By popular demand - Padova, via mail, 20-04-2004 Intervista

20/04/2004 di

I by popular demand vengono da Galliera Veneta, nell’Alta Padovana, e propongono un alternative rock epico, primordiale e potente, macchiato di schizzi noise e felici intuizioni melodiche alla Patti Smith, sulla base di chitarre arrabbiate e frenetiche.



Cosa significa il vostro nome? Perché lo avete scelto?
Il nome by popular demand (scritto con le minuscole) è in realtà un’espressione di uso comune nelle lingue anglofone che significa pressappoco “a grande richiesta”. La scelta corrisponde ad un preciso intento provocatorio: che è quello di pensare di essere una band giusta al momento giusto, quello che manca, ciò di cui la gente ha bisogno per dimenare le chiappe, allegria!!

Cosa c’è del vostro nome nella vostra musica?
Il rosso… e il rock’n’roll.

Quali sono le difficoltà che incontra una giovane band che fa la vostra musica nel vostro territorio?
Nessuna, perché piacciamo proprio a tutti, anche ai gestori (di pub) omosessuali.

Quali sono i vantaggi, invece, di vivere nella vostra zona, per far musica.
Nessun vantaggio, a parte l’abbondanza di enormi capannoni prefabbricati da cui puoi sempre ricavare un angolino per tirare su una sala prove…

Tre dischi stranieri e tre italiani da portare nell’isola deserta.
Allora, premesso che nell’isola si dovrebbe prima di tutto fare il possibile per non trasformarsi in Tom Hanks, che è la peggiore disgrazia che ti possa capitare, porteremmo forse “I’ll take care of you” di Mark Lanegan, “Real World” di Peter Gabriel e l’unico disco dei Blind Faith.

Per quanto riguarda gli italiani direi “Le nuvole” di Fabrizio De’Andrè, “Hai paura del buio” degli Afterhours e il mitico “Verba Manent” di Frankie Hi-Nrg. Vanno bene?

Un disco straniero e uno italiano da buttare nel cassonetto.
Un disco qualsiasi fra tutta la Negro-Music from USA che c’è sul mercato per quanto riguarda gli stranieri, e tutta la discografia dei Verdena, compresi i Verdena e i loro imitatori che sono sempre troppi: tutti nella pattumiera.

Musicalmente da che parte state: Inghilterra o Stati Uniti? O altro?
Né Inghilterra, col suo piagnucolismo esistenziale da paranoia post-beatlesiana, né Stati Uniti, con la loro sindrome di Macho Man: sanno essere epici e bigotti allo stesso tempo.

Stiamo dalla parte dell’Europa, e volentieri. Paesi scandinavi, Belgio, Francia e Italia.

Un buon motivo per venirvi a vedere dal vivo.
Siamo quattro ragazzi simpatici… che suonano musica “buona”, cioè di sentimenti buoni.

La più bella serata della vostra vita di musicisti.
Sempre l’ultima. Solo l’ultima.

Questo è un mondo difficile perché…
…la vita è intensa, la felicità c’è a momenti e il cielo ti può sempre cadere sulla testa.

Un bacio a tutti.

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