Negrita - Perugia - Cantiere 21, 23-02-2002 Intervista

18/03/2002 di Simona Cortona

Oggi, quel sogno adolescenziale inseguito da Pau e Cesare Petricich ha portato i Negrita all’apice del successo. Le immagini di Pau e le voci di corridoio sul suo carattere un po’ scontroso mi avevano un po’ intimorito…
Sincere confidenze mi hanno fatto scoprire una persona sensibile, aperta al confronto e disponibile. A microfoni spenti, prima di andarmene, mi sono girata e gli ho chiesto: “Che senti dentro quando stai per salire sul palco?” Mi ha risposto: “Mi cago sotto. Ogni volta!”.



Rockit: Due anni di attesa per questo vostro quinto lavoro sono tanti, no? Erano necessari per ritrovare la giusta dimensione, per ritrovare la voglia di suonare?

Pau: La voglia di suonare c’era, non era quella che mancava, mancava il…il…. ci siamo trovati di fronte ad un bivio perché "Reset" ci ha dato tante soddisfazioni, è diventato disco di platino e quindi, capisci che, quando superi le 100.000 copie si creano aspettative dalla casa discografica, dalla gente, da chiunque, anche da te stesso. Il mondo dei Negrita è partito da una situazione media ed è arrivato nel 1999 abbastanza in alto, ci siamo trovati di fronte ad una decisione da prendere: o si cercava di dare un seguito a "Reset" o si cercava di dare un seguito al percorso dei Negrita in generale, ma visti un pochino più da lontano. Ci sembrava più naturale fare il continuo di "Reset", se non che per un anno ci abbiamo provato ma questo significava andare a fare pezzi cloni e non ce la siamo assolutamente sentita. Abbiamo deciso di dare retta al cuore piuttosto che alla razionalità e abbiamo fatto il disco che, come è sempre avvenuto, avevamo dentro.

"Radio Zombie" è molto diverso dal precedente… è un discorso più difficile anche se apparentemente sembra più facile. E’ un disco che non avevamo mai fatto in questo modo, è un album quasi completamente di canzoni dove abbiamo lavorato più sulle tematiche e i testi, le parole, i concetti che volevamo esprimere, le tematiche che avevamo dentro piuttosto che su pezzi come quelli che erano su "Reset". Questo è un disco molto più introspettivo, malinconico, più blu. E’ quello che siamo in questo momento…

Rockit: Ho sentito "Radio Zombie", non mi ha dato questa sensazione… non ho pensato che fosse questo il vostro lavoro più intimo, ho sempre creduto che fosse "XXX".

Pau: No, io credo che sia questo, se te ascolti le parole ma non solo, le atmosfere create con la musica… E’ un disco scuro - per quanto possa essere scuro un disco dei Negrita. E’ il disco che, insieme a "Paradisi per illusi" sono molto più… boh… io li trovo malinconici, disincantati…. Poi sai, io non faccio il critico, faccio il musicista…

Rockit: Ehm, sorvoliamo… "Radio Zombie" è un pò come Radio Londra durante la II guerra mondiale, una voce indipendente?

Pau: Beh sì… è proprio per il discorso che ti dicevo prima: invece di fare i fantocci in mano alla casa discografica, abbiamo rischiato, castrandoci un pò, dandoci qualche bella martellata sulle palle, e ci siamo messi molto più in gioco. La gente si aspettava un disco con i fuochi d’artificio e invece noi gli abbiamo dato un disco che parla di noi, di quello che ci circonda. E proprio perché l’abbiamo concepito come se fosse una trasmissione radiofonica notturna, è molto più vicino al concetto di Radio Londra o Radio Lussemburgo. Un modo di interpretare la musica - se dico underground cadiamo in un terreno minato - però insomma un modo di concepire la musica in maniera sgombra, senza pressioni o costrizione del mercato, delle classifiche, di tutto quello che è lo show business.

Rockit: Il 1992 è l’anno della vostra nascita, ma è anche il titolo di un vostro pezzo. Perché dici “Nessuna certezza nessuna promessa”?

Pau: Perché quando hai vent’anni e decidi di fare un lavoro, di intraprendere un’avventura come quella del musicista, in Italia soprattutto, e in un paesino della provincia, ci vuole molto coraggio. Noi siamo di estrazione sociale piccolo borghese, capisci… e comunque con i nostri piccoli agi, le nostre comodità, hai tutto da perdere… Sai comunque che andrai a scontrarti con una serie di cose - in primis la famiglia che magari ti vorrebbe architetto, geometra, impiegato comunale, magari vicino a casa - e invece tu decidi di fare il musicista rock in Italia, poi da Arezzo…
Devi avere coraggio, perché non è assolutamente facile! A parole sì, ce ne sono tanti bravi a parole, poi però sono tutti per strada! Quindi nessuna certezza per questo, perché comunque non avrai nessuno tipo di scurezze! Certo questo è un discorso paragonato alla realtà che ci ha sempre circondato... E nessuna promessa è il prezzo che gli altri mi fanno pagare per averti così, perché comunque è un tipo di vita e di mentalità, di attitudine che non potrà mai garantire nessuna promessa a nessuno.

