Piccola Bottega Baltazar - Padova, via mail, 27-01-2004 Intervista

27/01/2004 di

I padovani Piccola Bottega Baltazar propongono una raffinata idea di canzone d’autore, lontana dalle sclerotizzazioni del genere e incline a contaminazioni jazzy ed atmosfere da inizio Novecento, tra fumosi bistrot e rosse case del popolo padane. Nel 2003 hanno effettuato un tour in Spagna



Cosa significa il vostro nome? Perché lo avete scelto?
Ci piaceva l’idea della bottega, luogo in cui lavora un artigiano, dove si sviluppa una professionalità solida e duratura. Ci piaceva anche che questa bottega fosse piccola, con gli attrezzi e i materiali accatastati, che spesso sfornano un’immagine di segreta armonia non stabilita. Ci piaceva Baltazar perché è un nome che raggruppa vari personaggi della storia e della letteratura del mondo (il personaggio di Saramago nel “Memoriale nel convento”, il giudice nel “Mercante di Venezia” di Shakespeare, il personaggio di Au hasard, Balthazar )

Cosa c’è del vostro nome nella vostra musica?
La voglia di fare musica come artigiani, cesellando con passione ogni nota, parlando di storie legate alla vita.

Quali sono le difficoltà che incontra una giovane band che fa la vostra musica nel vostro territorio?
La distribuzione direi, soprattutto all’inizio. Quando poi inizi ad avere un certo numero di contatti va meglio, ma certi percorsi se non hai un’agenzia alle spalle ti sono preclusi.

Quali sono i vantaggi, invece, di vivere nella vostra zona, per far musica.
Penso che, nell’universo provinciale, si possano curare meglio contatti e situazioni.

Tre dischi stranieri e tre italiani da portare nell’isola deserta.
Probabilmente ognuno di noi avrebbe probabilmente 6 dischi diversi da portare nell’isola, c’è chi è legato di più alla canzone d’autore in senso stretto (e quindi De André, Brassens, Madredeus, Ferré, Tenco, Waits, Conte), chi alla canzone d’antan (Natalino Otto, Renato Carosone, i Gufi), chi al jazz (Django Reinhart, Miles Davis), chi alla classica (Debussy, Ravel, Satie).

Un disco straniero e uno italiano da buttare nel cassonetto.
Impossibile sceglierne uno, ce ne sono talmente tanti… Diciamo tutta la musica scompare dopo poche settimane e non viene ricordata da nessuno per nessun motivo.

Musicalmente da che parte state: Inghilterra o Stati Uniti? O altro?
Stiamo dalla parte dell’Europa, ma possiamo ritrovare cose che ci hanno ispirato negli Stati Uniti, nell’America Latina, tra i musicisti di fado portoghese, tra i fisarmonicisti finlandesi o tra i contadini veneti. Diciamo che l’unica parte che dobbiamo ancora esplorare è l’oriente ma ci arriveremo.

Un buon motivo per venirvi a vedere dal vivo.
Ci divertiamo, facciamo un paio di battute (e qualche volta la gente ride) e inoltre, per il nostro nuovo spettacolo, abbiamo preparato le versioni “live” della canzoni del nuovo disco.

La più bella serata della vostra vita di musicisti.
Ce ne sono state parecchie fortunatamente, comunque in quest’ultimo periodo la cosa che da più soddisfazione è di vedere un sacco di gente che arriva ai concerti, magari si è fatta 50 km e ti chiede di ascoltare le tue canzoni.

Questo è un mondo difficile perché…
Questo non è un mondo difficile visto da qua, ma dobbiamo lavorare perché non sia un mondo difficile in altri posti del mondo.

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