Gianni Maroccolo - Roma, 10-02-2005 Intervista

05/04/2005 di

Scambiare due parole con Gianni Marok Maroccolo è sempre un viaggio. Da noi a lui. Dal centro al vertice e ritorno. Da quiete a vortice ogni volta. Domande concepite di notte e che di notte hanno trovato risposta. Presentare Marok con un'unica definizione non mi è semplice né gradito. Sintetizzo comunque con un po' di aggettivi: solido, curioso, duttile, mobile, esperto ed attento. Musicista ed artista ad un tempo, interprete e creatore, figlio ed artefice di alcune delle pagine più significative della musica italiana che piace a me, quella che spinge, sfrigola, si sbatte, ci prova ed infine innova.



Rockit: Sul tuo blog si legge: "Non sarò mai solo. Non ci riesco. Adoro la musica. Non riesco a prescindere dal piacere di condividerla con gli altri Animalini rari, destinati a condividersi." In quest'ottica hai creato Acau, disco "multisolista" tra cuore ed elettronica, salotto domestico e ricco di calore in cui hai mischiato sangue, parole e sonorità. Il frutto è stato quello che ti aspettavi di cogliere? Hai ottenuto l'equilibrio che volevi in tanta eterogeneità di esperienze e stimoli? Ripeteresti l'esperienza?

Marok: L’equilibrio sta nella “meraviglia” di quanto è accaduto e nel “come” è accaduto. Dal mio punto di vista, un regalo immenso che mi ha sorpreso e gratificato non poco. Non ho mai pensato a quale frutto avremmo colto alla fine del disco, ma sono certo di essere riuscito a mantenere vivo un certo equilibrio stilistico e a rendere l’atmosfera piuttosto omogenea (qualcuno ha detto, persino troppo eheheh!) ...Canzoni e voci raccolte in una sorta di “abbraccio” in cui musica e parole alla fine si sono sposate con naturalezza. Non ripeterò l’esperienza di Acau. Non sarebbe la stessa cosa... Un po’ come quando si produce la seconda “puntata” di certi film “cult”... Mi sono sempre domandato: perché lo fanno? Acau è il frutto di una serie di intrecci umani, di vissuti, di fatti che accadevano mentre questo disco nasceva. Insomma un’alchimia irripetibile nata aldilà della musica stessa, e quindi va bene così. Un bel ricordo da serbare spero, in tutti coloro che lo hanno ascoltato e in “noi” che lo abbiamo voluto.

Rockit: E' stato originale anche il modo multimediale di presentarlo. Com'è nata l'idea?

Marok: Acau si è sviluppato attraverso un magico lavoro di “equipe”. Il sito, i filmati, tutta la parte grafica, il cortometraggio sono stati curati dalla Tylerdarten. Gianni Cicchi mi ha aiutato a gestire tutta la parte “manageriale” che comprendeva, ovviamente, liberatorie, permessi, e anche la promozione. Poi Riccardo Hamrin ha scattato più di 2000 foto, Sergio Delle Cese ha promosso il progetto sul web e l’inseparabile Moka ai suoni. Miracolosamente, si è inserita in questa equipe la Universal. Dico miracolosamente perché è raro poter contare su un supporto “creativo” a livello promozionale da parte di una major e invece... Grazie a Stefano Zappaterra, Edy Campo e Ricky, siamo riusciti ad inventarci questa collaborazione con Telecom e MTV poi gestita e concretizzata da Cicchi nella bellissima serata di Venezia al FutureCentre. Serata rivelatasi poi un successone al di sopra di ogni aspettativa ...

Rockit: L'acronimo A.C.A.U. mi ha sempre incuriosita, ma so che non ami spiegarne il significato. Forse è la sintesi di una frase a te cara, oppure indica una sorpresa, un cambiamento o ancora ricorda la sonorità di un'onda quando, prima di frangere, si protende in alto e gratta il cielo... Il fatto è che nel disco il mare e l'acqua in genere hanno un ruolo predominante...

