La normalità è un'illusione collettiva: l'intervista ai Punkreas Intervista

Punkreas (tutte le foto sono di Starfooker)Punkreas (tutte le foto sono di Starfooker)
21/03/2018 di

A due anni di distanza da “Il lato ruvido”, i Punkreas pubblicheranno il 23 marzo il nuovo ep “Inequilibrio”, primo capitolo di un progetto il sui seguito verrà presentato entro la fine dell'anno. Il nuovo lavoro uscirà per Garrincha Dischi e per saperne di più abbiamo fatto due chiacchiere con Noyse, storico chitarrista della band, che lo racconta parlando di musica, giovani, Milano da bere e dell'indispensabile bisogno di fermarsi a respirare.

Partiamo dal principio: come mai, per festeggiare i trent’anni di attività, avete avuto l’idea di dividere questo nuovo progetto in due diversi ep?
In un presente in cui la comunicazione e l'attenzione per la musica sono sempre più evanescenti, la sfida era di trovare una forma che catalizzasse l'attenzione sul nostro lavoro, e confrontandoci con la nostra etichetta Garrincha Dischi abbiamo valutato diverse opzioni, tra cui anche quella di uscire solo con singoli, per poi decidere questa forma, i due ep, che ci ha convinti, anche perché riesce a dare più forza al concept di tutto il lavoro. Queste canzoni sono infatti il riflesso di un percorso a tappe, di un vero e proprio viaggio alla ricerca di nuove rotte, reso necessario da un contesto di disorientamento sia individuale che collettivo sempre più evidente. Il sistema economico liberista occidentale sta mostrando i suoi effetti più perversi portando con sé precarizzazione e incertezza e le vecchie categorie di pensiero non sembrano riuscire più ad interpretare il presente in maniera efficace. “Inequilibrio” è la prima parte del nostro sforzo di ridefinizione di chi vogliamo essere, a partire da quello che siamo, ma senza dimenticare quello che siamo stati.

Qual è stato il criterio con cui avete selezionato queste prime cinque tracce da pubblicare?
Diciamo che raccontano bene i presupposti e gli obiettivi del viaggio che dicevamo. Un percorso che parte paradossalmente col fermarsi a respirare e che speriamo ci conduca in un posto migliore… Il mondo dei nostri figli.

Il primo singolo estratto, “Fermati e respira” rappresenta il punto di partenza di questo nuovo viaggio che non vuole essere un viaggio nella direzione verso cui spinge il vento, bensì un viaggio verso se stessi, qualunque sia la direzione. Per questo è importante “fermarsi e respirare”, per ricordare chi siamo e dove vogliamo andare. Quali sono secondo voi le cose più importanti da ricordare oggi, quelle che il frenetico gareggiare contro il tempo ha fatto dimenticare? E inoltre trovate ancora possibile recuperarle anche se il mondo continua a correre senza pietà?
Non so se ti ricordi di una famosa pubblicità degli anni ‘80, quella che diceva: “Milano da bere!” e poneva l'accento sull'efficienza delle città moderne che non si fermano mai in un processo di inarrestabile produzione del benessere. Bene, quella spinta propulsiva si è trasformata in schiavitù, in cui l'unico benessere davvero importante viene sistematicamente ignorato se non vietato: il tempo da dedicare a noi stessi. Da questi pensieri è nata “Fermati e respira”, un sorta di manifesto all'indispensabile decrescita felice, in alternativa a una società che attraverso competizione e paura mira a mantenere, anche in tempi di crisi, uno status quo, volto a garantire se non addirittura ad aumentare i privilegi di pochi a dispetto dei molti.

“Conto su di te” è dedicata alle nuove generazioni. Quale eredità, nel bene e nel male, stiamo lasciando secondo voi ai giovani punk, ai giovani musicisti ma anche ai giovani in generale?
Il riferimento della canzone è evidente. Se perdiamo la memoria siamo condannati a rivivere gli errori/orrori del passato. Se perdiamo prospettiva siamo condannati alla sconfitta. Diciamo che questo è un mantra che speriamo si fissi ben in testa nelle nuove generazioni: “l'unico errore fatale è quello che non sai ricordare”.

