Combomastas' - Palermo, 23-08-2008 Intervista

17/09/2008 di


(1991. Intervista a Salvatore Cuffaro, detto Totò, fatta da Santoro & Costanzo con la presenza di Giovanni Falcone - Tratta da "La Mafia è Bianca" di Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini)

Palermo. E' la mattina del 23 maggio 2008. E' la Giornata della Memoria, quella memoria lacerata e sentitissima dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, integerrimi rappresentanti dello Stato che lavora per i cittadini. Il sole è caldo, le scolaresche affluiscono verso il carcere dell'Ucciardone. Io siedo fra i banchi come loro e ascolto gli interventi degli invitati. Ci sono tutti: dal Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso fino a Maria Falcone. E' una lunga mattinata con il cuore compresso dentro un pugno invisibile, lo stomaco stretto in una morsa violenta; il mio mood è lo stesso del documento video di cui sopra. Giuseppe Ayala, PM di fiducia di Falcone, seduto nella sua postazione, la stessa del Maxi Processo, dichiara che se dopo 22 anni ci chiediamo se la Mafia è più o meno forte di prima, "diamo per scontato che ci sia". E' un commento amaro a cui aggiunge: "La Mafia si combatte a Palermo, ma si vince o si perde a Roma". Gli applausi sono calorosi, è la rabbia che muove le braccia. Scendiamo in strada e attraversiamo la città, conosco gente meravigliosa, reincontro i ragazzi dell'Associazione AddioPizzo, stiamo in silenzio ad ascoltare la filastrocca naif di Lorenzo Jovanotti e ci commuoviamo, infine arriviamo alla festa conclusiva con i concerti di Frankie Hi Nrg e Roy Paci. E lì che incontro i Combomastas'. SeccoJONES, il "can'i caccia" e produttore musicale; EliaPHOKS, il punkabbestia che vuol fare l'MC; SHORTY, il più piccolo e il più cantante; infine OthelloMan, il leader un po' profeta e un po' papà. Insieme sono un combo hip hop che autoproduce la propria musica, i propri vestiti e la propria speranza. Hanno ancora segnate le cicatrici delle stragi di stato e solo la Musica ha potuto curarle un po'. Vogliono un mondo senza Mafia e si candidano a cambiarlo con la Fede in Dio. Tanti motivi critici di discussione interessante, che affrontiamo con il più navigato del Combo: Othello.



Partiamo dalla prima cosa che vi (si) lega: Palermo. Quanto c'è di Palermo nei Combomastas'?
Othello: Se un tempo non mi era chiaro il legame imprescindibile dalle mie radici, oggi nei nostri testi l'aria, le esperienze, lo stesso cibo, i contesti in cui si vive e si lavora - pur a volte rimanendo per lunghi periodi lontani da Palermo - diventano la linfa e la tenacia, l'obiettivo e il mordente, la voglia di scappare e il punto di fuga di un mosaico in definizione che è la nostra stessa esistenza. E anche se inizialmente mi appariva lontano, sin dai miei primi testi lo leggi (e con stupore lo leggo io stesso) assolutamente chiaro.

Mi sono innamorato pazzo della vostra città e ho maturato una passione inspiegabile per l'Iris, la botta di dolce fritto pieno di ricotta. E' grave?
O: Se la mangi in piena estate diventa molto grave, sai il caldo... in inverno e in primavera invece è doveroso. L'unica cura è tornarci, tutte le volte possibili, e abbuffarti! Comunque, ok, messaggio recepito: te ne porto un vassoio... ma sai già cosa ci devi! Baciamo le mani!

Ci siamo conosciuti durante una notte in cui Palermo – e l'Italia – ricordavano Falcone e Borsellino. Una serata di festa, piena di musica e birre pizzofree: un ottimo modo per focalizzarsi sulle speranze ed alleviare l'incazzatura dura per quella che ad ogni anniversario sembra essere una celebrazione che puzza di ipocrisia. Che cosa pensano i palermitani di quei giorni e di queste commemorazioni/celebrazioni?
O: Parliamo per noi. Ognuno ha un punto di vista differente e rispettiamo queste peculiarità. Io personalmente metto a fuoco gli aspetti che mi servono da "ragione e propulsore" per continuare a lottare con maggiore intensità: c'è gente che non sta semplicemente a riempirsi la bocca di belle parole, ci sono ragazzi che operano davvero e impiegano il proprio tempo in azioni concrete. Alla faccia di chi viene a mettersi in mostra in queste occasioni come fossero in vetrina, il modo più serio per combattere questa muffa sta proprio nel utilizzare le debolezze/necessità di certe "facce di cartone" per attingere dalle forze negative e paradossalmente ribaltare la faccenda.

