Da un lato gli Stati Uniti, dove la faccenda è entrata decisamente nel vivo. Dall’altro l’Italia, dove, come sempre, arriva il riverbero dei grandi sommovimenti in corso dall’altra parte dell’Oceano. Con numeri in scala, ma gli stessi protagonisti. Al centro di tutto c’è Live Nation, la più grande società al mondo nel settore dell’intrattenimento dal vivo, ha comprato l’Unipol Forum di Assago e il Teatro Repower, e ha preso in gestione il Carroponte. Sono tre delle principali strutture per concerti di Milano, importantissime per biglietti staccati, tour ospiti e pure da un punto di vista “simbolico” (il mio primo Forum sold out!). L’operazione è avvenuta attraverso l’acquisizione del gruppo Forumnet, controllato dalla società immobiliare Bastogi.
Per Live Nation questa mossa, arrivata un po’ a sorpresa negli strategici giorni che precedevano il via dell’Olimpiadi, appare come una risposta alla mossa della multinazionale tedesca Eventim, che ha recentemente acquisito l'Arena Santa Giulia, che fra poche settimane diventerà a tutti gli effetti una gigantesca location per concerti con il nome UnipolDom. La “legacy” dei Giochi, insomma, è molto chiara: Milano sempre più città internazionale e attrattiva, che detta così sembra una bellissima cosa, ma che pone anche parecchi problemi.
Fino all’acquisizione o alla gestione dei tre poli, Live Nation non possedeva direttamente strutture per concerti in Italia e gestiva soprattutto l’organizzazione degli eventi, sia i tour dei “suoi” artisti (spesso i più grandi che possiate immaginare…) sia festival, e la vendita dei biglietti. Dal 2010 Live Nation possiede infatti Ticketmaster, la principale piattaforma mondiale per la vendita di biglietti. Eventim gestisce Friends and Partner, Vivo Concerti, Magellano Concerti e D'Alessandro e Galli, strutture tra le più importanti nell’organizzazione di tour e concerti in Italia. E possiede Ticketone, piattaforma di ticketing concorrente di Ticketmaster, che in Italia riesce stabilmente a superare.
Insomma, le due multinazionali sonopromoter esclusivi di una quota preponderante degli artisti più ascoltati, di cui vendono direttamente i biglietti attraverso le proprie piattaforme e ora sono anche proprietarie delle sedi in cui si terranno i concerti. Seppur in una clima abbastanza “anestetizzato” e di “tregua olimpica”, qualcuno in queste settimane ha alzato il ditino: non è che c’è un leggerissimo problema di concorrenza?
Una domanda legittima – e inevitabile per tutti quegli operatori “minori” che, come già accaduto in passato, si vedranno sistematicamente tagliati fuori da una gara al rialzo sull’accesso ai nomi più importanti –, soprattutto alla luce di quello che sta accadendo negli Stati Uniti? È notizia delle scorse ore che Abigail Slater, responsabile antitrust del Dipartimento di Giustizia statunitense, ha annunciato le proprie dimissioni. Slater aveva in passato sostenuto la necessità di portare in tribunale Live Nation e Ticketmaster, che con il proprio “monopolio” avrebbe alzato i prezzi dei biglietti sul mercato in maniera sistematica. Il dibattito va avanti da tempo: secondo il Dipartimento di Giustizia, Live Nation controlla circa il 60% delle promozioni dei concerti nei principali locali degli Stati Uniti e questo ha fatto infuriare molti, a cominciare dai determinatissimi fan di Taylor Swift. Un’indiscrezione di stampa ha raccontato come Live Nation sia impegnata in trattative riservate per evitare il processo. Slater, probabilmente, si è sentita messa fuori gioco, da qui il passo indietro. Un piccolo dettaglio: le azioni di Live Nation sono salite del 3,7% giovedì in seguito alle dimissioni di Slater.