Marok: Acau racchiude un po’ la fotografia di una vita. La mia, ovviamente, che ad un certo punto si apprestava a chiudere inevitabilmente un ciclo. Il disco è nato proprio nel periodo di passaggio fra questa chiusura e questa sorta di “ripartenza” (scusa il gergo calcistico) tuttora in atto. Quella sigla racchiude i momenti e le persone più importanti della mia vita. Quelle che ho accanto, quelle che non ci sono più, quelle che rimarranno comunque sempre nel mio cuore. Musica. Grande passione vitale per il sottoscritto, quasi quanto il mare appunto. Questo spiega in parte le ragioni dell’acqua, dell’incedere ritmico e del pulsare ad una cadenza più o meno costante. E poi la ricerca di “profondità”, cosa sempre più rara in epoche in cui vince solo ed esclusivamente la velocità e dove non si scava mai oltre al “primo strato”. E’ così ovunque. Nell’amore, nella politica, nei rapporti, nell’impegno civile, nell’arte... Si giudica e si archivia nel giro di un attimo, per poi passare ad ingurgitare altro. Forse sarà l’età, ma è uno stile di vita che non condivido. Fra le mie esigenze primordiali vi è ancora, grazie a Dio, quella di non dare niente per scontato. C’è la curiosità, il desiderio di comprendere a fondo l’essere umano e molti altri aspetti della vita. E poi la gioia di vivere quei momenti senza “fretta”, senza l’ansia di dover andare subito oltre. La vita in fondo è come un libro... Chi ad un certo punto smette di leggerlo pensando di aver già capito, smette di vivere. Io spero di poter leggere fino all’ultimo respiro. E lo dico con cognizione di causa avendolo vissuto personalmente sulla mia pelle.

Rockit: Il tuo essere trasversale è, secondo me, una grande qualità. Ti permette da sempre di tuffarti in mille e diverse collaborazioni, legandole poi con il filo rosso che ti contraddistingue. Per ultime cito INIZIALI: BCGLF, con Giovanni Lindo Ferretti e Giorgio Barberio Corsetti e la nuova veste dei PGR, con "G" al cubo . Per alcuni, ciò vuol dire condurre tutto al medesimo comun denominatore, perdendo di vista l'originalità. Come rispondi?

Marok: Non saprei. Sono un musicista. Un bassista atipico dicono... Mi sono ritrovato a 20 anni nei Litfiba... Tutto nacque spontaneamente, in modo naturale ... E dire che venivo da tutt’altra parte… Dalla musica elettronica. Non ho mai ricercato l’originalità... Ho solo pensato che volevo fare ciò che mi piaceva e fino ad ora è andata più o meno così. Mi piace esprimermi e comunicare attraverso la musica e adoro farlo con artisti che stimo, che mi stimolano... Ripeto, mai preteso di essere originale, mi accontento di essere “personale”, questo si. E comunque è tutto relativo... Alla fine ciò che conta è che la musica comunichi qualcosa... Almeno per me.

Rockit: La notizia di saperti al basso dei Marlene Kuntz per le registrazioni del loro sesto album, Bianco Sporco, mi ha felicemente colpito. Tu ne hai già parlato un gran bene (ricordo parole come "Fuoco sacro che arde come non mai", "Meravigliosa realtà" e "Capolavoro") e quindi è ovvia la mia curiosità (e trepida gioia). Tu che hai seguito i Marlene, credendo in loro fin dagli albori del viaggio, come valuti il loro crescere e maturare in questi dieci anni? Qual'è a tuo avviso il loro miglior pregio come artisti? Ed un difetto?

Marok: Non credo di riuscire ad essere obiettivo quando si tratta dei MK. Mi hanno chiesto di suonare con loro in questo momento non facile né per loro né per Dan che ha deciso di abbandonare il gruppo. Ho accettato senza nemmeno volere ascoltare i provini, in virtù del rapporto umano che ci lega da anni. Poi sono rimasto sorpreso dalle nuove canzoni. Un grande passo in avanti. Molto ispirate e molto intriganti. Credo che questo album rappresenti per i MK la quadratura del cerchio. Sono anni che ricercano, sperimentano e vanno avanti con coerenza e senza tanta fretta. E lo fanno mantenendo sempre alta la qualità dei loro lavori. Cosa non da poco in Italia. Il miglior pregio? Talento ben miscelato a costanza e ad una grande intelligenza. Difetto? Forse l’eccessivo timore di deludere il loro pubblico... a volte questo timore può avere limitato il desiderio di sperimentare o perlomeno, può averlo ritardato nel tempo.

Rockit: Maroccolo produttore. Una vocazione da sempre seguita e difesa. Ultimo, ma solo cronologicamente, il progetto IG.. Voce notevole, quella d'Ivana. Cosa ti ha spinto a credere in questa tua prima collaborazione a 360° gradi con l'universo femminile? E come sta procedendo?

