Pioggia, vento e grandine ai concerti non sono più una semplice eccezione

Il live di Bad Bunny annullato per una tempesta violentissima è solo l'ultimo esempio: gestire il rischio climatico agli eventi dal vivo è sempre più complesso. E può anche significare la rovina, per un promoter. Il racconto di chi ogni giorno combatte la sua lotta privata col meteo per lavorare

21/07/2026 - 12:41 Scritto da Vittorio Comand

Le scene impressionanti della tempesta al concerto di Bad Bunny degli scorsi giorni ci hanno messo poco tempo a fare tutto il giro dei social. Quella che doveva essere una tempesta passeggera si è rivelata essere una grandinata violentissima, che ha inevitabilmente portato all'annullamento del concerto, con una complicata gestione dei flussi del pubblico - 80mila persone non sono uno scherzo da fare evacuare nel giro di pochi minuti - e la messa in sicurezza di tutti i presenti.

Caso eccezionale? Purtroppo, neanche così tanto. L'instabilità e imprevedibilità dei fenomeni meteorologici degli ultimi anni è una delle più evidenti conseguenze del cambiamento climatico, che richiede agli organizzatori dei concerti un approccio ancora più pragmatico nel momento in cui si manifesta una situazione particolarmente avversa. Così è stato per Bad Bunny, visto che sì, c'erano le avvisaglie di un violento temporale, ma nessuno aveva previsto la grandine che sarebbe piovuta dal cielo.

 
 
 
Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da Timmy de Pizza (@timmydepizza)

Sul caso è intervenuto rapidamente Bruno Sconocchia, presidente di AssoConcerti, per elogiare la gestione della situazione da parte di Live Nation e rimarcare il fatto che l'Ippodromo sia uno spazio adatto ai grandi eventi. Dall'altro lato c'è la comprensibile frustrazione del pubblico, che si è trovato molto disorientato a ricevere prima l'istruzione di attendere 10 minuti che passasse la perturbazione, poi a dover di colpo evacuare lo spazio nel momento in cui la pioggia si è dimostrata essere ben più pericolosa di quanto preventivato.

Ok, ma cosa significa davvero gestire un meteo estremo quando si organizza un concerto? Una persona parecchio ferrata sul tema è Stefano Brambilla, per tutti semplicemente Billa, project manager di Shining Produzioni e di Mister Wolf, agenzie che si occupano dell'organizzazione di spettacoli e concerti. Anche se non era direttamente coinvolto nella produzione di questo specifico show, Stefano è uno che ha dovuto fronteggiare situazioni di questo tipo numerose volte. "Solo quest'anno abbiamo dovuto annullare uno spettacolo di Pablo Trincia a Villa Guidini e i Jethro Tull a Mantova. La nostra filosofia è quella di, fino all'ultimo, fare tutto il possibile perché l'evento si faccia. Poi non ti ordina il dottore di organizzare i concerti, il rischio d'impresa comprende anche fattori così, poi può andar bene o può andar male". E soprattutto, non è detto che avere delle coperture per la pioggia risolva il problema: "Si potrebbe pensare che avere un tendone sotto cui ripararsi sia una buona soluzione, ma così non è: se quello crolla per la troppa pioggia, diventa una trappola".

La pioggia, però, non è l'unico fattore: anche il vento può fare dei danni notevoli. L'abbiamo visto qualche settimana fa a Bagnoli, nel corso dell'Alien Sound Festival, dove delle fortissime raffiche di vento hanno fatto crollare il palco (e anche qua le immagini fanno abbastanza spavento). Nessuno si è fatto male, fortunatamente, ma il rischio c'era tutto. Eccome. E la prevenzione che si può fare arriva fino a un certo punto: "Per controllare la situazione del vento vengono usati sul palco degli anemometri, poi a seconda della commissione di vigilanza che valuta la fattibilità dell'evento ci sono dei parametri entro cui stare. In questo caso si tratta di non superare i 45/50 km all'ora, di solito", spiega Stefano. "Se ci sono dei picchi continuativi bisogna prendere dei provvedimenti, come abbassare il tetto del palco, luci, ledwall, tutto ciò che può provocare dondolii".

Uno scatto molto bagnato da un MI AMI di qualche tempo fa - foto di Silvia Violante Rouge
Uno scatto molto bagnato da un MI AMI di qualche tempo fa - foto di Silvia Violante Rouge

C'è poi tutto uno scambio continuo con interlocutori che possono aiutare ad avere un quadro della situazione più chiaro. Si va dai contatti personali con persone che lavorano in aeroporto, per esempio, ai canali istituzionali: vigili del fuoco, protezione civile, dati meteorologici. Poi la sfera di cristallo non esiste, ma più voci esperte si hanno a disposizione e più è facile prendere una decisione adeguata e tempestiva a seconda delle condizioni. Di ben altra pasta è la gestione con il pubblico, come spiega Stefano: "La psicologia delle persone è difficile: se annulli ti insultano perché hanno già pagato, se non annulli sei un delinquente perché non pensi alla loro sicurezza. Qualsiasi cosa fai è sbagliata. Se poi consideriamo che i biglietti dei concerti costano sempre di più, le persone giustamente pretendono un servizio di un certo tipo".

Dietro ogni cancellazione c'è anche una macchina assicurativa complessa. Nello specifico ci sono varie polizze event cancellation, anche parecchio onerose - anche centinaia di migliaia di euro, come ci ha spiegato Stefano -, che vengono sottoscritte prima dell'evento. Il problema è che, prima che un eventuale rimborso venga effettivamente erogato, sono richieste fatture e perizie dettagliate, che si possono fornire solo una volta che tutte le prestazioni lavorative connesse con l'evento sono state saldate.

video frame placeholder

Immaginate la situazione: avete organizzato un grande evento, solo che la serata salta all'ultimo e i soldi dell'incasso vanno giustamente rimborsati a chi ha pagato il biglietto. Però, intanto, tutto il lavoro in preparazione all'evento è stato svolto e va pagato. E di fronte a questa scommessa ci si può fare molto male: un'assicurazione può salvarti l'osso del collo, ma c'è chi di fronte a questo buco vertiginoso non può aspettare quei 6-8 mesi richiesti perché le coperture finanziarie siano valutate adeguatamente dalle perizie. In questo senso "...fare 160-170 concerti l'anno è anche una forma di tutela", secondo Stefano: la scala dei numeri permette di affrontare le scelte in modo più oggettivo, senza farsi condizionare dal singolo evento.

E poi, per forza di cose, c'è la fortuna in gioco. "Lo stesso giorno di Bad Bunny avevamo quattro serate sparse in Lombardia, anche solo a 30 km dall'Ippodromo, ma ci è andata dritta e non abbiamo avuto alcun intoppo", rivela Stefano. Il problema, più che altro, è constatare come questi fenomeni siano sempre più violenti quando arrivano. "Il fatto che il clima stia cambiando è oggettivo. La pioggia c'è sempre stata, ma ora è cambiata l'intensità: una volta la priorità era non avere acqua sul palco, adesso i rischi sono ben maggiori, come stiamo vedendo. Capita a festival e rassegne in cui il maltempo fa danni così pesanti che per i promoter può essere è veramente difficile rimettersi in piedi. E man mano che la questione climatica si evolve, sarà sempre meno scontato organizzare concerti". 

---
L'articolo Pioggia, vento e grandine ai concerti non sono più una semplice eccezione di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 2026-07-21 12:41:00

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autoreavvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussioneInvia