Intervista doppia: Andy Rourke (The Smiths) VS Ovlov Intervista

30/04/2015

Lo scorso 28 febbraio è uscito il nuovo album dei bresciani Ovlov, intitolato "soLo". Il disco, uscito ad un anno di distanza dall'ep "Pills", è stato prodotto da Andy Rourke. 
La band ne ha approfittato per fare qualche chiacchiera con il bassista degi Smiths, per parlare del suo lavoro di produttore, della sua opinione sulla musica italiana e di tanto altro.

Ciao Andy, cosa vuol dire per te produrre un disco, e in particolare come è stato lavorare con noi sul nostro disco?
Mi è davvero piaciuto lavorare con gli Ovlov! Non ho mai pensato a me stesso come un produttore, è stato solo un felice incidente di percorso. Quando sono arrivato a New York mi è stato chiesto di produrre una band di New York chiamata The Bowery Riots e da allora mi ha conquistato. Ho anche remixato alcune canzoni per altre band con JETLAG NYC, il mio progetto con Ole Koretsky. Questo disco degli Ovlov è stato un grande impegno per me e una grande responsabilità, perché non si può pasticciare con il disco di qualcuno, bisogna farlo bene. Quando eravamo in studio ho avuto la fortuna di avere Lorenzo Caperchi al mixer, è stato di grande aiuto, e in realtà abbiamo co-prodotto l'album insieme. Parlando della band, voi ragazzi siete stati grandi perché avete accettato i suggerimenti molto bene. Credo che all'inizio la sezione ritmica fosse un po' nervosa per le mie idee, ma dopo un paio d'ore tutto è andato magicamente a posto. Penso che sia normale all'inizio, dopo tutto non avevamo mai lavorato insieme prima. Credo che il risultato sia incredibile, sono orgoglioso di tutto ciò e dovreste esserlo anche voi. 

Qual'è il tuo rapporto con l'Italia, in senso musicale? Hai un parere sulla scena musicale italiana?
Riguardo al mio rapporto con l'Italia, quando ho suonato lì con gli Smiths, Sinead O'Connor, Badly Drawn Boy etc ho capito molto presto che in realtà non riesci a vedere il paese quando sei in tour. Vedi le camere d'albergo, forse un ristorante (di solito scelto dal promotore), poi il posto dove suonerai, fai il tuo concerto lí e poi torni sul tour bus o vai all'aeroporto e ... "ciao" si è in partenza per la città o nazione successiva e tutto ricomincia. Questo è lo stesso in tutte le nazioni che ho visitato durante il tour, è lo stesso per ogni band. Ovlov, lo scoprirete presto!
A proposito del panorama musicale italiano, in generale sono abbastanza ignorante, ma riguardo alla scena musicale di Brescia, negli ultimi anni ho avuto l'opportunità di vedere e sentire un sacco di grandi band, musicisti e fare amicizia con molte persone. Oltre agli Ovlov ho avuto il piacere di suonare e lavorare con Plan De Fuga e Jet Set Roger. Ho trovato la scena musicale di Brescia molto vivace. Mi ha ricordato un sacco di Manchester negli anni '80 in realtà. Sono sicuro che Brescia abbia avuto una grande scena musicale negli anni '80 e '90, probabilmente sempre! Ma non lo so, io non c'ero.

Noi c'eravamo e ti assicuro che è così e oggi ancor più di ieri.
C'è una scena molto “sana” di persone e artisti che condividono la musica e i musicisti. Se qualcuno lascia una band, poi la gente dice "oh guarda c'è un chitarrista libero" e lo prendono. Va un pò così, è come un albero genealogico. Questa è la mia impressione sulla scena a Brescia.

Come fai ad essere così umile e pronto ad accettare questi progetti che non hanno alcun valore “reale”? Perché ad esempio per gli Ovlov, noi non potevamo pagarti, ma hai deciso di produrci comunque
Ma mi avevate parlato di un assegno! No, seriamente, la musica non è mai stata una questione di soldi per me. Mi piace essere coinvolto e emozionato quando suono, ovviamente, mi piace e mi diverto, è tutto quello che so. Ho lavorato e lavoro con un sacco di persone diverse, diversi progetti, e io aspetto e vedo cosa succede. A volte funziona, a volte non funziona, ma si deve provare, ed è sempre un esperimento e una sfida.

Hai paura della folla, del pubblico?
Per me è più spaventoso quando c'è una piccola folla e si può vedere il bianco degli occhi delle persone che ti fissano, questo mi rende nervoso. Quando si tratta di una grande folla non si può effettivamente vedere nessuno, sembra un mare di gente e mi sento più a mio agio e posso concentrarmi sul suonare il mio basso. In senso contrario, non mi piace andare a vedere grandi concerti e preferisco piccoli concerti intimi, non mi piace stare in mezzo alla folla, posso suonare ad un festival, quindi se c'è una folla a guardare me, sto bene. Un po' contorto, eh?

Chi è stato il tuo mentore nel campo musicale?
Neil Young è stato la mia figura più importante, anche Bob Dylan, ho amato i loro testi e anche la semplicità e la purezza della loro musica. Quando si tratta di bassisti suppongo le mie influenze siano piuttosto evidenti... Paul McCartney, John Entwistle, Bill Wyman e naturalmente Stanley Clark che mi ha dato il mio tocco funky. Come ho detto, influenze piuttosto scontate, ma non le cambierei per nulla! Quando avevo 12 anni Bob Dylan stava suonando a questo festival chiamato Blackbush e sono andato al concerto con mio fratello. Siamo arrivati lì con solo un paio di pound in tasca, mio padre non sapeva dove fossimo andati, siamo spariti per tre giorni così alla fine è impazzito e ha chiamato la polizia! Dopo il concerto ci siamo addormentati sotto un tour bus, ma poi ha cominciato a piovere e quando ci siamo svegliati il bus stava affondando nel fango, stavamo per essere schiacciati, siamo riusciti a fuggire da li sotto ma è stata dura! L'autobus ci stava schiacciando e premeva sul petto e sulla faccia, sotto di noi nel fango c'era anche merda di vacca, quando siamo finalmente scivolati fuori, avevamo un aspetto orribile, olio e grasso sulle nostre fronti e merda di vacca e fango sulla schiena! Non abbiamo fatto molte amicizie quel week end! Ah ah! Quando finalmente siamo tornati a casa, mio padre ha dovuto portarci alla stazione di polizia locale per dimostrare che eravamo tornati a casa! Non ho rimpianti però... È incredibile quello che si farebbe per Bob :)

Quando eri più giovane, hai mai pensato che un giorno saresti diventato una star internazionale?
Quando ero giovane? È stato tanto tempo fa, fammi pensare se riesco a ricordare... Ognuno ha un sogno! So solo che io e noi (gli Smiths) credevamo in quello che stavamo facendo ed eravamo decisi a farci sentire, fare la differenza, soprattutto per le persone che si sono prese del tempo per ascoltare la nostra musica e godere di essa, capirla. Dopo tutto, senza i nostri fans non siamo nulla. 

Tag: intervista

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