Rise Beatbox Beatboss - Respirazione bocca a bocca Intervista

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27/02/2013 di

Non se lo aspettava nessuno che un disco di beatbox finisse in primo in classifica iTunes, a maggior ragione sotto Sanremo. Ce l'ha fatta Rise, una possibile promessa del calcio che ha preferito i suoni con la bocca. L'intervista di Enrico Piazza.

Perché proprio il beatbox? Se lo son sempre cagato in pochi, soprattutto in Italia.
Il beatbox perché è stupefacente, quasi magia. Se lo son sempre cagati in pochi in Italia perché praticamente nessuno, almeno fino a qualche tempo fa, ne conosceva l'esistenza. È il modo più umile che esista di fare musica, e non serve nulla per farlo, se non tanta passione e un buon senso del ritmo. Credo che chiunque abbia scoperto l'esistenza di questa tipologia d'arte e di fare musica ne sia rimasto sorpreso e colpito come me.

Credi che un beatboxer possa definirsi "musicista"?
Credo proprio di si. Anche non conoscendo la musica, e pur non sapendo leggerla, con il beatbox suoni praticamente molti strumenti insieme, "usandone" in realtà, solo uno: te stesso. Quindi credo che il termine musicista, usato come "colui che compone della musica", sia azzeccato. È quello che ho cercato di dimostrare facendo questo disco.

Ma non hai mai provato a fare rap o suonare? Gli esempi più noti di beatboxer che mi vengono in mente al momento erano il più delle volte abbastanza poliedrici.
Quando ero più piccolo ho provato a scrivere testi, e per un buon periodo ho composto beat a casa, come producer, ma niente mi ha appassionato così tanto come il beatbox. Io ho sempre avuto la passione per la musica e ho avuto la fortuna, grazie a mio padre, di ascoltarne sempre molta e di tutti i generi. Fin da quando sono nato. Il problema è che non mi è mai piaciuto stare troppo dietro a dei "maestri" e il semplice stare ore in casa a comporre non mi dava le giuste soddisfazioni. Con il beatbox hai l'occasione di comporre la tua musica in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Nella mia vita ho avuto tantissime passioni differenti, è per questo che ho sempre avuto l'ideale che per fare qualcosa al massimo devi dare tutto per quella cosa. Quindi credo che per essere un bravo beatboxer, tu ti debba dedicare principalmente solo a quello. Senza arrivare all' estremo... ma credo che cercando di fare bene tante cose, poi rischi di farle male tutte.

Che poi non è che stiamo parlando di un mondo conosciutissimo ai più. Quali sono i tuoi riferimenti nell'ambito del beatbox?
Purtroppo in Italia siamo abituati ad arrivare sempre in ritardo soprattutto in questo genere di cose. In realtà nel mondo c'è un movimento del beatbox molto grosso, convention e battle annuali e sempre con molti appassionati a questo genere. Essendo giovane ho avuto la fortuna di intraprendere la strada del beatbox anche grazie a YouTube che dà una spinta e una mano molto grossa. Quindi hai la possibilità di conoscere tantissimi campioni del beatbox in ambito internazionale. I miei riferimenti sicuramente sono nomi come Eklips e Roxorloops, per poi arrivare alla nuova scuola che ha talenti molto giovani come Alem, Skiller, Reeps one.

Riesci a spiegarmi il segreto per fare un buon rullante con la bocca? Io non ci sono mai riuscito...
Il primo rullante, supponendo che si sappia già fare la cassa, che è la prima tecnica da imparare, è il suono che ti permette già di dare un buon senso ritmico e di suonare due parti della batteria. Per fare un rullante si parte dalla cassa che si fa dicendo una "P", ma senza usare la voce, una "P" muta, solo il suono delle labbra che schioccano. A questa si aggiunge il soffio, ovvero il suono che esce buttando fuori aria dalla bocca. Dicendo una "P" muta e buttando fuori l'aria quando schioccano le labbra, si ottiene il suono del rullante. Più si prova e più si stringono le labbra facendo passare la giusta quantità di aria dalla bocca, più si ottiene un rullante pulito. Sicuramente provando un po' di volte vedrai che ti uscirà..

Perché "L'Ultimo dei Sensi"?
L'ultimo dei sensi perché come ti ho già detto prima, io vedo il beatbox molto come magia. È quasi un "gioco di prestigio" di fare musica perché nessuno è abituato a "suonare" con la bocca, te ne accorgi soprattutto dalle facce che vedi esibendoti su un palco... ahahah. Per questo mi sono immaginato che dopo i 5 sensi esistenti (tatto, gusto, olfatto, udito e vista) un uomo potesse raggiungere un ultimo senso, ovvero quello di fare beatbox, musica con la bocca. Mi piace sempre ricordare che chiunque può fare beatbox e cimentarsi in questa forma d'arte, sempre con dedizione, passione e un buon senso del ritmo. Quindi in realtà volendo, tutti potrebbero avere questo senso in più.

