Tears Before - Scena (e sceneggiato) hardcore, 30-10-2010 Intervista

02/11/2010 di

I Tears Before sono uno dei migliori gruppi hardcore che abbiamo. Punto. Hanno qualcosa in più: tempi dispari che sono calci sui denti, freschezza nello scrivere canzoni, un'onestà intellettuale che è ormai merce rara. L'intervista di Alessandra Perongini.



Chi sono i Tears Before? Come e perché nascono? Insomma, partiamo dai convenevoli.
Alessandro Brun: Siamo un gruppo hardcore di Belluno, attivo con questa line-up dal 2007; prima ci sono stati un po' di cambi di componenti, passando anche per soluzioni più "sperimentali", con due bassi e una sola chitarra, ma alla fine ci siamo trovati con la formazione attuale, la classica: due chitarre, un basso, una batteria. Siamo sempre stati amici tra di noi, quindi è stata una cosa molto naturale, e credo che ciò abbia influito parecchio sulla nostra musica. Dopo due annetti passati a suonare, nel 2009 abbiamo registrato il nostro primo EP, "Reversal", uscito tramite una coproduzione tra noi e tre etichette: la CynicLab, la Weirdo e la francese The Left Hand. Dalla sua uscita abbiamo continuato a girare, e nel frattempo abbiamo composto i pezzi per il primo vero album, che uscirà verso la metà del prossimo anno.

Avete avuto particolari difficoltà nel trovare le etichette? Vi hanno cercato loro?
Alessandro Brun: No, anzi. Diciamo che qualche anno fa mi ero avventurato anch'io nel progetto di una piccola etichetta d.i.y., la Noisecult, con la quale avevo coprodotto alcune uscite (la più recente è stata la versione in vinile di "Lowest Shared Descent" dei Dead Elephant). Tuttavia, col tempo, suonando già in altre band, il peso del progetto iniziava a farsi sentire, e mi sono reso conto che non sarei riuscito a dedicarmi a entrambe le cose (suonare e avere l'etichetta). Ho deciso di mettere fine al progetto Noisecult. In quel periodo però un po' di contatti erano stati creati, quindi al momento di far uscire il disco sapevamo già che alcuni amici erano interessati alla cosa.

Suonate un genere che oggi non è molto facile da conoscere, non sono poi tanti quelli che vi si avvicinano. Voi come lo avete scoperto? Quali sono stati i primi ascolti che vi hanno fatto decidere di fare questo tipo di musica?
Alessandro Brun: Abbiamo iniziato tutti da punti di partenza un po' diversi, chi dai Green Day, chi dai Metallica e dai Pantera, ma abbiamo sempre cercato nuove band spulciando tra i cataloghi delle varie etichette o tra i ringraziamenti sui libretti dei cd... a tutti è sempre piaciuto l'hardcore melodico e gruppi come Nofx, Satanic Surfers, Rise Against e da lì a breve gli ascolti comuni si sono sempre più appesantiti, fino a scoprire i Converge... Sinceramente non credo di poter dire che abbiamo "scelto" l'hardcore o il post hardcore... è stata una cosa molto naturale, è uscita spontaneamente mentre scrivevamo i pezzi. Se devo fare qualche nome significativo per le nostre influenze, comunque, direi Neurosis e His Hero Is Gone per l'oscurità, i Converge per la violenza e l'intensità, i Meshuggah per la pesantezza e i primi Norma Jean per l'impatto.

E al di fuori dell'hardcore, chi vi piace?
Alessandro Brun: Abbiamo gusti abbastanza variegati e ascoltiamo tutti molta musica fuori dal giro hardcore/metal, soprattutto ultimamente. Diciamo che, tolto alcuni gruppi che ci piacciono sempre, è un genere che oggi ci annoia... Ultimamente sui nostri stereo si ascoltano soprattutto: Radiohead, Led Zeppelin, Ulver, Dalek, Circa Survive, Le Luci Della Centrale Elettrica, Bauhaus, Il Teatro Degli Orrori, Arvo Pärt , The Mars Volta, Johnny Cash. Di recente per quanto mi riguarda direi i Jeniferever, un gruppo post rock svedese che ho scoperto quasi per caso sul sito della Denovali Records.