Nelle prossime settimane dovrebbero arrivare novità. Ci vorrà più tempo, invece, in Italia. Dove, però,da marzo il panorama della musica live in Italia sarà stravolto, con una concentrazione di giro d’affari (e potere) mai vista prima, con Milano capofila come spesso accade. Le preoccupazioni sono alte, e niente affatto peregrine. I pochi artisti importanti che già non ne fanno parte, passeranno tutti armi e bagagli nei roster delle società controllate da uno dei due colossi? Determinati artisti potranno suonare solo (o quasi) nelle location che fanno parte dei rispettivi gruppi, per andare a massimizzare in ambito ambito della filiera? Aumenteranno (ancora) i prezzi dei biglietti, con la definitiva entrata in campo anche da noi del dynamic pricing?
Abbiamo chiesto un parere a Lapo Filistrucchi, professore di economia politica presso l'Università di Firenze, esperto di antitrust e a Massimiliano Vatiero, docente di politica economica presso l'Università di Milano, e di Law and Economics, presso l'Università della Svizzera italiana.

Quello a cui abbiamo assistito è un punto di svolta importante, ma questo processo di concentrazione va avanti da tempo. L’Antitrust se n’è mai interessata?
In effetti, con provvedimento del 22 dicembre 2020, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva già sanzionato gruppo CTS Eventim-TicketOne per abuso di posizione dominante per violazione dell’articolo 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea, infliggendo una multa da 10 milioni di Euro. Stando al provvedimento, il gruppo di riferimento aveva attuato una complessa strategia volta a precludere agli operatori concorrenti la vendita di un alto numero di biglietti per eventi live di musica leggera, causando danni anche ai consumatori che non hanno potuto beneficiare di servizi migliori e prezzi inferiori praticati da altri operatori di ticketing.
Più nel dettaglio cosa sosteneva l’Antitrust?
L’Antitrust evidenziava in particolare che la strategia attuata da TicketOne si articolava in una serie di condotte, attuate almeno dal 2013 e ancora in corso al momento dell’irrogazione della sanzione, che consistevano nella stipula di contratti di esclusiva con i produttori e gli organizzatori di eventi live di musica leggera, nelle acquisizioni dei promoter nazionali Di and Gi S.r.l., Friends & Partners S.p.A., Vertigo S.r.l. e Vivo Concerti S.r.l., nell’imposizione dell’esclusiva sui promoter locali, nella stipula di accordi commerciali con gli operatori di ticketing di dimensione minore o locale e nei comportamenti di ritorsione e boycott nei confronti del gruppo Zed. L’attuazione di tale strategia, secondo l’Antitrust, ha danneggiato anche i consumatori perché l’impresa dominante ha potuto praticare commissioni di vendita dei biglietti per eventi live di musica leggera superiori a quelli dei concorrenti, limitando inoltre le possibilità di scelta e di acquisto dei consumatori tra i diversi operatori di ticketing (c.d. multihoming).
La vicenda si è conclusa con una sanzione definitiva a carico di Ticketone?
In verità no, poiché il TAR del Lazio e poi il Consiglio di Stato hanno annullato il provvedimento nel 2022. In particolare, nel provvedimento di annullamento della sanzione dell’Antitrust si è affermato che “alcune delle operazioni contestate possono trovare anche altrove una loro plausibile giustificazione e, soprattutto, sul piano oggettivo, non si risolvono necessariamente in una restrizione illecita del mercato del ticketing, ovvero irragionevole nei suoi effetti concreti alla stregua del principio di proporzionalità e giustificabilità oggettiva della condotta”. In sostanza, la decisioni hanno da una parte confermato la sussistenza di una posizione dominante in capo al gruppo Eventim-TicketOne ma hanno affermato che le operazioni contestate potessero essere leggibili in un’ottica di normale dinamica concorrenziale, legata alla necessità di rispondere all’espansione in Italia del gruppo Live Nation/TicketMaster, anch’esso integrato verticalmente.
Cioè, il “duopolio” giustifica entrambe le “scalate”?
L’astratta configurabilità di un diverso scopo sotteso alle pratiche contestate ha escluso la fondatezza della sanzione, senza tuttavia escludere la posizione dominante né la potenziale restrizione della dinamica anticoncorrenziale.

