Numero6 - Numero 6, come spegnere il navigatore, 21-11-2010 Intervista

29/11/2010 di

Sono in giro da dodici anni, hanno registrato per una major, suscitato interesse (momentaneo) su MTV, collaborato con scrittori e realizzato mille progetti paralleli. A distanza di quattro anni dall'ultimo disco, i Numero 6 tornano con "I love you fortissimo". E la voglia di suonare è ancora tantissima. Marco Villa chiede, Michele Bitossi risponde.



Il ritorno dei Numero 6

(chi ci sperava più?)

Giugno 2008. "Quando arriva la gente si sente meglio" viene presentato come biglietto da visita per un album in arrivo, ma che in realtà esce solo oggi. Cos'è successo in questi trenta mesi?
Numero 6: Non ricordo se effettivamente all'epoca annunciammo l'arrivo imminente di un nostro nuovo album. Probabilmente sì, ma di minchiate ne spariamo così tante che a volte è normale perdere un po' il conto. In questi trenta mesi tuttavia di cose ne abbiamo fatte parecchie, anche perché stare con le mani in mano non ci piace affatto. Personalmente ho scritto una marea di canzoni, alcune sono finite nel nuovo album dei Numero 6, altre faranno parte del mio disco solista, altre ancora sono per i Nome e la maggior parte erano robe orribili che alla fine darò a qualche grande interprete di X-Factor. Non dimentichiamoci poi del disco che abbiamo fatto con Enrico Brizzi, del fatto che sono un padre di famiglia e che, fortunatamente, tutti e quattro abbiamo tanti altri impegni oltre a quelli che riguardano la band.

Vista la quantità di musica prodotta in Italia (e vista anche la quantità di vostri progetti più o meno laterali) non avevate paura che ci si dimenticasse dei Numero 6 in quanto gruppo? Adesso avete intenzione di concentrarvi per un po' sul gruppo e sul disco o ripartirete con altri mille spunti?
Numero 6: Più di una volta mi sono sentito dire cose tipo: "Siete pazzi ad aspettare così tanto tempo per far uscire il nuovo album? La gente si dimenticherà di voi!!". A mio avviso un'osservazione del genere, oltre ad essere una stronzata abnorme, contiene pure un messaggio pericoloso. A me non frega un cazzo che la gente si dimentichi di me, anzi lo spero, così poi quando ritorno magari faccio più rumore. Per me la musica è qualcosa di sacro e non prendo nemmeno in considerazione il fatto di espormi con essa se non sono totalmente convinto del materiale che ho in mano. Piuttosto sto fermo dieci anni. E dico questo proprio perché di cose ne escono già un bordello e credo sia importante proporsi soltanto con dischi di alto livello. I Virginiana Miller, per esempio, si sono fatti aspettare molto ma poi hanno fatto un disco della Madonna. O sbaglio? Io di album in questi quattro anni ne avrei potuti far uscire almeno quattro, ma ho preferito non prendermi per il culo, né prendere per il culo gli altri.

I love you fortissimo

(il nuovo disco)

In "Dovessi mai svegliarmi" c'era grande attenzione alle voci, qui l'elemento cruciale mi sembra la sezione ritmica, in particolare la batteria, che si impone all'attenzione pressoché in ogni brano. Come avete ragionato in termini di arrangiamento?
Numero 6: Pur essendo molto legati a "Dovessi mai svegliarmi" e al suo mood intimista, acustico e assai ricco di arrangiamenti curati, a questo nuovo giro ciò che desideravamo maggiormente era realizzare un album scarno, energico, diretto, viscerale, un album che ci fotografasse come una band che ha ancora parecchia voglia di alzare i volumi degli amplificatori, di suonare mettendosi in discussione. Quel che dici a proposito della batteria e del suo ruolo "centrale" è corretto. Credo che in questo senso abbia influito in maniera decisiva la voglia di reagire alla sostanziale calma dei due lavori precedenti. C'è da dire, comunque, che un'importante inversione di rotta c'era già stata con "Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro". Come sempre le canzoni le ho scritte io, ma questa volta non ho imposto arrangiamenti compiuti, preferendo che il gruppo al completo vestisse i brani insieme a me. Ritengo sia stata una scelta opportuna, perché ognuno di noi ha gusti e inclinazioni musicali diversi ed è stato interessante creare una reale commistione di umori partendo dalle mie idee.

Il ritorno nei ranghi di Andrea Calcagno-Tarick1 ha spostato gli equilibri compositivi?
Numero 6: A dire la verità non molto, perché Andrea ha deciso di ritornare nei ranghi una volta che la direzione dell'album era già piuttosto definita. Senz'altro il suo ruolo è stato molto importante, perché ha riportato nel gruppo un approccio molto immediato, contribuendo in maniera decisiva a focalizzare e a far funzionare parti e canzoni che non riuscivano a convincerci in pieno. Andrea nei Numero 6 adesso suona il basso e, volutamente, fa cose molto diverse da quelle che fa quando è Tarick1.

