Slim - Radio Antenna Uno, 10-04-2003 Intervista

06/05/2003 di Antonio 'Zanna' Zanoli

Quando mi trovo alle prese con un’intervista radiofonica, la prima cosa che spero, in qualità di conduttore, è di non dover ricadere obbligatoriamente nella routine della classica formula ‘domanda/risposta’. Mi auguro insomma di trovare di fronte a me persone in grado di capire che la radio amplia gli spazi, permettendo di uscire dallo standard senza per questo andare fuori tema. Per fortuna con gli Slim la cosa è riuscita, e con loro ho avuto la possibilità di parlare più che di ‘domandare’, cogliendo la voglia di comunicare piuttosto che di pavoneggiarsi o di esibirsi della band di Bologna.

L’occasione è all’interno de “L’Itagliano”, trasmissione radiofonica che settimanalmente curo su “Radio Antenna Uno rock station” e che cerca di dare voce alle diverse realtà del nostro paese, meritevoli di essere quantomeno fatte conoscere.

L’intervista verteva ovviamente proprio sul nuovo lavoro della formazione nata nel capoluogo emiliano quattro anni fa orsono. In questa sede cercherò di riportare i tratti salienti di questa chiacchierata avvenuta coi 3/4 della band (Alberto, Antonio e Luigi).



Slim, un nome che suona conosciuto, forse grazie al fatto che si tratta di una parola utilizzata massicciamente non solo nella musica e che quindi ritorna come dato di fatto. Gli Slim sono però anche un progetto musicale, che purtroppo non ho avuto modo di conoscerese non grazie a questa seconda pubblicazione, ovvero il nuovo album “Tonic”. Cosa mi sono perso finora?
Sinceramente non sapremo dirti cosa ti sei perso… niente di irrecuperabile comunque.

Direi che un buon punto di partenza potrebbe essere proprio un breve racconto sulla vostra storia.

Dunque, la nostra storia… innanzi tutto anagraficamente la nostra nascita è da ricercarsi nell’inverno 1999/2000, momento in cui momento in cui io (Alberto) e Luisella, assieme ad Antonio, decidiamo di dare vita ad un progetto in cui sfogare la nostra voglia di suonare rock’n’roll.

Tu e Luisella, va ricordato, componenti di un’altra band con fulcro di riunione in quel di Bologna e che ha avuto modo di farsi conoscere parecchio negli ultimi anni, cioè i Cut...
Sì, i Cut, band in cui ho suonato la batteria ed in cui Luisella suonava come chitarrista. In effetti credo sia stata la grande voglia di r’n’r a portarci alla formazione degli Slim, progetto che nasce proprio dal fatto che c’era la voglia di qualcosa di diverso rispetto a quanto fatto con Cut, di più disimpegnato e meno legato all’attitudine punk… qualcosa, insomma, che rispecchiasse più quello che sentiamo di essere.

In aggiunta potrei dire che personalmente avevo anche desiderio di tornare al mio strumento, la chitarra, che mi permette ora di trovare più soddisfazione nel suonare.

Ma torniamo alla storia...
Dunque, dopo la fondazione del gruppo abbiamo avuto la possibilità di registrare “Landing on venus”, il nostro primo disco, e di conseguenza suonare parecchio dal vivo, con alcune esperienze come quella che ancor oggi ricordiamo con grande piacere, cioè la partecipazione come unica band italiana all’Indipendent Day Festival del 2000.

A quel punto impegni personali ed altro, hanno portato ad una pausa di un annetto, dopo la quale gli Slim si sono ritrovati con una faccia nuova. Luisella lascia il gruppo ed arrivano, a compensare la dipartita, Ermanno come chitarrista (che fino a quel momento era stato il nostro fonico), e Luigi come bassista, strumento che fino allora non solo non faceva parte della nostra line up, ma che ha anche portato il gruppo ad essere un quartetto.

Una curiosità: chi è Atami Yakamoto?
Atami è un ragazza che abbiamo conosciuto durante una vacanza a Barcellona, dove avevamo trovato il modo di suonare dal vivo. Lei ha scovato in noi fonti di interesse e così si è giunti anche alla registrazione di quello che è stato il nostro primissimo ep (“Experimental noise‘n’roll” ) in cui la stessa Atami ci ha, per così dire, prodotto. A dirla tutta i rapporti con lei erano curati da Luisella, ma dopo che la nostra ex chitarrista è uscita dal gruppo, i contatti con Atami non esistono più. Ricordiamo comunque con piacere questa bellissima esperienza, grazie alla quale abbiamo conosciuto una persona molto aperta e per molti versi interessante. Una parentesi positiva, soprattutto perché nata in maniera assolutamente genuina, ma che non lascia strascichi artistici sul nostro presente.

A questo punto possiamo parlare del nuovo album...
“Tonic” è un disco nato molto velocemente, addirittura in pochi giorni. Senza fronzoli e molta voglia di registrate in maniera istintiva… a te come sembra?

Mi spiace, qui le domande le faccio io… in ogni caso sembra molto eterogeneo e come si suol dire, fatto bene, anche se non pare che il vostro desiderio sia quello di esplorare nuove sperimentazioni nella pura accezione del termine.
A dire la verità non ci siamo mai posti il problema di inventare qualcosa, ma molto più semplicemente la voglia di suonare ci porta a cercare l’ideale rappresentazione di noi stessi nelle canzoni che componiamo.

