UNSTABLE COMPOUND - I santi protettori del dubstep, 12-10-2011

All'uscita del secondo ep – con relative conferme, lo tenevamo d'occhio – è giusto approfondire con un'intervista. Unstable Compound prende il dubstep, lo colora, ci aggiunge voci e ritmiche più aggressive, oppure toglie tutto alla ricerca dell'essenziale. Uno dei nomi che più ci ha colpito ultimamente. Di Francesco Fusaro.



Sappiamo che hai un passato da musicista noise: raccontaci un po' chi sei e come sei arrivato alla musica elettronica, quali sono – se ci sono – gli ascolti che ti hanno spinto in questa direzione.
Sono Giuseppe Lo Re, un siciliano che all'età di 17 anni inizia a suonare la chitarra, per poi passare al basso elettrico in una cover band di musica grunge. Più avanti, tra la ricerca di vecchi casolari isolati dove provare e sperimentazione pura, ispirati dai lavori dei Sonic Youth e Glenn Branca, ci rendiamo conto di aver fatto un passo oltre, che ci porta nel 2001 al progetto Painting Void con un ep di 3 tracce autoprodotto e un po' di date in giro. Pian piano gli ascolti si ampliano, così come le nostre singole personalità. A distanza di qualche anno, tutti e quattro mettiamo su dei progetti solisti distinti di elettronica, vedi Postal_m@rket/Jean Renault, Squarial, Nrgiga.
La mia spinta verso l'elettronica arriva con Kraftwerk e Aphex Twin, ma anche Flashbulb e Four Tet con "Rounds", un capolavoro. Negli anni a seguire, l'ossessione per le basse frequenze mi ha spinto a nuovi ascolti e tecniche di composizione.
Burial potrebbe essere il mio santo protettore.

Quanto è stata determinante la tua vita a Bologna per il tuo percorso musicale?
Bologna è stata fondamentale per la mia crescita artistica: lì ho iniziato a comprare i primi sintetizzatori e drum machine, costruendo in camera una sorta di studio. Vitali sono stati i contatti con le diverse realtà esistenti: Il Sesto Senso, un collettivo/bar pulsante di creatività, le crew di Eclectronica e Digital Gate, le netlabel Musicoltranza, Homework, Soluxion Records, oltre alle collaborazioni con la compagnia di teatro danza Laudati per lo spettacolo "Schiene senza Ali" del 2010 e quelle con Carlotta Piccinini nel cortometraggio sul muro di Berlino "We are Allone" e per la sigla del Biografilm Festival del 2011.

Come la vedi oggi, immagino che sia cambiato qualcosa dal momento che ti sei poi trasferito a Torino?
Oggi Bologna non è più viva e vibrante come una volta: le piccole dimensioni faticano a vivere, private di spazi e punti di incontro.

Mai desiderato di trasferirti all'estero?
Sì, non ti nego che stavo scegliendo fra Torino e Londra. Ho avuto modo di visitare Londra diverse volte: a giugno ho anche suonato live al CAMP, il City Arts & Music Project, spazio temporaneo dedicato a mostre, eventi e proiezioni. Apprezzo il culto londinese del clubbing, il diverso approccio nel modo di farlo, la qualità dei sound system. Un pò meno il costo della vita, ovvio. Ho scelto Torino perché mi affascina e perché mi è sembrata la scelta giusta. Almeno per il momento.

Credi che se ti trasferirissi riusciresti ad avere qualche agevolazioni in più e vivere di musica?
Poter vivere di musica? Ci spero da quando ho 20 anni e continuo a farlo ancora adesso che ne ho 31; cerco il giusto compromesso, impostando bene le priorità nella mia vita. Certo, se parliamo di agevolazioni, dovremmo scappare tutti dall'Italia.

Hai due Ep alle spalle, uno dei quali appena pubblicato in free download. Cosa pensi della distribuzione digitale? Sei un feticista dell'oggetto album?
Credo che il free download sia una buonissima vetrina, ma penso che la musica vada sostenuta attraverso l'acquisto. Ho trovato il mio giusto equilibrio col vinile, un supporto che ti appaga in tutta la tua pienezza... Sì, sto diventando ossessionato.

