Nerovivo - Padova, via mail, 20-03-2004 Intervista

20/03/2004 di

I vicentini Nerovivo propongono un sound molto particolare sulla scia dei Quintorigo.



Cosa significa il vostro nome? Perché lo avete scelto?
Il nostro nome proviene da una canzone dei Quintorigo, “Nero Vivo” appunto. L’abbiamo scelto perché questa è stata la prima canzone che abbiamo seriamente preso in considerazione per creare un repertorio, ed inoltre, nel primo periodo di vita del gruppo i Quintorigo sono stati una fonte di ispirazione dalla quale abbiamo attinto spesso e volentieri.

Cosa c’è del vostro nome nella vostra musica?
Direi molto: il concetto di “Nerovivo” è un po’ un paradosso, è l’accostamento di un colore e di un aggettivo che possono, volendo, essere interpretati come stati d’animo. Questi due stati d’animo contrapposti si possono riscontrare ascoltando la nostra musica che spazia da pezzi molto melodici, quasi tristi, a ballate popolari che rasentano il demenziale.

Quali sono le difficoltà che incontra una giovane band che fa la vostra musica nel vostro territorio?
Sono principalmente due: la prima sono gli spazi. Mi spiego, per un genere come il nostro sarebbe l’ideale un certo ambiente che ci permetta di creare un rapporto intimo con il pubblico (per es. un piccolo teatro) e che permetta anche di gustare appieno le varie sonorità che un organico acustico può creare.

Purtroppo spazi come questi non sono tanti, e anche quelli che ci sono, sono difficilmente utilizzabili da un gruppo di giovani.

La seconda sono le scarse opportunità. Non è infatti facile proporre la propria musica a qualcuno nella speranza che la apprezzi e che decida di produrla. Per poter registrare qualche pezzo l’unica soluzione abbordabile è il “fai da te”, con conseguente scarsa qualità, o l’auto-produzione, non sempre attuabile per ragioni economiche.

In parole povere manca visibilità.

Quali sono i vantaggi, invece, di vivere nella vostra zona, per far musica.
Ma ce ne sono??

Tre dischi stranieri e tre italiani da portare nell’isola deserta.
“Creuza de Ma” di Fabrizio de Andrè, “Hai paura del buio?” degli Afterhours, “Canzoni a manovella” di Vinicio Capossela; “Blood Sugar Sex Magik” dei Red Hot Chili Peppers, “Ok Computer” dei Radiohead, “Come with us” dei Chemical Brothers.

Un disco straniero e uno italiano da buttare nel cassonetto.
Il cd di DJ Francesco (Com’è che si intitola?).

“Maria” di Ricky Martin.

Musicalmente da che parte state: Inghilterra o Stati Uniti? O altro?
Che domande!! ITALIA!!!!!!

Un buon motivo per venirvi a vedere dal vivo.
Senza dubbio l’atmosfera. Siamo convinti che siano pochi i gruppi che riescano a creare questo certo tipo di alchimia sonora. Complice è senza dubbio la scelta di strumenti acustici che contribuiscono anche a creare una presenza scenica niente male.

La più bella serata della vostra vita di musicisti.
E’ stata Venerdì 28 Novembre 2003. Il concerto si è svolto al teatro comunale G.Verdi di Costabissara, ed è stata una serata perfetta. Avevamo due fonici tutti per noi, un palco tutto per noi, delle luci tutte per noi e soprattutto un pubblico tutto per noi! C’è bisogno di dire altro?

Questo è un mondo difficile perché…
C’E’ GROSSA CRISI!!!!!!

Commenti

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