Tra verde, solitudine e suoni abrasivi la provincia secondo gli Ore di Sole

Dalla provincia tra Lucca e Firenze nasce un percorso fatto di ricerca, sperimentazione e atmosfere sospese, tra radici lontane dai grandi centri e una musica in continua trasformazione

Cresciuti tra il verde della provincia toscana e lontani dal rumore dei grandi centri, gli Ore di Sole hanno trasformato distanza e isolamento in uno spazio creativo. Una dimensione fatta di ricerca, sperimentazione e ascolti condivisi, dove le influenze alternative degli anni Novanta incontrano atmosfere più cupe e sognanti. Un percorso nato lontano dai riflettori, ma alimentato dalla necessità di costruire una propria identità sonora senza seguire strade già tracciate.

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Dove siete cresciuti? 


Siamo cresciuti nella provincia tra Lucca e Firenze, immersi nel verde e lontani dai rumori della città. Un contesto fatto di spazi aperti, silenzi e ritmi più lenti, che ha accompagnato il nostro percorso personale prima ancora di quello musicale.

Tre cose per cui è “famosa” la vostra città/paese?


Lucca è conosciuta principalmente per il Lucca Summer Festival, il Lucca Comics & Games e, ovviamente, per Giacomo Puccini.

Da un punto di vista musicale/artistico che contesto era e come si è evoluto nel tempo? C’erano locali, etichette, altri artisti?


Pur essendo una provincia storicamente legata all’arte e alla musica, nel tempo il contesto è diventato sempre più complesso, con sempre meno spazi e iniziative dedicate alle nuove proposte artistiche.

Esistono ancora alcune realtà preziose, ma spesso sono gli stessi artisti rimasti sul territorio a portare avanti la scena attraverso eventi, collaborazioni e iniziative indipendenti. È una scena che resiste soprattutto grazie alla volontà di chi continua a crederci.

C’è qualcuno che vi ha ispirato sul territorio (artisti, promoter, figure di riferimento)? 


Sicuramente band come Esterina e Tuesday Cockroaches, che come noi hanno sempre avuto un forte interesse nel creare una rete artistica nata dalla provincia.

Sono realtà che ci hanno ispirato anche indirettamente, dimostrandoci che è possibile costruire qualcosa partendo da un territorio apparentemente periferico e spingendoci a darci da fare.

Ricordate il primo live della vostra vita? Quando, dove e com’è stato? Il locale del cuore sul territorio?


Il nostro primo concerto è stato nel 2022, in un circolo vicino a noi, durante un evento del primo maggio. Non avevamo praticamente nulla di nostro: una chitarra, due bacchette (di cui una tenuta insieme dal nastro isolante), una maracas e un basso che, a dirla tutta, non era nemmeno nostro.

Il nostro locale del cuore è sicuramente il P.N.C., l’unico spazio in provincia che permette alle realtà della zona di esprimersi liberamente e dove continuano a passare progetti molto interessanti.

In cosa è più difficile, in cosa è più facile essere artisti emergenti in provincia?


Sicuramente la difficoltà principale è creare una rete di artisti che si supportino a vicenda e trovare locali e opportunità per esprimersi. La poca fertilità del territorio spesso obbliga gruppi come il nostro a cercare altrove spazi e possibilità.

Allo stesso tempo, proprio queste difficoltà possono diventare uno stimolo: ti costringono a rimboccarti le maniche e a costruire qualcosa di personale, che parta davvero da te.

Una cosa che non capite o accettate della discografia oggi?

Più che non accettare qualcosa della discografia, crediamo che bisognerebbe imparare a riconoscere e valorizzare maggiormente la qualità che in Italia esiste già. C’è tanta musica valida, forse servirebbe solo più attenzione nel premiarla.

Come e quando ha inizio il vostro progetto artistico?


Il progetto Ore di Sole nasce ufficialmente nel 2023, dopo alcuni anni di sperimentazione con un altro nome ma con gli stessi membri.

Quel periodo è stato fondamentale per conoscerci, crescere e capire meglio la nostra direzione. Da lì è arrivato il bisogno di dare un taglio netto al passato e iniziare un nuovo percorso.

Quanto e come il luogo in cui siete cresciuti ha inciso nello sviluppo di idee e sound?


A dire il vero, non ha inciso in maniera così diretta. Le nostre idee e il nostro sound sono sempre stati influenzati soprattutto da realtà lontane dalla mentalità della nostra provincia. Probabilmente il territorio ha avuto più un ruolo nel creare il nostro modo di vivere la musica che nella definizione vera e propria del suono.

Quali sono state le sfide più grandi che avete affrontato nel vostro percorso artistico fino ad oggi?


Sicuramente la sfida più grande è stata trovare una nostra identità che ci convincesse davvero al cento per cento. Nei primi anni siamo passati attraverso generi diversi e molte sperimentazioni, ma proprio questo percorso ci ha permesso di conoscerci meglio e di evolverci. I momenti più difficili sono stati quelli in cui si suonava poco o niente, magari per mesi. In quei periodi sembra quasi di parlare una lingua che nessuno riesce a comprendere.

Paradossalmente, però, sono anche i momenti che ci hanno unito di più e che ci hanno ricordato perché facciamo musica: perché è il modo più sincero che abbiamo per sentirci noi stessi.

C’è un messaggio o un tema ricorrente che volete trasmettere con la vostra musica?


Non c’è un tema ricorrente preciso né un messaggio dichiaratamente politico. Non siamo particolarmente legati alle parole, anzi a volte ci sembrano quasi superflue. Cerchiamo piuttosto di tirare fuori l’essenza dei brani, creando un’atmosfera diretta, dolceamara e capace di arrivare senza bisogno di troppe spiegazioni.

 

Come definireste la vostra evoluzione artistica dall’inizio fino ad oggi?


In costante mutamento. Le sonorità che abbiamo raggiunto non sono mai un punto di arrivo, ma sempre un nuovo punto di partenza. Quando abbiamo iniziato a suonare insieme non avevamo idea di dove saremmo arrivati musicalmente. Eravamo molto attratti dalla scena alternative anni Novanta, da suoni più grezzi e istintivi.

Con il tempo, ascoltando molta musica insieme e condividendo continuamente nuovi riferimenti, abbiamo trovato un equilibrio tra toni abrasivi e freddi, atmosfere space e cupe, e momenti più dreamy.

Le jam sono una parte fondamentale del nostro processo creativo: per noi sono un momento quasi sacro. Questo approccio ci permette di non seguire schemi rigidi, lasciando che la musica cambi e si sviluppi in modo naturale e spontaneo.

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L'articolo Tra verde, solitudine e suoni abrasivi la provincia secondo gli Ore di Sole di Redazione è apparso su Rockit.it il 2026-07-10 14:15:00

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