Marok: Lo dicevo prima. Sono un musicista... Non un “bassista”... E mi piace approcciarmi alla musica a 360°... Ho iniziato a produrre altri artisti perché nel mio periodo litfibiano ho molto sofferto quando registravamo in studio. Il suono del gruppo non veniva mai fuori, non eravamo mai messi nella condizione di sentirci a proprio agio... Insomma, ad un certo punto cominciai a produrre per capire se esisteva “un modo” per poter vivere lo studio diversamente. Poi ci ho preso gusto eheheheh...! IG. Progetto davvero strano per me. Una voce femminile, la mia prima volta. Un grande talento. Una grande capacità espressiva, di scrittura e compositiva. Una persona incredibile. Una serietà e una tenacia al di fuori del comune. E’ nata per caso questa collaborazione (ma solo apparentemente, Ivana dice di “avermi scelto”) e da mesi stiamo lavorando con costanza e senza fretta a questa opera prima. Vedi anche qui le intenzioni e le sensazioni del momento sono state ribaltate poi dal vissuto... Da poco abbiamo deciso che IG sarà un gruppo vero. Ci stiamo trovando talmente bene a lavorare insieme che la scelta è arrivata in modo naturale. Un’esperienza artistica che vuole andare aldilà dei miei “luoghi” abituali... C’è più musica, meno politica, più poesia e poi, una voce femminile, l’elettronica. Musica e parole spesso sussurrate e confidenziali. Urlano in troppi e tutti declamano soluzioni, indicano percorsi, elargiscono verità assolute. IG vuole essere dolce e puntare più che al cervello, dritto all’anima. Un caro amico ha definito l’atmosfera di questo progetto con un termine a me non troppo conosciuto: “duende”. Forse lo è. Almeno in parte. Sta di fatto che da tempo niente mi appassionava così tanto. E così, ma questo sarà l’ultimo davvero, dopo Litfiba, Csi, Pgr, l’ennesima sigla, l’ennesimo gruppo.

Rockit: Altri progetti previsti, in questo senso?

Marok: In questo senso, nel senso di IG, nessuno. E non potrebbe essere altrimenti. Altri progetti ce ne sono... Il tour con Pgr e con MK, la produzione del doppio cd della Notte della Taranta, l’esperienza didattica di Sonda e Fronte del Palco con il Centro Musica di Modena, la produzione di una giovane artista della Soleluna, una colonna sonora... E poi c’è da seguire il web e il forum a cui tengo moltissimo e che mi porta via un sacco di tempo. Poi uscirà IG e solo fra un anno ci ritroveremo con Ferretti e Canali per decidere quando fare un nuovo disco di Pgr.

Rockit: Nella tua nutrita ed intensa esperienza di musicista, hai attraversato e vissuto molti cambi di scena. Primi fra tutti quelli creati da chi se n'è andato, lasciando un sogno, un progetto, una via. Di te ho sempre apprezzato l'intelligenza misurata e costruttiva con cui hai affrontati tutto ciò. Perché, anche se dispiacciono, i cambiamenti sono vitali, vero?

Marok: Che i cambiamenti siano vitali è fuori discussione. Certo è che certi vuoti rimangono “incolmabili”, ma spesso aiuta sia chi rimane che chi va sperare che quella sia stata la migliore soluzione per tutti. Non è una paraculata. Io in passato me ne sono andato dai Litfiba. E sono felice di averlo fatto, ma mi chiedo spesso (ed anche Piero me lo chiesto) se fossi rimasto? Se avessi resistito? Non lo so. Sono argomenti complessi da trattare in così breve spazio. Posso solo dirti che anni fa mi dissi che se mi fossi ritrovato in una storia grande avrei fatto di tutto per non fuggire più. Con Csi e Pgr è successo. Ma questo non significa che chi ha deciso di volare altrove sia di fatto migliore o peggiore di me. Sono scelte di vita, quindi tutte rispettabilissime. E poi in questo mondo, di fatto, siamo tutti soli… o no?

Rockit: Sì, troviamo dei compagni di viaggio, ma l’alfa e l’omega restiamo noi… Ora vago altrove e ti chiedo: tu hai studiato fonologia e musica elettronica al Conservatorio di Firenze. Alla luce anche di A.C.A.U. qual'è il tuo rapporto con l'HD recording? E dove ti porterà l'elettronica analogica?

