Aucan - Seconda parte, 28-02-2011 Intervista

28/02/2011 di

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Ogni canzone è una storia a sé, oppure il vostro tipo di scrittura si avvicina più a quella di un produttore di musica elettronica che imbastisce tantissime parti e poi le assembla, le scambia, le remixa?
G: Ogni pezzo è un mondo a sé.
F: Al massimo può succedere che da un pezzo nascano altri tre pezzi.

Cioè?
G: Ad esempio "Crisi", inizialmente era un pezzo super elaborato, ne abbiamo preso solo una parte, l'abbiamo sviluppata ulteriormente e abbiamo ottenuto la versione che puoi ascoltare sull'ep. Oppure, caso contrario, c'è un giro di chitarra che è presente sia in un pezzo dell'ep, sia in un altro di "Black Rainbow". E' l'identico giro ma usato in due pezzi differenti, stava bene in entrambi. Ci sono elementi che si richiamano tra loro, ci piace questi tipi di rimandi. Vogliamo che il nostro stile sia fluido ed esposto ai cambiamenti ma vogliamo che rimangano anche elementi riconoscibili.

Quindi "Away" non nasce come Il Pezzo Cattivo per eccellenza?
G: All'inizio era un pezzo ambient di dieci minuti...
F: Volevamo portare dal vivo il pezzo finale dell'ep, "The Darkest Light", che in realtà era un'improvvisazione. La stavamo ricostrendo, io sono uscito un attimo a fumare una sigaretta...
G: E' tornato e...
F: ...sono tornato e, praticamente, stavano suonando "Away" (ride, NdA).

Di "Blurred" che mi dite? E' forse il brano che rimane più facilmente in testa di tutto "Black Rainbow".
G: E' un pezzo che ha fatto Francesco in furgone mentre eravamo in tour a Berlino. Quando siamo tornati ci ho lavorato un po' sopra e in seguito mi è venuto in mente di farlo cantare ad Angela (Kinczly, NdR). L'avevo appena conosciuta, si è scritta anche un testo super figo.

L'effetto "Portishead" era voluto?
F: Ad essere sincero non è il primo gruppo che mi viene in mente se ascolto quel pezzo.
G: In effetti in molti ce l'hanno detto però a me ricorda più... hai presente le cose che fa Anneka con i vari produttori dubstep, con Vex'd, Starkey, Ital-Tek. Le avevo scritto chiedendole un featuring con noi, ma al tempo avevo solo l'ep da farle sentire e lei mi aveva risposto che con quella musica non c'entrava una mazza. Aveva ragione, dopo tutto. A me "Blurred" ricorda più quelle cose lì, il dubstep, il ritmo è quello, 140 bpm, anche quando la velocità è dimezzata è sempre 140 bpm.

E una sterzata verso il soul no? Poco dopo aver pubblicato la recensione di "Black Rainbow" Giovanni mi ha scritto una mail che diceva: "per fortuna non facciamo cose alla James Blake altrimenti saremmo tacciati di hypismo (ormai se non lo ascolti sei uno sfigato)". Quindi?
G: James Blake l'ho conosciuto musicalmente un anno fa, quando è uscito "The bells sketch", mi è piaciuto davvero tanto e l'ho ascoltato per parecchio tempo. Poi nel giro di un anno è esploso, ce lo raccontava anche Matt (Colton, che ha curato il mastering di "Black Rainbow", NdR) quando siamo stati da lui in studio a Londra. Diceva che erano ormai due mesi che si sentiva solo parlare di lui. Secondo me il disco è figo ma, in generale, tendo ad evitare le cose su cui c'è troppo hype. Anche per Burial è andata così, tutti ne parlavano e a me stava antipatico a prescindere, poi mi sono comprato il disco e mi è piaciuto da morire.
F: Escono tante cose interessanti, magari di una in particolare Pitchfork fa una bella recensione e da lì in poi nessuno può più parlarne male e diventa l'artista del momento. Questa cosa però è inflazionante, e magari sei mesi dopo nessuno ne parla più. Ad esempio, a me è piaciuto parecchio il disco di Gonjasufi uscito l'anno scorso. Perchè adesso nessuno parla più di Gonjasufi? Resta un buon disco anche passato il suo mese di gloria, no? E' come se avessi quei due minuti in cui tutti pensano che tu sia l'artista più importante degli ultimi 10 anni e poi due minuti dopo è qualcun altro.
G: Però come diceva Matt: quando sei un gruppo hai molta più forza, vedere un gruppo che suona è un esperienza diversa. Anche i Bloody Beetroots adesso hanno messo su un gruppo, lo sapevi?

