Perturbazione - Solo per adulti Intervista

30/04/2013 di Sandro Giorello e Marco Villa

I Perturbazione tornano con "Musica X", il loro nuovo disco. Un disco che parla di sesso e di appartenenza. Abbiamo intervista Tommaso Cerasuolo, Gigi Giancursi e Cristiano Lo Mele, rispettivamente cantante e chitarristi della band

 

Quando abbiamo sentito il nome di Max Casacci come produttore e abbiamo letto del vostro ritorno in Mescal abbiamo pensato che fosse la cosa più anni novanta che poteste fare...
Cristiano: E' la stessa cosa che ho pensato io quando ho visto Patty Pravo al MI AMI (ridono, NdR)

Almeno noi siamo più "Non si esce vivi dagli anni 60", siamo più eleganti
C: Siete vintage

Seriamente, come mai questa scelta?
C: Non ce l'aspettavamo neanche noi. Quando è finito il lungo viaggio di “Del nostro tempo rubato” siamo rientrati in contatti con Valerio Soave di Mescal, che era tornato attivo dopo un periodo di latitanza dalla scena musicale. Siccome con lui il rapporto non era finito male (i Perturbazione hanno pubblicato nel 2005 per Mescal il secondo album "Canzoni allo specchio", NdR), abbiamo ripreso in considerazione la possibilità di collaborare.
Tommaso: Comunque sì, è una cosa anni '90. Ma poi è il disco a parlare, se suona anni novanta vuol dire che effettivamente è tutto fermo, se suona come un disco del 2013 vuol dire che le persone sono le stesse, ma hanno fatto delle cose nuove.

Questo disco ha una sua storia o sono solo delle canzoni messe insieme?
T: Ha una sua storia eccome... Abbiamo iniziato dicendo: facciamo un disco sul sesso. In realtà poi è venuto di tutto e di più e quello che sembrava il tema portante l'abbiamo in parte trattato e in parte tralasciato. Il titolo di lavorazione prima di "Musica X" era "L'appartenenza", poi ci sembrava troppo serio e l'abbiamo cambiato, ma è una buona parola per rappresentare quello che è il tema portante del disco

"Musica X" sta per "Generazione X"?
Gigi: Sta per un sacco di cose, sta per l'incognita verso cui ci siamo spinti per questo disco, sta per generazione X, volendo sta per tutti i significati della X, anche X Factor, siamo in un periodo in cui la musica viene valutata secondo altri parametri. Ci piaceva questa sorta di incognita e poi queste lontane derivazioni sessuali. In fondo se triplichi la X, diventa XXX.

Intervista ai Perturbazione per l'uscita del nuovo disco

"Musica X" è un disco che è semplice già dal titolo, rispetto alle vostre abitudini. È semplice anche per l'arrangiamento. Ad esempio, ci sono pochi cori rispetto al solito.
G: Forse ti stai confondendo con i Queen (ridono, NdR). Comunque sì, questa è anche la poetica del disco, abbiamo veramente mirato all'essenziale, ci siamo spogliati per arrivare in modo più diretto dove prima arrivavamo con la complessità. Abbiamo puntato a rendere queste canzoni presentabili al massimo.

Presentabili?
G: Far passare il messaggio della canzone senza usare troppi orpelli, forse anche un po' per allontanarci dall'elefantiasi, che per noi è stata molto bella, di “Del nostro tempo rubato”. Per un gruppo in giro da tanto come noi, sarebbe facile mettere il pilota automatico, andando sul sicuro. Invece volevamo sorprenderci. E qui sta il collegamento con il disco precedente. Là dicevamo che abbiamo talmente tonnellate di musica e non le ascoltiamo più, non ci "sorprendiamo più". Un tema che è rientrato in questo disco. L'idea di sorprenderci, guardarci e dire: siamo anche qualcosa di diversi da noi stessi, malgrado non siamo “Diversi dal resto”, come diciamo in un pezzo. “L'appartenenza”, il titolo di lavorazione, rendeva questa dicotomia tra quello che credi di essere, quello che speri di essere, quello che forse sei ma non lo sai, così... come vedi sembra tutto molto semplice invece è di una complessità della madonna.