Come dire facciamo un salto nel buio, ma però non chiedeteci un cazzo! Noi ci accogliamo questo rischio sulla nostra pelle però poi non vogliamo dare garanzie a nessuno, facciamo comunque quello che cazzo ci pare. Se ce la facciamo…

Rockit: Beh ormai…
Pau: Ti dico perché è nata la canzone? E’ nata in quel blocco che abbiamo avuto! Un anno senza fare un cazzo, senza concludere niente, è molto deprimente… e allora una sera mi sono messo lì, ho tirato giù una specie di elenco, le motivazioni che mi hanno fatto iniziare, mi era presa anche voglia di cambiar lavoro…. (ride, ndi). Poi mi sono detto: “Mi fai capire perché ho iniziato a fare questo lavoro?”. Ho messo giù una serie di punti e stavano bene insieme, sono diventati una canzone…
Da lì ho ritrovato la voglia e la freschezza, affrontare tutto con un stato d'animo diverso.

Rockit: In "Welcome to the world" tu riporti un’immagine del mondo attuale, un mondo fatto di retorica. Non pensi che anche i Negrita si siano un po’ omologati, stereotipati? In "XXX" credo foste più sinceri…
Pau: No, non credo che ci siamo stereotipati, forse per questo che scriviamo pezzi di questo tipo, per non stereotiparci. Facendo quello che facciamo non è che puoi avere un deserto di fronte e decidere che direzione prendere, hai già dei canali e dei passaggi obbligati, no?

Rockit: Vorresti dirmi che non ti sei omologato al mondo attuale, non sei sceso a compromessi…
Pau: Stai parlando della vita quotidiana o del mondo della musica?

Rockit: Della musica.

Pau: Non credo proprio… mi sembra che siamo un gruppo che…

Rockit: E non sei sceso a compromessi pur di avere il successo?

Pau: Ma si, probabilmente… ci sono momenti nella tua vita, non solo nel lavoro, in cui comunque devi scendere a compromessi… La canzone dice che nonostante tutto quello che pensi e quello che fai sarai sempre lupo e pecora, una volta sarai vittima, ma la volta successiva se sei costretto a scendere a compromessi sarai carnefice… anche di te stesso! E’ una canzone disillusa che ti dice: “Benvenuto nel mondo: questa è la vita vera, non è il mondo dei sogni. Esiste una realtà cruda, spigolosa, graffiante, non è il mondo delle favole ne quello delle bambole!”. La canzone non dice che non siamo scesi a compromessi o che siamo degli esseri che si ritengono superiori e integri, no, assolutamente l’esatto contrario...

Rockit: Il problema è che continuo a pensare che "XXX" è l’album dove, forse, mi sono ritrovata, dove vi ho sentito un gruppo mio… Su "Radio Zombie" invece sono rimasta un pò perplessa, forse dopo cinque album…. 10 anni…. Non escludo che ci sia stata una ricerca ma…
Pau: Ma tra "XXX"e "Radio Zombie" c’è "Reset" che è stato un disco proprio diverso…

Rockit: Sì, sì infatti… ma, sai, io preferisco "XXX".

Pau: Mi dispiace… ma proprio per questo, per non scendere a compromessi che non mi va che i Negrita facciano degli album cloni, non aggiungiamo “x”!

Rockit: Però era sempre su "XXX" che cantavi: “Sognavo di diventare una star”. Orai che sei arrivato, pensi di essere arrivato?

Pau: Dove si arriva ? In che senso? No, se devo pensare che in Italia, essere arrivati significa essere come Vasco, Ligabue, Jovanotti… non sono arrivato da nessuna parte! Se penso di trarre godimento da quello che faccio ed essere soddisfatto sì, questo sì! E’ ovvio che non mi basta - nel senso che sarei morto se mi bastasse o dovrei smettere. Se pensassimo di essere delle rockstar avremmo fallito completamente l’obiettivo e poi sarei un illuso, che star sono… Faccio questo lavoro, cammino per strada, non ho la notorietà che hanno gli altri, vado in città senza che nessuno mi bachi il cazzo, a volte qualcuno mi chiede un autografo, una foto, però lì, diciamo, dai da mangiare al tuo ego… e poi?

Non ho bisogno della security, la mia immagine di star è molto giusta: noi siamo a metà tra underground e musica di massa. Siamo sempre stati in mezzo, ne un gruppo di nicchia, ne un gruppo nazional-popolare.

Rockit: In "Reset", infatti, ti hanno definito un Ligabue oriented: tu cosa rispondi?

Pau: Rispondo che secondo me dovremmo aprire una scuola per critici! A me questi incasellamenti così riduttivi, un po’ travisati solo perché fa comodo classificare le cose, lasciano un po’ il tempo che trovano… E se essere un Ligabue oriented vuol dire che abbiamo ascoltato per tutte le nostre vite parallele la stessa musica va bene, che facciamo la stessa cosa no! Assolutamente!

