Jailsound - Padova, via mail, 20-01-2004 Intervista

20/01/2004 di

I bergamaschi Jailsound propongono un pop rock di pregevole fattura e denso di riferimenti. Già primascelta di Rockit, non abbisognano di molte presentazioni….



Cosa significa il vostro nome? Perché lo avete scelto?
JAILSOUND: suono prigioniero… racchiuso..

Perché ci rappresenta e in fondo, ci suonava bene!

Cosa c’è del vostro nome nella vostra musica?
Tutto.

Quali sono le difficoltà che incontra una giovane band che fa la vostra musica nel vostro territorio?
Le stesse di sempre: spazi e opportunità ridotte all’osso!

Quali sono i vantaggi, invece, di vivere nella vostra zona, per far musica.
Quali vantaggi?… eh si… quali? (risate)

Tre dischi stranieri e tre italiani da portare nell’isola deserta.
Mauro (guitar):
stranieri: Frank Zappa, “Zoot Allures”; Police, “Ghost in the machine”; Prince, “The rainbow children”
italiani: Lucio Dalla, “Com’è profondo il mare”; Cristina Donà, “Dove sei tu”.

Fidel (piano rhodes + fx): U2, “Achtung Baby”; Sting, “Bring on the night”; Radiohead, “Ok computer”.

Matte (drum): Peter Gabriel, “So”; Fabrizio De Andrè, “Rimini”; David Sylvian, “Dead bees on a cake”
Dario (vox): Brian Eno, “Music for airport”; Police, “Synchronicity”; Blur, “Parklife” … e Jailsound, “Free in a Cage”!

Un disco straniero e uno italiano da buttare nel cassonetto.
Non è necessario buttarli nel cassonetto… basta non ascoltarli!

Musicalmente da che parte state: Inghilterra o Stati Uniti? O altro?
Altro.

Un buon motivo per venirvi a vedere dal vivo.
Perché siamo simpatici e quando Mauro imbrocca l’accordo ne vale pena!

La più bella serata della vostra vita di musicisti.
Uno dei nostri concerti in Belgio.. a Bruxelles!

Questo è un mondo difficile perché…
Tonino Carotone avrebbe la risposta giusta! (risatone)

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