Nuovi Orizzonti Artificiali (N.O.A.) - Padova, via mail, 26-03-2004 Intervista

26/03/2004 di

I milanesi N.o.a. propongono un elettronica “dolce”., impegnata ma mai pesante. Hanno vinto “Voci per la libertà ” 2003.



Cosa significa il vostro nome? Perché lo avete scelto?
I "Nuovi Orizzonti" sono quelli che cerchiamo e che vorremmo offrire a chi viene in contatto con noi. Vivendo a Milano il concetto di orizzonte è una cosa un po' teorica. Non esiste punto in cui tu possa guardare senza incontrare un palazzo o una casa. Ecco allora che, se non puoi averli naturali, li puoi creare "Artificialmente". L'immaginazione è una risorsa molto potente.

Cosa c’è del vostro nome nella vostra musica?
Il nome risale a cinque anni fa ed in quel periodo la nostra musica era più psichedelica di oggi. Ciò nonostante credo che il senso di "Artificiali" sia ancora presente nelle nostre canzoni. Credo che la nostra musica crei delle immagini, permetta dei "viaggi". Quello che da sempre significa, invece, "Nuovi Orizzonti" è il tentativo di unire ad una musica "moderna" come la dance o la jungle una poesia nei testi che generalmente non è tipica di questi generi. Diciamo che abbiamo sempre tentato di far divertire e nel frattempo far riflettere chi ci ascolta. Mi sembra qualcosa di "nuovo", no?

Quali sono le difficoltà che incontra una giovane band che fa la vostra musica nel vostro territorio?
Pablo: Milano è una città strana, offre un sacco di possibilità quando incominci a suonare, molte realtà con cui confrontarti, cogliere spunti, imparare. Poi, dopo un po', crescendo "musicalmente", ti accorgi che in realtà i posti dove suonare non sono così tanti come sembrano. E che la gente che va ai concerti non è così tanta come ti sembrava. Esistono due specie di realtà: Una fatta di posti dove si suona male, perché si sente male, perché chi gestisce questi posti vuole guadagnarci mille dando zero e del gruppo non si cura minimamente. Tanto, se non sei tu, è un altro; una seconda realtà è invece quella di posti dove non si va a suonare da autoprodotti, mi riferisco a quei posti grossi dove suonano bands internazionali o nazionali con ottime produzioni e nomi alle spalle.

Anche il pubblico è diverso: Chi va nella prima tipologia di posti ci va, nel 90% dei casi perché suona un suo amico. Tanto lo sa che non potrà capire bene quello che dal palco si trasmette e quindi difficilmente, anche se incuriosito, partirà col cuor tranquillo alla volta di un concerto. Un ascoltatore di questo tipo è obbligato ad avere molta immaginazione.

Chi va ai concerti del secondo tipo, oltre ovviamente ad andare ad ascoltare la musica che gli piace, ci va sperando che il concerto valga i soldi che spende (e che non sono oramai pochi!).

Ecco, se mi è concessa la generalizzazione, diciamo che difficilmente a Milano una persona "non musicista" va ad ascoltare un concerto rock del primo tipo.

I N.O.A. si trovano perfettamente a metà tra queste due realtà: non ci è data la possibilità di suonare nei posti del secondo tipo ma siamo oramai troppo complessi per quasi tutti i posti del primo tipo.

Chi viene ai nostri concerti , chi ci conosce e segue da tempo, viene per ballare e divertirsi, ma c'è tutta una fetta di persone che non ci conoscerà mai finché non ci sarà data la possibilità di passare a quel "secondo" livello.

Paolo: se come territorio intendi l’Italia, penso che i problemi siano numerosi, a partire dalle persone per finire alle “malegestioni” dei locali. Sembra che le persone non vogliano ascoltare musica nuova, o meglio musica “senza garanzie” inteso come un amico che consigli il tal gruppo o il tal musicista. D’altra parte i locali non fanno nulla, o meglio niente di più dello stretto necessario, per consentire ai gruppi di esibirsi in situazioni decorose, un buon impianto, una buona pubblicità, un compenso congruo (non fantamilioni di dollari, almeno un rimborso spese reale), etc. etc. etc.