Il disco vecchio era innanzitutto compatto. Come se tu e Stefano Piccardo (all'epoca unici detentori del marchio Numero 6) aveste creato un fortino intorno a voi. Questo lavoro invece è descritto perfettamente da un verso di "200mg": si tratta di un album dall'"umore collinare". Sale, scende, accelera, si ferma, si apre, si chiude...
Numero 6: È verissimo. Per portare a termine "Dovessi mai svegliarmi" io e Ste abbiamo dovuto stringere i denti non poco, perché a causa di una serie di traversie poco simpatiche, che non sto adesso a raccontare, ci siamo trovati da soli a completare un disco concepito e pensato come gruppo. Ti confido che nel momento in cui ci siamo trovati il master in mano mi sono depresso non poco, perché ero convinto fosse una merda. Poi, fortunatamente, quel disco è stato accolto alla grande e sono stato clamorosamente smentito. A questo giro il discorso è stato molto semplice e lineare: i Numero 6, per continuare a esistere, dovevano fare una cosa sola: un disco senza troppi fronzoli. Che non vuol dire necessariamente attaccare i jack all'amplificatore e fare casino; per me significa cercare di regalare alle canzoni quello che serve loro perché si sentano a loro agio. Non importa che prendano freddo o che soffrano il caldo. È importante che si sentano a loro agio senza essere appesantite, difetto che riconosco su certi nostri pezzi vecchi che, se approcciati diversamente, avrebbero potuto fare molta più strada di quella che hanno fatto. Detto questo, "I love you fortissimo" non sceglie la strada più veloce e agevole per raggiungere la sua meta. Spegne il navigatore e si lascia trasportare dall'istinto, dall'irrazionale. A volte forse perde anche la strada. Nessun problema, fa un'inversione a U nel punto più sbagliato, rischiando una multa improponibile, e torna sui suoi passi. Trova un dosso, si ferma per un caffè corretto sambuca e riparte. Ma che ne so, stasera ho bevuto un po' troppo: lasciamo parlare chi se ne impossesserà, pagando o rubandolo.

I love you fortissimo

(i testi)

A livello di testi mi sembra che ti sia concentrato su una raccolta di spunti spesso estemporanei, che trovi nella vita quotidiana e che assumono senso, coerenza solo al termine della canzone. In generale mi sembra che ci sia meno racconto, meno narrazione.
Numero 6: Guarda non saprei. Io scrivo, scrivo, scrivo in continuazione, senza pormi troppe domande. Da sempre utilizzo lo stesso "metodo-non metodo", che fra l'altro ho descritto in "Le parole giuste", un pezzo dello scorso disco. Per comporre i testi tendo a sviluppare frasi e abbozzi e spesso procedo per accumulo, accostando spunti che di primo acchito potrebbero sembrare difficili da far coesistere. Mi piace procedere a scarti, mi piace osare e in un certo senso devo farlo per forza, dato che quando scrivo una canzone parto sempre dalla musica e da un finto inglese dalle metriche piuttosto serrate. In tutto ciò, scrivere testi significativi e farlo adoperando la lingua italiana è senza dubbio ambizioso. Io ci provo e fortunatamente il mio lavoro ha riscontri più che soddisfacenti. Sono comunque soltanto in parte d'accordo con te, nel senso che, nonostante lo faccia probabilmente in maniera obliqua e laterale, credo che anche in "I love you fortissimo" in ogni canzone abbia raccontato storie. Penso a pezzi eclatanti in questo senso come "Probabilità e imprevisti", "La purezza di Veronica", "Il personaggio", ma in fondo a tutti i brani. Nonostante spesso parli in prima persona le cose che dico non mi rappresentano affatto, ma parlano di robe altrui, di cose che ho visto e sentito.

Complessivamente trovo che "I love you fortissimo" sia più vicino a "Iononsono" che a "Dovessi mai svegliarmi". Sei d'accordo?
Numero 6: Non solo sono d'accordo, ma mi spingo pure oltre alla tua giusta osservazione. Secondo me, con le dovute differenze, questo disco può essere accomunato anche a "Radical kitsch", l'esordio dei Laghisecchi di fine anni novanta. Pur non rinnegando affatto l'approccio intimista, rilassato e votato ad arrangiamenti curati e stratificati, a questo giro ci è parso chiaro da subito che l'unico disco che i Numero 6 potevano fare era questo, che, come "Iononsono", fa dell'immediatezza la sua prerogativa principale. Si è cercato di non abusare di trucchetti da studio, suonando tutto il più possibile dal vivo e facendo meno sovraincisioni possibili. Abbiamo alzato i volumi degli amplificatori, abbiamo puntato molto sugli intrecci delle chitarre a scapito di orpelli elettronici e riffetti di synth, cose che francamente ci hanno un po' stufato. Se vuoi, il suono di "I love you fortissimo" è classico e lo è per una precisa volontà nostra. "200 mg", posta non a caso all'inizio della scaletta, può essere considerata a tal proposito un piccolo manifesto programmatico.