Come procedono le cose?
O: Ci stiamo riuscendo. Anche perché, badate, non tutti gli uomini nelle istituzioni e nella politica sono marci ma sta a noi trovare i giusti interlocutori. AmmazzateciTutti, AddioPizzo, La Fondazione Progetto Legalità sono solo alcune delle realtà che con le istituzioni riescono a dialogare - non con i partiti -, con funzionari che si sono messi in politica per evitare di lasciare tutto nelle mani degli squali. Sta a noi ragazzi renderci conto di quello che possiamo fare e, dunque, fare ognuno più di quanto ci aspettiamo da noi stessi. Senza aspettare manifestazioni e cortei (domani tutti se ne dimenticano fino all'anno successivo), la mafia si combatte ogni giorno, con piccoli gesti silenziosi e concreti. Con la gentilezza e la cultura. E attenzione: gentilezza ed educazione non vuol dire essere meno incazzati o meno determinati ma dignità.

A proposito di Addiopizzo, spieghiamo a tutti cos'è e cosa fa questa Associazione che sta tentando di liberare i consumi dal peso della Mafia?
O: E' una semplicissima idea messa in atto da gente che si è rotta il cazzo di dover scappare dalla propria città per fare quanto invece dovrebbe essere naturale. La gente non vuole più "tagliato il pallone nel proprio campetto". Si sono unite persone con la voglia di cambiare quanto fino ad oggi si dava per assodato: pagare il pizzo. Basta! Ma "Basta" lo si può dire quando non sei solo, quando a dirlo sono più quelli che non lo pagano e lasciano spiazzati mafiosi e coloro che lo chiedono, così che si trovino nella condizione di essere con le spalle al muro.

Per la prima volta non si è usato il classico copione "moralizzante" che ci vede tutti d'accordo nel dire che la mafia è il Male, ma si sta realizzando qualcosa di concreto nel mercato. E' questa la forza di AddioPizzo, secondo me.
O: Non è tutto così automatico e semplicistico, è una lotta di coraggio e virtù contro gente che non ha scrupoli. I ragazzi di AddioPizzo, precari, avvocati, professionisti, studenti, continuano a sviluppare l'elenco di esercizi "PizzoFree" (cioè che non pagano il pizzo, NdR) e monitorano costantemente quanto effettivamente sia corrispondente a realtà, inserendo inoltre gli esercenti in un opuscolo che permette agli acquirenti di poter comprare dove sanno di dare i soldi a chi lavora e non alla "mafia che protegge".

Il vostro singolo "U Tagghiamo Stu Palluni" è un chiaro messaggio sul tema Mafia.
O: Dobbiamo innanzitutto ringraziare Piotta che ci ha invitato a realizzare un pezzo in palermitano nell'estate 2007. Quando abbiamo concepito il brano, abbiamo cercato di evitare di cadere nel classico pezzo "rappuso"... o da gangsta, o in qualsiasi modo fine a se stesso. Una volta scritto ed arrangiato il titolo è venuto da sé, avevamo raccontato 4 storie in una, ed ho ritenuto che il concetto fosse proprio quello: "'U Tagghiamu 'Stu Palluni...?!", la minaccia, la limitazione (mai detta nel testo).

Che cosa significa esattamente questo modo-di-dire? Lo spieghiamo a tutti i non-palermitani?
O: E' la prima vera intimidazione che viene rivolta ai bimbi, i "picciuttieddi" che giocano a palla nel campetto o su un pezzo di asfalto con le porte segnate da uno zainetto e una lattina. Quando questa libertà dà fastidio a qualcuno che ritiene di averne la forza, anche senza alcun diritto, scatta la minaccia "Chi'ffà... 'U Tagghiamu 'Stu Palluni...?!" Proporzionalmente e senza alcun tipo di poesia, si trasforma in prepotenza, prevaricazione, pizzo, MAFIA e, se il tuo campo è la città, e il tuo gioco è il tuo lavoro, la tua attività... devi scappare, o ti taglieranno - di nuovo - il pallone! Succede in molte città, non solo a Palermo. Noi abbiamo deciso di rispondere No! Siamo partiti da Palermo ma abbiamo bisogno di tutti. Registratevi su Combostudio.it e partecipate attivamente con le nostre iniziative.