Da più parti ci sono state recensioni positive, all’interno delle quali, come prassi, si cercano collegamenti fra voi e formazioni già da tempo nomi importanti della scena rock...
Naturalmente le influenze ci sono e ci saranno anche in futuro. Io (è sempre Alberto a parlare, ndr), ad esempio ascolto pochissima musica, ma naturalmente cerco di assorbire positivamente quelle che sono le cose che più mi hanno accattivato. Di contro Luigi mastica musica dalla mattina alla sera ed elementi come questo contribuiscono a fare entrare all’interno della band idee capaci di allargare i nostri orizzonti. Sinceramente se dovessi fare dei nomi mi troverei estremamente in difficoltà, ma vanno bene quelli che gli altri hanno sentito in noi.

Ve la sentite di riconoscere in “Tonic” una linea guida?
Leggerezza, easy-listening!

Voglia di divertimento insomma...
Assolutamente sì! Come dicevamo prima, cerchiamo di mettere nella nostra musica ciò che può farci riconoscere anche come persone. E sinceramente crediamo fortemente sia necessario rivalutare la musica come una forma di comunicazione che porti a star bene, al divertimento.

Anche perché leggerezza non vuol per forza dire scarsa qualità...
Anche noi pensiamo sia proprio così. Negli ultimi anni c’è capitato di sentire troppa musica intimista e sinceramente ci ha un po’ stancato. Pensa al cosiddetto ‘post-rock’: tutte - o comunque tante cose - definibili buone sotto il profilo artistico, ma da lasciar perdere completamente l’aspetto della musica come fonte di piacere diretto e svago non ci pare una cosa positiva. Da notare poi che l’assoluta ricerca di soluzioni tecniche sempre più sottili ed impalpabili, rischia veramente di portare in un gioco semplicemente fine a sé stesso e purtroppo qualche volta asettico, oltre che ormai ripetitivo.

Per noi il caro buon vecchio r‘n’r rimane uno strumento con cui divertirci e nello stesso tempo cercare di divertire, tanto da prediligere, come ovvio, la dimensione live alle registrazioni. Il disco di per se non ci importa poi così tanto. Per intenderci: non suoniamo per fare dischi, ma semplicemente per suonare! Poi se c’è la possibilità di fare i dischi ben venga, ma senza quella che in molti gruppi notiamo divenire una vera e propria ansia rispetto a quello che accadrà nel futuro.

Ansia?
Sì, hai capito bene… l’ansia di dover completare un progetto. Per il momento questo non è un sentimento che ci interessa, perché in realtà noi ci sentiamo già soddisfarri nel momento in cui ci viene data la possibilità di suonare. Se invece uno parte dal presupposto di dovere incidere per forza un disco, di promuoverlo, di venderlo a tutti i costi, rischia di essere sopraffatto dalla necessità di arrivare allo scopo il prima possibile, dimenticandosi di quanto sia in realtà bello suonare. Il fine rischia di rovinare la passione che ce lo ha fatto agognare.

Dunque rischia di essere fuori luogo chiedervi se avete già per la testa un’idea sul vostro futuro?
Assolutamente no!!! Vale senza dubbio continuare a pensare al futuro. L’importante è lasciare fuori l’ansia, tutto qua. L’intento è naturalmente quello di suonare all’infinito e dopo “Tonic” fare uscire tanti altri dischi, da suonare poi dal vivo. Semplicemente non ci poniamo il problema di farlo per forza sottostando alle regole del mercato: vogliamo suonare, e trovare il modo di farci sentire da più persone possibile, ma non a discapito della nostra attitudine.

Sia ben inteso non è solo il solito discorso sull’indipendenza, ma anche su quanto può essere pericoloso perdere di vista l’obbiettivo principale. Divertimento e rock‘n’roll: se vengono a mancare questi elementi ci toglierebbero il senso. Non vogliamo che questo accada e naturalmente noi faremo sì che non succeda.

Quindi mi par di capire che anche a voi non piaccia molto il modo in cui viene gestita la musica, purtroppo non solo in Italia.
Per nulla!!! Quello che non mi piace è pensare a qualcuno che si permette di crearmi e distruggermi. Che senso ha fare il botto e trovarsi nell’olimpo del mainstream se poi questo è solo merito dei media che il giorno dopo potrebbero darmi una spinta e ricacciarmi nel baratro? Preferisco rimanere in una dimensione in cui tutto ha il giusto peso e dove le decisioni, nel bene e nel male, vengono prese da noi. Autoproduzione, questa è l’unica via: non c’è alternativa per continuare a divertirsi, perché il nostro scopo è il divertimento. Nostro e speriamo di chi di volta in volta ci ascolta!

A questo punto è più che lecito chiudere parlando di chi ha creduto in voi, ovvero La milanese Ecletic Circus.
Anche in questo caso tutto è nato in maniera molto naturale. Ci hanno contattato per inserire un nostro brano all’interno di quella che è stata la loro prima pubblicazione, cioè una compilation, e da lì è nato tutto il resto. Non c’è molto da aggiungere, se non riconoscere a questa nuovissima realtà una grande e serena professionalità e voglia di fare. Anche fra loro, ci è parso di capire fin da subito, l’ansia non trova certo substrato fertile.

Idee chiare, riportate con un tono ed accompagnate da facce di cui sinceramente è impossibile non fidarsi. Alcune delle dichiarazioni sopra riportate potrebbero essere prese come luoghi comuni di ipocriti-finto-umili - che ahimè ormai ho imparato a riconoscere, vista la folta rappresentanza nel mondo della musica, oltre che in tutto ciò che vi sta attorno. Il fatto è che Gli Slim non mi sono apparsi semplicemente umili, ma soprattutto persone sincere e vere…spiegarvi il perché non è forse possibile: reputo molto importanti le sensazioni del primo approccio. Così, i ragazzi mi hanno fatto proprio una bella impressione e spero che nulla intervenga per cambiarne i fondamentali principi sparsi fra le righe con cui ho cercato di riportare questa mia bella ora di diretta radiofonica.

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