OAK - Ascolta il disco in anteprima e leggi l'intervista Intervista

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19/10/2015 di

Gli OAK sono un nuovissimo gruppo bolognese che debutterà a giorni con il primo lavoro intitolato "We Were Elsewhere", in uscita il prossimo 23 ottobre su Collettivo HMCF. L'ep ci ha fulminato, così abbiamo pensato bene di farvelo ascoltare in anteprima, assieme a qualche domanda alla band.

 

“We Were Elsewhere” parla delle diverse fasi dell’amore. A quale corrisponde “Robert John” e gli altri pezzi?
“Robert John” è un indeciso. È intrappolato in un rapporto in cui non riesce più a comunicare ma non fa niente per cambiare e si ritrova trascinato in situazioni che lo mettono a disagio, dove si sente solo in mezzo alla gente. È la fotografia di un amore che sta finendo. “Sherwood” praticamente è il contrario. È uno sboccio di emozioni che si inserisce all’improvviso in una routine fredda. È la primavera di un amore talmente agli albori che è ancora solo immaginario. “Not To Get Along” è la fase di quei litigi fatti un po’ per gioco e un po’ per mettersi in discussione. È la fase in cui ci si accetta, ma in fin dei conti mai del tutto. “Elephant & Castle” invece fotografa un sentimento importante che va oltre ogni lontananza. È la consapevolezza e la leggerezza di essere innamorati.

Il nome della band in italiano si traduce come "quercia", ne deduciamo che siete affascinati dagli alberi... come avete scelto questo nome?
Più che affascinati dagli alberi siamo innamorati delle foreste. Infatti sono diventate un leitmotiv dei nostri pezzi senza che ce ne rendessimo conto: compaiono nel video di "Robert John" dove il protagonista si ritrova ad inseguire se stesso in una foresta con un fucile. Anche nel testo di “Sherwood” dove la metropolitana claustrofobica di un centro urbano si trasforma in una foresta idilliaca. Il nome è nato in modo spontaneo poche ore prima di una live, suonava bene e aveva un bell’impatto visivo. Questa è la risposta onesta ma ci sono altri significati che ci piace inventare man mano che ci vengono in mente.

Parlando del video: vi siete affidati a Pietro Borzì, e a giudicare dal risultato avete fatto bene. Gli avete dato voi delle indicazioni sull'atmosfera da ricreare, oppure ha avuto carta bianca?
All’inizio con Pietro c’è stato un brainstorming di mail, link, chiacchiere e alternative da cui poi è filtrato solo un concetto: lo slow-motion. Era la prima volta che giravamo un video per un nostro pezzo e ci siamo divertiti parecchio a farneticare sul possibile soggetto, ma nel momento in cui si cominciavano a tirare in ballo gli elicotteri abbiamo capito che era il caso di lasciare a Pietro carta bianca. Conoscevamo bene i suoi lavori e il suo gusto raffinato e originale soprattutto per la fotografia e le ambientazioni. Ci siamo affidati a quello e il risultato ci ha premiato. In generale ci siamo trovati bene anche col resto della “squadra” con cui stiamo collaborando: Hmcf, Panico Concerti, Bizarre Love Triangles e Andrea Suriani per questo dobbiamo ringraziare Alessandro Scagliarini che ci segue da un anno.

Nella vostra presentazione si legge che Matteo e Greg hanno collaborato con artisti come Samuele Bersani e Lucio Dalla. Potete raccontarci di più?
Matteo: Io e Gregorio abbiamo avuto l'onore e la fortuna di poter collaborare con questi due grandi artisti e sicuramente il merito è stato anche e soprattutto di Paolo Piermattei che ha sempre voluto promuovere i nostri lavori all'interno della Pressing Line, l’etichetta di Lucio Dalla. Io ho potuto collaborare come autore e cantante insieme a Bruno Mariani e Lucio Dalla ad alcuni brani presenti in un film per ragazzi “Ameriquà” di cui Dalla ha curato la colonna sonora.
Gregorio: Matteo ha anche arrangiato e suonato in “Desirée”, un pezzo di “Nuvola Numero Nove” che è l’ultimo disco di Samuele Bersani. Io ne ho composto la musica e Samuele il testo in italiano. Mi ricordo il giorno in cui mi ha chiamato Matteo per dirmi che Samuele Bersani era andato a pescare dai meandri di Youtube il video di noi due (appena diciottenni) che suoniamo “Citizen” e che voleva comporre un testo in italiano, sostituirlo a quello inglese e metterla nel suo prossimo disco. Mi colse piacevolmente impreparato.

Siete attivi da poco più di un anno e tra poco partirete in tour: cosa vi aspettate dalle prossime date?
Matteo: Dalle prossime date ci aspettiamo sia una sfida che un’occasione di crescita perchè è il nostro primo tour ufficiale con il progetto OAK ma soprattutto ci aspettiamo di divertirci e scoprire luoghi e persone nuove in giro per tutta l'Italia.
Greg: Spero ci faccia crescere e migliorare sia nel rapporto con la nostra musica sia col pubblico, ci piacerebbe arricchire gli arrangiamenti e capire quello che funziona e quello che non funziona. Poi è la prima volta che facciamo un tour, serve dire altro?
Ilaria: Sono terrorizzata dal fatto di essere l’unica donna (eheheh). Ci conosciamo da anni e prima come amici che come musicisti, sono ottimi presupposti, sono carichissima!
Fabio: Io ho sempre suonato per divertirmi, praticamente in qualsiasi progetto mi venisse proposto, sono curiosissimo di vedere com’è andare a farlo in giro per l’Italia. Siamo già usciti da Bologna ma non ci siamo mai spinti fino a Torino o Lecce, ci sarà da divertirsi. 

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