"Naked Lunch". Burroughs? Cronenberg? Siete amanti del film/libro?
Alessandro Brun: Sicuramente sono entrambi delle forti influenze come visionarietà e critica nei confronti della società, soprattutto Cronenberg. Nella canzone però non c'è riferimento a nessuno dei due... Spesso scegliamo i titoli in base a come possono suonare in relazione al pezzo, e alle sensazioni che possono evocare, ma senza avere un nesso logico definito.

I testi, in generale, cosa riguardano?
Alessandro Brun: I testi in generale spaziano da esperienze personali a impressioni e osservazioni sulla realtà che ci circonda; non c'è un argomento preciso per ogni canzone, si affrontano anche più temi. In fase di composizione di solito mi vengono in mente delle parole che suonano bene in vari punti di una canzone, in base all'ispirazione e al mood del pezzo stesso, poi da lì cerco di costruire tutto il resto. Per quanto riguarda i contenuti più nello specifico, la nostra visione della società è abbastanza critica: è una società povera di valori, stiamo diventando schiavi del consumismo, delle immagini, delle mode, siamo bombardati quotidianamente da un sacco di informazioni e la gente non riesce più a maturare un punto di vista critico e razionale sugli eventi e sulle persone. Esperienze personali invece riguardano invece amicizie, rapporti con le persone, percorsi interiori e tutto ciò che fa parte del nostro vissuto.

Nel nord-est esistono delle realtà molto forti e interessanti, dall'hardcore al noise (per fare un esempio vicino, basterebbe citare il Blocco A di Padova dove sono state registrate molte delle migliori noise band italiane). Io credo che ci siano elementi a sufficienza per poter parlare di un qualcosa di molto simile a una vera "scena". Voi che ne pensate?
Alessandro Brun: Nel nord-est devo ammettere che si sta decisamente bene, parlo di numero di concerti, sia underground che no, numero di band e di persone che organizzano. Anche a livello di pubblico non ci si può lamentare... Il termine scena però lo trovo un po' controverso. Viene usato molto spesso per indicare due situazioni che in comune hanno ben poco: da un lato la gente che ci mette il cuore, che suona, si conosce, organizza eventi e cerca di supportarsi a vicenda (non parlo di supporto incondizionato, chiaro, ma di un'atteggiamento rispettoso e leale, e, sopratutto, umile). Dall'altro c'è la scena "virtuale", quella seduta davanti al pc, che nonostante molte volte lanci delle buone iniziative o dei buoni spunti di discussione, altrettanto spesso si imbeve di spocchia e saccenza, tra discorsi al limite del sentito dire e visionarie etiche punk...

Ci sono gruppi/musicisti/persone dell'ambiente in particolare con cui avete buoni rapporti o che vi hanno in qualche modo dato una mano? C'è effettivamente questa "cooperazione" tra la gente che suona?
Alessandro Brun: Bè, nell'ambiente è pieno di persone che quando hanno potuto ci hanno dato una mano, da chi ci ha organizzato delle date alle etichette che ci hanno aiutato a far uscire il disco. Sarebbe davvero troppo lungo elencarle tutte... A livello di band direi sicuramente Cubre, Devotion, The Efficient Machine, Hierophant, Not Yet Fallen, Wrath Prophecy, oltre naturalmente alle altre band in cui noi stessi suoniamo (Amia Venera Landscape, Outsider, Gonna Fall Hard, Nerochrist). Molte volte anche solo vedere che c'è gente che prende la macchina o il treno e fa chilometri su chilometri per vedere un concerto underground... può farti capire che c'è qualcosa "in più"...