C'è un consistente numero di produttori italiani che sta ottenendo ottimi risultati in ambito wonky beats e dubstep – almeno dal punto di vista estetico, non mi riferisco ai dati di vendita o altro. Secondo te come mai gli italiani 'sentono qualcosa' per questa musica?
Boh, non so dirti il perché. I miei ascolti sono fatti per il 90% di musica non italiana: come me ce ne saranno tanti altri che, conseguentemente, ne traggono stimolo. Da parte mia non c'è l'intenzione di rientrare o inseguire determinate correnti o tendenze: faccio quello che mi piace. Preferisco gli ibridi, le contaminazioni, la sperimentazione.

C'è qualche collega italiano che sta lavorando nella tua direzione che stimi, o qualche etichetta italiana che ti sembra valga la pena di segnalare?
Da anni seguo e apprezzo i lavori di Elicheinfunzione, un amico ed artista di Forlì, che per me è uno stimolo continuo, anche se ci vediamo quattro volte all'anno. Nomad Records, Homework Records, Concrete Records sono le realtà più interessanti al momento.

La musica elettronica tendenzialmente comporta un certo grado di pre-pianificazione prima di cominciare la composizione: tu come lavori? Come dosi i molteplici riferimenti musicali (appunto dubstep, wonky beats, Uk garage) che sentiamo nella tua musica?
Io non riesco a pianificare. Parto dalla ricerca dei suoni, metto in rec e butto giù idee, continuo per strati, aggiungendo e togliendo, cancellando e ricominciando da zero. Conseguentemente non doso riferimenti: il percorso è del tutto naturale, senza restrizioni di alcun tipo. Anzi, ho un'unica regola: "Less is More".

Molti artisti elettronici, visti dal vivo, lasciano spesso l'amaro in bocca. Pochi sono quelli che possono permettersi show spettacolari e all'avanguardia come quello del nuovo tour di Amon Tobin, tanto per nominare quello che secondo me è il top del 2011. Tu che cosa ne pensi? Come lavori dal vivo?
Sì, il live che Amon Tobin sta portando in giro è una bomba. E' tutto l'insieme che fa show, ed è un ottimo prodotto. Credo che sia quasi impossibile proporre dal vivo quello che si fa in settimane/mesi di produzione e post-produzione. Ad esempio, sabato scorso ho visto il live di SBTRKT a Bologna e non mi ha emozionato quanto il disco, nonostante dal vivo si presenti con batteria acustica, parti elettroniche e cantante. Portare gli strumenti in giro non è molto semplice. Al momento ho optato per un controller e laptop e, quando possibile, i visual di Vittoria Cafarella, l'autrice degli artwork di entrambi i miei ep.

Le serate dedicate al dubstep stanno crescendo in Italia, in particolar modo qui a Milano. C'è una certa attenzione per gli artisti di casa nostra che lavorano in quest'ambito, ci sono festival... Credi che si tratti di un fenomeno in crescita, o dell'ennesima moda passeggera?
Ti posso assicurare che a breve sentirai parlare di Bratski Krug, una neonata serata dubstep torinese che farà il botto. Questi generi sono dei fenomeni in crescita, e questo è un bene per chi ne vuole usufruire. Ma potrebbe diventare una moda passeggera, dipende da come si evolverà, correndo il rischio di diventare la caricatura di se stessa. Per poi implodere, vedi la minimal.

Quali sono i tuoi prossimi passi? Puoi annunciarci qualcosa di nuovo in arrivo?
Completare il mio nuovo studio a Torino, qualche remix per la fine dell'anno e la voglia di fare un disco, magari cantato.

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L'articolo UNSTABLE COMPOUND - I santi protettori del dubstep, 12-10-2011 di Francesco Fusaro è apparso su Rockit.it il 2011-10-19 00:00:00

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