Foto profilo: Rhò Intervista

RhòRhò
17/11/2014 di

Foto Profilo è la nostra nuova rubrica di interviste con la quale continueremo a seguire la nostra vocazione primaria: presentarvi nuove, validissime band italiane. Le regole sono semplici: con ogni risposta, una foto. Oggi tocca a Rhò, che ci presenta il suo nuovo ep "Nebula" tramite un percorso di descrizioni e immagini. 

 

Prova a descrivere la storia, i suoni e le immagini del tuo ultimo ep "Nebula" (ma senza usare le parole "folk", "elettronica" o "folktronica"!)
"Nebula" è una massa informe sospesa nello spazio-tempo che intercorre tra il mio primo disco ("Kyrie Eleison") e il secondo (2015). È un sistema composto da elementi diversi, che ruotano attorno alla stessa massa stellare: la voce. Una successione lampo di soluzioni melodiche che si mescolano a suoni che anticipano l'universo sonoro di un futuro Rhò.

 

Dall'atmosfera dei pezzi, dal titolo dell'ep e dalla copertina si capisce che ti senti un animale notturno e che lo spazio, sia fisico che interstellare, è molto importante per te. 
Non ho mai composto di giorno. Affido a quel momento l'ascolto, lo studio, la ricerca, la concentrazione. Di notte, invece, non ci sono stimoli a distrarmi, ci siamo solo io e il marasma di stimoli assorbiti durante le ore di luce solare. Cosa mi attrae di tutto ciò? Nel buio tutto è possibile. La percezione dell'orizzonte scompare e di conseguenza anche i riferimenti che ti ricordano chi sei. La notte è l'occasione per trasformarsi e immaginarsi in forme e posti diversi, a volte anche molto distanti.

 

Nella descrizione dell'ep c'è scritto che "Nebula" è un'esperienza sensoriale. Visto che per forza di cose di sensi con un disco se ne possono usare tre (la vista, l'udito e il tatto), se ci potessi abbinare anche gli altri due, quali sarebbero?
Vero, i sensi legati alle terminazioni nervose sono cinque. Ma per vivere un'esperienza sensoriale non bisogna per forza coinvolgerli tutti. Quello che mi intriga, più della totale immersione in una sfera polisensoriale, è sapere che alcuni sensi agiscono sostituendo gli altri. Quello che viene teorizzato dalla sinestesia, ricevere uno stimolo sonoro e visualizzare un'immagine, oppure il contrario per esempio. Quando si parla di sensi ci si confronta con il numero infinito di interazioni che possono generarsi tra un contenuto (in questo caso una canzone) e il bagaglio esperenziale di chi ascolta. Nebula si posiziona in un livello astratto per tipologia di suoni e contenuti, quindi è terra di conquista per tutti coloro che vogliono abbandonarsi all'immaginazione.

 

Hai scritto un brano per una produzione di Ridley Scott. Com'è nata la cosa?
Mi hanno contattato da Washington DC, dove ha sede National Geographic Society. È accaduto che nella valutazione di proposte creative è stato preso in considerazione anche il mio materiale, presentato all'interno del team da un ascoltatore d'oltreoceano che aveva ben fiutato per me l'opportunità - e a cui sarò sempre grato. Mi hanno commissionato la produzione di due demo da produrre su delle indicazioni stilistiche ben precise. E poi hanno scelto il brano sbagliato, perchè "As You Hope" - aggiunta per creare maggiore convinzione sulle due composte ad hoc - non seguiva il loro brief.

 

Nella produzione c'era coinvolta anche National Geographic. Se ti chiedessero di musicare anche un documentario su un animale, quale sarebbe e perché?
Sugli animali in cattività e comporrei qualcosa di così straziante affinché il documentario risulti ancora più drammatico della realtà.

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