Se non sbaglio era da un po' di tempo che l'album era in cantiere. È stato complesso dare forma a un disco del genere?
L'idea di fare questo album ce l'ho praticamente da quando ho iniziato a fare beatbox, quindi hai pienamente ragione supponendo questa cosa. Mi ci sono dedicato però al 100% da poco più di 1 anno circa. Prima ho realizzato qualche produzione, ma non avevo la testa completamente sul progetto. È stato complesso perché sia io che i collaboratori che ho avuto al mio fianco, ovvero prima Danti e poi lo staff Trumen Records (Roberto e Sergio che hanno curato con me il lato artistico) non sapevamo come si potesse costruire e come si registrasse del beatbox a livelli professionali, quindi all'inizio c'è stata un fase di studio per comporre in questo modo ottenendo risultati qualitativamente alti. Una volta acquisita la tecnica mi sono messo a produrre come un matto. Il 40% delle produzioni le ho curate con Danti al Karmadillo Studio e il rimanente 60% è stato il lavoro fatto con la mia etichetta Trumen Records & The Saifam Group. È sicuramente un lavoro abbastanza complesso e molto lungo per registrare, curare e suonare ogni suono nel modo giusto. Praticamente gli strumenti devi "costruirli" prima di suonarli, è come se ci fosse un passaggio in più rispetto alle normali produzioni. Ricordo beat con più di 40 tracce di registrazione...

Come l'hai registrato? Hai realizzato uno alla volta ogni singolo strumento?
Esatto, ho realizzato strumento per strumento per la maggior parte delle mie session di registrazione, lavorando sempre in quartina. In molti casi però mi è capitato di dover registrare suono per suono, per poi fare tutte le stesure e curandone ognuno singolarmente. Sono sincero dicendo che, umilmente parlando, senza persone e fonici con una tale esperienza era impossibile realizzare un lavoro del genere, soprattutto facendolo suonare con questa qualità, spesso superiore a molti dischi "veramente suonati" che ci sono in circolazione.

E come è andato il lavoro con gli ospiti?
Il lavoro con gli ospiti è andato molto bene ed è stato molto divertente. Tutte le collaborazioni sono state fatte con un principio di amicizia e di stima artistica reciproca, quindi direi che meglio di così non si può fare musica. Da un lato è stato molto complicato perché arrivando strofe da rapper di tutta Italia, spesso beccarci era molto complicato e spesso chiudere delle collaborazioni è stato molto lungo per questioni di impegni. Ma il risultato ottenuto è stato davvero devastante, perché hanno messo lo stesso impegno nelle rime che ho messo io registrando i suoni, e spesso non è scontato. Secondo me, insieme abbiamo composto dell'ottima musica, sono tutti appassionati e affezionati al progetto e per me è stato un vero onore lavorare con loro, soprattutto ottenendo questi bei risultati.

Tu cosa ti aspetti dal disco?
Sognando in grande, mi aspetto che il disco, essendo composto con una tecnica molto particolare e con una cura unica nel suo genere, riesca ad affermare il beatbox in Italia come forma d'arte conosciuta come qualsiasi altra. Ovviamente non ho una speranza di diffusione così enorme ma spero che dia molto più spazio al beatbox nella musica italiana in generale. Vorrei dimostrare che un beatboxer non è solo un fenomeno da palco, ma anche un vero e proprio musicista che può arrivare a comporre musica, molto particolare e - sottolineo - unica nel suo genere, anche per grandi "veri musicisti", artisti e cantanti di talento. Ovviamente per farlo ci vorrà molto tempo e un lungo percorso, ma credo che la possibilità di arrivare a questo, sempre umilmente parlando, non sia così remota.
Il mio obiettivo era semplicemente di riuscire a chiudere un disco con produzioni in beatbox e di fare in modo che arrivasse a qualcuno. Con molta sorpresa ho poi raggiunto il primo posto nella classifica Hip Hop di iTunes, nonostante dischi di grandi artisti affermati da tempo sulla scena e un secondo posto nella classifica Italiana generale di iTunes, nonostante il disco sia uscito in pieno periodo Sanremo. Quindi, con molta emozione, ho raggiunto aspettative che non avevo assolutamente in testa.

Da dove prendi ispirazione per creare nuovi suoni?
Molti suoni arrivano per caso, sotto la doccia o camminando e allenandoti per strada. All'inizio ascoltavo freestyle di campioni a livello mondiale e cercavo di imitarli, allenandomi e studiando come si fa per un normale strumento musicale. Adesso mi cimento in nuove combinazioni e in evoluzioni di suoni che so già fare. Molti suoni sono inventati da me, anche perché, avendo tutti una bocca diversa, "suoniamo" e quindi facciamo beatbox tutti in una maniera diversa. Ogni beatboxer ha dei suoni che sono il suo marchio di fabbrica. Ho in testa di rimettermi sotto ad allenarmi al 100% appena finita la promozione del disco, pur allenandomi tutti i giorni perché, purtroppo e per fortuna, poi diventa un po' come parlare.

È vero che eri una promessa del calcio?
Una promessa... (Ride, NdA). Me la cavavo. Diciamo che mi piaceva molto divertire la gente anche quando ero in campo, infatti spesso i miei avversari si innervosivano parecchio. Ho avuto la possibilità di giocare a livelli professionistici ed è stata una bella esperienza, amo ancora giocare a calcio, credo che sia sicuramente una delle 3 cose nel quale sono più portato, ma la musica e motivi personali hanno avuto il sopravvento quindi sono soddisfatto delle scelte che ho preso. Un giorno bisognerà sicuramente mettere insieme una squadretta del rap italiano, cosi ci divertiamo un po' tutti assieme.

Non ti sei pentito di non aver proseguito su quella strada?
Assolutamente no, ho ottimi ricordi ed esperienze delle quali ho spesso nostalgia, ma se potessi non tornerei sicuramente indietro sulle mie scelte. Amo la musica perché mi accompagna da quando sono nato e amo farla. Fino a quando qualcosa non mi farà cambiare idea, questa sarà la mia strada.

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