Bluvertigo - Roma, 23-09-1998 Intervista

23/09/1998 di Pierfrancesco Graziani

Roma, rassegna non solo musicale "Enzimi 98". Il concerto dei Bluvertigo è appena finito e noi tentiamo di raggiungerli per intervistarli, muovendoci tra una massa incredibile di bambine urlanti. Siamo gli ultimi della lista (prima di noi: Rai, Tmc, Tmc2 e Italia Radio), alla fine però arriva anche il momento di Radio Espansione... entriamo nel back stage. Le bambine ci guardano come alieni solo per il fatto di aver avuto il permesso di superare quella transenna sorvegliata da uomini enormi, siamo diventati della popstar! Una volta dentro la responsabile dell'ufficio stampa ci raccomanda di essere veloci perchè "i Bluvertigo sono stravolti", non c'è problema.

Raggiungiamo Andy mentre si allontana, lo blocchiamo immaginandoci già una sua reazione seccata, viste le premesse, ma lui si dimostra invece molto disponibile. L'intervista avrà come sottofondo le urla delle bambine, che rimarranno lì fino a quando i Bluvertigo non saliranno sul pulmino.

Iniziamo a parlare a microfoni spenti dei tanto famigerati anni '80... ma la chiacchera si trasforma automaticamente in intervista.



Andy: [...] Un' epoca secondo me importante, cioè l'inizio degli ottanta fino alla prima metà, dove sono state osate determinate cose ed è stato sperimentato musicalmente creando un nuovo metodo di arrangiamento dei pezzi... è stato veramente inventato qualcosa, per cui il sentirsi inglobati nel ritorno degli ottanta e spesso trattati come promotori mi fa molto piacere però non vogliamo assolutamente riesumare cadaveri. Fa parte della nostra cultura, è uno degli aspetti della nostra musica [...]. Comunque il nostro legame con gli ottanta è proprio strettamente portato dagli anni che abbiamo passato all'interno di quell'epoca, vivendola musicalmente. (breve pausa) ...Sto parlando in un modo troppo sconclusionato!... perchè non riesco... spesso mi perdo metà concetto...

Rockit: I vostri due dischi hanno suoni molto diversi tra loro, come si evoluta la vostra musica da Acidi e Basi a Metallo Non Metallo?

Andy: Fondamentalmente la vera differenza è nei mezzi di produzione. Innanzitutto Acidi e Basi è la prima fase della "Trilogia Chimica", in cui sono stati inseriti dei pezzi scritti almeno due anni e mezzo prima. Per cui il punto di arrivo è stato riuscire a fare un disco, in condizioni comunque precarie, l'abbiamo fatto in poco tempo in studi assemblati per contenere il bagaglio di cose che volevamo fare, parlo del bellissimo Grunf Studio, che è uno studio piccolissimo in cui abbiamo assemblato tutto il materiale elettronico. Ci siamo tornati per Metallo Non Metallo, solo che se Acidi e Basi è stato fatto tutto lì, Metallo Non Metallo è partito da lì, dove abbiamo fatto tutte le sequenze elettroniche e poi piano piano ci siamo trasferiti allo studio di Mauro Pagani, andando ad attingere anche al suo banco ampli, banco strumenti... infiniti. Quindi c'è una diversità nei tempi, abbiamo avuto la possibilità di fare il disco che volevamo... ed è raro. Poi cambiano proprio gli intenti, è la seconda fase, una fase di vera stasi e di insensibilità che dovrebbe poi sfociare nella terza fase che sarà il prossimo disco, a cui stiamo già pensando e lavorando.

Rockit: Previsto per quando?

Andy: Presumo il singolo ad aprile, poi il resto non lo so, dipende da quello che la disk recording vorrà.

Rockit: Tu che ascoltavi i Duran Duran, che musica ascolti adesso, a livello internazionale?

