Megahertz [Veneto] - Padova, via telefono, 05-07-2005 Intervista

05/07/2005 di

Sono passati un po’ di mesi dall’esordio su Mescal di Megahertz. Per sapere cos’è successo e cosa succederà Rockit ha pensato di fare una bella chiacchierata con il ragazzo elettronico. Che, dal canto suo, era a Roma per il concerto con Morgan.



Allora, come sta andando “Estetica”?
I numeri delle copie vendute ancora non li so. Per quanto riguarda i concerti, le recensioni e i passaggi del nuovo singolo “Pinocchio” in radio, la risposta è buona. Per un disco d’esordio va bene. Poi è un disco che ho fatto come volevo io, per cui mi interessa che arrivi quello che c’ho messo. In tutto il tempo che ci vuole. Unica cosa, mi piacerebbe poterci fare un video, di questo nuovo singolo, per avere più visibilità.

Che rapporto c’è tra “Estetica” e “Farina tipo 00”, uscito col tuo vero nome?

“Farina tipo 00” era la mia prima produzione, fatta in casa, un primo approccio con l’elettronica, più sperimentale, senza canzoni pop, tranne una forse. Guardava molto ai Tangerine dream. “Estetica” è un disco prodotto, con il supporto di una casa discografica, fatto di canzoni pop.

Parlami del titolo.

Mah, è quello della canzone che ha fatto da primo singolo. Il testo è di Lele Battista e poi c’è questa voce femminile campionata alla tv. Sei anni fa avevo acceso la tv e ho registrato sul dat un mio zapping. Quando ho fatto il disco l’ho ripreso, l’ho sentita e ho detto: “Fermi tutti. Cos’è sta roba?”. Ho fatto un cut-up ed è nato il testo della voce recitante. Il buffo è che adesso di “estetica” senti parlare tutti i giorni alla tv, e quella è una canzone nata quattro anni fa, in base al suono della parola, che mi piaceva molto. Mi piaceva la sua eleganza.

Guarda un po’, c’è pure una canzone intitolata “L’eleganza”, anche quella risalente a qualche anno fa… ma non è che si tratta di un concetto centrale per te?

“L’eleganza” la suonavo con i Versus, il mio gruppo, ma era nata elettronica: quindi è un po’ un ritorno alle sue origini… Circa il concetto, è tutto espresso in modo molto spiritoso, per prendere in giro i mass media che mandano continuamente questi messaggi: l’eleganza, l’estetica. Sono due degli episodi del disco più spiritosi, come anche “Lille girl”. Poi ce ne sono anche di più intimi, come “Sweet emotion”.

Si tratta infatti di un disco molto vario, che abbraccia un po’ tutti i generi dell’elettronica…

Sì, ha tutti i colori dell’elettronica. Direi che racchiude tutte le esperienze che ho fatto e le collaborazioni che ho avuto in questi anni (infatti ci sono Lele Battista e Morgan): è quasi un “best of” della mia gavetta (ride, n.d.r.) racchiuso nell’esordio. Il nuovo disco sarà comunque molto diverso da “Estetica”: d’altronde, David Bowie ci ha insegnato a non ripeterci, a non adagiarci sui clichés. Per cui, ora la direzione sarà un’altra, più “estera”, più “cattiva”. Anche adesso nel live i brani sono più “cattivi”. Sarà un disco quasi punk, in un certo senso. Ma accanto all’elettronica mi piacerebbe, se posso, usare anche degli archi veri. Insomma, il nuovo disco non ricorderà per niente “Estetica”. Sarà molto più tedesco.

A proposito di Germania, so che sei stato anche all’estero…
A Parigi e Londra. A Parigi ci sono andato io di mia iniziativa con i miei dischi, come si faceva una volta e come penso si debba fare tuttora. A Londra ho tenuto un concerto in un pub a Soho, il quartiere alla moda. Siccome avevo solo il disco e non la strumentazione, ho fatto tutto piano e voce, alternando pezzi miei a cover di Bowie e Sylvian. Alla fine il titolare mi ha detto che non aveva mai sentito fare questa musica nel pub… Comunque il live è piaciuto, ha incuriosito. Era quello che volevo.

Nel disco c’è anche un mélange di lingue: italiano, inglese, francese…
Io non sono un cantautore. Mi interessa il suono della voce come mi interessa quello del synth. Per me giocare con i filtri del synth non è diverso da giocare con le parole. Quando a Parigi ho messo su i brani a una festa in discoteca, che era piena anche di spagnoli e inglesi, tutti potevano apprezzare. Ti dirò che, al di là dell’episodio, i brani sono piaciuti più ai non italiani che agli italiani. Addirittura a Londra c’è un insegnante inglese di italiano che usa “Disco adventure” per insegnare la nostra lingua. Ma lì il merito non è mio: è di Lele Battista che ha scritto il testo.

