Zincoberge - Padova, via mail, 23-04-2004 Intervista

23/04/2004 di

I monselicensi Zincoberge propongono un energico nu-metal che non sa rinunciare a eleganti soluzioni melodiche, vivaddio!



Cosa significa il vostro nome? Perché lo avete scelto?
Zincoberge deriva dall’unione della parola italiana “zinco” e “berge”, parola tedesca che significa montagna.

Il nome è stato deciso dai componenti iniziali, durante una serata passata insieme a bere. L’unico intento che possedeva era quello di trovare qualcosa che caratterizzasse il paesaggio che ci circonda: una vasta pianura scossa solo dalla presenza dei colli Euganei. La parola zinco dava il sapore giusto, più “duro” per il tipo di musica che facciamo. Oggi ci accorgiamo che più passa il tempo, più questo nome ci identifica. La forza di questa immagine, di una montagna di zinco freddo e contorto che si erge quasi ad esplodere nel mezzo di una pianura sterile, apparentemente immobile; questa è l’immagine che cerchiamo di trasformare in sensazioni suonando la nostra musica.

Cosa c’è del vostro nome nella vostra musica?
La volontà di farsi sentire, non con riscontri politici ma con sensazioni di una generazione, che a volte si accontenta, ma che nel nostro caso non si ferma al semplice apparire delle cose.

Dietro a ciò che sembra tranquillo a volte si nasconde il malessere e tanta rabbia.

Quali sono le difficoltà che incontra una giovane band che fa la vostra musica nel vostro territorio?
Infinite difficoltà: primo nel proporre musica propria quindi non commerciale; poi nel trovare spazi e persone che credono anche nei gruppi poco conosciuti e che non guardano solo alle proprie tasche. La vita e i tempi del mondo attuale infine non sono di certo a favore.

Quali sono i vantaggi, invece, di vivere nella vostra zona, per far musica.
Un ottimo vino che è anche ottima fonte di ispirazione (sempre se bevuto con moderazione) e la tranquillità della campagna che ci permette di fare tutto (o quasi) il casino che vogliamo; per il resto si pensa sempre che i vantaggi siano altrove, soprattutto all’estero. Chissà se è vero.

Tre dischi stranieri e tre italiani da portare nell’isola deserta.
Dopo una lunghissima discussione che ha visto concorrere una moltitudine di dischi, siamo arrivati alla seguente classifica:
dischi stranieri: Tool, “Lateralus”; King Crimson, “In the court of the Crimson King” ; Blonde Redhead, “La mia vita violenta”.

dischi italiani: CSI, “Tabula rasa elettrificata”; PFM “Prime impressioni”; Elio e le storie tese, “Cicciput”

Un disco straniero e uno italiano da buttare nel cassonetto.
In rappresentanza di altre migliaia di dischi che sarebbero da buttare nel cassonetto, scegliamo tutta la discografia dei Chumbawamba e degli Eiffel 65.

Musicalmente da che parte state: Inghilterra o Stati Uniti? O altro?
30% Inghilterra, 30% USA, 40% EU

Un buon motivo per venirvi a vedere dal vivo.
Ci sono almeno 10 motivi per andare a vedere qualsiasi concerto live.

Per venire a vedere il nostro bisogna sicuramente amare la musica rock. E amare la musica rock ci sembra già un buon motivo per venirci a vedere.

La più bella serata della vostra vita di musicisti.
Ovviamente tutte quelle serate in cui il pubblico, anche quando numericamente scarso, ha risposto calorosamente.

Questo è un mondo difficile perché…
…non abbiamo mai visto altri mondi più difficili di questo.

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