Soviet Soviet - Pesaro e il Patto di Varsavia Intervista

01/09/2011 di

Hanno girato l'Europa dell'Est e hanno portato il loro suono scuro oltrecortina. Però il nome non c'entra niente con la nostalgia sovietica. Semplicemente, suona bene. Nessuna paura, tanta consapevolezza dei propri mezzi. Sono i Soviet Soviet. Margherita Di Fiore li ha intervistati.



Il vostro nome evoca immediatamente, e ovviamente, l'Unione Sovietica. Da dove l'avete preso, e perché?
Andrea Giometti: È venuto quasi per gioco, pensavamo al genere che stavamo suonando e al fatto che ci piaceva un nome ripetuto ed è uscito così, spontaneamente.
Alessandro Costantini Costantini: Spesso ci viene chiesto se Soviet Soviet nasconda qualche significato politico o una particolare passione legata ai paesi dell'ex Unione Sovietica ma non è così; come già detto il nome è nato in modo spontaneo e la fortuna vuole che istintivamente richiama discretamente bene il genere di musica che suoniamo. Mi immagino Ivan Drago che pronuncia il nostro nome... suona bene.

Come nasce il gruppo?
Alessandro Ferri: Il gruppo è nato da un incontro tra Andrea e Alessandro una sera a Riccione. Poi mi chiamarono per provare qualcosa insieme..il gruppo è nato così..ci siamo ritrovati in sala prove e abbiamo cercato di buttare giù qualcosa insieme. Da lì è nato tutto.

Se dico Be Forest, General Decay, Young Wrists, voi che dite?
Andrea Giometti: Sono tutti e tre gruppi molto validi, che vengono dalla nostra stessa città, Pesaro. Con i Be Forest abbiamo suonato anche qualche volta assieme e ci si conosce da più tempo quindi diciamo che c'è un rapporto più "intimo".
Alessandro Costantini: Dico Death in Plains, dico Brothers in Law e potrei andare avanti per diverse righe. Quelli da te citati sono solo tre delle tante valide realtà musicali sia attuali che passate nate a Pesaro. Il rapporto tra progetti validi e l'interesse da parte della gente del posto è totalmente sballato dalle nostre parti!

Quanto vi ha aiutato, se vi ha aiutato, la vostra città?
Alessandro Ferii: La nostra città ci ha aiutato offrendoci la sala prove... noi proviamo in una piccola stanza che condividiamo con altri 3 gruppi. È stato davvero importante per noi trovare un posto in cui suonare insieme e dove poter lasciare i nostri strumenti, lavorare con i nostri suoni. Non è cosa da poco visto che in tutte le altre sale prove, in cui si paga l'affitto a ore, si usano strumentazioni differenti. Per quanto riguarda la scena live, devo dire che Pesaro offre poche opportunità. C'è solo un locale che organizza live interessanti e il pubblico non è sempre così interessato ai concerti.
Alessandro Costantini: Pesaro è una piccola città di provincia, di locali con una programmazione live degna di tale nome se ne conta soltanto uno, che si chiama Dalla Cira. Nonostante questa condizione di scarso interesse nei confronti della musica live, nascono continuamente (e spesso purtroppo si esauriscono anche piuttosto velocemente) un sacco di realtà musicali e personalmente ritengo questa cosa molto stimolante. C'è voglia di fare ed è una forte spinta per tutti.


Parliamo un po' del vostro ultimo lavoro, "Summer, Jesus". Titolo curioso.
Alessandro Ferii: Il titolo è stato deciso durante il mixaggio del lavoro. È stata una scelta che ci ha fatto sorridere, l'ep sarebbe uscito in estate e quindi volevamo un richiamo a questa stagione ma nello stesso tempo volevamo un rimando alla dimensione religiosa. La combinazione ci è subito piaciuta. Il nuovo ep è stata la conclusione e il frutto di un duro lavoro in sala prove. Siamo molto contenti del risultato che abbiamo ottenuto. Siamo consapevoli di aver fatto un lavoro differente dal secondo, ma siamo soddisfatti di questo.
Andrea Giometti: Sì, è stato divertente. Stavamo ultimando il lavoro in studio e ci venne, anche qui, spontaneo. Eravamo a ridosso dell'estate e ci sembrava un bel connubio che si andava a formare.

