Potere alle chitarre: Rachid degli Ex Otago ci racconta la nuova etichetta Pioggia Rossa Dischi

Una nuova etichetta genovese che punta a diventare un'agenzia a 360 gradi per riportare l'attenzione su una scena apparentemente morta
25/09/2018 11:44

Nella loro descrizione si legge: "è un'etchetta, non è un'etichetta, è entrambe". Ma allora esattamente che cos'è Pioggia Rossa Dischi? Noi abbiamo ascoltato le prime band proposte da questo nuovo progetto genovese, e abbiamo deciso di vederci un po' più chiaro. Ce ne parla Rachid degli Ex Otago, uno dei promotori della nuova impresa.

Chi sono le persone coinvolte nella fondazione dell'etichetta?
Io, Mattia Cominotto, ex Meganoidi, attuale OD Fulmine e titolare del GreenFog Studio, Lorenzo Olcese de L'ultimodeimieicani che l'altra band di cui faccio parte, e Lorenzo Santagata che è un altro ragazzo che collabora con noi. Poi ci sono una serie di persone satellite che fanno parte che sono nostri amici e si muovono nella scena musicale genovese. Sintetizzando, l'etichetta nasce da due band genovesi che hanno unito le forze per riuscire ad autoprodursi, accomunate dal fatto di aver prodotto il disco al GreenFog Studio. 

Nella vostra descrizione c'è scritto "è un'etichetta, non è un'etichetta, è entrambe". Quindi cosa siete?
Non abbiamo ancora una struttura forte, siamo nati da un anno, ma siamo veramente attivi da sei mesi. È un'etichetta perché produciamo, ma non è un'etichetta perché non ci comportiamo esattamente come un'etichetta normale, cerchiamo di unire le forze per riuscire a raggiungere l'obiettivo.

Come state scegliendo le band da produrre?
Le prime produzioni che abbiamo fatto sono tutte di gruppi genovesi. Li abbiamo scelti non seguendo le mode, quelle che sono le tendenze musicali, abbiamo scelto suoni più underground, suoni lo-fi, per ora le nostre band sono caratterizzate dalla chitarra come strumento principale. Tra i nostri obiettivi infatti c'è di creare una nuova scena musicale che crediamo che in Italia sia stata un po' abbandonata: non voglio usare il termine rock, perché secondo me "Rock never dies" è un po' una cazzata, in Italia il rock è morto. Invece vogliamo creare una scena di suoni che ultimamente sono stati abbandonati in favore di piani e synth. Cerchiamo di riprendere il mano le chitarre, perché sono il primo strumento che qualsiasi ragazzo sceglie per cominciare a suonare. Quasi tutti ci siamo avvicinati alla musica con i Nirvana o comunque gruppi con le chitarre. Siamo un po' romantici e nostalgici noi di Pioggia Rossa Dischi.


(LENIN!)

Ti chiedo una considerazione personale, visto che tu hai esperienze sia in ambito più underground che in quello, chiamiamolo così, mainstream, grazie all'enorme successo degli Ex Otago. Secondo te perché in Italia le chitarre sono state oscurate? È una questione di gusto del pubblico, di scelta precisa delle etichette?
È più una cosa sociopolitica forse. è stato considerato per anni musica di una determinata parte sociale, la musica "di sinistra" forse. Adesso i musicisti non trattano temi sociali nei loro testi, che spesso il rock o la musica impegnata trattava.

Ma in un momento politico così complicato non ci si aspetterebbe una reazione proprio da quelle frange musicali?
Le persone vogliono sentirsi dire che va tutto bene. Chi ascolta musica in questo momento non vuole sorbirsi il pippone, non vuole sentirsi dire cosa bisognerebbe fare o come essere eticamente a posto. Vuole semplicemente staccare e sentirsi dire che andrà tutto bene. 

Tornando all'etichetta, parliamo di cose più pratiche. Ci avete messo dei soldi da investire?
Sulla nostra prossima uscita stiamo investendo perché abbiamo un nuovo nome in etichetta che forse per il pubblico è ancora medio-piccolo ma per noi è enorme, ma non l'abbiamo ancora annunciato. Comunque l'idea è quella di investire perché poi Pioggia Rossa possa diventare anche un lavoro, il nostro scopo infatti non è fermarci all'etichetta ma diventare un'agenzia musicale, che è un servizio che in questo momento in Italia non c'è, ma guardando al futuro potrebbe crearsi, visto anche la grande rivoluzione di Spotify che ha messo a disposizione i propri strumenti direttamente ai musicisti, rivoluzionando di fatto il sistema della distribuzione digitale. L'idea è di occuparsi di promo, booking, eventi.



A questo proposito, apparentemente è facile far tutto da soli proprio pensando a queste ultime novità, ma perché le band in realtà hanno ancora bisogno di un'etichetta?
Perché quando si dice che "basta avere dei contatti" è fondamentale,  perché credo che una rete di comunicazione fatta da persone sia ancora molto più forte rispetto a questi strumenti. O sei veramente forte e soprattutto sei capace di venderti sul web, e riesci comunque nel tuo obiettivo, altrimenti bisogna affidarsi a chi ha più esperienza. Essere sotto un'etichetta ha ancora un valore.

Se una band volesse candidarsi, come si può fare?
Abbiamo un form sul sito che permette a chiunque di mandarci la propria roba, anche se molte cose ci arrivano attraverso Instagram. Altrimenti c'è sempre la mail.

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L'articolo Potere alle chitarre: Rachid degli Ex Otago ci racconta la nuova etichetta Pioggia Rossa Dischi di Chiara Longo è apparso su Rockit.it il 25/09/2018 11:44

Tag: etichette

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