Brusco - Roma, 16-06-2009 Intervista

19/06/2009 di

(Le foto sono di Abbry)

Durante le riprese del videoclip di 4 singoli (e mezzo) tratti dal nuovo album di Brusco, Michele Wad lo ha incrociato per le strade di Roma per farsi spiegare l'idea di un comedy-clip e per chiarire al singjay romano il motivo per cui questo nuovo disco, ascoltatissimo su Rockit, non brilla di luce nuova (o comunque troppo poca per essere Brusco). Si saranno capiti?



DANCEHALL IS NO FICTION
Tanto la gente non vuole capire. Già quando chiamo Brusco per dirgli che sarei passato da Roma e potevamo incrociarci un attimo, in buon mood "friend as promotion" mi dà appuntamento durante le riprese del videoclip e mi accenna che ha saputo che a me questo suo nuovo disco non è piaciuto. Gli faccio ironicamente (senza ironia saremmo delle merde): ma nella canzone non dici "non leggo più i critici e non sento gli speaker"? "Si, ma il tuo parere ci tengo". Vabè, ci vediamo - dopo aver arruolato una fotografa disponibilissima per una gallery esclusiva per Rockit - fuori dalla stazione Termini. Giretto in macchina e gli spiego la mia su "4 e ½". Lui non condivide. Però oh amici come prima. Reggae = onestà (senza onestà saremmo delle merde). Parliamo del video. "L'idea è nata a me insieme a Martina di Tommaso, una ragazza di 19 anni che ha già un buon passato di regie e cortometraggi, sviluppata anche con Giulia, ed è stato concepito come una serie televisiva. Sia a me che a loro piacciono molto le serie Tv stile Lost". Conosco gente intrappolata umanamente e psicologicamente in quelle cose. "Si diciamo però che ho avuto la fortuna di appassionarmene quando ormai erano arrivate alla terza o quarta serie per cui non devo aspettare di settimana in settimana ma mi scarico puntate e me le vedo di fila. E comunque sono appassionatissimo delle fiction ben fatte".

Sto comedy-clip quindi? "Abbiamo preso quattro canzoni e abbiamo realizzato dei video che raccontino una unica storia attraverso quattro singoli videoclip che allo stesso tempo abbiano una propria storia all'interno della storia generale. Ogni videoclip dura poco più che tre minuti e il lavoro complessivo dura la somma di queste quattro canzoni più una parte del "Mondo non finisce mai" che è un po' il leit motiv di questa mini serie televisiva". Cast? "Ci sono diversi attori professionisti e gente dilettante, compresi i ragazzi della mia band Roots in the Sky e vari altri amici". E dove andrà questo video? "Conto che tra una decina di giorni sarà finito, e l'idea è di presentarlo come una serie, tipo a scadenza settimanale, tipo alle 7 e 30 di quel giorno X". La trama qual è? "La trama contrappone la musica coi contenuti alla musica finta, in questo caso si è arrivati all'eccesso e si è arrivati alla storia di una casa discografica che ruba le canzoni altrui, fa registrare le canzoni alle ragazze e presenta dei video in cui c'è altra gente ad interpretarle, gente da look vincente per così dire, e c'è quindi una estremizzazione della cosa. Con richiamo ai talent show televisivi, in cui si spesso c'è talento, però si salta un passaggio fondamentale che chi fa musica da anni conosce bene, e che è il più grande casting, quello tra la gente che viene a sentirti che se non si diverte sei finito". Ma tanto si sa che la gente non vuole capire.

