Verdena - Orzinuovi (BS), 30-03-2007 Intervista

21/05/2007 di

(I Verdena - Foto da internet)

Rockit incontra i Verdena poche ore prima di un concerto al Buddha di Orzinuovi (BS). C'è agitazione, i tre sono abbastanza tesi. Nonostante tutto rispondono gentili alle nostre domande. Non parlano molto, certo. Ma in quelle poche parole c'è il loro mondo, c'è il loro "Requiem" - l'ultimo disco pubblicato da Black Out/Universal - e il loro modo di vivere la musica. Sono così, prendere o lasciare.



Partiamo da "Requiem"?
Roberta: Possiamo parlare del “White Album” volendo...

Le connessioni tra il “White Album”, la psicologia dei Beatles e dei Verdena...
R: Tema... abbiamo due ore.

A parte gli scherzi, “Requiem” allude a qualcosa che ha a che fare con la fine, volete forse far intendere che questo è il vostro ultimo album?
R: No, assolutamente.

Qualcuno l'ha detto...
R: E' una cazzata...

Alberto: Diciamo che il titolo dava colore al disco, niente di più...

R: Ci piaceva perchè è un titolo corto e si tratta di una parola internazionale, che si può capire anche all'estero.

Siete giusto reduci da una tourneè europea, com'è andata?
R: Ne abbiamo fatte un po' negli ultimi tre anni tra Germania, Austria, Francia e Olanda.

Accoglienza?
R: Più che buona, oltretutto facevamo spesso da supporto ai Dredg un gruppo americano, quindi ci trovavamo in locali sempre pieni.

E quella appena cominciata in Italia? Tutto bene come al solito?
R: Mah non è mai uguale...

A livello di pubblico?
R: Guarda a Napoli era addirittura sold out in prevendita e anche a Roma c'è stato veramente il delirio, non ce lo aspettavamo proprio.

Ritorniamo sul disco: nessun ep pre-album questa volta, c'è una ragione precisa?
A: L'ep arriverà adesso e ci piace il fatto di aver fatto uscire l'album senza niente prima.

R: Inizialmente volevamo farlo, poi a livello di tempistiche abbiamo avuto dei problemi e a gennaio ci siamo resi conto che non ce l'avremmo fatta, quindi abbiamo deciso di cambiare e, una volta tanto, far uscire il disco senza un traino.

A: E' stato meglio così...

Meno stress?
A: No, non per quello, mi piace proprio il fatto che l'album sia uscito senza alcuna anticipazione.

Non c'è nemmeno un vero e proprio singolo in “Requiem”, giusto?
R: Mah, c'è “Muori delay”, ma è uscito in contemporanea con l'album e quindi non ha seguito la solita trafila singolo-disco-tour: siamo partiti con i primi concerti che il disco non era nemmeno nei negozi anche se, ovviamente, qualcuno se lo era già scaricato...

A: Cazzo, è strano, non siamo usciti con un singolo, ma col disco!

R: Il singolo è uscito, ma dopo.

A: Si, ma non è in vendita...

Ma non ve ne siete nemmeno resi conto!
(Ridono divertiti NdI)
R: Non abbiamo avuto tempo di renderci conto di niente: fino a due settimane prima di partire per il tour eravamo in studio a ultimare i due pezzi nuovi che finiranno nella versione in vinile (uno nuovo per davvero, l'altro... vedrete), abbiamo consegnato tutto, abbiamo avuto quattro o cinque giorni per provare il concerto e poi siamo partiti, quindi non c'è stato il tempo materiale per renderci conto che il disco era fatto.

Domanda per Alberto: il disco è stato registrato nell'ormai mitico pollaio da te...
A: Si come il precedente...

Com'è l'esperienza della produzione dopo averla affrontata con “maestri” come Canali e Agnelli?
A: Beh, si c'è scritto “prodotto”, ma essenzialmente ci interessava la registrazione del disco, quella volevamo farla proprio noi.

Senza aiuti?
R: No, non c'era nemmeno il fonico come invece era stato per il “Suicidio del Samurai”.

A: E' stato delirante, ho lasciato un pezzo di cervello su quel mixer (ride NdI).

E le due canzoni coprodotte con Mauro Pagani?
R: Lo conoscevamo già, pur non avendo mai lavorato con lui, le nostre strade si erano già incrociate e sapevamo che c'era una certa affinità a livello umano, lui è una persona molto tranquilla e parla la nostra lingua.

Poi ha uno degli studi più belli d'Italia...
A: E' impressionante, davvero, c'è dentro di tutto, è enorme, spazioso, molto accogliente!

