Matteo Esse - Roma, 04-07-2005 Intervista

04/07/2005 di

Un po’ per caso, un po’ per altri motivi, mi capita di conoscere Matteo Sabbioni, dietro la consolle Matteo Esse, professione dj-house. Che già detta così inquieta. Ultimamente fra i più quotati al mondo nonostante i suoi 23 anni. Decido di intervistarlo perché quello dei club e delle disco è un mondo che trovo - forse pregiudizialmente - poco stimolante sotto vari punti di vista e piuttosto plastificato nonché relegato nei suoi stolti rituali. Voglio capirci di più. Voglio farmi spiegare, da uno che gira mezzo mondo a spese altrui e con ricchi compensi, qual è la 'cifra' dell'universo-house, di quello che le cronache anni 80 chiamavano 'popolo della notte' - con una espressione che ormai manco mia nonna utilizzerebbe. Insomma, cercare di abbattere i pregiudizi, laddove ce ne fossero, e comunque capire il motivo (se c'è) della fiumana umana che allaga mezza europa ogni week-end, in ogni buco, in ogni club, in ogni discoteca in cui si passi (anzi, come dicono loro: si "suoni") house-music.



Vediamo da dove viene e chi è un dj house, uno di quei curiosi ed inquietanti esseri che popolano le notti di mezza Italia: che studi hai fatto, da quante persone è composta la tua famiglia. Cose così.
Nonostante non abbia mai manifestato smisurata simpatia per lo studio e pur essendo stato insignito del premio poco nobile di “alunno meno presente dell’istituto”, ho comunque raggiunto la maturità scientifica. È seguita anche una breve esperienza universitaria presso la facoltà di scienze e tecnologie della comunicazione de La Sapienza di Roma, perché ci avevo preso gusto ma poi ho pensato che fosse troppo! La mia famiglia è composta da quattro persone: un papà tutt’altro che severo, una mamma catechista e una sorellina cool. Mi sento molto legato a tutti loro, a dispetto di quel che se ne possa pensare.

Parlami dell’ambito musicale: quando nasce la passione per la consolle, per i piatti, per i dischi, per la musica? Quali sono i primi passi nel mondo dei club e dei dj? Da dove hai iniziato? Ti ricordi la prima serata “importante”?

Sarebbe difficile adesso ricordare e assegnare un periodo storico allo sviluppo della mia passione per la musica. Piuttosto credo di essere nato con una certa “vocazione” per questo tipo di mestiere, che poi è cresciuta con il tempo. Come tutti, ho mosso i primi passi in situazioni decisamente arrangiate: feste private a casa di amici e party organizzati in club del posto (provincia di Roma, ndr). Poi è arrivato il momento delle prime serate nei club capitolini (Alien, Piper, Gilda, ecc...), e successivamente quelle internazionali. La prima serata “importante” che ricordo, comunque la prima davanti a un pubblico “ufficiale”, è sicuramente quella del Capodanno 1997 al club Hangar di Ciampino,vicino Roma, avevo appena 17 anni.

Nonostante la giovane età, 23 anni, la tua posizione nell’ambito internazionale è già molto solida: a cosa ritieni si debba attribuire questa rapidità artistica? C’è qualcuno che devi ringraziare in particolare? Quali sono i tuoi assi nella manica? Insomma: perché piaci?

È stato importante intraprendere la mia passione per la musica come una vera e propria professione fin da subito, da giovanissimo praticamente. A questo, ed anche a un pizzico di fortuna devo attribuite la mia rapidità artistica. Poi, come per ogni altro ambito artistico, non è stato facile raggiungere una posizione solida in breve tempo. E per questo devo ringraziare qualcuno: Raul Romano (general manager di Cosmonote, l'etichetta in cui lavora, ndr) e Sant (suo partner in studio, ndr), che sono le persone che più di tutte le altre mi sono state vicine in questo percorso, e anche le prime che hanno creduto in me. Sicuramente la mia età è un asso nella manica: per me è fondamentale il confronto con i coetanei, che sono il pubblico delle mie serate e soprattutto i principali fruitori della mia musica. Piaccio perché sono bello e bravo!

Parlami dell’ambito che frequenti: lo apprezzi, trovi punti critici? Lo ritieni “fuori dal mondo”, un po’ finto, un po’ di cartapesta, plastificato o credi che possa garantirti un futuro solido? E’ un gioco, un lavoro o una passione?