Marok: Ho ripreso da qualche anno a spippolare synth e ho trovato il modo di fare convivere tutti i vantaggi che ti da l’hd recording con il mio modo di concepire la musica. Uso l’hd in modo molto creativo... Da far inorridire fonici e programmatori per intenderci! Ma riesco a rendere concrete le mie idee... E questo non è poco. Dove mi porterà l’elettronica? Non lo so. Magari fra due anni mi metto a studiare il trombone. Di certo questo tipo di tecnologia permette di produrre musica di qualità con investimenti più abbordabili che in passato. Se a questo aggiungi un uso intelligente del web beh, molte possibilità... Ma, come sempre, sta a chi le usa e non alle macchine fare la differenza.

Rockit: Panorama musicale italiano. Da sempre ascolti demo ed hai il termometro dei nuovi fermenti... Nello specifico: qual'è secondo te la situazione? Ci sono Animalini rari in via d'estinzione? Si può parlare di un magma che sta ribollendo in vista di nuove avanguardie? Ma poi, alla fine, cos'è secondo te un'avanguardia in ambito artistico? E soprattutto quante domande di fila ti sto facendo?

Marok: Avanguardia? Beh, lo dico con tutta l’umiltà del caso... Avanguardia sono stati i Neon, i Diaframma, i Litfiba, i CCCP e altri... Si può discutere della “qualità” e dello “spessore artistico” di quell’avanguardia, ma di fatto in Italia dette una bella scossa. Beh, credo che sia dare il “la”, rompere lo stato delle cose, proporre un modo diverso di comunicare, di fare arte, cultura. In tal senso posso dire che le avanguardie ribollono eccome... Ci sono maggiori difficoltà forse a dare voce a queste realtà perché siamo in un momento di radicale trasformazione sociale e c’è molta confusione. Mi pare che vi sia una situazione forse peggiore del periodo in cui iniziai a suonare, ma forse simile a livello di “piattezza”... Appena toccheremo il fondo... Eh si, non si pensi che l’abbiamo già toccato... Tutto ripartirà. Non vedo l’ora.

Rockit: Condivisione è anche recuperare una tradizione per farla incontrare col presente. Pizzica e taranta hanno contaminato, nel 2004, i ventisei concerti del Festival della Taranta. Durante l'ultima serata, il 21 agosto scorso, sei stato invitato come "maestro del suono"... Come ti sei sentito in questa veste? Quali altri Festival del genere ti piacerebbe venissero organizzati in Italia?

Marok: Beh, Maestro del Suono è stata un po’ esagerata come definizione! Ho coordinato, con Moka ed i tecnici della Notte, la logistica e la produzione audio della serata finale della Notte della Taranta. Cosa non facile in effetti amplificare per 70.000 persone un’orchestra popolare di oltre 60 elementi con oltre dodici voci... Ma è stata un’esperienza folgorante. Mi sono divertito un casino e sono riuscito persino a suonare qualche pezzo! Mi piacerebbe ci fossero più festival dedicati alle realtà “emergenti”, ma festivals veri, come quelli che ci sono nel resto d’Europa. In italia ad eccezione di Arezzo Wave e del Tora Tora c’è poco o nulla.

Rockit: Domanda da, appunto, "maestro del suono": mi lasci una manciata di buoni ed accorti consigli per i gruppi emergenti? Di quelli concreti, che servono a capire quali sono i primi passi da fare, assodato poi che la strada che segue sarà tutta una sorpresa?

Marok: Non ho consigli da dare. Credo nella forza dell’individuo e in tal senso, ogni individuo è un universo a se stante. Posso solo dire che la vita, per nostra fortuna, ci impone delle scelte. Se uno fa la scelta di fare il musicista di mestiere, ci pensi bene. Rifletta serenamente ma seriamente su questa scelta e su ciò che lo aspetterà... dopodiché, la differenza la fa sempre l’individuo... il suo talento, la capacita di gestirsi, la voglia di sacrificarsi, la forza di superare i problemi e le difficoltà, la costanza... Sotto certi aspetti, è una sorta di scelta di vita... Se fai il musicista e vuoi vivere della tua creatività è necessario dedicarci una vita... E a volte non ci si fa.

Rockit: Ringraziandoti, e molto, per la tua sempre gentile disponibilità, salutaci con una frase, un motto o un'idea che accompagna la tua vita in questo momento...

Marok: Giovanni durante i concerti di Pgr dice spesso che stiamo invecchiando con “dignità” ... Spero sia vero! Grazie per l’attenzione.

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