Passando ad altro... Fatemi capire una cosa: come si fa a non subire mai le pressioni che il successo inevitabilmente porta? Uscite da sempre con una major, siete diventati famosi subito, avete venduto molte copie e scatenato mille dibattiti e chiacchiere da bar ma continuate imperterriti a fare dischi come volete e sembra che niente sia in grado di tarparvi le ali, qual è il segreto?
A: Si fidano di noi...

R: Le tensioni capitano, cose sulle quali è necessario impuntarsi, ma alla fine l'ultima parola è nostra e questo è fondamentale. Tieni conto poi che gli unici contatti che abbiamo con il pubblico avvengono quando andiamo in giro a suonare, perchè poi, una volta finito il tour, torniamo nella nostra saletta nel bergamasco e torniamo a essere un gruppo come tutti gli altri.

Niente Jet set, quindi?
R: No, decisamente, stiamo in un posto sperduto, nel quale ci sono solo i nostri amici, quando le cose sono pronte usciamo e abbiamo un manager che filtra i contatti...

E le chiacchiere? I dibattiti su di voi si sprecano da quando non era ancora uscito nemmeno il primo disco, come si fa a non farci caso?
R: Ti garantisco che non è difficile perchè, come ti dicevo, se non le vai a cercare queste cose riesci a non farti toccare. Certo ci sono situazioni che fanno un po' girare le palle, tipo individui che vengono a leccarti il culo nel dopo-concerto, salvo poi scoprire che sono gli stessi che hanno sparato merda su di te su internet, però alla fine queste sono cazzate, ognuno ha il proprio modo di sfogarsi, se questo è il loro...

Torniamo all'album: una delle critiche che vi sono state mosse all'inizio della carriera è la presunta somiglianza con i Nirvana, che, personalmente, non ho mai trovato così lampante. Come reagite se vi dico che trovo molto più Nirvana (di Bleach) in "Requiem" che in "Verdena"?
A: Molti pensano che il paragone con i Nirvana ci dia fastidio, ma non è assolutamente vero e non ho problemi ad affermare che ho ascoltato solo Nirvana e Beatles per anni, il resto della scena grunge non mi piaceva, non mi ha mai dato nulla. Per quanto riguarda “Requiem” è forse la prima volta che cerchiamo di fare un album che non abbia influenze precise, ma che si basi sull'istintività del momento, tenendo conto che per farlo non abbiamo praticamente ascoltato musica per tre anni.

Addirittura?
A: Non per snobismo e nemmeno di proposito, proprio non ne avevo la minima voglia, davvero, a parte chiaramente i Beatles.

Un'ossessione...
A: Si, sono perfetti. Tutto quello che hanno fatto lo è, non provo nemmeno a imitarli perchè mi mettono troppa soggezione.

Che mi dici della cupezza generale dell'album, al di là del titolo? Copertina nera, testi tutti più o meno negativi?
A: Si, si, sono d'accordo, il tutto è piuttosto cupo, per quanto riguarda i testi sono funzionali al suono, è puro flusso di coscienza.

Sbaglio o sono più elaborati che in passato?
A: A livello di suono si, c'è dietro un' elaborazione molto grande, mentre a livello di significato continuo a comunicare la stessa cosa per tutto il disco.

Cioè?
A: Non lo so però continuo a comunicarla (ridono entrambi NdI).

I tuoi testi sono sempre stati uno degli oggetti delle critiche di cui parlavamo.
A: Non so che dire, a me piace sentirli così, non mi piace raccontare storie o cose simili, non mi va di far capire qualche significato preciso, voglio che l'ascoltatore faccia attenzione alla melodia e alla musica, voglio che le parole diano colore al disco.

Vi divertite ancora a suonare o sentite il peso del professionismo? Voglio dire c'è ancora l'adrenalina quando salite sul palco?
A: Chiaramente non possiamo dimenticarci che la gente paga il biglietto per avere qualcosa in cambio. Per quanto riguarda l'adrenalina va sempre peggio, io entro in ansia già qualche ora prima del concerto e quando cominciamo mi trema la voce per almeno 5 pezzi, anche Luca va in ansia da morire.

R: Da un'ora prima del concerto... dovrebbero filmarci in camerino (ride NdI).

Le citazioni presenti nei titoli sono omaggi precisi o rientrano nella logica del “colore” di cui mi parlavi prima?
R: Continuavamo a mettere nomi di persona nei titoli, non so perchè, per esempio “Non prendere l'acme Eugenio”, si chiamava solo “Non prendere l'acme”, però mentre scrivevo quel testo continuavo a guardare “Live in Pompei”, quindi si, è una sorta di omaggio ai Pink Floyd.