(Il videoclip di "U Tagghiamu Stu Palluni")

Il videoclip ha migliaia di contatti su YouTube. Come è stato realizzato?
O: Quando abbiamo iniziato a promuovere il brano, regalandolo (ancora oggi) dal sito Combostudio.it, dopo che migliaia di ragazzi lo avevano già diffuso autonomamente, ho chiamato un amico, Sasà Salvaggio (inviato palermitano di Striscia La Notizia che ha un piccolo cameo nel pezzo, NdR), e gliel'ho fatto ascoltare. E' impazzito e da lì si sono moltiplicate le occasioni di ascolto per un target che nemmeno noi ci aspettavamo. Tra queste persone c'è il Dott. Giuseppe Caruso (attuale questore di Roma, NdR) che entusiasta del testo ha immediatamente voluto trovare delle sinergie per produrne il video, perché fermamente convinto che quelle parole necessitassero della forza mediatica che solo la televisione può dare.

Avevamo già creato rete fra tutti i media cittadini, abbattendo inverosimilmente barriere di rivalità naturali ma, grazie alle persone che hanno creduto in noi, sono stati coinvolti economicamente ed ufficialmente a livello nazionale Il Sole 24 Ore, il Giornale Di Sicilia, la Fondazione Progetto Legalità e la Questura di Palermo su tutti, che ha poi affidato la produzione a Zerocento per la regia del grandissimo (umanamente e tecnicamente) Armando Trivellini.

E' stato reso tutto molto crudo, senza stereotipi o standard di format da Tv musicali. Abbiamo scelto tutti insieme e accettato il rischio del "poco patinato" e siamo molto soddisfatti del lavoro; più passa il tempo più ce ne rendiamo conto.

Dal vostro approccio si evince una convinzione e una determinazione che sembrano dare il senso di una "missione". Non hai mai giocato a nascondino con la Fede. Che cosa ti ha spinto a cercare Dio?
O: Dio. Davvero, mi sono trovato a 26 anni con le spalle al muro, non vedevo utilità in tutto ciò che avevo di materiale. Cercavo qualcosa di più. Guardando la mia vita mi sono trovato a poter solo ringraziare per quello che avevo e a non voler sprecare capacità, energie, strumenti per dedicarmi a rendere migliore quanto possibile, essere a mia volta strumento. Qualcuno dice che "solo colui che è così folle da pensare di poter cambiare il mondo lo cambia davvero", be', allora sto arruolando un esercito di folli! Chiamala missione, se vuoi. Se ricevi una cosa bella, devi regalarla a tua volta specie se sai che più ne dai, più ne ricevono e più aumenta la tua forza.

C'è differenza fra Dio e la religione?
O: Assolutamente si. La spiritualità - che è ciò che ti porta ad un reale rapporto con Dio - viene messa in secondo piano per dare luce invece a tesi che diventano gabbie per una cosa essenzialmente semplice come l'amore. Gesù non parlava di cristianità ma "faceva" e mostrava il giusto modo. Non puntava il dito contro. Ha scardinato le certezze che i religiosi del tempo (tra i tanti i Farisei) imponevano per tenere il popolo sotto lo scacco della paura e del timore di un "Dio Punitore" per un loro tornaconto personale. Ancora tanti usano la religione come strumento di controllo, per dividere, per fomentare guerre e distruzione, perché nella frammentazione dei popoli è facile mettere zizzania, aizzare gli uni contro gli altri e quindi governare ed imporre tesi utilitaristiche - molto lontane da Dio.

Cosa pesa di più sui Combomastas'? La necessità dell'identità, l'appartenenza culturale, o la Fede, dunque la chiamata mistica?
O: L'attitudine probabilmente, il modo in cui ci poniamo, la chiara presa di posizione verso qualcosa che non è esattamente "ciò che è figo" per i media, quello che ti propinano per farti "rispettare".

