ora, torno nel mio paese e vedo che nella stessa scuola media i ragazzini portano i miei stessi vestiti, gli stessi che mi avevano portato solo burle e scherno. Questo mi ha fatto capire che forse qualcosa di buono l'ho fatto. Io ho vissuto un po' la parte finale dei "vecchi tempi", in cui se passavi in centro città con i pantaloni larghi rischiavi di prenderle dai fasci. Insomma, è stato difficile soprattutto in un ambiente di estrema provincia come il mio, dove se fai musica sei considerato un perdigiorno. Ci sono altri motivi più personali che ritengo piccole rivincite personali, ma preferisco esporli nelle canzoni.

Sempre riguardo la Machete, mi piace molto il modo con cui trattate l'operazione video: sono tutti prodotti molto curati, che nell'immediato riescono a trasmettere l'immaginario dell'intera crew ma anche del singolo artista. Dato che sei un cinefilo avrai sicuramente dei video musicali preferiti, di quelli che quando beccavi in televisione dicevi "Questo è destino!"

Un video che mi scosse molto da ragazzino era "Gimme Some More" di Busta Rhymes. L'atmosfera di quel video era comica, ma solo di primo acchito: in realtà quella maschera di comicità nascondeva una dose pesante di creepiness che lo rendeva quasi spaventoso. Però me lo riguardo anche oggi. Mi sono sempre piaciuti i video un po' oscuri, a tratti disturbanti, come tutti i video dei Die Antwoord o per uscire proprio dal genere «I Miss You» dei Blink 182. Sicuramente anche "Rubber Johnny" di Aphex Twin ha lasciato un segno indelebile nella storia dei video, anche se probabilmente solo per gli addetti ai lavori.

A proposito della tua passione per il cinema: c'è un film che non hai ancora citato in un tuo pezzo, ma che ogni volta pensi calzi a pennello per la tua musica?
Ce ne sono più di uno sicuramente, anche perché continuo a guardarne ogni giorno. Però non scopro le mie carte, lo sentirete, promesso.

Questa estate sono stata a un vostro live, oltre al casino che avete tirato su, mi ha colpito l'apocalittico pogo a fine concerto (ammetto di aver evitato l'attività ricreativa, ma ho apprezzato Kanye West sul finale). Fa anche un po' parte di quella tua filosofia secondo cui la musica che produci è piena di contaminazioni di altri generi, no?
Certamente, io presumo che per un musicista sia fondamentale ascoltare tutta la musica. Logicamente tutti noi ascoltiamo di più il genere che preferiamo, però la curiosità ci spinge a cercare ispirazione anche dagli altri generi. Qualsiasi tipo di genere ti può insegnare qualcosa o aprire una diversa concezione musicale, attraverso la quale puoi evolvere il tuo metodo lirico e di esecuzione di un pezzo. Riguardo al pogo… È fuckin' heavy metal rap!



In “Mr. Anderson” dici “Clicca su “mi piace”, droga gratis del terzo millennio, questo è Matrix”. Tu che rapporto hai con i social? Solo promozione musicale o ci vedi altro?
Io uso i social solitamente per ridere. Mi fanno ridere le pagine a sfondo comico che ci sono in rete, o le pagine con i migliori Vine, etc etc… Però mi accorgo che davvero poche volte guardo la home di Facebook come alla ricerca di qualcosa negli affari degli altri. Per quanto riguarda la mia pagina d'artista, è promozione musicale, monitoraggio dei feedback e ogni tanto qualche soddisfazione. Con quel verso (tra l'altro uno dei miei preferiti, vi ringrazio per averlo citato) non intendo fare il finto alternativo che disprezza i social, ormai sono delle entità troppo ben radicate nelle nostre vite, è quasi impossibile vivere senza, anche a livello di comunicazione visto che ultimamente la gente preferisce scriversi un messaggio su Facebook piuttosto che chiamarsi al telefono. Quello che intendevo comunicare è che per molte persone Facebook è una dipendenza perché cercano sicurezze attraverso i "mi piace", siamo drogati dai "mi piace". Invece di cercare approvazione nella vita reale ci limitiamo ad aspettare ansiosamente che qualcuno clicchi dando la propria approvazione sul nostro stato. Rilascio di endorfine, questa è la droga gratis del terzo millennio.

