MI AMI Festival / intervista

La parità di genere deve essere al centro dei festival del futuro

Se la pandemia deve rivoluzionare la musica dal vivo facciamo che sia in meglio, ad esempio rendendo la presenza femminile nelle line up una priorità. L'esempio e i consigli che arrivano dal Primavera Sound di Barcellona
15/10/2020 10:00

A livello mondiale l’attenzione crescente e la sensibilità nei confronti di alcuni temi è un’ondata progressiva, quando parte non si può e non si deve fermare. La questione femminile e la parità di genere sono diventati attraverso gli anni imprescindibili per muoversi nel mondo contemporaneo, può dare fastidio e invece è un passo in avanti per tutti. 

L'arte e la cultura in questa "battaglia" dovrebbero avere un ruolo da avanguardia, non rallentare il processo. Eppure non sempre è così, e allora c'è chi reagisce. L’abbiamo visto in campo letterario con le recenti prese di posizione dopo il Festival della Bellezza di Verona di quest’anno. Dall’11 al 19 settembre 2020, il festival aveva scelto di portare avanti un programma composto quasi esclusivamente da invitati maschili: su 24 ospiti, due erano donne (la pianista Gloria Campaner e l’attrice Jasmine Trinca). Dopo l’accaduto, l’ondata di polemiche e la mobilitazione di molti scrittori e scrittrici, che hanno scritto sui loro profili social che da quel momento in poi avrebbero sempre letto i cartelloni e le line up degli eventi per verificare la presenza femminile, prima di decidere o meno se presentarsi.

Quanto alla musica, in Italia si stanno compiendo dei passi in avanti: il MI AMI Festival da anni cerca di organizzare eventi nel rispetto della diversità di genere: nella "line up mancata" del 2020 c'erano, tra le altre, Anna, Ariete, Ginevra, Madame, Lil Jolie, Joan Thiele, Birthh, cmqmartina, Emma Nolde, Maria Antonietta, La Nina. A conferma del fermento del mondo musicale femminile, che per esplodere ha solo necessità di non essere frustrato in partenza. Non lo fa solo il MI AMI, chiaramente: lo fanno in tanti oggi in Italia, anche alcuni talent si stanno impegnando in questa direzione. Proprio per questo, è il momento di insistere.

Princess Nokia al Primavera del 2019 - foto di Sharon LopezPrincess Nokia al Primavera del 2019 - foto di Sharon Lopez

Un esempio importante arriva da Barcellona, nel 2019, quando il Primavera Sound, uno dei festival più noti e più di tendenza al mondo, ha presentato una line up per il 50 percento femminile. Voleva adeguarsi al rinnovato clima culturale mondiale, dopo che nel 2018 il movimento #MeToo aveva dato una svolta al dibattito sulla parità di genere. Era la prima volta nella sua storia (cominciata nel 2001) che il festival sceglieva di inserirsi nella questione, ponendosi dichiaratamente dalla parte del The New Normal, quella scia che nel 2019 cominciava a normalizzare la parità di genere, almeno in teoria.

Ancora servono le azioni e le dimostrazioni continue, energiche e senza tregua – soprattutto da parte dei grandi palchi e delle grandi vetrine mediatiche – per arrivare al punto in cui non sarà più necessario parlare di certi temi. Ovunque, anche in musica: serviva che un festival con tutta quella visibilità e quell'hype scegliesse di piazzare sul suo palco tante donne quanti uomini. Da Cardi B a Solange, Rosalìa, Janelle Monàe, Erykah Badu e tante altre artiste. Alcune nel 2019 anche più di nicchia, come Princess Nokia, Danny Brown o 070 Shake.

foto di Christian Bertrandfoto di Christian Bertrand

In un momento in cui la musica live fatica a vedere un futuro, pensiamo sia doppiamente importante parlare di questi temi. Perché se la pandemia inevitabilmente cambierà molte cose, che ne cambi anche qualcuna in meglio. Marta Pallarès Olivares, che si occupa della comunicazione del Primavera Sound e PR del festival, come è stata l’esperienza del 2019 e quanto è importante per un festival come quello di Barcellona farsi portavoce di certe questioni e inserirsi nei dibattiti sociali.

Da dove nasce l’idea di un Primavera 50 donne/50 uomini?

Già nel 2018 con Warpaint, Björk, Cristina Rosenvinge e altre artiste, avevamo raggiunto involontariamente il 35% di donne al festival. Era la musica che ci piaceva e abbiamo selezionato gli artisti non in base al gender, come facciamo sempre. Il festival è stato un successo, allora abbiamo pensato: "Forse possiamo utilizzare gli strumenti che abbiamo a disposizione per raggiungere davvero la parità di genere?". Per noi è stato qualcosa di naturale, che derivava dalla musica che ci piaceva e che aveva avuto successo in quegli anni.

La scelta delle artiste e degli artisti è avvenuta facendo attenzione anche ai temi trattati nella loro musica?