C’è da dire che c’è sempre questo equivoco, da "Buon compleanno Elvis" in poi gli album di Ligabue sono stati realizzati dallo stesso produttore dei Negrita (Fabrizio Barbacci, ndi). Delle due il sound è forse più Negrita oriented… però è ovvio che essendo sedici volte più famoso di noi si fa il paragone contrario.

La mano dello stesso produttore sui dischi, per che chi non lo sa, per gli ascoltatori che non masticano di produzione, non si rendono conto, ma è solo questione di suoni. Non mi sento assolutamente nel mondo di Ligabue, né lui in quello dei Negrita.

Rockit: In questo periodo in molte regioni italiane si svolgono le selezioni regionali per Arezzo Wave. Da musicista aretino quanto pensi che questo festival sia importanti per i gruppi emergenti?

Pau: Beh, dipende da come te lo vivi: io fin dai primi anni ci lavoravo come volontario, accompagnavamo le band… è divertente. All’epoca era più selvaggio, era una roba che nasceva un po’ così, però è sicuramente la prima tappa per capire come funziona questo tipo di mondo…

Rockit: Pensi che sia un trampolino?

Pau: Il trampolino non esiste se non c’è una proposta valida. Credo di sì comunque, certo non ne sono usciti tantissimi da lì, però qualcosa sì. Ormai è diventato un festival un po’ più complesso: il pomeriggio e la prima serata nel main-stage sono per le band, ma tutto il resto delle serate sono incentrate su ospiti internazionali e quindi secondo me il trampolino è duplice. Il gruppo italiano che suona allo psycho-stage può far carriera come è successo a noi - ma anche agli Afterhours, ai Mau Mau… - e credo che in qualche modo sia servito. Certo non basta Arezzo Wave per diventare un qualcosa in Italia.

Valenti (l'organizzatore del festival, ndi) é una persona molto sveglia, molto intelligente, che riesce a portare grossi nomi in un festival gratis, con risorse limitate…

Rockit: Quest’anno, poi, Arezzo è passata di mano politicamente parlando…
Pau: Finché smuove queste folle, stai sicura che quelli lì si dovranno adeguare! E di questo sono contento (ride, ndi). Valenti è stato sempre abile a prendere gli artisti internazionali: qualche mese prima che esplodessero, è riuscito a portare i Mano Negra e Moby, solo per fare due nomi…
Secondo me Arezzo Wave è un qualcosa di più complesso del semplice festival per gruppetti che ancora devono ancora farsi le ossa…

Rockit: Torniamo ai Negrita… dopo dieci anni di carriera mi fai un bilancio delle cose fatte e di quelle non fatte?

Pau: Credo che purtroppo, o per fortuna, i Negrita sono stati sempre sul crinale della musica italiana, né troppo underground né troppo… come si può dire… pop? Giusto per capirsi… Questa nostra cosa di rimanere lì, a cavallo, ci ha creato un sacco di problemi: eravamo troppo leggeri per una certa frangia e troppo duri per gli altri. Non ce la siamo mai sentita di cambiare, di accelerare giusto perché era più facile… abbiamo preferito essere noi stessi e rimanere sempre in bilico tra le due realtà. Poi lo vedi - sia dai numeri che dalla gente che viene ai concerti - siamo tra le band più conosciute; però, se ci confronti al panorama musicale italiano, siamo tra i più piccoli. Questo è un rimpianto ma più perché, siamo… Io preferisco la linea di mezzo piuttosto che sacrificarmi e scegliere…

Rockit: Tra un po’ inizia Sanremo…
Pau: Auguri…

Rockit: Ci hai mai pensato?

Pau: Sì…

Rockit: Avete rifiutato?

Pau: Per il momento sì… Ho visto un po’ di nostri colleghi che ci sono andati, quelli che hanno avuto il dubbio amletico come noi: Subsonica, Carmen Consoli… ci hanno fatto venire voglia. Prima avrei mandato a fare in culo il discografico, adesso visto che i Subsonica ci sono andati in tutta tranquillità, lo vivrei solo come un normale avanzamento professionale, come se facessi qualsiasi altra tv, rassegna. Con una proposta che non c'entra un cazzo con il target classico della musica sanremese, in quel modo lo farei. Ma forse anche perchè adesso ho la consapevolezza e i mezzi, ho la capacità di scegliere di fare il mio pezzo.

Se non avessi il pezzo no, solo per fare apparizione no! Non servirebbe a un cazzo, anzi, ti verrebbe addosso tutto lo zoccolo duro… ma se lo fai in maniera intelligente, distaccata, se non entri nel carrozzone e lo fai così, secondo me può anche essere divertente, quasi a scivolarci sopra… Certo ti consente di farti vedere a milioni di italiani e io sono sempre stato dell’avviso che se uno fa un disco lo deve far sentire a più gente possibile.

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