Le Sacerdotesse dell'Isola del Piacere vi portano su Solaris

La band piacentina anticipa il nuovo disco, "Alle onde", con un brano che omaggia il pianeta vivente e il capolavoro fantascientifico di Stansilaw Lem. Tutto in presa diretta, in pieno spirito "do it yourself"
24/07/2020 16:09

Dopo l’ultimo Intepretazione dei sogni del 2016, Le Sacerdotesse dell’Isola del Piacere sono tornati con Solaris, un singolo fresco e dall’evidente citazione nel titolo: Solaris è anche l’omonimo capolavoro fantascientifico del romanziere polacco Stanislaw Lem, diventato poi un meraviglioso film di Andrej Tarkovskij, anche se il suo adattamento italiano dell’epoca fu martoriato e disconosciuto dallo stesso regista. Il singolo è stato accompagnato da un suggestivo videoclip, dove la band suona con alle spalle creature marine tra le più disparate che nuotano nel mare. Abbiamo raggiunto Fabrizio Lusitani, autore dei testi, chitarrista e cantante della band e regista dello stesso video per farci raccontare qualcosa del loro nuovo album, Alle onde, previsto per questo autunno.

La vostra biografia afferma che la vostra vita come band "attraverso interamente gli anni Dieci". Adesso siamo entrati nei Venti. Che gruppo siete ora?

Siamo cambiati, nel senso che abbiamo accumulato esperienze, e credo che il nostro sound si sia consolidato, soprattutto nel periodo dei concerti che hanno seguito l'uscita di Interpretazione dei sogni. Dopo una bella pausa ci siamo ritrovati, durante il 2019, per comporre nuove canzoni, senza troppo impegno. L'intesa fra di noi non era cambiata, anzi, ci siamo resi conto che i nuovi brani ci piacevano molto, da qui l'idea di uscire con un nuovo album.

Solaris richiama le opere di Lem e di Tarkovskij. Che impatto hanno avuto sul brano?

Per scrivere i testi prendo molte idee dalla letteratura, ogni argomento di cui parlo è già stato spiegato molto meglio da qualcun altro. Spesso capita involontariamente, come nel caso di Solaris: prima è venuta la canzone, proprio così come la senti, fatta e finita, ma senza un titolo o un riferimento preciso. Poi mi sono ricordato di Solaris, lì c'era già tutto, il mare che imita la forma dei pensieri umani, il mare che cambia colore fra il giorno e la notte. Mi sono detto: “Ecco, è proprio questo che intendevo”. Meglio il libro, ma anche il film era un gran capolavoro.

Il nuovo disco si intitola Alle onde, come una sorta di invocazione verso il mare: come è nato?

Alle onde è una specie di ode alla natura, come dici tu. Il mare è una mia fissazione di questi ultimi anni e ne è venuto fuori un concept per il disco. Mi piaceva rappresentare qualcosa di più esplicito e concreto rispetto al passato, anche i testi lo sono, ma comunque per chi ascolta rimane un buon margine di interpretazione personale.

Abbiamo letto che Alle onde è stato registrato in presa diretta: come è andata?

Io personalmente sono un grande sostenitore del “buona la prima”, forse anche troppo, ma è un modo per ottenere risultati sinceri e diretti. Con la band abbiamo suonato tutto insieme e registrato tutto in due giorni, a parte la voce. Non ci sono strumenti sovraincisi. Per chi suona con un certo affiatamento è il modo più semplice di registrare. Non so se questo approccio viene dagli anni ‘90, o probabilmente da molto prima, ma di sicuro le nostre influenze come gruppo sono radicate in quel periodo, quindi un confronto viene spontaneo.

Dove avete registrato le tracce del disco?

A Piacenza, al NeCe Studio, che è stato adattato su misura per questa registrazione. È un ambiente casalingo: abbiamo composto e provato tutto l’album nella stessa sala, anche per questo ci siamo sentiti a nostro agio nel registrare.

Come avete affrontato l’emergenza prima e il lockdown poi, con un disco in cantiere?

Abbiamo fatto tutto prima! Durante la quarantena avevamo già tutto il materiale a disposizione e il nostro Camillo Crippa si è dedicato al missaggio. Diciamo che l’epidemia ha solo ritardato un po’ i tempi di uscita.

Il concept per il video da dove arriva?

Avevo in mente da tempo di provare a fare un video con il green screen, così mentre stavamo registrando l’album ho appeso dei teli verdi dietro noi musicisti e ho filmato, semplicemente catturando le varie take di registrazione del disco. L’ho fatto davvero senza cognizione di causa, tutto il merito va alla post produzione di Chiara Granata. Le immagini dello sfondo sono varie creature marine che ho filmato a Genova e che poi abbiamo “solarizzato”. La filosofia è comunque quella del do it yourself, Dobbiamo ringraziare Cloudhead e V4V che sulle nostre scelte ci danno sempre una libertà estrema.

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L'articolo Le Sacerdotesse dell'Isola del Piacere vi portano su Solaris di Mattia Nesto è apparso su Rockit.it il 24/07/2020 16:09

Tag: singolo

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