Alberto Muffato (artemoltobuffa) - Padova, via mail, 23-04-2004 Intervista

23/04/2004 di

Vengono da Maerne, provincia di Venezia, e propongono un pop obliquo e felicemente lo-fi: signori, Artemoltobuffa



Cosa significa il vostro nome? Perché lo avete scelto?
Una sola risposta risolve i due quesiti. Artemoltobuffa è anagramma di Alberto Muffato. Alberto Muffato sono io, fondatore di questo modesto progetto musicale. Con me ci sono anche Emiliano Pasquazzo, Davide Rossetti e Massimiliano Bredariol.

Cosa c’è del vostro nome nella vostra musica?
Di arte ce n’è poca. Di buffoneria pure. Non siamo nemmeno in molti.

Quali sono le difficoltà che incontra una giovane band che fa la vostra musica nel vostro territorio?
Non credo abbiamo incontrato particolari difficoltà. In realtà sarebbe più semplice rispondere a domande del genere piangendo il morto, lamentando la scarsa visibilità del rock, la mancanza di spazi, l’indifferenza del mercato discografico e così via. È vero peraltro che molti ottimi gruppi delle nostre parti – penso a Northpole, Valentina Dorme, Goodmorningboy, Elle, Kleinkief – rimangono ingiustamente ‘underground’ e sconosciuti ai più. Questo però non è un problema dei soli gruppi italiani. Purtroppo in generale non esiste una cultura musicale, una cultura dell’ascolto... però credo anche che ciò sia in parte responsabilità dei musicisti stessi. I musicisti – io compreso – sono spesso dei grandi ignoranti di musica.

Quali sono i vantaggi, invece, di vivere nella vostra zona, per far musica.
Non vedo particolari vantaggi nel suonare dalle mie parti.

Tre dischi stranieri e tre italiani da portare nell’isola deserta.
Per gli stranieri dico Low, “Trust”; Yolatengo, “Painful”; Bonnie ‘Prince’ Billie, “I see a darkness”. Per gli italiani Perturbazione, “In circolo”, Tottemo Godzilla Riders, “Klippa kloppa soundish”; Ivano Fossati, “Discanto”.

Un disco straniero e uno italiano da buttare nel cassonetto.
Rimanendo in ambito rock... direi per gli stranieri gli Audioslave. Per l’Italia butterei nel cassonetto le orribili canzoni cantate da Elisa (specie quest’ultimo truffaldino album-raccolta-unplugged-emmetivvù con scandaloso plagio jeffbuckleiano: “cous’is ciòchén, fòchén, sciòchén, stòken, spòlén” eccetera).

Musicalmente da che parte state: Inghilterra o Stati Uniti? O altro?
Senza retorica stiamo dalle parti di Treviso-Venezia. Veniteci a trovare e vi faremo sentire.

Un buon motivo per venirvi a vedere dal vivo.
Credo si veda siamo un progetto in divenire. Suonando cerchiamo di trovare un senso alle canzoni scritte. In più ora c’è Massimiliano Bredariol che fa un casino del diavolo... io stono parecchio ma giuro non lo faccio a posta come Stephen Malkmus...

La più bella serata della vostra vita di musicisti.
Deve ancora giungere.

Questo è un mondo difficile perché…
“Non lo so pecché. Sono fatti miei”.

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