...è bello che ci sia gente che si fa chilometri in treno per vedere un concerto. Quindi, in fin dei conti, la voglia di sbattersi esiste ancora?
Alessandro Brun: Secondo me sì, senza dubbio. E' pieno di gente che si dà da fare e che fa il possibile per supportare le band e chi organizza, che sa cosa significa fare dei sacrifici per suonare, essere sempre al limite coi soldi e col tempo. Evidentemente a loro non interessa far sapere a tutti quanto sono fighi e si limitano a divertirsi e a Sentire la musica.

La mia personale opinione, però, è che all'interno di questo ambiente ci sia una certa tendenza ad autoghettizzarsi. Esiste una sorta di integralismo per cui molti gruppi sono indifferenti o addirittura ostili a realtà "altre". Voi siete d'accordo? E se sì, perché esiste questa situazione? E' sempre e solo una questione di attitudine?
Alessandro Brun: Sì, siamo sostanzialmente d'accordo... è un po' il discorso che facevo prima riguardo i due modi di vedere la "scena"... Mi sembra di notare molto spesso un certo integralismo, e non parlo di idee differenti o critiche costruttive. Personalmente posso dire che non ce n'è mai importato molto, la gente e le situazioni preferiamo viverle e valutarle solo dopo, non ragionare per stereotipi o per sentito dire. Chiaramente tutto ciò vale entro certi limiti. Voglio dire, è ovvio, non ci vedrete mai suonare in una SkinHouse neofascista "perchè magari, a conoscerli di persona, è anche gente simpatica". E' inutile stare a cercare il pelo nell'uovo, è giusto che ci siano delle direttive morali forti. Ma, dall'altra parte, ce ne sono a decine di personaggi che si ergono a moralizzatori della scena, il più delle volte è gente che non ha mai costruito niente di concreto e si è sempre limitata a chiacchierare e sputare sentenze. Contenti loro.

Dal momento che citi le Skinhouse: la musica è anche politica? E, a grandi linee, cosa pensate voi della situazione attuale?
Alessandro Brun: Penso che la musica ognuno possa intenderla come vuole, quindi sì, anche la politica ci può entrare tranquillamente. E' un modo di esprimersi e ciascuno può dire quello che vuole. La situazione attuale è abbastanza grave secondo noi... tutto gira attorno ad un immobilismo politico da cui è difficile vedere una via d'uscita. La gente sembra aver perso completamente il senso della realtà e la fiducia nella giustizia (da un lato a ragione), e i continui ricami mediatici spingono spesso verso le soluzioni facili ai vari problemi. Basti pensare alla sempre più grande influenza padano-fascista nella sfera politica, farcita di luoghi comuni, ignoranti e violenti.

Concludiamo con una domanda d'obbligo sul disco nuovo: qualche anticipazione?
Luca Rizzardi: Sono ormai quasi due anni che lavoriamo ai pezzi nuovi. Lo stile è sempre il nostro: tempi dispari, dissonanze e calci sui denti! Però come detto è passato del tempo, quindi rispetto a "Reversal" mi sento di dire che il songwriting è certamente migliorato e i pezzi sono più maturi, diretti e compatti. Dopo anni che suoni assieme è normale che ciò accada, tutto viene più naturale e meno forzato. Insomma, se vogliamo fare una critica al nostro primo lavoro, i pezzi di "Reversal" possono sembrare un insieme di riff legati a nostro gradimento. Il tutto sta in piedi grazie al fatto che suonano bene singolarmente ma credo che giocandoci un po' e scambiando i pezzi del puzzle non si avrebbe un effetto molto diverso. Il che può essere anche un esperimento interessante, per carità, ma nel nuovo lavoro abbiamo cercato di dare vita ai brani in maniera diversa: i brani hanno una propria struttura, uno scheletro più solido. Direi quasi che sono dotati di anima propria, a volte più studiata e aperta magari anche a influenze "melodiche", a volte più "ignorante" e diretta.

Ultima curiosità, la domanda che divide sempre: miglior disco dei Converge?
Alessandro Brun: Ti è andata male. Questa volta siamo tutti d'accordo... saremo banali ma il nostro preferito rimane "Jane Doe"... E' un disco che ci ha aperto un mondo nuovo con un sacco di prospettive diverse.

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