No, assolutamente. Noi rispettiamo sempre e incoraggiamo l’indipendenza dell’artista a prescindere da quello di cui parlano. Avere così tante donne, però, ha influenzato molto il pubblico e ha aiutato molti a comprendere The New Normal. Ha avvicinato il pubblico, attraverso la musica, ai temi LGBT, di parità di genere, di uguaglianza ecc. Quell’anno il festival si è circondato di un clima inclusivo e di rispetto per le diversità e le particolaità artistiche. Non abbiamo scelto gli artisti in base ai temi trattati, però è vero che erano già a prescindere parecchio allineati con quella "nuova normalità" che volevamo celebrare.

El mató a un policía motorizado al Primavera del 2019 - foto di Dani CantóEl mató a un policía motorizado al Primavera del 2019 - foto di Dani Cantó

Com'è stata percepita dal pubblico e dagli artisti la vostra scelta di una line up al 50% femminile?

La risposta è stata super. Ce ne siamo resi conto dai social media. Non abbiamo mai visto una risposta così grande dal pubblico come quell'anno. Il giorno più partecipato è stato quello del concerto di Rosalìa e J Balvin: siamo arrivati a 65.000 persone. Per chi dice che la diversità non paga, non è vero: considera che quella era la giornata del reggaeton. Ma al Primavera vengono anche le rock band e artisti più alternativi. Anche gli artisti sono stati felici di suonare al Primavera, come sempre e in particolare quell'anno. I numerosi tweet di quei giorni lo dimostrano.

Ci sono stati interventi sul tema della parità di genere durante i concerti e/o durante il festival?

Non in particolare, ma penso che le discussioni sulla parità di genere e sull’inclusività fossero naturalmente trasportate sul palco, per gli argomenti che gli artisti stessi portavano nelle loro canzoni. Questo era il feeling che si percepiva ovunque: lo si sentiva sul palco e in mezzo al pubblico.

Robyn al Primavera del 2019 - foto di Sergio AlbertRobyn al Primavera del 2019 - foto di Sergio Albert

Era la prima volta che il Primavera si inseriva in questioni sociali?

No, abbiamo cominciato l’anno prima con il comune di Barcellona, con la campagna No Callem, per prevenire violenze sessuali nei festival e nei nightclubs di Barcellona. Era il 2018, l’abbiamo ripetuta nel 2019 e l’avremmo portata al festival anche nel 2020. Da sempre collaboriamo con Greenpeace e siamo partner del Greener Festival, che si occupa di temi ambientali e di sostenibilità e conferisce ogni anno un premio. Inoltre, lavoriamo con un’associazione che si occupa di permettere alle persone con minore disponibilità economica di comprare biglietti per concerti, a un prezzo scontati e più economico. Le responsabilità sociali sono sempre state parte integrante dell’anima del Primavera Sound.

Rosalía durante la conferenza stampa del Primavera del 2019 - foto di Paco AmateRosalía durante la conferenza stampa del Primavera del 2019 - foto di Paco Amate

Pensate di continuare su questa scia? 

Nel 2020 avremmo avuto sicuramente una gender balance line up, anzi penso che questo ormai sia parte della nostra filosofia e del nostro modo di essere, perché la musica che ci piace è fatta da uomini e donne in ugual misura. Onestamente, non riesco a capire perché si faccia ancora questa distinzione. Il Primavera è aperto mentalmente e non ci sfiora nemmeno il pensiero se la musica che ascoltiamo sia maschile o femminile. È semplicemente la musica che amiamo.

Quanto è importante che la musica e grandi eventi continuino nelle questioni sociali?

È essenziale. L’anno scorso abbiamo cominciato una collaborazione con la United Nations Sustainable Development Goals che ci ha contattati per sostenere la questione della parità di genere. La musica e la cultura hanno un enorme potere, specie se si rivolgono ai più giovani. Le UN volevano che il Primavera e altri festival fossero lo strumento per condividere e veicolare certi messaggi e parlare di alcune questioni sociali. Il Primavera Sound è una vetrina gigante di cosa succede là fuori e abbiamo la grossa responsabilità di migliorare e di parlare più forte di altri, senza fare errori.

Christine and the Queens al Primavera del 2019 - foto di Sharon LopezChristine and the Queens al Primavera del 2019 - foto di Sharon Lopez

Quali sono gli ostacoli tra la musica e il cambiamento?

Le scuse. Gli ostacoli sono le scuse. Se un festival grande come il Primavera (con più di duecento performance) è riuscito inserire nella sua line up il 50% di artiste donne, non ci credo che altri non possano riuscirci. Se non lo fanno è perchè non vogliono impegnarsi in questa causa. Basta ammetterlo. Personalmente credo, però, che sia assurdo che nel 2020 ci siano festival palesemente ignoranti, tali da dire che la questione femminista non gli importi. Certo, lo rispetto: ognuno gestisce e organizza il suo festival come vuole. Ma l’inclusione e la parità di genere non devono più essere anormalità, devono essere parte della vita quotidiana. E tutti dovremmo partecipare alla normalizzazione di certe questioni.

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L'articolo La parità di genere deve essere al centro dei festival del futuro di Claudia Mazziotta è apparso su Rockit.it il 15/10/2020 10:00

Tag: festival

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