Ho visto che su Twitter hai trovato il modo di rispondere all'articolo ormai diventato famoso come “Colapesce parla di rap”. Cosa non ti è andato giù delle sue parole? Non pensi che se si parla di produrre roba di qualità, alla fine siete tutti dalla stessa parte?
Il discorso va ben oltre. Io capisco che il rap, essendo quasi un vero e proprio idioma a sé (bisogna ascoltarlo tanto per capire anche l'uso di certi concetti) sia difficilmente comprensibile al primo ascolto, ma non è giusto puntare il dito in maniera così superficiale. Ma a questo siamo sempre stati abituati noi rapper, da quando eravamo a scuola e passava il fighetto che con sfottò diceva: "Yo yo fratello". Ormai non mi tocca più. Invece, la cosa che mi fa arrabbiare è che chissà come mai questo Colapesce (che francamente non avevo mai sentito prima) si mette proprio ora a sparare sentenze sull'Hip-Hop italiano, che al momento è il genere che sta trainando il Music Business italiano o comunque quello che ha avuto maggior crescita nell'ultimo quinquennio. Fatalità o Grazie al cazzo?

Prima nella strofa di «Control» e poi durante il palco dei Cyphar ai BET Hip Hop Awards, avrai sicuramente sentito delle arringhe di Kendrick Lamar rivolte ai suoi colleghi, molti amici e collaboratori per altro. Io le ho intese come un modo di smuovere della sana competizione, non un dissing personale, ma la voglia di rinfrescare lo scenario delle rapstar. In Italia si può parlare di sana competizione tra crew indipendenti? Nonostante sia un bel momento per il rap italiano, c'è comunque voglia di dimostrare di più?
Assolutamente no, la sana competizione è un concetto un po' anomalo in Italia. Dobbiamo ricordarci che qui il rap è diventato parte portante del Music Business da poco, non ci siamo ancora abituati, quindi tendiamo a prendere tutto un po' troppo sul personale. Io trovo la strofa di "Control" di Kendrick Lamar una delle liriche più intelligenti degli ultimi anni per 3 motivi:
1) Facendo nomi sapeva che avrebbe fatto avere alla strofa una visibilità esponenziale.
2) Ha spiegato uno dei concetti più belli della vita di noi rapper, cioè: anche se facciamo una canzone con il nostro migliore amico, vogliamo spaccarla noi la traccia. Più di tutti. Sempre.
3) Gli ascoltatori che hanno sparato sentenze su di lui hanno dato la conferma che l'ascoltatore medio non sa andare al di là dei nomi. Posso mettere in rap un concetto di Socrate, ma la gente rimarrà sempre più colpita se parlo male di Lil Wayne (nome puramente casuale, visto che mi piace molto)

Domanda puramente musicale, cosa stai ascoltando ultimamente? Qualche uscita che ti ha ossessionato?
Aspetto il nuovo disco di Eminem tantissimo. Ascolto un sacco di musica, ma al momento sono così ossessionato da quest'uscita che non mi viene in mente nient'altro, a parte Kendrick Lamar e Tyler the Creator.



Non farai ritorno a MTV Spit, ma cosa ti porti dietro di questa esperienza? Hai un aneddoto da regalarci?
Un insegnamento: fai delle sconfitte le tue più grandi vittorie. Un bel ricordo sono sicuramente le serate post registrazione del programma passate con tutti i miei artisti italiani preferiti. La prima volta che ci andai non ci credevo nemmeno.

In «Danger», tuo disco d'esordio, ti sei esposto davvero in prima persona scegliendo di non fare featuring, ma ci sono artisti con cui ti piacerebbe collaborare in futuro?
Se non ho fatto featuring in «Danger» è proprio perché sono emerso da questi: il pezzo con Bassi Maestro, Fibra, Salmo, tutte le collabo nel Machete Mixtape… In questo album volevo dare uno stampo puramente personale. Come al solito, non scoprirò le mie carte facendo nomi, ma quest'anno i miei idoli hanno collaborato quasi tutti con me, me ne mancano 2 o 3 per chiudere il cerchio.

Per questo tuo disco la produzione è stata fondamentale, restituendo al tuo flow un suono unico e molto riconoscibile. Spesso dj e produttori sono meno conosciuti rispetto a voi mc, chi ci consigli di seguire?
Farò un elenco, perdonatemi se dimentico qualcuno: Strage, Davide Ice, Biggie Paul, Morpheground, Mace (eh sì, proprio lui), insieme ai classici Big Joe, Shocca, Squarta, Bassi, Fritz, Salmo, Shablo, Deleterio e Belzebass.

Sei già alle prese con del materiale nuovo?
Certo, be careful.
 

Tag: rap italiano

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