Parliamo della vostra situazione economica: voi avete cominciato a guadagnare soldi molto presto...
R: Si, vero, ma è durata poco, ora siamo pieni di debiti (ridono NdI), i macchinari e la corrente dello studio costano un casino e anche il cibo, insomma non è facile.

Com'è stato trovarsi a vent'anni con parecchi soldi a disposizione?
R: Io non ne ero molto consapevole, vivevo ancora con mia madre...

A: Si anch'io stavo ancora con i miei, sono andato a vivere da solo dopo il secondo disco.

Comunque dev'essere stata una cosa entusiasmante trovarvi ad essere delle rockstar vere e proprie a quell'età...
R: E' meglio adesso. Il pubblico è cresciuto con noi, mentre all'epoca si basavano solo su una canzone che era “Valvonauta”, io mi sento molto meglio adesso.

Torniamo per un secondo al tour e al fatto che tornerete all'estero. I gruppi italiani stanno cominciando a uscire dall'Italia, non è più un tabù, cosa ne pensate? E' possibile per la scena italiana uscire?
R: C'è una scena? (sorride NdI)

C'è qualche gruppo italiano che vi piace particolarmente?
A: I Jennifer Gentle.

Li conoscete personalmente?
A: Si si, facciamo anche delle date insieme, sono grandissimi.

Ragazzi, siamo arrivati al capolinea...
R: Che commenti ci sono su “Requiem” sul vostro forum?

Mah, per ora positivi mi pare...
R: Bene! (risate generali NdI)

Commenti (23)

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  • townshend 23/05/2007 ore 17:07 @townshend

    D'accordo su tutto. In particolare, aggiungerei che in Italia non c'è una cosiddetta "scena" non solo per la contrapposizione tra le diverse realtà, ma anche anzi soprattutto perchè nella nostra penisola non esiste il "pubblico pagante". Quello che compra i dischi e va ai concerti (e qui mi riallaccerei al tuo discorso "troppo lungo" andando a parare sulla questione della cultura musicale), per intenderci, e che fa sì che una scena nasca, sopravviva e/o muoia. Per quello che ho visto io, in italia il 75% dei fruitori di musica indipendente è costituito da addetti ai lavori... chi suona, chi scrive, chi organizza. Cioè tutti soggetti che non muovono un soldo che è uno, non creano mercato e, di conseguenza, finiscono per ghettizzare qualsiasi movimento.
    Sulle possibilità, io sono molto più scettico di te. Oggi ci sono solo più gruppi e quindi più gente che segue con la speranza di poter mettere il proprio piedino dentro, tutto qua. La vera "base di pubbllico" in Italia è roba per pochi, e tra questi pochi ci sono sicuramente i Verdena. Anche se non saprei spiegare il perchè...

  • Nicola Bonardi 23/05/2007 ore 17:09 @nicko

    beh... e chi l'ha negato? io sono d'accordissimo con te: qualcosa si muove, eccome! lo vedo persino nella mia piccola brescia, che è viva come non mai, lo si vede navigando su questo sito e non solo, però ammetterai che è ancora tutto piuttosto confuso e in molti casi il dubbio sulla definizione di "scena" è più che legittimo... o no?
    :?

  • bottlebaky 23/05/2007 ore 17:18 @bottlebaky

    no, tu non l' hai negato...in un certo senso l' ha negato Roberta....mi sembra un atteggiamento un pò altezzoso...va beh, che poi ci sia ancora molta confusione non lo nego neanch' io, forse troppa autoreferenzialità....però insomma, meglio di alcuni anni fa, a mio parere...

  • Nicola Bonardi 23/05/2007 ore 17:54 @nicko

    si senza dubbio alcuno.
    per quanto riguarda i verdena, sai, loro sono un po' degli outsider di questa situazione (ok, chiamiamola scena), non ne condividono quasi nulla, a cominciare dalla dimensione indipendente e il loro atteggiamento è da sempre questo, credo si tratti anche di un modo per preservarsi e, probabilmente, il loro successo duraturo ne è diretta conseguenza... oltre al fatto che sono bravi.
    :)

  • coondoor 28/07/2007 ore 16:31 @coondoor

    dopo un intenso ascolto mi sn resa conto che per quanto mi piacciano sn diventati in maniera paurosa commerciali nel senso pezzi orecchiabili,fin troppo aggiungerei,poche parole molti giri... al seguito di un mese purtroppo ne sn gia stufa:(:=:(:=:(:=

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