Siete sempre stati un gruppo attentissimo all’attualità e molto critico nei confronti dei problemi sociali più gravi. Il brano “U-Soli” contenuto in questo disco ne è ennesima conferma. Quali sono le vostre riflessioni sulle strumentalizzazioni politiche che finiscono per istigare al razzismo e alla xenofobia anziché risolvere concretamente i problemi di un mondo inevitabilmente globalizzato?
Le soluzioni a problemi complessi necessitano di risposte complesse. È costume della destra proporre delle risposte grossolane, semplicistiche e tagliate con l'accetta, buone solo a raccoglier voti ma non realmente in grado di dare esiti apprezzabili. Anche perché in realtà i movimenti xenofobi e razzisti quali la Lega ex Nord e affini, non hanno un reale interesse a risolvere e trovare soluzioni a questioni, la cui persistenza garantisce loro consenso elettorale. Nel caso dello Ius Soli la questione è ancor più paradossale: si tratta semplicemente di un atto di civiltà, volto a riconoscere come italiani dei bambini che già lo sono nei fatti. Cercare di strumentalizzare una cosa del genere seminando odio e divisione dove naturalmente cresce amicizia e integrazione è stupido e criminale. E dopo che saranno cresciute le piante infestanti del rancore e dell'ostilità saranno sempre gli stessi che le hanno prodotte a ergersi a soluzione del problema che essi stessi hanno creato.

A tenere insieme un po’ tutti questi temi giunge il brano che dà il titolo al disco, “Inequilibrio”, in cui cantate l’importanza di essere se stessi nonostante la “strana sensazione di esser nati nel posto o nel tempo sbagliato”. Se la maggior parte delle persone ritiene normale ciò che fanno tutti (e qui torna in mente il video di “Fermati e respira”, che vede protagonista proprio un gregge di pecore), qual è invece il vostro concetto di normalità?
È capitato a tutti di sentirsi fuori posto in qualche occasione. Molto semplicemente la normalità non esiste. È solamente un'illusione collettiva, un’ipnosi alimentata dagli stereotipi che vanno per la maggiore in un determinato tempo, in un determinato luogo.

La conclusione è affidata al brano “Due minuti di odio”, definita nel comunicato stampa “una sana e purificante incazzatura di orwelliana memoria, per non partire lasciando conti in sospeso, per viaggiare più leggeri, perché il percorso è ancora lungo”. A chi pensavate principalmente quando l’avete composta?
Tu a chi la dedicheresti? Ecco, è la persona giusta!

Per la realizzazione di questo disco avete collaborato con Olly Riva (già frontman dei Fire e co-fondatore e leader degli Shandon), con cui siete tra l’altro amici di vecchia data. Qual è stato l’episodio più divertente avvenuto durante le registrazioni?
Purtroppo quelli più divertenti non si possono proprio raccontare. Sono coperti dal velo della segretezza del rock and roll: quello che succede in studio di registrazione rimane in studio.

Chiudiamo chiedendovi notizie sul tour con cui promuoverete questo nuovo lavoro: quali sono le prossime date? Parteciperete anche a qualche festival?
Partiremo sabato 24 dall'Alcatraz di Milano, il 30 saremo al New Age di Roncade (TV), il 31 a Fabriano (AN) per poi proseguire ad Aprile con Roma, Genova, Pinarella di Cervia (RA), Parma, Corneliano d'Alba (CN). Non possiamo ancora svelare le date estive ma possiamo anticipare che saranno tante, capillari e promettiamo sorprese. Dopo tutti questi mesi non vediamo l'ora di tornare a calcare i palchi su e giù per lo stivale.

 

Punkreas - Inequilibrio Tour 

24.03 – Alcatraz, Milano

30.03 – New Age Club, Roncade (TV)

31.03 – Sonic Room, Fabriano (AN)

07.04 – Acrobax, Roma.

13.04 – Bangarang / Crazy Bull, Genova

14.04 – Rock Planet, Pinarella di Cervia (RA)

20.04 – Campus Industry Music, Parma.

21.04 – Cinema Vekkio, Corneliano d’Alba (CN)

Tag: nuovo ep intervista

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati