Julie's Haircut: pubbliche relazioni o musica? Intervista

02/07/2012 di

Pubbliche relazioni o musica? E' quella fin dei conti la grande domanda, e se la pone un gruppo con 15 anni di carriera, che ha preferito restare nella provincia di Modena e crescere lì, sul proprio territorio, collaborando sempre con musicisti del posto, ché il provincialismo a loro avviso è un'altra cosa, e i nomi altisonanti li hanno pure conosciuti ma era meglio così. E' uscito un Ep, si parla dell'estero, dei supporti e del come si ascolta musica oggi, delle nicchie di pubblico, ma la risposta è una: non ci si sveglia la mattina senza il pensiero di toccare uno strumento. Semplicemente non è un'opzione. Fausto Murizzi ha intervistato Luca Giovanardi.

Partiamo dalle cose più recenti: perché l'idea di un ep quando ormai erano maturi i tempi per un nuovo album?
I tempi per un nuovo album sono maturi quando reputi di avere tra le mani un album all'altezza delle tue aspettative, non quando tu o altri si aspettano che "sia ora". Avevamo tantissimo materiale nuovo registrato, ma onestamente non vedevamo un nuovo album. D'altro canto non volevamo neppure trascinare queste canzoni, che a noi parevano ottime, per mesi, cercando di incollarle a forza ad altre cose che avremmo prodotto da lì in poi. Semplicemente non ci pareva naturale. Sai, per noi è importante che ogni disco fotografi un momento specifico nella vita del gruppo, poi che questo disco contenga una, quattro, o dodici canzoni dipende dal momento. Ora abbiamo deciso che le canzoni buone erano queste quattro, avevano una loro coerenza che non volevamo intaccare con forzature inutili.

A tal proposito, vi chiedo: è ancora normale che nel 2012 qualcuno vi chieda di ragionare in termini di "raccolta di canzoni", qualunque forma essa abbia, anzichè di brani da distribuire singolarmente? Voi avete ancora quella forma mentis perché siete degli inguaribili nostalgici o solo perché vi rivolgete a una nicchia che apprezza il supporto fisico?
Sono problemi che ci poniamo in maniera davvero relativa. Oggi la musica viene per lo più consumata in pillole, tramite un ascolto sottoposto allo shuffle. In pochi tra il pubblico più giovane sono disposti a dedicare un'attenzione di oltre 40 minuti filati per l'ascolto di un singolo artista. A noi il concetto di album continua a piacere, ma non deve essere un'ossessione. Se ci pensi il formato album ha in realtà avuto un momento di fortuna piuttosto limitato nell'arco della storia della musica popolare. Fino a quasi la metà degli anni Sessanta gli album erano per lo più raccolte di singoli già editi, magari con qualche riempitivo meno interessante. Poi il formato lungo si è imposto negli anni Settanta e ha avuto un forte ritorno negli anni Novanta. Ma molte delle mie band preferite, anche negli anni Ottanta e Novanta, hanno pubblicato le loro cose migliori sugli EP. Poi non dimentichiamoci che molto spesso è un problema semantico e nulla più. Un album dei Ramones magari contiene 14 canzoni e dura 27 minuti, uno dei Can ne contiene 4 e dura un'ora.

Fin da quando vi conosco mi ricordo di interminabili discussioni con voi in cui prima o poi spuntavano i Flaming Lips (era il periodo in cui pubblicarono l'esperimento super-freak di "Zaireeka" e sembravano alieni agli occhi di tutti). A tutt'oggi rappresentano ancora la vostra principale fonte d'ispirazione, considerando anche le atmosfere di queste quattro tracce?
I Flaming Lips sono sicuramente stati una delle nostre influenze maggiori, insieme a tante altre per la verità, sia dal punto di vista strettamente musicale, soprattutto nei primi anni, che dal punto di vista attitudinale. Oggi non saprei, ascoltiamo per lo più cose diverse e ormai la nostra cifra stilistica credo sia figlia di talmente tante cose che è impossibile da decifrare in termini così semplicistici. Oserei quasi dire che abbiamo un "nostro" suono, una personalità ormai riconoscibile pur muovendoci sempre in un ambito molto eclettico. Continuiamo comunque a seguire i Lips e le loro trovate folli, sono dei grandi. Una band che da anni lavora per una major ma che ancora gode di una totale libertà creativa e non ha mai paura di osare. Alcune delle cose contenute in "Heady Fwends" sono tra le migliori che hanno mai fatto, e non sono certamente tra le più accessibili del loro catalogo. Se mi chiedi nello specifico delle nuove canzoni del nostro EP onestamente non ci sento molto dei Lips, se non appunto la voglia di provare sempre a fare qualcosa di nuovo e potenzialmente rischioso.