E il sesso che tipo di grimaldello è stato per tirare fuori tutte queste cose?
G: Se guardi le statistiche, YouPorn è uno dei siti più visitati, ma c'è un moralismo diffuso, che porta ad avere diciottomila vite nascoste. Non sappiamo veramente chi siamo e a cosa apparteniamo. Tutte queste cose ci portano a una schizofrenia di base. Il grimaldello è stato quello, anche se poi è uscito un altro filo comune.

Quale?
G: La separazione. Le forze che ci tengono legati, ci rendono "diversi dal resto", ma poi possono anche allontanarci. Guarda il casino della politica per l'elezione del Presidente della Repubblica: nel momento della disgregazione del PD, si è visto un livore fortissimo, contro lo stesso partito che si è difeso fino a poco prima. Credo ci sia una quantità di energia positiva che dedichiamo a ogni cosa e, quando siamo traditi, questa energia si trasforma in negativa con forza pari e contraria. Esattamente come nel sesso.

E il sesso è solo un'altra pelle o è la più profonda di tutte?
G: Forse è una delle tante discipline che l'essere umano attraversa e tutto sommato non così diversa dalle altre.

Magari gli si dà troppa importanza, ma poi finisce per essere solo una delle tante maschere.
G:
Esatto, una frase di Tommaso in Ossexxione è "sesso contrario di me stesso". Dopo la rivoluzione sessuale negli anni '70, il sesso è diventato a disposizione di tutti. Il problema però non è la quantità, ma la qualità. Come per la musica. Perché poi, diciamolo: chi non è mai stato sulla pagina Facebook di Nicole Minetti scagli la prima pietra.

Due pezzi si aprono con campionamenti vocali, come mai questa scelta?
T: Volevamo usare la voce in senso blues, per poi tagliarla. Tutti i suoni elettronici sono manipolazioni di suoni analogici ottenuti con voci o strumenti. Quando abbiamo sentito queste voci calde e tagliuzzate ci siamo detti: "ok, questo è un suono nuovo per i Perturbazione".

Esce il nuovo album dei Perturbazione, intitolato

Con Max Casacci immagino vi conosciate da millenni. Cosa gli avete detto prima di iniziare a lavorare?
G: In realtà non è che ci conoscessimo così bene. Il nostro lavoro era già stato preimpostato molto da Cristiano e appoggiato da tutti nella scelta di utilizzare l'elettronica come componente principale. È stata Mescal a farci il nome di Casacci, nonostante tra loro ci fossero trascorsi non proprio felici. La nostra prima considerazione è stata "Ma figuriamoci se lavoriamo con Casacci, troppo anni '90" (ridono, NdR). Poi il giorno dopo abbiamo capito che significava affiancarci a un produttore che non fa parte del nostro orticello, ma che allo stesso tempo conosceva e rispettava la nostra storia.
Siamo andati da Casacci gli abbiamo sottoposto i nostri provini e lui ci ha detto: "Ma questi siete voi?". Ci eravamo spinti abbastanza oltre. Tutta la cosa del vintage ricampionato elettronicamente è una cosa che ha voluto fortemente anche Casacci come momento identitario nostro, perché per certi versi eravamo fin troppo usciti dal seminato. Lui ci ha riportato un po' su quello che è sempre stato il nostro percorso: in sostanza ha compattato il vecchio e il nuovo in quello che stavamo facendo.

Come lavora Casacci?
G: È una specie di stakanovista/monaco zen. È venuto alle nostre prove, abbiamo rivisto tutti i pezzi, abbiamo iniziato a centrare il bpm, che per lui è una cosa fondamentale, ma che noi avevamo sempre ignorato o sottovalutato.
T: Max ha preso la sezione ritmica e le ha fatto il contropelo. Questo è proprio il suo pane.

L'idea che mi sono fatto è che "Del nostro tempo rubato", fosse un disco da sala prove, mentre questo è il disco super prodotto. È così?
G: La vera differenza è che questo è un disco prodotto, mentre tutti gli altri erano dischi co-prodotti.