L’Antitrust si era già interessata al settore in precedenza?
Non era la prima volta che Ticketone finiva nel mirino dell’Antitrust. Già nel 2017 l’Autorità aveva elevato una multa da un milione alla controllata Cts Eventim intravedendo sue responsabilità nel fenomeno del secondary ticketing, ossia il bagarinaggio online. Un anno più tardi il Tar del Lazio accolse la richiesta di annullamento della multa, giudicando l’azienda estranea alla vicenda.
Visto che l’Antitrust si è già espressa, possiamo escludere che torni a occuparsi della questione?
In genere l’Antitrust decide sulle specifiche vicende poste al suo vaglio, nell’ambito di apposite segnalazioni. Se le precedenti decisioni, relative alle vicende occorse fino alla denuncia (e, dunque, in ordine di tempo, fino alla fine del 2020), sono coperte dal giudicato, non è possibile in astratto escludere che, se qualche operatore lamentasse ipotetiche ulteriori distorsioni del mercato (banalmente, quelle cronologicamente successive al 2020), l’Autorità possa tornare a occuparsi della vicenda, tanto piu' in presenza di posizioni dominanti.
In senso assoluto, le recenti acquisizioni delle importanti venue di Milano da parte dei due principali operatori di ticketing per gli eventi musicali sul mercato italiano (presenti anche in altri settori fondamentali della filiera) secondo lei restringono il gioco concorrenziale?
Di certo le dichiarazioni dagli operatori del settore, cui pure faceva cenno sopra, dimostrano una crescente preoccupazione. Al contempo, ipotetiche violazioni andrebbero dimostrate in concreto e non sarebbero di per sé sufficienti modelli puramente teorici o, appunto, semplici “preoccupazioni” per fondare nuove iniziative. Anche considerati gli esiti delle due precedenti iniziative, solo un’istruttoria solida e robusta potrebbe a mio avviso sostenete l’apertura di una nuova indagine. Al contempo, gli eventi recenti, che paiono dimostrare un rafforzamento del duopolio e un forte aumento dell’integrazione verticale nel settore possono giustificare una maggiore attenzione e monitoraggio, onde vigilare per impedire l’insorgere di un cartello e/o di condotte e prassi potenzialmente escludenti a danno di altri operatori o comunque idonee a imporre agli artisti, ai promoter e/o agli utenti finali condizioni ingiustamente gravose per avvalersi dei servizi resi dai due player.
Parliamo di operatori internazionali, il tema di possibili violazioni antitrust si è posto anche in altri Paesi?
Negli Stati Uniti. Ancorché i sistemi Antitrust europeo e statunitense operino talvolta in maniera diversa è allo stato pendente un’azione avviata nel 2024 dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ) e da 40 procuratori generali statali. I querelanti sostengono che Live Nation-Ticketmaster utilizzi il suo potere dominante nei servizi di biglietteria primaria per i principali locali, nella promozione dei concerti e nella gestione dei locali per soffocare la concorrenza, danneggiando i consumatori, i promotori di concerti rivali e gli artisti. Una delle soluzioni sul tavolo è quella di forzare il frazionamento del binomio Live Nation-Ticket Master in quattro diverse società (ticketing, promotion, advertising/sponsorship and artist management), proprio al fine di evitare potenziali effetti avversi per la concorrenza derivanti dall’integrazione verticale di cui Live Nation-Ticket Master gode. È chiaro dunque che oltreoceano proprio l’integrazione verticale – che sembra consolidarsi in Italia proprio con le operazioni di cui si legge sui giornali – abbia sollecitato iniziative, anche pubbliche, volte a limitare l’impatto restrittivo sulla concorrenza e il pregiudizio sia per i consumatori sia per coloro che operano sullo stesso segmento di mercato.
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L'articolo Organizza gli eventi, vende i biglietti, possiede i palazzetti: Live Nation sta violando le norme antitrust? di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2026-02-17 11:01:00

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