Nel disco c’è “Mini calcolatore”, cover dei Kraftwerk. E c’è anche una storia collegata a questo pezzo.
Sì. La scorsa tournée dei Kraftwerk sono andato a Torino. Sono arrivato molto presto e ho avuto la fortuna di riuscire a parlare con Ralf Hütter, cosa davvero difficile, visto che negli ultimi anni è diventato sempre più… diciamo “riservato”, e ammette solo persone famose a parlare con lui. Insomma gli ho fatto sentire la cover e gli ho ricordato che nell’81 l’aveva cantata così, con quel testo, in italiano, a Discoring (la trasmissione Rai che si occupava delle classifiche presentava i nuovi artisti, n.d.r.). Così la sera l’ha cantata così, con quel “mini” che invece di “piccolo” fa più francese, secondo me. Gli ho regalato il pezzo e basta, non vado più in là. Non voglio conoscere bene chi ascolto veramente tanto, voglio che rimanga comunque un alone di mistero. Sono contento così. Il mio è stato più un gesto di riconoscenza per avermi regalato un’ottica da cui inquadrare l’elettronica diversa da quella di tutti gli altri. I Kraftwerk hanno inventato tutto quello che si sente oggi in giro, sono campionati da tutti. Ora leggo sui giornali che anche Coldplay e U2 si dichiarano grandi fan e ammiratori dei Kraftwerk. Ma io quella cover l’ho fatta tre anni fa. Non è detto che noi italiani dobbiamo sempre arrivare dopo.

I tuoi artisti fondamentali?

I Kraftwerk per l’elettronica, David Bowie per il glam, Franco Battiato per i cantautori. Beh, anche De André mi piace molto, ma Battiato è un’altra cosa. E poi i King Crimson per la sperimentazione.

Immagino quelli del secondo periodo.

Sì. “Discipline” è un disco fantastico. L’ho fatto autografare a Tony Levin, quando c’ho suonato assieme (in una jam session di tre giorni collettiva a Padova, n.d.r.).

Una cosa che ti distingue da altri artisti magari dotati di pari talento, è l’eccezionale forza di volontà, secondo me. Tu parti, fai, vai, suoni. Gli altri magari no. Quanto è importante la volontà per fare musica?

Metto tutte le energie che ho nella musica. Infatti nella vita normale sono piuttosto pigro. Ma sempre stato così, fin dal liceo, quando facevo di tutto per formare una band. ero sempre io che trascinavo gli altri. Nella vita non è così. Penso che puoi avere anche il miglior manager, ma tutto nasce se uno tira fuori voglia e forza e fa sacrifici. Poi, certo, c’è anche il discorso fortuna.

Come è nata la conoscenza con Morgan?
Avevamo in comune l’amicizia con Lele Battista. Così conosco Morgan fin dai tempi dei Bluvertigo. C’era questa affinità di stile, di musica: lui mi ha fatto conoscere molte cose, che, non so, magari avrei conosciuto dopo, ma me le ha fatte conoscere lui. C’è un bel rapporto, molto diverso da quello che ci può essere tra star e turnisti. Mi sta insegnando molto tuttora, specie a collegare mondi molto diversi, come De André e l’elettronica. La collaborazione musicale è nata verso la fine delle registrazioni di “Canzoni dell’appartamento”: mi ha chiamato, ho fatto un vocoder sul singolo e mi ha proposto la tournée. Ma sai, tra il dire e il fare… Invece poi mi ha chiamato la Mescal e ho accettato subito. Suonare con Morgan mi ha aiutato anche a progredire con il theremin: sai, finché lo suoni da solo…. ma quando sei in un gruppo e devi fare il solista, le cose cambiano.

Come è stato lavorare al disco su De André?

Molto bello, anche perché conoscevo molto bene proprio quel disco di De André: l’ho sempre ascoltato molto e quindi non è stato difficile suonarlo. Adesso poi lo suoniamo proprio bene. Il disco è molto bello ed è stato molto bello registrarlo, nello studio di Mauro Pagani, in presa diretta come negli anni 70. Ma lo sai che ho conosciuto Fernanda Pivano?

No, dai! Come, dove?
Siamo andati a suonare a “La Milanesiana”, un festival di cultura milanese organizzato da Elisabetta Sgarbi… Pensa che c’era Hanif Kureishi!