Suppongo che il vostro modo di comporre sia cambiato nel corso del tempo, soprattutto in funzione degli eventi, neanche tanto contingenti (famiglie, figli, lavoro...), che hanno caratterizzato gli ultimi anni. Ripensandoci oggi, siete sempre riusciti ad adattarvi ai cambiamenti senza subire fatali contraccolpi?
Per noi musica e vita non sono così distinte. Quello che ci accade fuori dal palco e dallo studio influenza ciò che facciamo sul palco e in studio e viceversa. Dal nostro punto di vista è del tutto naturale, è quello che facciamo, quello che siamo.

Piuttosto... del nucleo originale siete rimasti in pianta stabile Luca e Nicola. Tutte le altre figure "storiche" della band (dalle due Laura al Reverendo, senza contare il prode Giancarlo Frigieri) in quali altre faccende sono affaccendate?
Laura Storchi è sposata con Nicola e si occupa per lo più dei loro due bellissimi bambini e del suo lavoro per una cooperativa per l'ambiente. Laura Sghedoni suona con i suoi M?, il Reverendo fa il Reverendo e Robbi Morselli ora suona nei Black Sabani, la band che accompagna Dani Male, uno che tutti odiano e (quindi?) noi amiamo. Giancarlo, lo sapete, ha una carriera tutta sua, ormai ha pubblicato più dischi di noi nella metà del tempo.

A proposito di ciò, c'è stato un momento preciso in cui avete pensato di voler mandare tutto gambe all'aria perchè semplicemente "non ci stavate più dentro"?
Forse una parte del tuo cervello ci pensa ogni giorno, perché è una gran fatica e le soddisfazioni economiche sono irrisorie. Però devi capire che noi facciamo ancora parte di una generazione per cui il fare musica non è mai stata realmente una scelta. Io, per dire, non è che posso svegliarmi alla mattina e pensare che quel giorno non toccherò uno strumento o non farò musica. Semplicemente non è un'opzione.

Da quanto mi risulta siete sempre stati una band che ha cercato di proiettarsi verso l'estero (vedi alla voce collaborazione) ma, in compenso, avete sempre privilegiato, per scelta, la dimensione locale (dagli studi di registrazione ai vostri collaboratori). Si è trattato semplicemente di una serie casuale di fattori o avete sempre pianificato le cose in tal senso?
Vedi, per me il vero pensiero provinciale è quello delle città che si credono grandi ma non lo sono ed è quello di chi crede che per combinare qualcosa si debba per forza emigrare "dove le cose succedono". Per noi le cose succedono nella nostra testa. Le band che più ammiriamo sono sempre state indissolubilmente legate ai propri luoghi di origine e raccontando quel piccolo mondo sono state capaci di raccontarci qualcosa di vero, qualcosa che riguardava anche noi che stavamo a migliaia di chilometri di distanza eppure sentivamo le stesse cose. Penso a gente come Fugazi, Beastie Boys, gli stessi Flaming Lips che citavi prima, che ormai per Oklahoma City sono diventati un'istituzione. Noi abbiamo collaborato con gente che ormai gode di uno status internazionale da "leggenda". Però se ho bisogno di un chitarrista, un saxofonista o che so, che bisogno ho di andare a cercare il nome importante chissà dove, quando ho sottomano dei musicisti meravigliosi di cui nessuno sa il nome? Voglio dire: stiamo facendo pubbliche relazioni o musica? Anche quando abbiamo suonato con artisti internazionali lo abbiamo sempre fatto sulla base di un rispetto e di un'ammirazione reciproci, non perché avevamo alle spalle l'agenzia importante che aveva i contatti giusti. Odio la parola "featuring", ad esempio. Da noi non ci sono ospiti speciali, tutti i musicisti stanno sullo stesso piano, si tratta di creare un pezzo di musica e per noi questo è sempre stato un processo collettivo, in cui ognuno porta un pezzo di sé e lo lascia lì. Magari è anche solo per una canzone, ma in quella canzone quella persona fa parte a pieno titolo dei Julies.