Andy: Ascolto molto volentieri i Recoil, il progetto di Alan Wilder. C'è un disco meraviglioso che si chiama Unsound Methods, l'ho trovato bellissimo. Poi... ascolto la scena di Detroit, non ti so dire un gruppo perchè fanno questi dischi in vinile con una copertina rossa, grazie ad un personaggio con cui sto lavorando con dei vecchi sinth elettronici, sto lavorando ad un progetto strumentale... e mi fa ascoltare questi dischi e sono fortissimi. C'è una tendenza di gente di colore che fa una netta citazione ai Kraftwerk, digitalizzando anche quello che fanno con macchine analogiche, ed è interessante, molto interessante. Poi i Massive Attack, mi è piaciuto molto il disco... Smashing Pumpkins, li ascolto volentieri. E poi.... aspetta.... nuova leva.... ah!, i Placebo mi piacciono da morire e i Nancy Boy, della scena Romo... Nancy Boy o... come si chiamano gli altri .... Plastic Fantastic.[...] I dopo Pulp mi piacciono tantissimo... questa tendenza Romo presente a Londra. Compro dischi continuamente, quelli vecchi che voglio prendere in cd, quello che trovo nei vecchi magazzini, mi piace molto frugare... io ascolto anche molto Caterina Valente o Luigi Tenco.

Rockit: Di rock italiano invece cosa ascolti?

Andy: Praticamente niente... vabbè i Soerba penso abbiano fatto un disco storico, è molto bello, gradevolissimo. Sono miei carissimi amici e vorremmo portare avanti un bel discorso da qui in avanti, dopo l'uscita di questo disco. Mi piacciono molto gli Scisma, ho suonato spesso anche con loro sono persone stupende. Poi i La Sintesi, usciranno tra poco, hanno un suono carichissimo, molto, molto bello. Per il resto personalmente non ascolto niente... vado ai concerti.

Rockit: L'ultimo concerto a cui sei stato?

Andy: (pausa di 3/4 secondi, risata) Mi fai una bella domanda perchè noi... i miei!... non ho molto tempo ultimamente. Cazzo, cosa ho visto... sai che non mi ricordo... sono andato a vedere i Massive Attack... e poi?... oddio... è ridicolo, non riesco a ricordarmi...

Rockit: Abbiamo parlato prima della musica dei Bluvertigo, mi piacerebbe sapere ora qualcosa sui testi. Che importanza hanno rispetto alla musica, come nascono e perchè nascono?

Andy: Mah... nascono innanzitutto da una condizione di vita, che è la condizione di vita di Morgan perchè è comunque lui il fautore del progetto per quel che riguarda i testi, preferirei veramente che ne parlassi con lui. Io ti posso dare la mia chiave di lettura, il mio modo di viverli, cioè, per quel che riguarda dal vivo avviene un estraneamento totale, io canto e suono delle parole e spesso non riesco ad analizzare i concetti contenuti nelle frasi che canto. Vivo il suono delle parole, che è la cosa che poi mi interessa di più. Se scrivo delle mie cose le scrivo in inglese per adesso, non sono in grado di tradurre con una forza comunicativa che serve all'italiano, sennò sembri un imbecille.

(Il discorso si sposta sul concetto di contaminazione, vengono citati Prodigy e Chemical Brothers).

Andy: Mi piace molto il progetto dei Prodigy, più di quello dei Chemical Brothers, perchè adoro il concetto di contaminazione. Io stesso sto facendo uno spettacolo che verrà presentato sia nei locali rock che nelle megadiscoteche, proprio per contaminare mondi. I Prodigy sono stati in grado di portare un rave al Forum di Assago e di riempirlo, di lanciare un personaggio che sembra il vero protagonista... cioè, Prodigy immediatamente vedi due occhi truccati e dei capelli a forma di corna e invece lui alla fine fa il saltinbanco lì davanti ma la zucca non la vedi mai sui giornali o nei video. Invece è la zucca che lavora con il W30 della Roland. C'è un bell'uso dei campioni e una nuova intenzione, proprio di fine anni '90, un suono epocale. I Chemical Brothers mi piacciono meno perchè diventano meno fenomeno di costume, mentre i Prodigy si. I Prodigy danno l'opportunità al ragazzino, nel bene o nel male, senza giudizi, di immedesimarsi in quello che ad un certo punto vuole dire vaffanculo, in un modo più nuovo di quello che era quello dei Cramps. Mi sembra un bell'approccio il loro, mi piace molto... però non lo ascolto spesso... lo tengo come bonus da linguacce.

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