Se vi siete trovati in mezzo alla folla della Notte dei CBCR di Rockit 2026, lo scorso 17 gennaio al Circolo Magnolia, è molto difficile che non vi sia rimasto addosso il live di Karakaz. Cantautore classe '99, Karakaz è da qualche tempo che bazzica la scena milanese, tanto che può vantare già collaborazioni con nomi come Rkomi e Night Skinny. In quell'occasione, però, non c'era bisogno di mettergli vicino qualche nome altisonante: bastava lasciare che le canzoni suonate in anteprima di HOMO, il suo disco appena pubblicato, aprissero uno squarcio nel petto di chi stava sotto il palco ad ascoltare. E questo nonostante Karakaz si fosse trovato, appena prima di esibirsi, a fare i conti con un imprevisto mal di gola (anche se, vista l'ottima resa del live, nessuno se ne sarebbe accorto).
Anche in cuffia, i brani del disco non perdono un grammo della carica violenta della loro versione dal vivo: HOMO è un disco cheesplora i traumi e li porta alla luce del sole, mostra le cicatrici di amori passati, mescola il dolore e la dolcezza insieme per mostrarci che la vita è soprattutto questo. E lo fa sia nei testi che nel suono, dove gli ascolti di una vita di Karakaz - su tutti Nine Inch Nails e Nirvana - vengono declinati in una forma personale, dove c'è spazio anche per scariche di techno e momenti più raccolti. Dopo aver scaricato l'adrenalina di quell'incredibile debutto live siamo tornati a parlare con Karakaz di questo suo nuovo album.

Com'è andata alla Notte dei CBCR di Rockit? Col mal di gola meglio?
È stato speciale, suonare il disco per la prima volta live in concerto non si scorda mai. Ho solo in testa gli occhi lucidi dei miei amici dopo il live, loro sanno cosa significa per me tutto questo. Il mal di gola, per l’ennesima volta lo abbiamo ucciso con la droga più potente: l’ADRENALINA PURA! Me la sono goduta.
Cosa indaga la tua musica? E dove ti porta questo nuovo disco?
Spero mi porti via, lontano dal buio per un po’, tanto prima o poi dovrò tornarci ma vorrei tornarci con più luce, e la luce credo che sia una delle cose che la mia musica indaga.
C'è un tema al centro di HOMO? Che cosa ha al centro, secondo te?
Nessun tema, diciamo che non segue una traccia. È un disco di nascita e di morte, ma soprattutto di quanto sia dolce e spaventoso crescere, amare e perdere.

Sembra anche dettato dal caos. Quanto lo hai dentro e quanto lo avverti fuori di te?
Dentro c’è un gran frastuono, ma forse dovrei solo cercare di dormire qualche ora in più, o forse sono solo pazzo. Stessa cosa fuori. Dormiamo, che serve a svegliarsi.
Nel disco ci sono momenti techno, noise, industrial. Tu cosa ascolti e quanto hai cambiato gli ascolti negli anni?
Ho sempre i miei artisti più vicini, che ruotano a secondo delle mie esigenze emotive. Ultimamente sto ascoltando a ripetizione il disco dei Prostitute, lo consiglio.
Come sei arrivato al suono di questo disco?
Ci siamo scelti. Ci siamo trovati. Credo che parlasse per me quando non sapevo cosa dire, mi completa. Volevo che fosse notturno e sotterraneo, metallico ma dolce e credo che abbia queste caratteristiche.

Riascolti la tua voce spesso? Ti piace?
Sì mi ascolto, mi studio. A volte mi piaccio ma tante altre provo un orribile senso di vergogna, chissà, è un argomento particolare. Vorrei più che me lo dicessero gli altri, io ho smesso di pensarci tempo fa.
Chi pensi sia il tuo "pubblico tipo"?
Tutti quelli che non hanno un “artista tipo”, che non hanno pregiudizi. Quelli che non hanno paura a dire quello che pensano, ma nonostante questo amano, e lo fanno davvero.
---
L'articolo Il salto oltre il buio di Karakaz di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 2026-01-23 15:22:00

COMMENTI