Marlene Kuntz - Roma, 16-02-1999 Intervista

16/02/1999 di Pierfrancesco Graziani

Il nuovo disco dei Marlene Kuntz arriva dopo Catartica, Il vile, e il recente mini-cd Come di sdegno. Sei anni di attività che hanno portato il gruppo piemontese a conquistarsi un posto di tutto rispetto nel panorama rock italiano. Ho ucciso paranoia infatti, ha già venduto ben trentamila copie, entrando così nelle classifiche di vendita, un fatto, questo, che non può che lasciare piacevolmente stupiti, considerato il livello medio dei "dischi da classifica". Anche il tour sta andando bene, dopo la data di Firenze i Marlene sono in viaggio per Roma, città dove riscuotono un notevole successo. L'intevista, in onda in diretta su Radio Espansione, avviene quindi via cellulare, durante una sosta in un Autoglill. Al telefono c'è il cantante e chitarrista Cristiano Godano che, prima di iniziare a rispondere alle domande, spiega che Daniele Solo (basso) e Luca Bergia (batteria) sono scomparsi misteriosamente, e che probabilmente sono impegnati in una partita a flipper. Dopo un quarto d'ora scarso però la tecnologia ci tradisce e la batteria scarica del cellulare decreta la fine prematura dell'intervista…



Rockit: Di che cosa parla "Ho ucciso paranoia"?

Marlene Kuntz: Parla di milioni di cose, cerca di descrivere tutta una serie di emozioni specifiche che in qualche modo, a loro volta, tentano di interpretare nel miglior modo possibile le suggestioni musicali. Direi che non è assolutamente un disco a tema, ogni canzone vive per conto suo.

Rockit: Quali sono le emozioni o sensazioni che avete voluto evocare con questo disco?

Marlene Kuntz: Veramente bisognerebbe fare riferimento ad ogni singola canzone, di norma tende a suggerire delle interpretazioni poetiche di una serie di emozioni o di sentimenti che ci riguardano. quel "ci" non è soltanto riferito ai Marlene, ma a chiunque, bene o male, possa condividere un certo tipo di cose.

Rockit: Leggendo la presentazione dell'album mi ha colpito un'affermazione a proposito del titolo, che sarebbe da intendersi anche come critica ad un luogo comune…

Marlene Kuntz: Il titolo nasce dalla suggestione forte della canzone che apre il cd e che si intitola "L'odio migliore", in cui si dichiara esplicitamente di avere sconfitto una fissa cruciale molto forte e per certi versi una vera e propria paranoia. Però, visto e considerato che le altre canzoni sono ricche di ossessioni e di fisse, allora è pensabile che in qualche modo la catarsi evocata dal titolo non sia esattamente plausibile nel resto del disco, proprio in virtù del fatto che il disco è ricco di ossessioni. Quindi "Ho ucciso paranoia", acquista anche dei connotati ironici e lo si può interpretare come l'uccisione di un termine di cui si abusa molto nella parlata attaule, non solo giovanile.

Rockit: Che importanza hanno i testi nelle vostre canzoni, sono sullo stesso piano della musica oppure hanno un valore diverso?

Marlene Kuntz: Sono sullo stesso piano della musica, nel senso che così come se una nota non ci piace non passa, una parola che non ci piace non passa.

Rockit: E cosa nasce prima, la musica o i testi?

Marlene Kuntz: Prima la musica, sempre. Infatti prima ti dicevo, non a caso, che spesso i testi vengono fuori in quel modo perché dal mio punto di vista sono quanto di più giusto si potesse fare per interpretare le suggestioni musicali che c'erano già in precedenza.

Rockit: Nel disco sono presenti dei brani, musicalmente parlando, piuttosto duri e "difficili". Nonostante questo però siete riusciti a raggiungere un pubblico sempre più vasto, entrando addirittura nelle classifiche di vendita. Una cosa piuttosto inusuale per un gruppo rock…

Marlene Kuntz: Me lo stanno dicendo in molti… non è facile cercare di analizzare quello che ci sta succedendo. Posso dire, per fare una sintesi, che intanto penso che i nostri concerti diano un certo tipo di gratificazione alla gente e poi posso pensare che alla fine venga premiata in qualche modo la profonda onestà con cui noi facciamo tutto quello che facciamo. Tutte le persone che decidono di ascoltare due, tre, quattro volte le nostre cose poi si rendono conto che la difficoltà che tu dici, non è così esplicita, non c'è tutta questa difficoltà dal mio punto di vista nel recepire quello che facciamo, nell'entrare dentro le nostre cose. Il primo ascolto può essere ostico ad una persona che è abituata probabilmente a certi clichè, a certe soluzioni di comodo per fare musica pop-rock…

Rockit: Proprio a questo mi riferivo, non tanto all'ascoltatore abituato ad un certo tipo di suoni ma a quello che per la prima volta si trova ad ascoltare la vostra musica…

Marlene Kuntz: E' proprio questo che io non riesco ad interpretare più di tanto, presumo che i nostri concerti in qualche modo favoriscano il passaparola relativamente a certe suggestioni che noi evochiamo, con il nostro modo di stare sul palco.

Rockit: Quindi anche al di là della musica in sé…

Marlene Kuntz: E' probabile che un nostro concerto rappresenti un'esperienza esclusiva, particolare.

Rockit: Una impressione che mi sono fatto è che la vostra musica e il vostro modo di stare sul palco facciano sì che voi siate visti dalla gente un po' secondo lo stereotipo classico della rockstar…

Marlene Kuntz: Dal mio punto di vista non è vero, perché se penso alla nostra vita in comune, a quando siamo in tour, a come siamo noi, alla nostra ironia, al nostro modo di essere comunque in fondo semplici per moltissi aspetti, non mi viene da accettare l'ipotesi che noi abbiamo una atteggiamento da rockstar…

Rockit: Io mi riferivo a quello che credo provi molta gente che vi segue…

Marlene Kuntz: Per quel che riguarda ciò che succede nell'immaginario della gente che ci vede, per me è imbarazzante tentare di interpretarlo in qualche modo, non saprei dire, è più un tipo di impegno che si può assumere una persona come te se decide di farlo, un osservatore esterno.

Rockit: Cosa sono le "spore" che avete inserito in un secondo album e perché avete deciso di pubblicarle?

Marlene Kuntz: Le "spore" sono delle improvvisazioni, le abbiamo chiamate "spore" perché di norma tutte queste improvvisazioni vengono riascoltate dal gruppo e quelle più suggestive si trasformano in canzoni, quindi queste improvvisazioni è ragionevole pensarle come cellule germinali. Una cosa che ci ha incuriosito e stimolato molto è quella di poter offrire una sorta di "work in progress" del nostro progetto e del nostro cammino.

Rockit: Per concludere. Come sta andano il tour?

Marlene Kuntz: Molto lusinghiero.

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