Quali sono i vantaggi, invece, di vivere nella vostra zona, per far musica.
Pablo: Riattaccandomi al discorso precedente son comunque conscio che nascere e vivere Milano offre più possibilità rispetto a moltissime altre città italiane. A partire dalle sale-prova fino ad arrivare anche solo ai negozi di musica. A Milano almeno puoi scegliere... ricordo una decina di anni fa in Sardegna... se volevi un paio di bacchette per la batteria, o prendevi quella marca e quella misura che c'era, o dovevi ordinarle con sovrapprezzo e mesi d'attesa. I vantaggi di vivere a Milano ci sono quindi, almeno finché non arrivi a vederne il trucco e ti diventa stretta addosso.

Tre dischi stranieri e tre italiani da portare nell’isola deserta.
Pablo: Essendo i N.O.A. in sette, premetto che questo è solo il mio punto di vista. Direi... stranieri:
- "Ungod" degli Stabbing Westward (che conosco forse solo io e così mi porto via l'unica copia venduta in Italia);
- "Mother's milk" dei Red Hot Chili Peppers;
- "Achtung Baby" degli U2.

Italiani direi:
- "Non al denaro, non all' amore ne' al cielo" di Fabrizio De Andrè;
- "Catartica" dei Marlene Kuntz ;
- "In quiete" dei C.S.I. .

Paolo: Giusto per non essere banale
Stranieri:
- “Grace” di Jeff Buckley;
- “Fear of fours” dei Lamb;
- “Ok Computer” dei Radiohead.

Italiani:
- “Riportando tutto a casa” dei Modena City Ramblers;
- “Amstrong” degli Scisma;
- “Catartica” dei Marlene Kuntz.

Un disco straniero e uno italiano da buttare nel cassonetto.
Pablo: Ma....senza prendere in considerazione quelli che sono scontatamente nel cestino... forse "L'indispensabile" di Vinicio Capossela, artista che amo tantissimo e di conseguenza non mi va giù la mossa commerciale del "greatest hits" . Per quello straniero... farei uno qualunque dell' ultima produzione di Sting... un po' per gli stessi motivi... ho amato molto i Police e non mi piace chi poi si svende a quel modo.

Paolo: mah… italiano????: Tutta la produzione uscita dal festival di Sanremo, fatta eccezione per Silvestri, Tenco, e qualche altro caso sporadico.

Straniero????: tutta la produzione R&B e Black in circolazione, in questo caso non riesco a fare eccezioni

Musicalmente da che parte state: Inghilterra o Stati Uniti? O altro?
Pablo: Per me è indifferente, dipende da dove arriva la bella musica.

Paolo: pienamente d’accordo con Pablo, anche se preferirei stare dalla parte italiana

Un buon motivo per venirvi a vedere dal vivo.
Pablo: Perchè i nostri concerti sono veramente spontanei e diretti. Ci divertiamo molto a suonare e questo arriva al pubblico. Si balla tanto, ma si ragiona anche tanto.

Paolo: Un forte impatto, sia musicale che scenico, bella gente e ottima musica.

La più bella serata della vostra vita di musicisti.
Pablo: Per i N.O.A. credo sicuramente la vittoria quest'anno del premio Amnesty International al festival "Voci per la libertà", festival che quest' anno è stato premiato al MEI come miglior festival Italiano.

Forse della mia vita musicale privata... l'apertura del concerto degli Afterhours al Velvet di Rimini. All'epoca suonavo la batteria nei Sux! ed era il giorno dopo essermi laureato. E' stato un momento veramente particolare della mia vita.

Paolo: la vittoria al Premio Amnesty, mi ha musicalmente segnato, è stata una sensazione fantastica. Personalmente aggiungerei il concerto di quest’anno a Palazzo Granaio: bello, tantissima gente, e tutti che ballavano, stupendo.

Questo è un mondo difficile perché…
Pablo: Perché vige una politica "leccaculocratica" piuttosto che "meritocratica".

Paolo: Perché negli occhi della gente vedo rassegnazione, sta finendo la voglia di combattere, ho la sensazione che si lotti contro un muro di gomma.

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