E come si vi siete trovati in questa situazione in cui c'era qualcuno che vi diceva cosa fare?
G: Era stimolante, proprio per il discorso dell'appartenenza. È facile capire chi siamo se lavoriamo noi sei, o se poi dopo decidiamo di concedere una parte di quella che noi consideriamo autenticità a qualcun altro. Invece in questo caso volevamo metterci in gioco dalle fondamenta e sorprenderci

Non avete mai avuto la spinta a fare tutto da soli?
G: Magari il prossimo disco.
T: Credo sia meglio lavorare con altri. Siamo un gruppo per quello: ognuno è in grado di fare le proprie cose, ma crediamo molto nel lavoro collettivo e questo vale anche per chi può influenzarti e aiutarti in un percorso che hai scelto tu.
G: Io e Cristiano siamo anche produttori, abbiamo prodotto l'ultimo disco dei Verlaine, che è stato presentato su Rockit. Però saremmo due componenti su sei a fare questo lavoro e cambierebbe gli equilibri della band. Sulla distanza ci nuocerebbe.

Quanto ci avete messo a farlo?
C: Dall'estate 2011 a marzo 2013

È tanto o poco per voi?
C: E' nella norma dei Perturbazione metterci un annetto nello scrivere un disco, è poco se consideri quanto abbiamo cercato di cambiare.
G: Siamo partiti da una rosa di 25 pezzi, il giro di vite c'è stato dall'estate, quando siamo passati alla vera fase operativa.

Passiamo alle canzoni. "La vita davanti" è un omaggio a "Per un'ora d'amore" di Antonella Ruggiero?
G: Sono dei cortocircuiti strani, l'avevo scritta io in versione quasi chitarra voce, mi sono reso conto poi a posteriori che ci sono alcuni passaggi, alcune melodie, che assomigliano a "Per un'ora d'amore". Va bene così, era una bellissima canzone.

Ci parlate di "Diversi dal resto"?
T: "Diversi dal resto" parte da una storia universale, ovvero litigare all'Ikea. L'ho scritta perché mi è successo: hai caldo, devi pensare a 58 cose da comprare, si scoprono tutti gli altarini, a te piace questo, a me piace il tappeto, se c'è un minimo di tensione quella roba lì è la classica cosa che fa da detonatore. Tutto è partito da lì, poi mi interessava molto parlare di come, maturando, ci interessa di più quello che ci rende simili agli altri, mentre magari nell'adolescenza veniva automatico cercare di essere singolari.

Con "In Circolo" avete raccontato i vostri 30 anni, con "Del nostro tempo rubato" i 40 anni. Ma com'è stata l'adolescenza dei Perturbazione?
G: Le prime volte che si siamo trovati facevamo dei pezzi dei primissimi Rage Against The Machine, per passare ai Red Hot Chili Peppers e arrivare a Lenny Kravitz. Di fatto ai tempi non avevamo nulla da raccontare (ride, NdR).
T: Poi abbiamo scoperto che le cose malinconiche erano quelle che ci venivano meglio. Lo chiamavamo rock anemico, perché gli mancava qualcosa. È una cosa buffa, ma in effetti, più andiamo avanti, più andiamo sul pop. È come se fossimo nati vecchi e un po' tristi e cercassimo di recuperare il tempo perduto.

Le vostre canzoni sono autobiografiche o c'è anche del fascino per la vita degli altri?
G: Sono biografiche nel momento in cui una storia degli altri ti ha affascinato e ti è entrata dentro. Alcune storie ti colpiscono perché ti fanno vibrare certe corde, ci riconosciamo o per contrapposizione o per assoluta identificazione. Penso un altro testo fantastico di Tommaso, “Mia Figlia infinita”, che non era neanche stato scritto per essere una canzone, la verità è che ho aperto l'agenda di Tommaso per spiare un po', ho trovato quella cosa e abbiamo fatto la canzone.
T: Una volta ero molto geloso rispetto ai quadernetti e a quello che appuntavo, figuriamoci toccare i testi. Invece adesso il lavoro di editing sui testi lo facciamo in tre e ci spacchiamo molto la testa a vicenda.