Ho letto del vostro tour nell'Europa dell'Est, 6 Paesi, 10 live, 10 città, 8000 km percorsi: che esperienza è stata?
Alessandro Ferii: E' stata l'esperienza della vita... senza tanti giri di parole. Abbiamo viaggiato per sei paesi diversi, visto città e conosciuto centinaia di persone. Dieci live consecutivi e migliaia di chilometri in furgone. È stato eccezionale. Siamo partiti in 6, noi tre, Paolo (il nostro fonico), Fabio Nirta (della nostra agenzia di booking Partyzan) e Stefano (super autista instancabile). Ci siamo ritrovati a suonare di fronte a centinaia di persone, abbiamo avuto un feedback super positivo ed è stata un'esperienza indimenticabile.
Alessandro Costantini: È stato qualcosa di surreale. Staccarsi dalla vita di tutti i giorni e attraversare in furgone 6 paesi per 10 date dal vivo davanti a centinaia di persone è assurdo. È stata la situazione perfetta per legare rapporti di amicizia ed un'occasione unica per conoscere nuova gente e scrollarsi di dosso centinaia di pregiudizi inutili. Nella maggior parte dei posti dove abbiamo suonato la risposta da parte del pubblico è stata fortissima, molto coinvolgente.

Molti gruppi puntano all'esportazione del proprio lavoro, quasi pensando che dedicarsi solo all'Italia sia limitante: è una normale ambizione, una tappa obbligata, o un modo per fare curriculum?
Alessandro Ferii: Sinceramente non lo so. Noi abbiamo fatto molte date fuori Italia perché ci hanno chiamato i promoter di quei Paesi. Non abbiamo mai mandato proposte, semplicemente abbiamo avuto la fortuna di esser piaciuti a queste persone, che ci hanno richiesto in tour presso le proprie città. Non la vedo come una tappa obbligata o un modo per fare curriculum. Senza dubbio suonare all'estero è un'esperienza molto interessante, si vivono realtà differenti ed è sempre un fattore positivo.
Andrea Giometti: Credo che sia normale il fatto di cercare di riuscire a portare il proprio lavoro oltre i confini italiani. Per band come la nostra, in Italia il mercato è limitato, chiuso, quindi si prova a farsi conoscere oltre frontiera. Ecco spiegata anche la motivazione di molte band italiane che cantano in inglese.
Alessandro Costantini: Abbiamo la fortuna di essere apprezzati all'estero e quindi la possibilità di suonarci. Non è una tappa obbligata, non deve esserlo. La cosa importante è suonare, che sia in Italia o fuori da essa. È ovvio che l'intensità di un live all'estero, vuoi per il viaggio, per i posti nuovi e le persone che conosci, è differente rispetto ad un live a 50km da casa. Fuori si suona spesso abbastanza presto (anche alle 8 di sera) e generalmente il pubblico paga l'ingresso e si diverte. Tutto qua.

Ep, split, raccolte: nella vostra produzione manca ancora un disco vero e proprio. Arriverà?
Andrea Giometti: Sì, effettivamente ci manca un album "completo", anche se l'ultimo lavoro si può definire un mini album visto che contiene 6 pezzi. Comunque arriverà sicuramente, abbiamo già iniziato a scrivere materiale nuovo, quindi siamo fiduciosi.


Ha ancora senso parlare di new wave? Voglio dire, quando vi chiedono che musica fate, voi che rispondete?
Alessandro Ferii: Non ci siamo mai trovati a nostro agio con le categorie... perché la nostra musica non è nata con l'idea di entrare in un certo genere o di essere fedele ad esso. Abbiamo scritto e registrato i nostri pezzi e in un secondo momento nelle recensioni si è parlato di post punk e new wave, quindi posso dirti che rientriamo in questa categoria. Secondo me, ancora ha senso parlare di new wave: ci sono numerosi gruppi validi che fanno questo tipo di musica, ma come ho detto prima rimangono solo dei termini fini a se stessi, e molte volte si "sconfina" verso altri generi musicali.
Andrea Giometti: Io difficilmente riesco a definire la nostra musica, a classificarla con un genere. Ci sono molte influenze che vanno dal punk allo shoegaze ecc. Per quanto riguarda la new wave penso abbia senso parlarne perché ci sono tanti gruppi che suonano questo genere.
Alessandro Costantini: Mi trovo sempre in difficoltà a rispondere alla domanda sul genere che suoniamo. Abbiamo scoperto di suonare musica post punk con richiami alla new wave degli '80 dai vari blog o webzine che scrissero le prime recensioni. Ad oggi non abbiamo un'idea precisa del genere che suoniamo e un po' ci piace non avercela.