Eppure i media spingono molto sul fatto dell'identità e sono compatti dalla parte del Vaticano. Hai mai pensato che la tua posizione possa essere strumentalizzata?
O: Si, pronto al rischio. I media spingono spesso ciò e dove conviene, quindi mi pongo poco il problema, per ora.

Il misticismo vende. So che ti hanno proposto di vendere il tuo disco come "christian-rap".
O: Rido. (Ghigna, NdR) Ai discografici interessa poco il messaggio che dai, interessa di più lo scaffale del megastore dove possono inserirti come pacchetto confezionato. E' il loro lavoro, ok... ma è lì che sta a te, artista, e alla tua responsabilità se non vuoi svendere il tuo messaggio - sempre che ne abbia uno. Per carità, non tutti fanno musica per comunicare "dottrine", nemmeno io faccio questo o solo questo, ma quando si toccano certi tasti, è bene stare attenti. In troppi giocano con il Diavolo e non sanno ciò che fanno - o lo sanno troppo bene... e fanno gli gnorri.

Mi stai dicendo che il rock'n'roll è la musica del diavolo?
O: Certo, cazzo! (Si sbellica, NdR) Così come il rap deve parlare di puttane e Gangsta o politicizzarsi se viene dalle Posse! Del resto io sono un Palermitano e quindi sono un Mafioso ammanigghiato con i potenti che si nasconde dietro gli alibi dei miei testi. Dai, la smetto, che qualcuno ci crede davvero... Il contenuto e la confezione sono due cose differenti, in Italia c'è chi ha scelto palesemente il male e usa il rap.

Un nome?
O: Il meccanismo di fare nomi per farsi pubblicità non ci si addice.

Ti sei mai sentito emarginato a causa di questa tua convinzione?
O: Oh, uff, a voglia, so già che ci sarà chi non leggerà quest'intervista perché si aspetterà le prediche, è già successo, penserà di trovare i soliti discorsi da perbenisti bigotti. Su Wikipedia tutti coloro che vi hanno messo mano, nonostante abbiano lavorato anni con me, glissano scientificamente al momento di citare il mio nome. Ma questo fino a quando ho avuto a che fare con gente subdola. Oggi non è più così.

E gli altri che ne pensano?
EliaPhoks: Ai Combomastas interessa vivere. Se prendo delle scelte spirituali, sarò io a gestirle e soprattutto andranno ad intaccare la mia musica più o meno. Anche io credo in Dio, ma non facciamo propaganda. Non abbiamo "deciso" di essere tutti cristiani per suonare insieme; lo siamo nell'intimo e ci siamo ritrovati. L'elevazione spirituale sembra figa solo se credi a Jah e non a Dio... ma perchè? I concetti cristiani di elevazione spirituale fanno tanto "Hair" (famoso musical, NdR) che quasi non capisco com'è che si denigri così tanto questo pensiero!

Forse è proprio per colpa di Hair... Ma concludiamo. Per alcuni siete l'unica cosa hip hop siciliana seria. Per altri Othello non ce la fa. La maggioranza degli italiani non ha idea che possiate esistere. Cosa dobbiamo aspettarci dai Combomastas'?
O: Cerchiamo di - e continueremo a - mostrarci in modo trasparente, lenti, tranquilli, rispecchiamo le nostre personalità nei nostri testi e viceversa, le nostre attitudini, i nostri difetti e le contraddizioni che viviamo, le confusioni e l'eclettismo dei nostri gusti musicali. Impegno sociale? Più che altro è impegno personale, sommato! Ci divertiamo. Crediamo. Uscirà entro il 2008 – speriamo – il nostro lavoro "Musica Classica". Aspettatevi poco, umile e ignorante, non sempre educato, forse il contrario di tutto ciò che abbiamo detto ma per noi sarà prezioso, vero, musica, classica.

Commenti (1)

  • Giulio Pons 04/10/2008 ore 14:22 @pons

    non sapevo di questa componente cristiana dei combomastas... e la cosa non mi piace molto, cioè, mi fa storcere il naso... ma ho sentito solo u tagghiamu stu palluni, che è un pezzo ottimo e che ha un seguito incredibile in tutti i miei amici siciliani.

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