IL REGGAE NON FINISCE MAI
Dite in giro che io in persona vi ho detto che Brusco è tra i migliori singjay italiani (lasciate perdere il discorso sul nuovo disco che non brilla tantissimo, un giorno capirete). E se non avessimo l'attitudine chiusa come la mentalità del Vaticano, faremmo in modo di proiettarlo a livelli europei (che già da solo o con Gramigna raggiunge buoni risultati all'estero, però il supporto a vari livelli aiuta sempre, da soli non si arriva da nessuna parte, non fatemi fare esempi). Ed è tra i pochi eletti che probabilmente riesce a vivere di reggae nella vita (gli altri sono i Sud Sound System e altri due tre personaggi sparsi, non più di 10, e non includo i Casino Royale tra quelli che vivono di reggae): "fortunatamente non mi posso lamentare, suono quasi ogni fine settimana in vari posti, certo spesso mi perdo live internazionali importanti, come il recente concerto di Movado, però è il mio lavoro e mi ritengo fortunato". Mentre Roma scorre bellissima, ci manca solo Fellini seduto al bar e Venditti a cantare nella fontana di Trevi, si parla di reggae italiano. Come siamo messi. Cioè Alborosie è andato a guadagnarsi sul campo, sul terreno originale, lì dove è nato tutto, fama&gloria&dollari. Qui da noi la maggior parte dei reggae-addicted non fa altro che ricalcare, chi bene chi malissimo, il fare giamaicano con parole italiane o in alcuni casi in patwa elementare. Ottimi risultati certo, però poca roba. Non si cresce molto perché spesso si casca nella trappola reazionaria (stereotipi&clowning) e non rivoluzionaria (It takes a revolution to make a solution). Che poi un po' tutto in Italia va così. Lui comunque non tanto condivide. Però oh amici come prima.

"Il reggae italiano, grazie al lavoro svolto da tante persone negli ultimi 20 anni, è diventato la musica alternativa per eccellenza, chiunque non va in discoteca e non sente techno o musica leggera. Chiunque non sente certe cose sa chi sono i SSS, sa chi sono io, conosce i pezzi più gettonati godendo di un vantaggio che per esempio l'hip hop italiano non avrà mai che è la melodia che riesce ad avvicinare il gusto degli italiani al reggae". Quindi va tutto bene? "A livello di produzioni italiane, senza che ti nomino Alborosie che già sai, ci sono ottime realtà come Boomdabash, Gioman e Killacat o Mama Marjas. Ci sono molte buone forze nuove che possono imporsi come i nuovi SSS o i nuovi Brusco o Villa Ada". "4 e ½" è in puro stile jamaican un album nato tune su tune. "Si assolutamente, io i dischi non li concepisco come un unicum, per me nascono tune su tune. Certo poi con 25 canzoni ho cercato di scremare con una logica, cercando di lasciarlo omogeneo e allo stesso tempo rivolto al più vasto pubblico senza incentrarlo troppo sul dancehall style, anche se poi è l'elemento principale". Il pezzo contro i vigili fa ridere. "Si è nato dalla difficoltà che c'è a Roma ad avere una macchina, la prima entrata del Comune sono le multe che fanno i vigili che ormai anziché aiutare il traffico e i cittadini si ha la sensazione che il lavoro sia portare il maggior numero di multe e quindi di soldi nelle casse comunali e quindi per farlo sembra che siano disposti a nascondersi sotto un tombino per farti una multa. Piace molto e credo proprio che sarà la canzone oggetto del prossimo video che faremo". Ok che è il tuo disco, ma quanto ti piace? "Ovviamente io non faccio testo, però moltissimo. E' il disco che mi piace di più tra quelli che ho fatto". Vado a prendere il treno. "Stammi bene Wad". "A presto, se non ci rivediamo prima, magari al solito…ferragosto a Torre dell'Orso". "Ok, a fine Luglio dovrei suonare dalle parti di Bari, se sei giù..". Non finisce, no che non finisce il reggae. Almeno di questo statene certi. Poi oh amici come prima.

Commenti (2)

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  • ciccio ciccini 26/06/2009 ore 12:28 @ansietta

    Ha ragione Brusco, è un discone...basta vedere i commenti di chi lo ha sentito...peccato che Wad abbia gusti discutibili, oh amici come prima::))):[:

  • ciccio ciccini 26/06/2009 ore 12:37 @ansietta

    Sono d'accordo con Brusco...è un discone! Non vedo l'ora di vedere i video...E' Wad che ha gustidiscutibili...oh, amici come prima:]:]:[:

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