Nonostante siate una delle band più "esportabili" c'è da dire che non si contatano poi così molti tour all'estero dei Julie's Haircut.
In realtà dal 2004 in poi abbiamo sempre fatto concerti in giro per l'Europa oltre che in Italia, ogni anno. Onestamente credo che siamo uno dei gruppi italiani più presenti all'estero. Il problema semmai è quello di fare un salto qualitativo ulteriore, ovvero procurarsi un apparato fatto di agenzia per concerti, ufficio stampa e promozione sui diversi Paesi in cui abbiamo un pubblico. Purtroppo questo non è facile perché all'estero non è che se la passino molto meglio che da noi. Tutto funziona per nicchie di pubblico e noi siamo estremamente difficili da catalogare. Però le nostre vendite sui digital store (le uniche su cui abbiamo degli statements precisi) parlano chiaro: l'Italia è al quarto/quinto posto tra i Paesi in cui vendiamo di più. Abbiamo goduto dell'interesse di alcune agenzie che amavano la nostra musica ma non si è mai concretizzato nulla perché in quel momento non avevamo un ufficio stampa o non avevamo un nuovo disco da promuovere e quindi non era possibile creare l'"hype", come si dice. Anni fa abbiamo lavorato con un'agenzia tedesca ma alla prova dei fatti ci procurammo concerti migliori da soli, quindi che senso aveva? Ma non ti nascondo che lavorare da soli sulle date estere è davvero durissima, per cui ora vorrei sbloccare questa situazione. Abbiamo qualcosina in ballo che potrebbe far svoltare le cose, ma non ne voglio nemmeno accennare per scaramanzia. Il fatto è anche che non trovo abbia troppo senso fare tour di 20 giorni in cui suoni davanti a 10 persone dal lunedì al giovedì e magari se sei fortunato azzecchi un fine settimana interessante. Non lo facciamo nemmeno in Italia. L'Europa non è così grande, credo che per tanti gruppi ci sia più che altro un blocco mentale. A noi piace fare brevi sortite di 4 o 5 giorni, una o due volte all'anno, con concerti in posti validi, dove si suona davanti a qualche centinaio di persone e poi si torna a casa. Del resto, andare a suonare in Belgio o in Olanda è quasi più veloce che raggiungere la Puglia o la Calabria.

Siete una delle band la cui nascita coincide praticamente con quella di Rockit. Da allora sono passati oltre 15 anni e anche voi eravate attivi sul web fin da allora: quanto il progetto Julie's Haircut è stato influenzato dalla rete e quanto pensa che proprio grazie ad internet sia riuscito a diffondere il suo messaggio...
Difficile dirlo. È vero che noi avevamo un sito quando nemmeno avevamo una casella di posta elettronica, però facciamo comunque parte della generazione pre-internet. Ci siamo fatti conoscere con le cassette registrate su 4 tracce, non avevamo mai visto un software per la registrazione e le persone ci piaceva vederle in faccia. Negli anni ovviamente ci siamo adeguati ai tempi che cambiavano, perché chi non vive il presente è uno stupido. Però credo anche che l'attitudine con cui hai iniziato non te la scrolli mai di dosso veramente. Per dire: mi piacerebbe essere iper-informato sui blog alla moda, su cosa e chi fa tendenza. E invece non so un cazzo.
 

Commenti (2)

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  • seymour 03/07/2012 ore 15:04 @seymour

    sempiterna stima! e mo' sentiamo sto dischetto nòvo!

  • Roberto Sacconi 04/07/2012 ore 17:04 @grooviest

    stima. sempre.

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