Le vostre canzoni hanno degli obiettivi?
T: Una canzone deve arrivare ovunque sia possibile

Quando scegliete il singolo pensate ancora che possa farvi svoltare? Quando avete scelto "La vita davanti" cosa vi aspettavate?
G: Hai scelto davvero la canzone giusta, perché parla delle "mezze bugie dei cantanti". Se noi ti dicessimo che abbiamo interiorizzato che una canzone non possa più essere un fenomeno esplosivo, ti diremmo la verità, ma anche una mezza bugia. Chiunque scriva una canzone spera sempre che possa esse la canzone dell'estate. Detto questo, sappiamo che tra due mesi non potremo comprarci le Ferrari.

Il cantante dei Perturbazione Tommaso Cerasuolo impegnato nelle registrazioni di

Facebook ha cambiato il modo di ascoltare la musica?
G: L'hanno cambiato YouTube o Spotify. Su Facebook c'è un sacco di musica condivisa, ma quello che condividiamo è il fatto di sapere che una persona ha postato un pezzo, non ascoltiamo mai la canzone in questione.

Nei giorni del lancio di Spotify alcuni hanno polemizzato sulle cifre minime che vengono corrisposte alle band. Voi cosa ne pensate?
G: E' qualcosa che dobbiamo accettare. È il mondo in cui ci stiamo muovendo. Invece di fare i luddisti e pensare che dobbiamo spaccare i computer, dobbiamo prenderne atto e cercare di essere presenti dappertutto, perché una persona in più che ti ascolta su Spotify potrebbe essere una persona in più su a un concerto.
C: E comunque, per quanto paghi poco, il modello di Spotify è comunque la risposta a un problema su ci si è interrogati per una quindicina d'anni, ovvero la diffusione della musica in rete senza retribuzione per autori e musicisti.
T: Non è il migliore dei mondi possibili, ma sono gli strumenti che abbiamo per fare girare la nostra roba. Abbiamo pochi soldi e ti pare che ci stiamo a fare le pippe? Capisco chi può permettersi di dire alla gente di non fare foto ai concerti con gli smartphone, ma io alla gente cosa devo dire?

Ci parlate della canzone "Musica X"?
T: Mi piaceva parlare della musica come di quella cosa che riempie i luoghi abbandonati. Come in certi film americani, con paesaggi desolati cui basta mettere una canzone sotto per trasformarli in qualcosa di vivo, poetico. Volevo fare una canzone su come la musica mi fa stare bene.

Cosa state ascoltando in questo periodo?
T: Gigi ascolta Bach.
G: Guarda io ho sempre odiato quelli che rispondono a domande come questa dicendo che ascoltano musica classica. Ma allora vai in culo, dico io. Purtroppo sto facendo lo stesso adesso (ridono, NdR)
C: sto ascoltando molto i Phoenix, l'ultimo di Cat Power, un po' di quelle cose da avvocato newyorchese tipo Kendrik Lamar, Frank Ocean. E poi roba tipo soul stracciamutande.
T: Io è un periodo che sto riascoltando i dischi degli Elbow, quindi non vale.

Che tipo di gente viene ai vostri concerti?
G: Questa è una cosa che ci fa continuare a suonare. Ho visto alcuni gruppi anni 90 - esattamente come noi, che si portano dietro un pubblico di sopravvissuti e magari in quei concerti mancano completamente i giovani. Noi fortunatamente abbiamo avuto dei vecchissimi agli inizi e stranamente ora ci sono dei teenager, non sappiamo perché. Forse sono dei giovani vecchi (ride, NdR)
T: È molto eterogeneo, c'è di tutto e si rigenera, è molto equilibrato tra uomini e donne.
C: Non possiamo dire che ci sono un sacco di tipe se no non ci chiamano al primo maggio.

Ecco, cosa ne pensate dell'esclusione di Fibra dal concertone del primo maggio?
G: Mi sono scannato su Facebook per questa cosa (per chi fosse interessato, il post è del 23 aprile sul profilo personale di Gigi Giancursi, NdR). Penso che sia un paese di ipocriti e di ipocrite, perché nel cast c'è Solieri, chitarrista di Vasco, che è uno che ha cantato "Alzati la gonna e fammi vedere cosa si può fare", che certamente non si può definire una canzone femminista. C'è un bacchettonismo di fondo per cui prendi la persona più in luce e tenti di colpirne uno per educarne cento. Intanto, però, gli altri 99 continuano a farlo.