Con che musica siete cresciuti, qual è l'artista che vi ha spinto a formare una band?
Alessandro Ferii: Io sono cresciuto con Barry White ed Elton John... in macchina dei miei c'erano solo queste musicassette. Poi ho conosciuto e ascoltato centinaia di gruppi che mi hanno influenzato: Smashing Pumpkins, Radiohead, Bloc Party e tanti altri, non mi sono mai concentrato su un unico genere.
Andrea Giometti: Ho iniziato ascoltando i Green Day, ero veramente ossessionato dalle loro canzoni e dal loro modo di essere. Poi crescendo si cercano altre tipologie, altri generi che possono accrescere il tuo bagaglio professionale. Tra i tanti ci sono i Placebo, The Cribs, The Thermals e tanti altri...
Alessandro Costantini: La mia prima passione sono stati i Nirvana, tra i 13 e i 14 anni consumai letteralmente la cassetta di "Nevermind", la ascoltavo sempre, anche quando giocavo all'Amiga. Da lì ho iniziato ad ascoltare un sacco di musica, soprattutto punk rock. Da diversi anni ascolto praticamente di tutto, anche la musica classica quando sono in macchina (pur non capendoci niente). Un gruppo a cui sono molto affezionato sono i Dinosaur Jr.

Voi andate ai concerti? Comprate i cd? Cosa vi piace nell'attuale panorama italiano?
Alessandro Ferii: Adoro andare ai concerti, non mi immagino un musicista che non apprezzi la dimensione live. Vedere e assistere a una performance live di un gruppo che ami è un'esperienza unica. Compro i cd qualche volta ma lo faccio solo quando mi piacciono davvero tanto. Nell'attuale panorama italiano mi piace molto Edda, Verme e Brunori SAS, per farti qualche nome.
Andrea Giometti: È una delle cose più belle andare ai concerti, sarebbe un controsenso se fosse il contrario. Mi piace comprare cd, guardare le copertine e il libretto interno, sono cose che mi son sempre piaciute tantissimo anche se lo facevo di più anni fa. Mi son piaciuti molto i Distanti quando sono usciti.
Alessandro Costantini: Vado ai concerti da sempre e mi piace comprare i cd ai live, mi interessano soprattutto le band emergenti, ancora meglio se italiane. Ultimamente ho ascoltato un sacco gli Ex-Otago, I Cani, gli Offlaga Disco Pax, i Distanti.


Cosa fate nella vita oltre a suonare? Intendo come fonte di sostentamento economico.
Alessandro Ferii: Io sono contabile presso un'agenzia navale... lavoro con i numeri in poche parole.
Andrea Giometti: Io ho lavorato per 3 anni in un negozio di vernici ma da circa 2 mesi mi sono licenziato per motivi personali e anche perché avendo molte date era difficile riuscire a programmare tutto.
Alessandro Costantini: Sono geometra, anche se ultimamente mi piace lavorare un sacco con la grafica 3D.

Quali sono i vostri progetti nel futuro più immediato? Puntate più a promuovere il vostro ultimo lavoro o a scrivere nuovi brani?
Alessandro Ferii: Puntiamo a fare entrambe le cose... stiamo già lavorando ai pezzi nuovi, ma nello stesso tempo cerchiamo di suonare live il più possibile. Far conoscere il nuovo lavoro e promuoverlo è molto importante per noi, e la dimensione live è fondamentale anche per scrivere nuovi brani.

Dove saranno i Soviet Soviet tra dieci anni? E questa nuova onda post punk che si muove con orgoglio lungo la Penisola sarà ancora viva e attiva?
Alessandro Ferii: Per quanto riguarda l'onda post punk penso che sarà sempre viva e attiva, ci sono moltissime valide band che fanno questo tipo di musica e questo accade per tutti i generi. Quello che cambia e che fa la differenza è l'attenzione data dagli ascoltatori, dai giornali e dalle radio. E per quanto riguarda i Soviet Soviet, speriamo di essere ancora insieme a suonare e a "invecchiare" di musica live e di tour!

Commenti (6)

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  • Point Break 08/09/2011 ore 08:11 @pointbreakrock

    Daje raga'!!:)

  • seymour 08/09/2011 ore 11:03 @seymour

    pesaresi che parlano male di pesaro, mi fate schifo! Giommo sopratutto, mi fai schifo!!! t'am fè schif!
    a pesaro avete il Plastic, tutte le cose che fa il PopGruppo, avete gli Altro e I Camillas, avete Soria e la Montezuma (e I Montezuma!), avete la Cira, il Fuzz (!!!), il Bagnacciuga, lo Scalo, avete il Waves Studio, avete MANU MAGNINI. A rimini che cazzo abbiamo? lo spettro di thomas balsamini?
    giommo merda

  • seymour 08/09/2011 ore 11:04 @seymour

    AVETE MANU MAGNINI CRISTO!

  • marcoJB 10/09/2011 ore 10:39 @drinktome

    M A N U M A G N I N I santo subito

  • Francesco Coloskij 02/05/2012 ore 16:05 @FrancescoColoskij

    il problema pesarese è che ci si sbatte per fare qualcosa e ben poche cose riesco! ma forse non è solo pesarese... è tipico del panorama italiano!

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