Food - Padova, via mail, 20-01-2004 Intervista

20/01/2004 di

I Food , da Vittorio Veneto (Tv), propongono un rock all’incrocio tra il grunge anni 90 di band quali Screaming Trees e la tradizione Usa di Dylan e Springsteen presente soprattutto nelle melodie.



Cosa significa il vostro nome? Perché lo avete scelto?
L’unica cosa che si può dire pubblicamente è che ci siamo imposti un solo argomento tabù: gli alimenti!… Come tutti i tabù non ha ovviamente una reale ragione d’essere, ma è sempre meglio che avere come tabù il sesso o la democrazia o cose così.

Cosa c’è del vostro nome nella vostra musica?
Se proprio vogliamo dare un’informazione completa diciamo che il nome esatto del gruppo è: FOOD Small Massive Rock Ensemble (cioè abbiamo un nome e anche una didascalia che lo spiega, e ci sembra sufficientemente esaustivo).

Quali sono le difficoltà che incontra una giovane band che fa la vostra musica nel vostro territorio?
Beh! Allora, questo secondo noi fa parte di un problema serio più generale, perché a qualcuno sta evidentemente bene che ci si rincoglionisca tutti, a tutti i livelli, e ci si adegui alle offerte già disponibili sul mercato.

Il vero problema di fondo, comunque, è che sempre di più ognuno pensa per sé e le giovani band non sanno auto-organizzarsi e auto-promuovere organizzando eventi e dividendosi spese e introiti. Questo nonostante i freni di ogni tipo che ci sono, non ultimi quelli fiscali, ma la vita è difficile... Detto questo si può anche dire che il reale interesse per la musica live (oltre che per la cultura in generis) langue parecchio e non ci sono quasi più locali in cui suonare se non ti porti tu il pubblico da casa; non ci sono sale prove, sale registrazione a prezzi umani o “centri giovani” realmente vitali (quando ci sono li chiudono) e il mercato si allinea sulle chiappe di MTV; la musica non è una forma di espressione degna di attenzione, come dovrebbe, ma mediamente una rottura di scatole etc., etc. ma questa era la premessa…

Quali sono i vantaggi, invece, di vivere nella vostra zona, per far musica.
Che il nordest è mediamente benestante anche se oggi in declino e i giovani riescono bene o male a comperarsi gli strumenti con i soldi dei genitori. La minoranza di giovani più seria li compra con lo stipendio e qui il lavoro si trova ancora facilmente. Poi abbiamo visto zone d’Italia ancora più culturalmente depresse… ed è tutto un programma…

Tre dischi stranieri e tre italiani da portare nell’isola deserta.
…vabbeh!… messa così, raccolta auto-selezionata di Beatles, Police, Tom Waits, Penguin Cafè Orchestra, Radiohead, Bjork, … come minimo, degli italiani raccolta De Andrè, Paolo Conte, Area, tra i recenti gli Afterhours, … (N.B. questi gusti sono di 1/3 dei FOOD) …

Un disco straniero e uno italiano da buttare nel cassonetto.
Siamo contro l’inquinamento del pianeta, chi ce li ha se li tenga…

Musicalmente da che parte state: Inghilterra o Stati Uniti? O altro?
Tra i due Inghilterra…comunque in Europa... a parte il bassista che sta spesso in Jamaica…

Un buon motivo per venirvi a vedere dal vivo.
Il taglio dei capelli del front-man (Mr. Delicius), la curiosità per il nuovo e il genere che incrocia e rielabora molte influenze in modo non scontato (diciamo noi)... poi abbiamo una birra di nostra produzione che è gratis e fenomenale (se capitate nelle serate fortunate)…

La più bella serata della vostra vita di musicisti.
La prossima! (…sono cose private).

Questo è un mondo difficile perché…
Vabbè, allora non hai letto tutto quello che c’è scritto sopra!!!…. Se possiamo fare un appunto, troviamo che manchi la domanda: perché cantate in Inglese?!…

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