Nel 2009 avete suonato a Woodstock a 5 Stelle, manifestazione dei grillini. Oggi invece in "Chi ti capisce" parlate male di un comico, che poi è Beppe Grillo. Qual è il vostro pensiero sul Movimento 5 Stelle?
G: Quando abbiamo partecipato a Woodstock 5 Stelle venivamo da due anni e mezzo di governo Berlusconi e c'era la sensazione di dover smuovere qualcosa. È stato un festival molto molto molto bello, da prendere ad esempio per l'organizzazione e per il clima che si respirava. C'era un'idea di perfezione di base, tutto funzionava: dal riciclo, al fatto che due portafogli persi erano stati ritrovati con dentro i soldi. Ti dava l'idea che i grillini avessero lasciato alle spalle l'approssimazione tipica italiana. Invece poi sono arrivati in parlamento assolutamente impreparati, dimostrando che l'approssimazione non appartiene solo a una parte politica, ma a tutti in generale.

Luca Carboni durante le registrazioni del disco

Luca Carboni canta con voi ne "I baci vietati". Ci parlate di questa canzone e di come è nata questa collaborazione?
G: È una canzone che tenta di spiegare il rapporto esistente tra l'essere prima figli, poi genitori e il modo di affrontare il rapporto con il sesso a seconda del lato della barricata in cui si sta. Un tema difficilissimo.
T: Cercavamo qualcosa che fosse un po' generazionale nel rapporto tra le due voci. Abbiamo ascoltato i suoi dischi negli anni '80 e ultimamente mi era piaciuto tantissimo il suo disco di cover “Musiche ribelli". L'avevamo chiamato per proporgli il duetto in caso avessero preso la canzone a Sanremo. Lui ci ha risposto che a Sanremo non voleva andarci, ma che la canzone gli piaceva e avrebbe voluto collaborare. È stato stra-disponibile.

Quando un cantautore deve dimettersi?
T: Secondo me arriva una stagione in cui si asciuga un po' la penna ad alcuni, però se hai un tuo pubblico e una discografia forte alle spalle chi l'ha detto che tu ti debba fermare? Sei lì anche per far divertire la gente, non devi solamente menartela.
G: Ti dimetti se non ti diverti più. Poi certo, qualcuno dovrebbe dimettersi, ma ormai persino Napolitano è attaccato alla poltrona, quindi di che cosa stiamo parlando?

C'è un gruppo della vostra generazione che avrebbe dovuto e potuto raccogliere di più?
G: Credo tutti, e lo so che può essere una non risposta. Ma è come se fossimo tutti fermi... anche noi avremmo potuto raccogliere molto di più. Quando penso a gruppi più giovani di noi, un esempio lampante sono gli Zen Circus. Non mi capacito di come loro non siano i Rolling Stones nazionali. Sono rock, sono bastardi, hanno canzoni davvero molto belle, a volte un po' troppo di denuncia, ma è esattamente la società in cui viviamo, sono taglienti, cinici al punto giusto, Appino è un sex symbol... che cazzo volete di più.

Chi scrive bene in Italia?
G: Simone Lenzi dei Virginiana Miller. A volte però bisogna uscire dai propri orti e pensare anche al fatto che il gusto nazionale può coincidere con la realtà. È un discorso complesso, ma, per dire, Tiziano Ferro ha scritto delle canzoni molto belle, anche molto ostiche e criptiche, ma che arrivano sempre perfettamente. Simone Lenzi ha un valore letterario indiscutibile, se invece ti riferisci a una canzone completa, "Mi fido di te" di Jovanotti è una canzone della madonna. Se "L'ombelico del mondo" l'avessero fatta i Mau Mau avrebbero svoltato la propria esistenza.

Qual è la cazzata più grossa che avete fatto in tour?
C: Una volta Gigi ha pinzato le dita di Elena nella portiera del furgone. E ricordo che Elena è la violoncellista.

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