Better Days Festival: Populous ci spiega il suo workshop “tecnologicamente comunista” Intervista

Populous sarà al better days festivalPopulous sarà al better days festival
11/01/2016 di

Manca poco alla prima edizione del nostro Better Days Festival: la due giorni che dal 30 al 31 gennaio porterà sul palco del Santeria Social Club di Milano molti dei più grandi nomi della musica elettronica italiana e internazionale, oltre ad una lunga serie di incontri e di workshop.
Tra questi ci sarà anche il corso di Andrea Mangia, aka Populous, una delle figure più importanti della scena elettronica nostrana (se vuoi chiedere info o iscriverti, clicca qui).
Il producer leccese terrà un workshop “tecnologicamente comunista” dove le idee valgono molto di più della preparazione tecnica: “non sono uno di quelli che ti spiegano il modo esatto di fare le cose” - commenta Populous - “sono più uno da ‘Secondo me’, non da ‘Si fa così e basta’. Se arriverà il classico smanettone che mi farà domande su frequenze o cose simili è probabile che si beccherà qualche insulto. I miei dischi preferiti, in Italia come all’estero, sono quelli dove le idee vincono anche se il mix non è perfetto o ha qualcosa che non va."   

Quindi non ti consideri un produttore un super tecnico?
Diciamo che la musica da dancefloor più canonica, pur con le dovute eccezioni, vuole che si rispettino delle scelte ben precise: la cassa deve suonare in un certo modo, il mix deve rispecchiare determinati parametri. Se invece fai musica elettronica, in realtà, puoi fare un po’ come cazzo ti pare (ride). 


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Facciamo un passo indietro, come strutturerai il tuo workshop? 
Ci sarà una brevissima introduzione dove mi presenterò e racconterò velocemente il mio percorso musicale. Poi spiegherò la mia idea di musica elettronica e come fare un pezzo partendo da un sample, che sia registrato con il cellulare o con un microfono professionale, che sia preso da vinili, da cassette o altro ancora. Scelto il campione iniziale vedremo come un musicista può rielaborarlo con un software - nel mio caso Ableton Live - in base alla sua visione estetica. È un approccio molto hip hop.

Come interagirai con i tuoi studenti?
Ci saranno molti modi, uno di questi sarà quello di chiedere a chi si iscrive di portare un campione - che sia un disco, un suono, o direttamente un file - su cui lavorare durante il corso. Vedremo le varie proposte, se poi qualcuno non sa cosa portare gli darò io dei file con cui giocare.

Invece il materiale didattico del corso quale sarà?
Saranno dischi importanti, ovviamente. Porterò degli album o delle tracce e andremo a studiare i vari campioni usati: sia i casi dove sono facilmente individuabili, sia quelli più nascosti. Partiremo da classici come Madlib, J Dilla e arriveremo a nomi più recenti come Drake o Jamie XX. Spiegherò come, a mio avviso, vanno trattati i campioni. 

È necessario avere un computer per partecipare? 
Non mi va di obbligare le persone a venire al corso solo se hanno un computer con Ableton Live installato. Il mio obiettivo è coinvolgere chiunque, voglio che anche il semplice appassionato di elettronica riceva un’infarinatura generale che gli spieghi meglio la musica che più gli piace. Le persone che verranno con il loro laptop lavoreranno per conto loro, tutti gli altri si metteranno con me.

E alla fine suonerete tutti insieme?
Sì, nella parte finale del corso. Ci daremo un tempo massimo di lavoro, definiremo la velocità della traccia e poi ognuno creerà cosa vuole, che sia un beat, una melodia o quant’altro. Io girerò tra le varie postazioni per vedere cosa c’è di valido e ingloberò tutto in un unico progetto.

In pratica saranno loro a produrti il tuo prossimo disco.
Certo (ride). Scherzi a parte, molte cose le definiremo lì sul momento, in base a quanti computer ci saranno. Ovviamente proietteremo lo schermo della mia postazione in modo che tutti vedano cosa sto facendo. Aprirò uno dei miei progetti e spiegherò, step by step, tutti i passaggi per produrre una traccia. Ci divertiremo.

 

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Tag: produttori tutorial

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