Vaghe Stelle - Ogni cosa è illuminata Intervista

07/06/2011 di

Esiste la possibilità di unire le suggestioni del cinema d'autore italiano ed europeo con la passione per la musica elettronica e i software più innovativi. E' una possibilità che si incontra dopo una strada di sperimentazione e uno studio infinito. Dal Krautrock alla dubstep più avanzato, Filippo Papetti ha intervistato Vaghe Stelle in vista della sua esibizione al MI AMI 2011. Foto di Alessandra Esposito.



Permettimi di farti questa banalissima domanda. Il tuo moniker è chiaramente una citazione a "Vaghe Stelle dell'Orsa", ottimo film del grande Luchino Visconti: come mai questa scelta? C'entra anche Leopardi? ("Vaghe stelle dell'orsa" è l'incipit di uno dei suoi Canti).
Il nome Vaghe Stelle deriva appunto da Luchino Visconti, mentre quello a Leopardi è un rimando indiretto, non era voluto. Alla base della scelta del moniker c'è una metafora tra quello che avviene nel film e il modo con cui io percepisco il fluire degli eventi, che, come nella pellicola di Visconti, è estremamente malinconico.

C'è una qualche correlazione tra la malinconia dell'immaginario appena citato e il suono cosmico delle tue produzioni?
Certamente, anche se la mia musica non è soltanto malinconia, è piuttosto il riflesso completo dello spettro di tutte le mie emozioni. Io cerco sempre di metterci dentro tutto quello che ho. Spesso, per me, scrivere musica è una necessità quasi catartica, che mi aiuta a esprimere sensazioni che altrimenti rimarrebbero nascoste, o che perlomeno avrei molta più difficoltà a tirar fuori.

Quali sono le musiche che maggiormente ti hanno influenzato?
Quello che faccio in studio è ovviamente il frutto di tutti i miei ascolti quotidiani. Dal krautrock alla tradizione black, passando per la new wave e il noise. Ma anche molto cinema, dalla Sci-Fi a Bergman. E potrei andare avanti per ore.

Che macchinari utilizzi per produrre la tua musica?
Ho una certa passione per il suono analogico, per le vecchie tastiere; ma sono anche un nerd digitale quindi seguo con estrema attenzione ogni innovazione tecnologica in campo musicale: così accosto Prophet 5, Moog e Vocoder ai vari sampler e a Maxforlive (uno dei più potenti ed innovativi software per la musica elettronica dal vivo, NdR).

Quali sono in questo senso gli artisti che più ti hanno ispirato nell'approccio alla strumentazione?
Di sicuro mostri sacri della Kosmische Musik come Klaus Schulze o i Cluster. Tuttavia, come ti dicevo prima, a me piace molto accostare il vecchio e il nuovo: quindi, anche a costo di andare fuori tema, mi tocca citarti di nuovo software quali Maxforlive e Ableton Live, di cui oggi non potrei veramente fare a meno. Sono programmi che nel loro funzionamento influenzano la mia creatività tanto quanto i musicisti che più amo. La musica elettronica è intimamente collegata ai modi con cui viene prodotta.

È per questo che il tuo suono è così algido? Torniamo ai riferimenti culturali di partenza o è semplicemente il tuo modo di esprimerti?
Diciamo che non sono propriamente un tipo espansivo e solare, e il mio suono ne è una diretta conseguenza. O almeno credo.

Cambiamo discorso. Nel 2005 sei stato selezionato per partecipare alla Red Bull Music Academy, a mio avviso è una delle migliori iniziative musicali del pianeta, ti va di raccontarci qualcosa di quell'esperienza?
La Red Bull Music Academy è stata una delle esperienze più entusiasmanti della mia vita. Trenta persone da trenta paesi diversi del Mondo che vivono per la musica e vengono catapultati in un sogno a occhi aperti, con i migliori musicisti della scena internazionale e studi di registrazione a loro disposizione. E l'unica cosa che gli si viene chiesta è di essere se stessi, suonare e divertirsi. Non saprei cos'altro aggiungere, davvero. È stato stupendo.

Come ti sei trovato da italiano, inevitabilmente provinciale, in una dimensione così internazionale?
Sì, il peso della nostra italianità talvolta può diventare un ostacolo, soprattutto in certe situazioni. Tuttavia non alla RedBull Music Academy. Lì era tutta una questione di musica, e sono stato molto fortunato a parteciparvi.

La gente ti conosce soprattutto per "Cicli 1 Ep". Su che cosa stai lavorando al momento?
I cicli erano tutti legati da un metodo compositivo che applicavo fino a qualche tempo fa. Ancora oggi ogni tanto ne faccio qualcuno, ma ora sto cercando più che altro di dare ai brani una forma più simile a quella di una canzone vera e propria, mantenendo però le mie tessiture diradate e le atmosfere psichedeliche. Sto studiando, insomma.

Dove pensi possa spingersi il tuo fare musica?
A costo di apparire banale, lo ripeto: per me fare musica è una necessità. Vorrei quindi riuscire ad inventare qualcosa di nuovo. È una vera e propria esigenza espressiva.

Per concludere, anche riguardo al tuo imminente set al MI AMI. Quanto conta per te la dimensione live?
Il live sta acquistando una dimensione sempre maggiore, per me come persona fisica e per la mia musica in quanto tale. Ultimamente produco in una modalità quasi live e sto lavorando per portare questo approccio anche dal vivo. Spero di riuscirci nel migliore dei modi.

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