Guignol - Padova, via mail, 21-02-2004 Intervista

21/02/2004 di

I milanesi Guignol, attivi dal 1999, propongono un punk noise blues in cui è evidente la lezione dei Birthday Party di Nick Cave, anche nel maledettismo dei testi. Risponde alle domande di Rockit il cantante e chitarrista Pierfrancesco Adduce.



Cosa significa il vostro nome? Perché lo avete scelto ?

Guignol è il nome di una marionetta francese ..è un personaggio del teatro delle marionette , fa parte dell’immaginario popolare, è una specie di Pulcinella un po’ rissoso e che spesso irride il sistema, coi suoi potenti . Si dice che il nome abbia una lontana origine italiana, sembra che provenga dal nome di una località della Bassa Padana, Chignolo Po, da cui partivano a fine ‘700 molti tessitori e marionettisti che inseritisi in Francia, specie a Lione , hanno poi fuso il loro teatro con quello delle marionette francesi ..quindi Chignolo francesizzato sarebbe diventato Guignol.

Altra cosa è invece il Grand Guignol , che partendo dal nome della marionetta ha introdotto un tipo di teatro che col tempo si è evoluto in forma cruenta , con colpi di scena orrorifici ecc... Comunque la scelta ci è stata suggerita dal titolo di un libro di Celine , “Guignol’s band”: essendo lui un autore tra i nostri preferiti, lo abbiamo adottato .

Cosa c’è del vostro nome nella vostra musica?

Non so… Credo un certo immaginario popolare, una certa dose di grottesco e un’altra di tragicomicità, entrambe presenti nelle canzoni.

Quali sono le difficoltà che incontra una giovane band che fa la vostra musica nel vostro territorio?

Le solite ..pochi spazi e centinaia di band con cui contenderseli . Milano avrebbe delle potenzialità enormi solo in teoria, certo poi si vanta di essere il centro nevralgico di tante cose , ma non è affatto così da molto tempo ormai , a dispetto di quanto non si dica o pensi. I luoghi ci sarebbero pure , ma spesso aprono e chiudono ad una velocità impressionante, vuoi per costi di gestione insostenibili, vuoi per mancanza cronica di coraggio e iniziativa, vuoi proprio per disinteresse nei confronti della musica che non fa fare incasso sicuro e intrattenimento.

L’altra difficoltà grossa è quella di ritagliarsi il tempo per setacciare per bene quello che c’è di utile in giro.. internet aiuta moltissimo, ma trovare e tenere i contatti, è un lavoro vero e proprio aggiunto a quello che fai per vivere e al poco tempo che resta quindi per suonare...

Quali sono i vantaggi, invece, di vivere nella vostra zona, per far musica.

I vantaggi li trovi nella misura in cui hai abbastanza tempo per dedicarti a cercare contatti... con molto sbattimento qualcosa ci cavi, ovviamente con cachet e rimborsi il più delle volte molto bassi o persino a gratis talvolta, ma se ti preme di suonare e non disdegni di farti il culo e sbattere la testa, alla lunga qui, tra Milano e i dintorni lombardi , qualcosa si combina…

Tre dischi stranieri e tre italiani da portare nell’isola deserta.

... molto difficile, solo a titolo personale, per gli italiani direi:
“Anime Salve” di Fabrizio De Andre’, “Tournèe” di Paolo Conte, “Il ballo di SanVito” di Vinicio Capossela ...

Per gli stranieri:
“Velvet underground & Nico” dei Velvet Underground, “Swordfishtrombones” di Tom Waits, “From her to eternity” di Nick Cave & the Bad Seeds.

Un disco straniero e uno italiano da buttare nel cassonetto.

...non so, non ho mai buttato davvero un disco... al limite l’ho riciclato rifilandolo in regalo a qualcuno non troppo simpatico.. ehm, o l’ho rivenduto al “Libraccio” o a qualche bancarella ...molti anni fa però ricordo di aver buttato sul serio nel cassonetto “Cut the craps” dei Clash.

Musicalmente da che parte state : Inghilterra o Stati Uniti? O altro?

...in Italia direi , con un orecchio attento alla musica rock americana certo, a quella inglese, ma anche a quella francese o balcanica in alcuni casi... Abbiamo ascolti molto diversi all’interno del gruppo ma a parte ciò teniamo ad essere considerati un gruppo italiano innanzitutto…

Un buon motivo per venirvi a vedere dal vivo .

...boh , perchè no??!!

La più bella serata della vostra vita di musicisti.

...ne abbiamo avute diverse ...ma personalmente mi viene da citare quella di cui ho il ricordo più confuso : ai Murazzi di Torino, lo scorso settembre... Ero così sbronzo che mi mangiavo intere parti di testo o lo inventavo lì per lì… I suoni e il resto erano un totale caos con l’impianto che ogni tanto saltava., un ampli da sostituire, un lato del palco che si sfonda... il Po sullo sfondo ..che serata!!

Questo è un mondo difficile perché...
Forse perché facciamo di tutto per complicarcelo...e tutto sommato, a noi che siamo qui , le cose vanno ancora “relativamente” bene ... ma altrove la definizione “difficile” sarebbe a dir poco riduttiva.

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