FSC - Padova, via telefono, 25-09-2004 Intervista

01/10/2004 di

Esistono ancora le favole rock’n’roll? Credo di sì. Se ne sentono poche, ma questo fa parte del loro essere costitutivo. Ma ogni tanto accadono. E la storia capitata agli Fsc, tre ragazzi di Monselice (Pd) di poco più di 20 anni, appassionati di Muse, Blur, Radiohead, ha senz’altro i connotati della favola. Anche se non coronata dal successo delle chart, stuoli di groupies scollacciate e adoranti, stanze d’albergo messe a soqquadro. Ma ci sono vari tipi di favole. Tipo passare improvvisamente dai palchi dei pub di provincia a suonare in 7 pezzi su 11 del nuovo disco di Franco Battiato, “Dieci Stratagemmi”. Ecco perché trovo bello che Davide Ferrario, voce e chitarra della band, ve la racconti.



C’è chi pagherebbe per suonare con Battiato. Com’è iniziata questa avventura?
Qualche mese fa suonavamo al Garage di Monselice di spalla agli Audiorama. Alla fine del concerto ci si è presentato Raffaele Stefani, un ragazzo di Padova, assistente fonico dell’Industria Musica di Milano, lo studio dove registra gente come Baglioni o Celentano. Ci ha chiesto un cd in amicizia. Dopo due settimane ci chiama al telefono Piero Pischetola, fonico dell’Industria: ci dice che ha sentito il nostro disco e gli siamo piaciuti. Perciò vorrebbe sapere se siamo disposti a suonare in una grossa produzione, per fare due o tre inserti da 20 secondi in un paio di pezzi. Ovviamente diciamo di sì. Allora ci dice che si tratta del nuovo disco di Battiato. E il bello è che Battiato neppure ci aveva sentiti.

A questo punto…
…andiamo a Milano. Arriviamo la sera prima dell’inizio delle registrazioni, subito in studio a montare gli strumenti. Il giorno dopo è arrivato Battiato. Credo che i 30 secondi peggiori della mia vita siano stati quelli in cui lui ha aperto la porta dello studio ed è venuto da noi, camminando verso la sala di ripresa. Uno se lo immagina pensieroso e introverso. Invece è una persona molto solare, accomodante, disponibile. Abbiamo cominciato a suonare. E il primo pezzo è venuto al terzo take. A Battiato siamo piaciuti. Così, invece di farci fare tre inserti da pochi secondi, quel giorno ci ha fatto registrare tre pezzi. Nei giorni successivi siamo arrivati a sette.

Cosa è piaciuto di voi a Battiato?
L’impatto, il tiro, il nostro modo di suonare, perché non siamo assolutamente musicisti da studio, polivalenti. Siamo un power trio, ecco.

Com’è lavorare con Battiato? Vi dava delle indicazioni?
Non c’era niente di preordinato. Ci dava semmai indicazioni sulla dinamica. Tutto era estremamente istintivo: questa è la nostra forza e lui voleva quello da noi. Ovviamente non abbiamo suonato proprio come facciamo sui nostri pezzi, con tutti i distorti potenti: la chitarra e il basso erano leggermente saturati. In fin dei conti è un disco di Battiato! Il nostro suono è mescolato all’orchestra, ai suoni elettronici, alla sua voce, molto presente: in certi pezzi la nostra componente è del 20, ora del 30, ora del 40%. Ma è un amalgama che sta sui pezzi. Battiato ci è stato comunque di grande aiuto: trasmette una pace interiore incredibile. È tranquillo: sembra quasi l’opposto di certe sue canzoni. Non è un animo tormentato: ha un grande ottimismo e una grande carica, che ci ha lasciato tanto. Eravamo moltissimo a contatto, mangiavamo anche insieme. Poi certo, lui non aveva i nostri turni. Alle sette di sera se andava dallo studio, e noi rimanevamo fino a notte tarda. Ma è normale.

In quali pezzi avete suonato?
“Tra sesso e castità”, “Ermeneutica”, “Odore di polvere da sparo”, “I’m that”, “23 coppie di cromosomi”, “Apparenza e realtà”. In più ho suonato la chitarra acustica su “Fortezza Bastiani”. Diciamo che sul disco il 90% delle chitarre sono mie. Le altre le ha suonate Battiato.

Battiato suona la chitarra?
Sì, è un polistrumentista. L’avevo già visto dal vivo suonare la chitarra acustica.

Me l’ero perso. In effetti, a pensare alla copertina di “Patriots”… Del lato umano hai già parlato. Professionalmente, invece, cosa vi ha lasciato questa esperienza?
Una referenza non da poco (ridendo). In studio noi avevano già lavorato molto, ne conoscevamo le dinamiche. Ma lavorando con lui abbiamo capito meglio i nostri punti di forza e quelli deboli, cosa spingere e cosa lasciar stare, dove togliere, dove allungare. Ci siamo confrontati con una realtà più grande di noi: ma ora siamo più sicuri di noi stessi. Come strumentisti e band abbiamo più chiara come dev’essere la scrittura dei nostri pezzi. Ci ha fatto capire dove andare. È stato molto importante perché, vincolato a una realtà provinciale o non professionale, non hai molti termini di paragone con il mondo “grosso” della musica.

Un classico: progetti per il futuro?
Intanto suoniamo con Battiato il 5 ottobre ai Magazzini generali di Milano per la presentazione del disco su Radio Raidue. Poi si sono aperti dei contatti, ma alla fine di concreto c’è poco. Si era interessata la Sony, avevamo fatto dei provini di tre pezzi, quelli che si possono scaricare la nostro sito (www.fscnet.it). Ora è tutto in stand-by. Sto lavorando molto sulla scrittura di pezzi nuovi e ci stiamo facendo il culo tutte le sere in sala prove.

Nei vostri concerti farete cover di Battiato?
No. Uno perché non siamo in grado di farle senza la sua voce, due perché non vogliamo incasellarci da soli come “gruppo di Battiato”. È un punto di partenza per avere visibilità. Siamo una band che fa musica propria.

Commenti (2)

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  • Faustiko Murizzi 02/08/2007 ore 10:51 @faustiko

    giovanissime indierocker crescono... :)

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