Laghivecchi

(i veterani della musica italiana)

Ormai siete dei veterani della musica italiana, visto che il primo disco a nome Laghisecchi risale al 1998. Nell'arco di oltre dieci anni com'è cambiato il vostro approccio al fare musica? Che spazio occupa nella vostra vita?
Numero 6: Madonna quanto tempo è passato! Quando abbiamo iniziato a fare dischi lo scenario discografico era diversissimo rispetto a oggi. Basti pensare che quelli della Sony, con cui firmammo per due album, diedero a Paolo Bedini, il nostro manager di allora, quaranta milioni a scatola chiusa per fare il disco. Senza Internet e senza la tecnologia allucinante che c'è adesso, i dischi si vendevano e si dovevano necessariamente realizzare in studio. Fatalmente c'era molta selezione naturale, perché far firmare un gruppo e puntare su di esso, per un'etichetta significava necessariamente fare investimenti abbastanza consistenti. Noi avevamo vent'anni e, oltre a frequentare stancamente l'università, non facevamo altro che suonare. Proprio l'altro giorno riflettevamo sul fatto che, a differenza di molti altri gruppi, noi siamo ancora qui a rompere i coglioni. È un dato di fatto, e vorrà pur dire qualcosa. Per me questo significa che, nonostante una serie di difficoltà più o meno grosse, non possiamo fare a meno di scrivere, arrangiare, suonare, passare ore e ore a ubriacarci e a fumare canne in sala prove, smanettando su un pedale o su un synth per cercare il suono che abbiamo in testa. Nonostante il fatto che tutti abbiamo altri lavori (fortunatamente in campo artistico-musicale) e impegni più o meno gravosi, la musica ha un ruolo assolutamente centrale nella nostra vita, sia come Numero 6 sia per gli altri progetti paralleli. Per quanto mi riguarda, posso candidamente ammettere di essere ossessionato dallo scrivere canzoni. Mi hanno recentemente diagnosticato una fottuta tendinite alla mano sinistra, consigliandomi di star fermo per qualche tempo onde evitare che si aggravi. Secondo te ce la farò? Io dico di no.

Nel booklet di "Dovessi mai svegliarmi" c'erano racconti di diversi scrittori, con "Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro" avete accompagnato Enrico Brizzi in tour, oggi "Chiederti scusa" scritta da Matteo B. Bianchi: la collaborazione con il mondo dei libri è ormai un'abitudine...
Numero 6: In generale ci piace e ci stimola collaborare con altri artisti. Lo abbiamo fatto in passato e lo faremo ancora. Quella di ospitare una serie di scrittori all'interno del booklet di "Dovessi mai svegliarmi" è stata un'operazione a mio avviso interessante e comunque paradigmatica di quella che può essere una reale commistione tra la musica e la narrativa. Con Brizzi il discorso non si è limitato a un tour, ma soprattutto mi sta a cuore ricordare un fantastico lavoro fianco a fianco per scrivere vere e proprie canzoni insieme (io sul versante musicale lui sui testi), non essendo interessati a realizzare un tradizionale (e menosissimo) reading. Con Matteo B. Bianchi io e Stefano lavoravamo già sul progetto Nome ed è stato naturale per me scrivere insieme a lui il testo di "Chiederti scusa", che fra l'altro sarà il secondo singolo di questo album. Ho già qualche idea per una collaborazione futura, ma è presto per parlarne. Per questo disco abbiamo evitato di farci prendere la mano perché, concettualmente, volevamo fosse in tutto e per tutto il nostro disco. Sentivamo di volerci prendere tutte le responsabilità.

Come accennavi prima, c'è in vista un tuo album solista a nome Mezzala. Quando uscirà? Perché questa scelta?
Numero 6: Il mio disco solista, a nome Mezzala si intitolerà "Il problema di girarsi" (con velatissimo omaggio al mitico Bruno Pizzul, emblema di un calcio antico per cui provo molta nostalgia) e uscirà tra marzo e aprile prossimi, su etichetta Urtovox. Da tanto tempo covavo questo progetto ma, per una ragione o per l'altra, non riuscivo a concretizzarlo. Credo abbia influito in questo senso il fatto di non aver avuto il coraggio di espormi in prima persona, facendo a meno di una band da cui ti senti protetto. Per quanto tenga molto a fare parte di un gruppo, ho realizzato che per me è necessario coltivare e portare avanti anche una carriera solista, in cui poter fare di testa mia senza dovermi per forza interfacciare con gli altri. Probabilmente in tutto ciò c'è anche una certa dose di narcisismo. Sta di fatto che per il disco ho scritto venti canzoni e una dozzina di esse finirà nel disco. Si tratta di brani diversi rispetto a quelli di "I love you fortissimo" ma è ancora presto per parlarne, speriamo se ne parli tanto a suo tempo. Fra l'altro Mezzala non è l'unico progetto che mi vede coinvolto in prima persona: ho appena finito di scrivere il mio primo libro, che uscirà per Del Vecchio Editore, anche quello nei primi mesi del prossimo anno.

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