Ma dai, quello di Bowie!
Sì, era lì e gli abbiamo suonato “The Buddha of Suburbia”, ovviamente. Un pezzo fantastico…

E la Pivano?

Era in prima fila. Finito di suonare sono andato a presentarmi. La Pivano ha un’energia… Cioè, ha quasi 90 anni, era l’una di notte e siamo stati lì a chiacchierare un casino, con lei che mi teneva la mano come una nonna, ma con degli occhi che brillavano… Mi sono reso conto che lei è molto più giovane di noi del gruppo…

Nel disco c’è anche “Space oddity” di Bowie. Perché proprio lei?

Ne avevo fatto la cover in disco (da tre anni Megahertz suona alla domenica pomeriggio allo Station di Maserà, in provincia di Padova, n.d.r.) e i ragazzini venivano a farmi i complimenti perché pensavano fosse mia. In realtà in disco si possono educare i ragazzini a scoprire che non esiste solo Gabry Ponte: questa è una cosa che mi è sempre piaciuta. Alla fine alcuni di questi ragazzi mi hanno detto che si sono comprati i dischi di Bowie. Comunque è una cover scherzosa, mancano perfino delle parti, piaceva anche a Marco (Morgan, n.d.r.) che l’ha cantata, un po’ non volevo rovinare altri pezzi di Bowie: insomma ci sono stati una serie di incastri per cui alla fine l’ho fatta. È buffa: il riff fatto in stile disco al synth fa ridere. La cosa assurda è che io da ragazzino non sono mai andato in disco. Quando tutti gli altri ci andavano, io mettevo su i gruppi e andavo a suonare al The Tube. Sono finito in disco per fare i concerti.

A proposito del The Tube, che è il locale di Limena, scomparso da tempo, in cui 10 o 12 anni fa hanno mosso i primi passi tutti quelli della scena padovana… Non trovi che al di là degli esiti molto diversi, ci sia qualcosa in comune, un certo atteggiamento nel guardare il passato e rifarlo? Voglio dire, tu che sconfini in disco e i Jennifer Gentle siete apparentemente agli antipodi, eppure condividete un gusto per la deformazione e ri-creazione del passato…

Assolutamente sì. Tra l’altro i Jennifer Gentle, anche se non li conosco di persona, mi piacciono molto. So che le cose gli stanno andando molto bene in Usa e sono felice per loro. Visto che gli piace Syd Barrett e io adoro i Pink Floyd mi piacerebbe collaborare con loro.

Sei un tipo più da live o da studio?

Mah, visto che ho cominciato a 14 anni ad andare nei locali a suonare, direi che ho molta più esperienza live. Poi sai, ho appena fatto un disco… Poi adesso credo che i cd finiranno per diventare dei gadget… Starà a galla chi sa suonare dal vivo.

“Pinocchio”. Perché?

Perché fin da bambino sono rimasto colpito e affascinato dal film per la tv, che non riesco a dissociare dalla musica… L’uno mi richiama istintivamente l’altra. Pensa che in Internet ho trovato il disco originale del 71! Ho cominciato a tirare giù la colonna sonora col piano. E poi ho scelto il tema, che è meno conosciuto rispetto a quello principale, che hanno rifatto techno nel 90, ma è più romantico. L’ho messo in quattro quarti, perché sarebbe in tre, per renderlo ballabile, e così ho fatto un singolo che non ha strofe, ma solo ritornello. E non ha quasi parole. C’è la voce di una ragazza di Vicenza e poi tre versi miei. Bastano. Di parole se ne sentono tantissime. Ho cantato all’improvviso, finita la registrazione, con i nastri che andavano ancora, e le parole mi sono venute così. Suonavano bene e allora le ho messe. È inutile farsi le seghe su una canzone elettropop. Mica faccio il cantautore.

E adesso che succede?
A luglio ho concerti con Morgan e da solo. Avrò anche una riunione in Mescal per vedere le prossime cose. Spero mi facciano fare il video. Se non mi danno i soldi per il video, potrei anche farmelo da solo. tanto oggi la tecnologia ti permette di fare dei buoni lavori se hai le idee. Ho conosciuto un regista spagnolo che vive a Londra e lui me lo farebbe a costo zero. Si pensava a una cosa tipo io che vado in bici con il synth, incontro la gente, e vediamo come reagisce… Ma assolutamente niente di legato a Pinocchio. Poi a settembre dovrebbe uscire il disco di Lele Battista, cui ho collaborato, ed entro in studio per il nuovo disco. I brani nuovi li testerò però dal vivo. Come facevano i Pink Floyd.

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