È ovvio che lo apprezzi!Trovo punti critici ma non più di quanti se ne trovano in ogni altro ambito. Lo ritengo “fuori dal mondo”, un po’ finto e un po’ di cartapesta ma credo che possa garantirmi un futuro solido. Certo, intanto mi ha regalato tanto entusiasmo. È un gioco, un lavoro e anche una passione ed è per questo che mi piace tanto!

Il tuo rapporto con i giovani – a parte il fatto che anche tu sei giovanissimo – è privilegiato: che gioventù vedi alle tue serate?

Sono in continuo movimento, vedo tonnellate di gioventù alle mie serate. A parte casi di gioventù cruda e cruenta, (“bruciata” come direbbe Nicholas Ray), la maggior parte dei giovani che affollano i locali da ballo sono ancora animati da uno spirito positivo e in cerca di divertimento. In fondo è questa la ragione per cui è nata la discoteca, no?

Viaggi continuamente: è una dimensione che ti affascina o ne faresti a meno? Cosa ti rimane di ogni “trasferta” in giro per i club di mezzo mondo?

Non potrei farne a meno! E pensare che avevo paura di volare. È affascinante vedere che tutti quei posti e quelle culture che ci insegnano gli storici e gli atlanti esistono per davvero. Ho avuto la fortuna di viaggiare moltissimo negli ultimi tre anni (da Mosca a New York, passando per Londra, Parigi, Ibiza e Berlino) e di ogni “trasferta” mi rimane un’esperienza diversa. Un ricordo intenso? Sicuramente la mia prima volta a Miami! Anche se è emozionante tornarci ogni volta. E la DJ Parade di S. Pietroburgo (il principale festival di musica elettronica in Russia, che raccoglie novemila persone). Oppure David Morales (il mio dj preferito) che suona “You & Me (In Miami)” (il mio primo singolo) per due volte durante la stessa serata all’Echoes di Riccione.

Come è visto il tuo lavoro dalla tua famiglia? La mamma voleva l’avvocato oppure è d’accordo sulla strada intrapresa?

La mamma vuole l’avvocato! A parte gli scherzi, non è stato facile. La mia famiglia a volte non riesce ancora a capacitarsi del perché io abbia scelto un lavoro così “strano”. La musica è una passione con cui a volte è difficile convivere, un po’ come con una bella donna. Immagino che non debba essere facile digerire una scelta di questo tipo, soprattutto per la mamma che sognava il mio futuro lontano dalle discoteche. Ma lei continua a ripetermi: “L’importante è che tu sia felice!”

Musica: i progetti più importanti già messi a segno e quelli su cui punti di più.

Il progetto più importante è sicuramente il mio primo singolo firmato Matteo Esse & Sant, “You & Me (In Miami)” pubblicato lo scorso anno su dischi e cd Universal Music. Oltre a essere stato un eccezionale biglietto da visita e un efficace veicolo promozionale, il disco continua a regalarmi soddisfazioni vedendo che, a distanza di tempo, è ancora nelle borse dei DJ più famosi e suonato dappertutto. Addirittura è stato selezionato dal mitico club londinese Ministry Of Sound per la raccolta in cd dei brani più belli della storia della musica House (titolo originale “Anthems Of House”). Un altro progetto importante è la collaborazione con una prestigiosa management di New York, che mi ha permesso di suonare lo scorso Marzo nel club che preferisco in assoluto: il Nikki Beach di Miami!Ultimamente sono stato molto impegnato in studio con nuove produzioni e remix per diversi artisti e discografiche, comunque i progetti su cui punto di più sono il nuovo singolo Matteo Esse & Sant “My Revolution”, che sarà pubblicato il prossimo 20 Giugno sempre da Universal Music, il mio primo progetto solista sul quale sto ancora lavorando, e i nuovi tour in America, Asia e Australia.

Spiegami per bene la tua mansione alla Cosmonote (www.cosmonote.com).

È impossibile spiegare bene la mia mansione in Cosmonote! Sono un artista della discografica. Curo la direzione artistica e la promozione della divisione dance e house (Cosmonote Blue). E faccio parte del consiglio di amministrazione della società. A parte il conflitto di interessi mi piace tutto alla stessa maniera, è per questo che non voglio rinunciare a niente, e non trovo più il tempo per dormire!

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