Posaman: tra rap, cr(eazy) di mezza età e piccole tragicommedie quotidiane

Storia di un artista che trasforma le tante rotture della vita quotidiana in un racconto dove si ride, ma mai per finta.

Foto di Chiara Bettiga
Foto di Chiara Bettiga

Autoironia, situazioni improbabili e un moniker scippato da sotto il naso dal comico Lillo Petrolo, diventato per un breve lasso di tempo il meme più gettonato d'Italia. La traiettoria artistica di Posaman, al secolo Moreno Curti, pattina da anni su quel confine sottile tra vita vera e tragicommedia, dove l’imbarazzo diventa materiale creativo e l’autoironia una forma di sopravvivenza.

Lombardo, classe 1990 e cresciuto lungo l’asse Lodi-Milano, Curti è uno di quei musicisti guidati ancora da uno spirito old school. Quelli che, nel folto sottobosco del rap underground, decidono di costruirsi la propria identità pezzo dopo pezzo, battle dopo battle, senza mai perdere il gusto per la battuta fuori tempo massimo. Più di quindici anni di attività tra freestyle, produzione e live lo hanno portato a "tanta gavetta tra palchi piccoli, contesti improbabili e situazioni in cui impari più cosa non fare che cosa fare".

Una scuola, affiancata a un situazionismo randomico, grazie a cui Posaman, oltre che quello con il pubblico, ha imparato a coltivare - tra alti e bassi - forse il legame più importante di tutti. "Essendo solista, il rapporto più complicato è quello con me stesso. Non sempre andiamo d’accordo, ma collaboriamo da parecchi anni", ci racconta scherzando. 

Posaman - Foto di Chiara Bettiga
Posaman - Foto di Chiara Bettiga

E questo mix tra conflitto, ironia e consapevolezza viene definito dallo stesso Curti come "rap tragicomico", che ha come scopo quello di trasformare fallimenti e momenti imbarazzanti in contenuto. "Racconto situazioni comuni, quotidiane e riconoscibili - ci spiega Posaman - cantate però con un mood autoironico, leggero e volutamente imperfetto. Prendo in giro il mondo che mi circonda, ma prima di tutto prendo in giro me stesso, senza noiosi moralismi". E in questo spazio, così lontano dalla retorica o dall’autocelebrazione tipica dell'hip-hop, il fallimento non è mai qualcosa da nascondere ma un topic perfetto da mettere in rima.

Un serbatoio di idee, capace di plasmare questo suo modo di concepire e vivere la musica, è stato sicuramente il rap italiano dei primi anni Duemila, scoperto (e digerito senza filtri) da Curti tra il 2004 e il 2005, passando per tutto ciò che riusciva a recuperare, soprattutto dal circuito Vibrarecords.

"Ad ogni modo l’ispirazione non arriva solo da altro rap - sottolinea Curti - ma soprattutto da chi ha qualcosa da dire e lo esprime nella sua maniera originale indipendentemente dal genere. A parte il reggaeton, ovviamente, che deve star lontano da me". Niente ritmi dembow o ballo perreo, ma nomi che popolano una certa scuola dell’assurdo musicale italiano: da Tony Pitony a Ruggero dei Timidi, passando Auroro Borealo. Artisti lontani dal pantheon mainstream, perfettamente in linea con l’estetica di chi ha scelto di stare qualche passo di lato.

E questo approccio trova la sua sintesi più recente in Easy di Mezz’età, un disco "nato dall’idea di raccontare la quotidianità per quello che è, senza filtri ma con uno sguardo autoironico”. Dentro ci finiscono multe, relazioni, piccoli drammi domestici e acciacchi che iniziano a farsi sentire, ma sempre con quello scarto verso il surreale che evita qualsiasi deriva diaristica. "Prendo la realtà e la spingo un po’ più in là, fino al grottesco, anche con pezzi più estremi e grotteschi, come quelli legati al complottismo o a situazioni volutamente imbarazzanti. Tutto contribuisce a creare un racconto tragicomico di quella che è la vita di tutti i giorni".

A livello di sound, il disco, pur restando ancorato al rap, si concede alcune scorribande nel pop e nell'indie, senza che questo diventi mai il punto centrale. Perché, come sottolinea lo stesso Posaman, "più che il genere conta la voce: personale, ironica e diretta", capace di muoversi fuori dagli stereotipi del rap italiano, andando a raccontare " una fascia di vita e di persone che spesso non viene rappresentata, ma che ha ancora molto da dire — e soprattutto da ridere".

La cover di Easy di Mezzetà
La cover di Easy di Mezzetà

Uno spirito fedelmente legato al motto "una risata vi seppellirà" che Curti cerca in tutti i modi di trasportare anche nella dimensione dal vivo. "Nei live la cosa più bella è vedere che la gente si diverte e si ritrova in quello che racconto. Più parlo di situazioni personali e assurde, più c’è qualcuno che si riconosce, e lì si crea un’energia diversa rispetto all’ascolto del disco".

Maggiore libertà, improvvisazione e contatto con il pubblico, in cui inevitabilmente trovano spazio aneddoti assurdamente divertenti. "Un momento che mi ha fatto abbastanza ridere - ci racconta Curti - è stato quando dopo un live è venuto da me un ragazzo a dirmi: 'Grande Posaman, mio padre è un tuo fan'. E lì ho pensato che era il momento di scrivere un disco per chi è diversamente giovane".

E allora Easy di Mezz’età diventa quasi una conseguenza naturale di quel percorso iniziato anni fa, che Posaman punta "a spingere e far arrivare a quante più persone possibili". Sempre lì, tra palchi minuscoli e contesti improbabili, pattinando su quella stessa linea sottile tra vita vera e tragicommedia. Un confine in cui Posaman cammina con consapevolezza e con la stessa, ostinata voglia di trasformare ogni momento storto in qualcosa che valga la pena raccontare.

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L'articolo Posaman: tra rap, cr(eazy) di mezza età e piccole tragicommedie quotidiane di Luca Barenghi è apparso su Rockit.it il 2026-04-18 11:36:00

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