Sì, certo, hanno fatto anche di concerti con Tommy Lee alla batteria.
G: Chi?

Il batterista dei Mötley Crüe, quello che è stato spostato con Pamela Anderson.
G: C'era anche lei?

No. I Bloody Beetroots vi piacciono?
G: Come progetto sì, poi certo non mi ascolto in cuffia i loro dischi. Sono da vedere live, a maggior ragione ora che sono diventatati questo ibrido tra elettronica e musica suonata.

C'è un tipo di fisicità molto vicina alla vostra.
G: Però in studio non suonano davvero, noi sì (ride, NdA).

Mi parlate anche di "Red Minoga"?
F: Devi sapere questa cosa: è da due anni che vogliamo fare un pezzo con la cassa dritta ma non ce la facciamo mai, e alla fine nemmeno con "Red Minoga" ce l'abbiamo fatta. E' giusto un po' più...
G: ...dancefloor, ma certo non ti fa ballare. Forse abbiamo un allergia alla cassa dritta, anche se i prossimo disco lo farei tutto con la cassa dritta (ridono, NdA).

Io trovo che alcune sonorità siano un po' datate.
G: Non sono d'accordo, per me suona fresh se confrontato ad un disco di un altro gruppo. Perché è un disco fatto da un gruppo, in sala prove, registrato in uno studio. Se considero la maggior parte dei dischi che escono oggi non suonano così. Noi ci paragoniamo ai gruppi non ai produttori, altrimenti andremmo in giro a fare i dj set. Se sei un gruppo c'è un lavoro molto più lungo per fare un disco. Se sei un dj ti fai le tracce a casa, trovi qualcuno bravo che ti faccia il mastering, fine.

Prima hai nominato più volte Matt Colton, perché avete scelto lui?
Volevo una persona di cui fidarmi al 100% per il mastering. Matt non è un produttore ma è un tecnico di altissimo livello: ha tagliato l'ultimo vinile dei Depeche Mode, per intenderci. Il suo lavoro ha valorizzato molti dettagli nascosti che con il mastering hanno visto la luce.

Un'ultima domanda. Tempo fa in un'intervista avevo chiesto agli Zu come mai dopo dieci anni di carriera non ci fosse ancora un gruppo che gli avesse rubato il posto. Massimo Pupillo mi aveva risposto che loro erano stati influenzati dai NoMeansNo e dai Black Flag e che non poteva farci nulla se ora il gruppo di riferimento sono i King Of Convenience. Voi cosa ascoltavate?
F: I King Of Convenience (ridono, NdA).

Quali sono stati i vostri punti di riferimento?
G: Abbiamo imparato tante cose dagli Zu, soprattutto che tipo di energia devi mettere in un concerto. Lo stesso vale per il Teatro, sono amici, ci hanno insegnato tanto. Impari che ti devi fare il culo, devi prepararti bene, tenere in ordine le tue cose, curare la strumentazione, avere un fonico che ti segue, essere sempre super organizzato. Siamo anche amici di Cane di Coda, lui suonava nei With Love e ora fa l'artista, collabora anche con Stephen O' Malley.
F: I With Love non erano un gruppo che suonava in sala prove, andava da qualcuno a registrare, si faceva fare la copertina, si cercava un gruppo che seguisse le date: no, avevano una gestione del gruppo globale, e questo poi lo percepivi nei concerti. Anche noi stiamo cercando di occuparci di ogni cosa in prima persona.

Quindi per voi state ancora facendo la gavetta o iniziate a permettervi il lusso di scegliere che concerti fare?
G: Gavetta sì, qualsiasi data no. Ovvio, stasera parte un tour di trenta concerti e suoniamo tutti i giorni. Non puoi avere la puzza sotto il naso, soprattutto se vuoi trovare un concerto di mercoledì o di martedì, in Polonia. Non è che ti pagano mille euro e neanche la metà. Però più vai avanti a suonare più le condizioni migliorano. Siamo contenti. Sai una cosa che volevo dirti prima e che mi viene in mente adesso che parliamo di concerti e chilometri?

Dimmi.
L'hai visto il film "On the Road"?

No.
Guardatelo, e cercati la colonna sonora di Nick Cave. Gli Aucan sono quella cosa lì, quello è davvero il nostro "Black Rainbow".

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Commenti (1)

  • Alcor Press 01/03/2011 ore 15:49 @alcorpress

    Il film si chiama The Road :)

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